Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3679 del 13/02/2020

Cassazione civile sez. VI, 13/02/2020, (ud. 10/01/2020, dep. 13/02/2020), n.3679

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. MARULLI Marco – rel. Consigliere –

Dott. IOFRIDA Giulia – Consigliere –

Dott. MERCOLINO Guido – Consigliere –

Dott. VELLA Paola – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1563-2019 proposto da:

O.M.A., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CORTE DI CASSAZIONE, rappresentato e difeso dall’avvocato

ANDREA MAESTRI;

– ricorrente –

Contro

MINISTERO DELL’INTERNO COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL RICONOSCIMENTO

DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI BOLOGNA SEZIONE FORLI’ CESENA;

– intimato –

avverso il decreto del TRIBUNALE di BOLOGNA, depositato il

28/11/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 10/01/2020 dal Consigliere Relatore Dott. MARULLI

MARCO.

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. Con il ricorso in atti si impugna l’epigrafato decreto con il quale il Tribunale di Bologna, attinto dal ricorrente ai sensi del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 35-bis, ha confermato il diniego di protezione internazionale ed umanitaria pronunciato nei suoi confronti dalla Commissione territoriale e se ne chiede la cassazione sul rilievo 1) della violazione e/o falsa applicazione, dell’art. 2 Cost., dell’art. 10Cost., comma 3, dell’art. 8CEDU, dell’art. 13 Dichiarazione universale dei diritti umani, del D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 2, comma 5 e art. 19, commi 1 e 2, del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, posto che il decreto impugnato viola patentemente le norme che definiscono il quadro della protezione internazionale con particolare riferimento alla tutela dei diritti fondamentali.

Non ha svolto attività difensiva l’amministrazione intimata.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

2. Il ricorso e, per esso, meglio, l’unico motivo che lo corrobora, è fulminato da pregiudiziale inammissibilità sul rilievo che il Tribunale è pervenuto a declinare le istanze dispiegate dal ricorrente all’esito di un’approfondita, circostanziata e puntuale motivazione delle ragioni che lo hanno indotto ad affermare conclusivamente che “il ricorrente non può ritenersi credibile”.

3. In tal modo il decidente ha formulato un giudizio che, nel mentre non è censurabile in guisa di errore di diritto – dal momento che esso consiste nella deduzione di un’erronea ricognizione della fattispecie astratta recata da una norma di legge e implica necessariamente un problema interpretativo della stessa (Cass., Sez. I, 5/02/2019, n. 3340) – inerisce, per contro, ad una tipica valutazione di merito, che non è frutto di un mero opinamento personale, ma il risultato di una procedimentalizzazione legale della decisione, da compiersi sulla base degli indicatori di genuinità soggettiva di cui al D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, comma 5 (Cass., Sez. VI-I, 14/11/2017, n. 26921), non suscettibile perciò come tale di controllo in questa sede se correttamente motivata alla stregua dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (Cass., Sez. I, 7/08/2019, n. 21142).

4. Il ricorso va dunque dichiarato inammissibile.

5. Nulla spese in difetto di costituzione avversaria. Doppio contributo ove dovuto.

P.Q.M.

Dichiara il ricorso inammissibile.

Ove dovuto il raddoppio del contributo si applicherà il D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater.

Cosi deciso in Roma, nella camera di consiglio della VI-I sezione civile, il 10 gennaio 2020.

Depositato in Cancelleria il 13 febbraio 2020

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