Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36763 del 26/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 26/11/2021, (ud. 17/06/2021, dep. 26/11/2021), n.36763

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DI IASI Camilla – Presidente –

Dott. DE MASI Oronzo – Consigliere –

Dott. STALLA Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – rel. Consigliere –

Dott. PENTA Andrea – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 5056-2015 proposto da:

D.P.G., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA OTRANTO

18, presso lo studio dell’avvocato CLAUDIO FABRIZI, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12, presso

l’Avvocatura Generale dello Stato che la rappresenta e difende;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

e contro

EQUITALIA SUD SPA, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA REGINA MARGHERITA 294, presso

lo studio dell’avvocato ENRICO FRONTICELLI BALDELLI, che la

rappresenta e difende;

– controricorrente –

e contro

MINISTERO ECONOMIA FINANZE;

– intimato –

e contro

EQUITALIA SUD SPA, D.P.G.;

– intimati all’incidentale –

avverso la sentenza n. 4382/2014 della COMM.TRIB.REG.LAZIO,

depositata il 01/07/2014;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

17/06/2021 dal Consigliere Dott. ANNA MARIA FASANO;

lette le conclusioni scritte del pubblico ministero in persona del

sostituto procuratore generale Dott. VISONA’ STEFANO, che ha chiesto

che la Corte di Cassazione respinga il ricorso principale e

incidentale avverso la sentenza della CTR 4382/37/14 R. Sent.

depositata l’1 luglio 2014.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

D.P.G. proponeva opposizione dinanzi alla Commissione Tributaria Provinciale di Roma avverso l’iscrizione di ipoteca nota n. 43/9712 del 5.4.2012, notificata da Equitalia Sud S.p.A., cui erano sottese le cartelle di pagamento n. (OMISSIS) e n. (OMISSIS) con cui si intimava il pagamento di maggiori imposte per gli anni 2002 e 2003 pari a complessivi Euro 2.162.166,34, come ricalcolati in base alla sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Roma n. 21/62/2010. Con la suddetta pronuncia la Commissione Tributaria Provinciale aveva parzialmente accolto il ricorso proposto dal contribuente avverso gli avvisi di accertamento relativi agli anni 2002 e 2003 imponendo all’Ufficio di ricalcolare l’imponibile depurandolo da assegni insoluti. L’Ufficio notificava la cartella di pagamento n. (OMISSIS) relativa all’iscrizione a ruolo delle somme ricalcolate, in base alla sentenza n. 21/62/2010 della Commissione Tributaria Provinciale di Roma. L’adita Commissione, con sentenza n. 42/22/2013, rigettava l’eccezione relativa alla mancata notifica della cartella di pagamento presupposta all’iscrizione ipotecaria e nel merito accoglieva il ricorso in ragione dell’erroneità degli importi iscritti a ruolo perché non conformi a quelli determinati dalla sentenza n. 21/62/2010. L’Agenzia delle Entrate ed Equitalia Sud S.p.A. proponevano appello dinanzi alla Commissione Tributaria Regionale del Lazio, mentre il contribuente proponeva appello incidentale chiedendo la conferma della decisione di primo grado in ordine all’annullamento della iscrizione ipotecaria per non corretta determinazione degli importi pretesi, ribadendo la nullità della notifica della cartella. I giudici del gravame, con la sentenza n. 4382/37/14, accoglievano gli appelli, ritenendo infondate le eccezioni relative al difetto di notifica della cartella, e legittima l’iscrizione ipotecaria.

I giudici, inoltre, precisavano che l’Agenzia delle Entrate aveva presentato appello avverso la sentenza n. 42/22/13, come risultava dal frontespizio del ricorso in appello dell’Agenzia e non, invece, come sosteneva la difesa del ricorrente avverso altra sentenza della CTR di Roma n. 100/04/13.

Il contribuente propone ricorso per cassazione, affidandolo a sei motivi. Equitalia Sud S.p.A. si è costituita con controricorso. L’Agenzia delle Entrate ha depositato controricorso ed ha proposto ricorso incidentale. La Procura Generale presso la Corte Suprema di Cassazione ha depositato memorie concludendo per il rigetto del ricorso incidentale e principale.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1.Con il primo motivo si denuncia nullità della sentenza o del procedimento ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, e/o omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti ex art. 360, comma 1, n. 5, in relazione all’art. 75 c.p.c., comma 3, al D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 10 e 11 e alla L. n. 212 del 2000, art. 7, comma 1. Il ricorrente lamenta che l’atto di appello non sarebbe stato sottoscritto dal “Direttore Provinciale” dell’Agenzia delle Entrate, ma da persona diversa che avrebbe apposto la “Firma su delega” del Direttore Provinciale P.M., ma di tale delega, che doveva necessariamente essere allegata all’atto di appello e/o allegata e/o prodotta nel giudizio dinanzi alla Commissione Tributaria Regionale non vi sarebbe traccia.

1.1.Il motivo è inammissibile per i principi di seguito enunciati. Questa Corte ha in più occasioni affermato che qualora un questione giuridica, implicante un accertamento in fatto, non risulti trattata in alcun modo nella sentenza impugnata, il ricorrente che la proponga in sede di legittimità, onde non incorrere nell’inammissibilità per novità della censura, ha l’onere non solo di allegare l’avvenuta deduzione della questione dinanzi al giudice di merito, ma anche, per il principio di autosufficienza del ricorso per cassazione, di indicare in quale atto del giudizio precedente lo abbia fatto, per consentire alla Corte di controllare “ex actis” la veridicità di tale asserzione, prima di esaminare nel merito la censura stessa (Cass. n. 32804 del 2019; Cass. n. 28480 del 2005). Il ricorrente non ha ottemperato a tale onere processuale, non avendo indicato in ricorso in quale fase del giudizio di merito e con quale atto difensivo avrebbe eccepito il difetto di delega di chi ha sottoscritto l’atto impositivo.

2. Con il secondo motivo si denuncia nullità della sentenza o del procedimento ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 in relazione al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 53 in quanto nell’atto di appello l’Agenzia delle entrate di Roma 2 aveva chiesto testualmente di volere riformare la sentenza appellata n. 100/04/2013 avente un thema decidendum completamente diverso dalla sentenza n. 42/22/13, pertanto, contrariamente a quanto sostenuto dai giudici di appello, l’intero procedimento di secondo grado dovrebbe essere annullato, atteso che ai fini del petitum hanno rilievo esclusivamente le richieste risultanti nella conclusioni del ricorso in appello.

2.2. Il motivo è infondato.

La Commissione Tributaria Regionale, con riferimento a tale specifico motivo, ha affermato che l’Agenzia delle Entrate di Roma aveva presentato appello avverso la sentenza n. 42/22/13, testualmente precisando, con accertamento in fatto vedesi frontespizio del ricorso in appello dell’Agenzia”, sicché è stato da subito evidente quale sentenza era stata oggetto di impugnazione, non emergendo alcuna confusione determinante una compromissione del diritto di difesa.

3. Con il terzo motivo si denuncia nullità della sentenza o del procedimento ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 in relazione all’art. 140 c.p.c., in quanto la notificazione della cartella di pagamento n. (OMISSIS) effettuata direttamente dall’agente della riscossione a mezzo raccomandata a.r. sarebbe inesistente e/o invalida, ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, comma 1, in quanto l’agente della riscossione non è legittimato alla notificazione delle cartelle di pagamento a mezzo posta raccomandata. Inoltre, la notificazione della cartella sarebbe inesistente e/o nulla e/o annullabile atteso che nella relata non vi sarebbe traccia della necessaria ricerca del destinatario, né della seconda raccomandata prevista dalla legge. Il ricorrente denuncia, inoltre, che nessuna rilevanza probatoria potrebbe essere attribuita alla documentazione prodotta da Equitalia Sud S.p.A. circa la notifica della cartella in quanto priva della relata di notifica.

3.1.Le critiche illustrate con il predetto mezzo sono infondate ed inammissibili. La prima doglianza relativa alla eccepita inesistenza e/o invalidità della notifica perché eseguita direttamente da parte dell’esattore, oltre che per mancanza della relata, è infondata posto che questa Corte, con indirizzo condiviso, ha in più occasioni affermato: “In tema di riscossione delle imposte, la notifica della cartella esattoriale può avvenire anche mediante invio diretto, da parte del concessionario, di lettera raccomandata con avviso di ricevimento, in quanto la seconda parte del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 26, comma 1 prevede una modalità di notifica, integralmente affidata al concessionario stesso ed all’ufficiale postale, alternativa rispetto a quella della prima parte della medesima disposizione e di competenza esclusiva dei soggetti ivi indicati. In tale caso, la notifica si perfeziona con la ricezione del destinatario, alla data risultante dall’avviso di ricevimento, senta necessità di un’apposita relata, visto che è l’ufficiale postale a garantirne, nel menzionato avviso, l’esecuzione effettuata su istanza del soggetto legittimato e l’effettiva coincidenza tra destinatario e consegnatario della cartella, come confermato implicitamente dal citato art. 26, comma penultimo” (Cass. n. 6395 del 2014, Cass. n. 4567 del 2015, Cass. n. 20918 del 2016).

Sono, altresì, inammissibili per carenza di autosufficienza le doglianze relative al difetto di notifica della cartella di pagamento (mancanza della necessaria ricerca del destinatario, e della seconda raccomandata), in quanto secondo l’indirizzo espresso da questa Corte: “In tema di ricorso per cassazione, ove sia contestata la rituale notifica delle cartelle di pagamento, per il rispetto del principio di autosufficienza, è necessaria la trascrizione integrale delle relate e degli atti relativi al procedimento notificatorio, al fine di consentire la verifica della fondatezza della doglianza in base alla sola lettura del ricorso senza necessità di accedere a fonti esterne allo stesso” (Cass. n. 31038 del 2018; Cass. n. 5185 del 2017). A tale onere processuale il contribuente non ha ottemperato.

4.Con il quarto motivo di ricorso si denuncia nullità della sentenza o del procedimento e art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 in relazione alla L. n. 212 del 200, art. 7 e al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36 in quanto l’iscrizione ipotecaria non conterrebbe l’atto e/o il documento precedente e connesso (ossia la cartella di pagamento n. (OMISSIS)), altresì, mai notificato cui fa specifico riferimento. Inoltre, l’atto non conterrebbe l’indicazione del responsabile del procedimento, né l’indicazione dell’organo o dell’autorità presso cui è possibile promuovere il riesame dell’atto in sede di autotutela. Il ricorrente lamenta, altresì, che nella iscrizione non emergerebbe neppure il contenuto essenziale dell’atto richiamato.

4.1.Le prediche sono inammissibili per carenza di autosufficienza, posto che il ricorrente ha omesso di trascrivere in ricorso il contenuto dell’iscrizione ipotecaria, mancando, altresì, di indicare espressamente in quale fase del giudizio di merito e con quale atto difensivo le doglianze relative al contenuto della iscrizione ipotecaria siano state sollevate, al fine di consentire alla Corte la valutazione della decisività delle stesse (Cass. n. 29093 del 2018; Cass. S.U. n. 34469 del 2019), prima di esaminare il merito delle questioni.

5. Con il quinto motivo si denuncia nullità della sentenza o del procedimento ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 in relazione al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36 in quanto la motivazione della sentenza sarebbe insufficiente e/o contraddittoria, non contenendo, neppure sommariamente, l’indicazione dei presupposti di fatto o delle ragioni giuridiche della decisione. I giudici di appello, infatti, pur ammettendo di non essere in grado di quantificare in modo preciso “le cifre(somme) dovute”, anche alla luce delle sentenze delle Commissioni tributarie precedenti passate in giudicato e favorevoli all’odierno ricorrente, si limitano ad affermare che si tratta di una somma “tuttavia sempre superiore ad Euro 2 milioni e quindi sempre dovuta”.

5.1. Il motivo è infondato. Va premesso che per il vizio motivazione previsto dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nella formulazione introdotta dal D.L. n. 83 del 2012, art. 54 convertito in L. n. 134 del 2012, applicabile “ratione temporis”, resta irrilevante il semplice difetto di “sufficienza” della motivazione (Cass. n. 20721 del 2018), nondimeno nella fattispecie non sussiste contrasto “irriducibile tra affermazioni inconciliabili” (Cass. S.U. n. 8053 del 2014), posto che i giudici di appello nella sostanza evidenziano la sussistenza dei presupposti, sulla base dell’importo iscritto a ruolo, affinché l’Ufficio proceda ad iscrizione ipotecaria, precisando che tali presupposti sussistono anche se tale importo non dovesse corrispondere correttamente alle somme indicate nelle sentenze passate in giudicato, trattandosi di somme che rientrano nella soglia “legale” (Euro 20.000) per procedere a garanzia dei crediti erariali (Cass. n. 22859 del 2018).

6.Con il sesto motivo si denuncia omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione in relazione al D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 18, commi 2 e 3 in quanto i giudici di appello avrebbero omesso di esaminare i motivi di merito attinenti al ricorso proposto dal contribuente regolarmente reiterati nelle controdeduzioni d’appello. Il contribuente lamenta di avere eccepito l’omessa notifica della cartella di pagamento n. (OMISSIS) che sarebbe stata consegnata al portiere, persona non autorizzata alla ricezione degli atti, che non avrebbe mai consegnato al contribuente il suddetto documento e l’Ufficio non avrebbe neppure provveduto alla notifica dell’avviso di consegna al portiere tramite raccomandata con avviso di ricevimento. La cartella di pagamento, inoltre, non sarebbe neppure adeguatamente motivata, atteso che non specificherebbe le modalità di calcolo delle maggiori imposte, sanzioni ed interessi a seguito della sentenza n. 21/62/10, depositata in data 12.01.10 che prevedeva il ricalcolo dei maggiori ricavi a causa di numerosi assegni insoluti presenti sui conti correnti intestati al contribuente.

6.1. Le critiche sono inammissibili per carenza di autosufficienza. E’ stato ripetutamente affermato che il principio di autosufficienza, che impone l’indicazione espressa degli atti processuali o dei documenti sui quali il ricorso si fonda, va inteso nel senso che occorre specificare anche in quale sede processuale il documento risulta prodotto, poiché indicare un documento significa necessariamente, oltre che specificare gli elementi che valgono ad individuarlo, riportandone il contenuto, dire dove nel processo esso è rintracciabile, sicché la mancata “localizzazione” del documento basta per la dichiarazione di inammissibilità del ricorso senza necessità di soffermarsi sull’osservanza del principio di autosufficienza del versante “contenutistico” (Cass. n. 28184 del 2020; Cass. n. 5478 del 2018).

A tale onere processuale il contribuente non ha ottemperato, il quale ha omesso non solo di riportare in ricorso il contenuto degli atti che si assumono non valutati dal giudice del merito, ma anche di indicarne la “localizzazione”, ossia di riferire in quale fase del giudizio di merito e con quale atto difensivo i documenti sono stati prodotti e le relative deduzioni difensive sono stata proposte.

7. L’Agenzia delle entrate propone ricorso incidentale affidato ad un solo motivo, denunciando violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, artt. 19 e 21 in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, in quanto la sentenza impugnata, sebbene abbia accertato la legittimità dell’iscrizione ipotecaria effettuata dall’agente della riscossione, in ordine agli importi iscritti a ruolo, avrebbe affermato che “alla luce di tali fattispecie l’iscrizione ipotecaria è regolare seppur da verificare le cifre dovute in base alla sentenza delle Commissioni Tributarie precedenti, tuttavia sempre superiori ad Euro 2 milioni, e quindi sempre dovuta l’iscrizione ipotecaria”. Secondo l’Ufficio la pronuncia, nella sostanza, rimetterebbe in discussione le somme come indicate nella cartella di pagamento presupposta all’iscrizione ipotecaria che è definitiva ed irretrattabile sussistendo regolare notifica della stessa come accertato dal giudice di primo grado, con pronuncia passata in giudicato ed in assenza di impugnativa di detta cartella nel termine decadenziale.

7.1. Il ricorso incidentale va rigettato per difetto di interesse, atteso che il motivo di impugnazione e’, in definitiva, diretto all’emanazione di una pronuncia senza alcun rilievo pratico. L’interesse all’impugnazione, inteso quale manifestazione del generale principio dell’interesse ad agire deve essere individuato in un interesse giuridicamente tutelabile, identificabile nella concreta utilità derivante dalla rimozione della pronuncia censurata, non essendo sufficiente l’esistenza di un interesse astratto ad una più corretta soluzione di una questione giuridica (Cass. n. 3991 del 2020). Invero, l’interesse ad impugnare, che costituisce una species dell’interesse ad agire di cui all’art. 100 c.p.c. postula la soccombenza nel suo aspetto sostanziale, correlata al pregiudizio che la parte subisce a causa della decisione (Cass. n. 13395 del 2018; Cass. n. 21304 del 2016) e va apprezzato in relazione alla utilità giuridica che può derivare al proponente il gravame dall’eventuale suo accoglimento (Cass. n. 17969 del 2015; Cass. n. 16016 del 2014; Cass. n. 893 del 2013). Nel caso di specie non ricorre alcuno dei predetti presupposti.

L’Ufficio è risultato vittorioso nel giudizio di appello, atteso che la Commissione Tributaria Regionale ha accolto il gravame, respingendo il ricorso del ricorrente avverso l’avviso di iscrizione ipotecaria. Ne consegue che non è ravvisabile alcun interesse del ricorrente, totalmente vittorioso in appello, all’accertamento della correttezza giuridica della decisione resa dal giudice dell’impugnazione.

8. In definitiva, il ricorso principale ed il ricorso incidentale vanno rigettati. Le spese di lite del presente giudizio vanno interamente compensate tra le parti, tenuto conto della reciproca soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso principale ed il ricorso incidentale.

Compensa integralmente tra le parti le spese di lite.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1, quater dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale e del ricorrente incidentale dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello pagato per il ricorso principale ed incidentale, a norma dell’art. 1, comma 1 bis, dello stesso art. 13, se dovuto.

Così deciso in Roma, all’udienza pubblica, il 17 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 26 novembre 2021

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