Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36765 del 26/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 26/11/2021, (ud. 12/10/2021, dep. 26/11/2021), n.36765

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SORRENTINO Federico – Presidente –

Dott. CRUCITTI Roberta – rel. Consigliere –

Dott. GUIDA Riccardo – Consigliere –

Dott. FEDERICI Francesco – Consigliere –

Dott. D’ORAZIO Luigi – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso iscritto al n. r.g.28249/2015 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato presso i

cui uffici in Roma, via dei Portoghesi 12 è elettivamente

domiciliata.

– ricorrente –

contro

S.R., elettivamente domiciliato in Roma, via Gian Giacomo

Porro n. 8 presso lo studio dell’Avv. Francesco Falcitelli e

rappresentato e difeso per procura in calce al controricorso dagli

Avv.ti Ivo Caraccioli e Mattia Salvatore.

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza n. 906/4/15 della Commissione

tributaria regionale della Liguria, depositata il 3.9.2015 e non

notificata;

udita la relazione della causa svolta dal Consigliere Roberta

Crucitti nell’udienza tenuta il 12 ottobre 2021 ai sensi del D.L. n.

137 del 2000, art. 23, comma 8 bis;

lette le conclusioni del P.M., in persona del Sostituto Procuratore

Generale Dott. Vitiello Mauro, che ha concluso per l’accoglimento

del ricorso con cassazione della sentenza impugnata.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

S.R. impugnò l’avviso di accertamento, relativo a Irpef dell’anno di imposta 2007, emesso ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 38 e 41 bis a seguito di verifica concernente la sua posizione, quale socio al 50% della SEG s.r.l..

Tale Società, nell’anno 2004, aveva concesso in affitto l’azienda alla S. s.r.l. (società unipersonale le cui quote erano detenute integralmente dallo S.) la quale, nell’anno 2005, ne aveva acquistato l’intera partecipazione societaria. Nel successivo anno 2006, la S. s.r.l. acquisiva da S.R. un numero di quote pari al 50% della SEG s.r.l. in liquidazione, la quale, nel 2007, distribuiva dividendi presenti in bilancio quali utili non distribuiti. Eguale operazione per il restante 50% delle iniziali quote della SEG s.r.l. appartenenti all’altro socio, F.C., veniva effettuata dalla F. immobiliare s.r.l. unipersonale, integralmente detenuta da F.G., padre di C..

L’Ufficio contestava che, tra i soggetti interessati dalle operazioni, non fosse mai avvenuto un reale spostamento di denaro, bensì solo dei “giroconti” che iniziavano e terminavano, in realtà, sempre in capo a S.R., al fine di evidenziare, in capo alla S. s.r.l. la disponibilità per l’acquisizione delle quote sociali della SEG s.r.l., con lo scopo ultimo di ottenere un indebito risparmio d’imposta in ordine alla tassazione sulla percezione dei dividendi.

La Commissione tributaria provinciale rigettò il ricorso ma la decisione, appellata dal contribuente, è stata integralmente riformata dalla Commissione tributaria regionale (d’ora in poi C.T.R.) della Liguria che, con la sentenza indicata in epigrafe, ha annullato l’atto impositivo.

In particolare, il Giudice di appello, ha ritenuto illegittimo l’atto impositivo perché nello stesso non era rinvenibile alcun riferimento – magari anche di contestazione induttiva – circa i fatti dichiarati dal Contribuente nel precedente contraddittorio, il ché, ad avviso di quel Collegio, riduceva sostanzialmente sino ad annullarlo, il diritto di difesa del contribuente. Nella fattispecie, secondo la C.T.R., esisteva una evidente discontinuità tra la fase per così dire- “istruttoria” caratterizzata dal contraddittorio e quella “decisoria” caratterizzata dall’avviso di accertamento, in quanto il secondo pone a proprio fondamento fatti né confessati, né pacifici anzi motivatamente contestati come non veri senza contrapporvi altri fatti che, anche indiziariamente, possano ragionevolmente metterli in discussione.

La C.T.R., nel merito, riteneva poi non condivisibile la prima decisione che, per giungere alla conclusione dell’abusivo vantaggio fiscale, indebitamente equipara le utilità delle Società con quelle proprie di S.R. senza considerare che le utilità economiche della persona fisica non sorgono fino a che gli utili della persona giuridica non son distribuiti, così transitando da un patrimonio all’altro. Concludeva, quindi, il giudice di appello che l’Ufficio non aveva provato né la carenza di sostanza economica negli atti giuridici posti in essere dai contribuenti…né la violazione di norme fiscali vigenti.

Avverso la sentenza l’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso, su tre motivi, cui resiste con controricorso S.R..

Il ricorso è stato trattato in pubblica udienza nelle forme di cui al D.L. n. 137 del 2020, art. 23, comma 8-bis convertito con modificazioni dalla L. n. 176 del 2020.

Il P.G. ha depositato conclusioni scritte chiedendo l’accoglimento del ricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.Con il primo motivo la ricorrente deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione di legge in cui sarebbe incorsa la C.T.R. nell’avere ritenuto illegittimo l’avviso di accertamento, perché privo di ogni riscontro circa le osservazioni presentate dal contribuente nel corso del contraddittorio avuto con l’Ufficio.

1.1. La censura è fondata. Premesso, infatti, che non è contestato in atti che l’atto impositivo venne emesso ai sensi del D.P.R. n. 600 del 1973, artt. 38 e 41 bis a seguito di verifica svoltasi “a tavolino”, e che venne ritualmente svolto tra il Fisco e il contribuente il contraddittorio endoprocedimentale, la sentenza impugnata si discosta dall’orientamento pacifico di questa Corte (v., di recente, tra le altre, Cass. n. 12853 del 13 maggio 2021) che, escludendo che l’atto impositivo debba contenere la menzione delle osservazioni del contribuente, afferma che “in materia di elusione fiscale e di abuso del diritto, l’avviso di accertamento soddisfa l’obbligo di motivazione quando, in ragione della necessaria trasparenza e della possibilità di un immediato controllo dell’attività della pubblica amministrazione, pone il contribuente nella condizione di conoscere esattamente la pretesa impositiva in punto di “an” e di “quantum debeatur”, mediante la chiara e puntuale indicazione delle operazioni prive di sostanza economica che, pur nel rispetto formale delle norme fiscali, realizzano essenzialmente vantaggi fiscali indebiti e, inoltre, non sono giustificate da valide ragioni extrafiscali non marginali, come ad esempio le operazioni, anche di ordine organizzativo o gestionale, che rispondono alla finalità di miglioramento strutturale o funzionale dell’impresa ovvero dell’attività professionale del contribuente”.

2.Con il secondo motivo, (rubricato sub 3), si deduce l’omesso esame di fatti decisivi per il giudizio, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, laddove la C.T.R. aveva escluso la configurabilità dell’ipotesi di abuso contestata al contribuente, valorizzando un unico elemento (ovvero che l’utilità economica per il sig. S., persona fisica, non potesse sorgere sino a che le persone giuridiche allo stesso riconducibili non avessero distribuito utili), omettendo di esaminare tutti i copiosi elementi di segno contrari offerti dall’Amministrazione finanziaria (specificamente indicati in ricorso) tra cui:

– la circostanza che tutte le somme versate dallo S. erano transitate dal suo patrimonio a quello della Società tramite una serie di bonifici operati da un conto corrente bancario aperto ad hoc verso altro conto corrente intestato alla Società parimenti aperto ad hoc, come dimostrava il fatto che, alla medesima data, entrambi i conti correnti avevano un saldo pari a zero;

– che, successivamente la stessa somma versata dallo S. sul conto della società era rientrata nella disponibilità del primo tramite un unico bonifico;

– altri elementi fattuali che dimostravano che attraverso il meccanismo della svalutazione della partecipazione nella SEG s.r.l. la S. s.r.l. aveva, di fatto, neutralizzato fiscalmente i dividendi e che, in ogni caso, il liquidatore della SEG aveva distribuito i dividendi alle due società socie.

3. Con il terzo motivo di ricorso (rubricato sub 2) si deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 53 Cost. e dei principi generali in materia di elusione e abuso del diritto, nonché dell’art. 2697 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, e si censura la sentenza impugnata per avere ritenuto che l’Ufficio non avesse provato né la carenza di sostanza economica negli atti giuridici posti in essere dal contribuente.

4. Le censure, da esaminarsi congiuntamente siccome connesse, sono fondate. La sentenza impugnata, infatti, non solo omette di esaminare integralmente tutta la serie di elementi fattuali, posti a base dell’accertamento (e sopra illustrati), che ove esaminati avrebbero potuto condurre a una diversa soluzione della controversia (smentendo l’unico fatto ritenuto decisivo dal Giudice di appello), ma, soprattutto, si pone in aperto contrasto con la giurisprudenza consolidata di questa Corte in materia di operazioni elusive.

4.1. Costituisce, invero, principio ormai consolidato (v. Cass.n. 15321 del 06/06/2019; id. n. 2224 del 02/02/2021) che in materia tributaria, integra abuso del diritto, il cui divieto costituisce principio generale antielusivo, l’operazione economica volta al conseguimento di vantaggi fiscali ottenuti mediante l’uso distorto, ancorché non contrastante con alcuna disposizione normativa, di strumenti giuridici idonei ad ottenere un risparmio d’imposta, in difetto di ragioni economicamente apprezzabili che giustifichino l’operazione, la cui ricorrenza deve essere provata dal contribuente.

4.2 Nel caso in esame, la C.T.R. oltre a rendere una motivazione carente, in punto di accertamento dell’esistenza del comportamento elusivo e dell’assenza di valide ragioni economiche, ha anche sovvertito, con riferimento a tale ultimo presupposto, l’onere probatorio, erroneamente addossandolo sull’Amministrazione finanziaria.

5. In conclusione, alla luce delle considerazioni sin qui svolte, il ricorso va accolto e la sentenza impugnata va cassata, con rinvio al Giudice di merito perché provveda al riesame, adeguandosi ai superiori principi, e regoli le spese del giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie il ricorso.

Cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale della Liguria-Genova, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche in ordine alle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della V sezione Civile, il 12 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 novembre 2021

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