Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36726 del 25/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 25/11/2021, (ud. 30/09/2021, dep. 25/11/2021), n.36726

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – rel. Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25070-2016 proposto da:

C.S., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE ANGELICO,

38, presso lo studio dell’avvocato CARLO DE MARCHIS, che lo

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

CO.GE.R. S.R.L., FALLIMENTO (OMISSIS) S.R.L. IN LIQUIDAZIONE;

– intimate –

avverso la sentenza n. 2167/2016 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 26/04/2016 R.G.N. 9498/2012;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

30/09/2021 dal Consigliere Dott. ANTONELLA PAGETTA.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. la Corte di appello di Roma ha confermato la decisione di primo grado di rigetto della domanda di C.S. intesa in via principale all’accertamento della titolarità del rapporto di lavoro con Coger s.r.l (p. IVA (OMISSIS)) e di improponibilità, siccome competente il Tribunale fallimentare, della domanda subordinata volta all’accertamento della titolarità del rapporto di lavoro in capo alla (cd. vecchia) Coger s.r.l. (p. IVA (OMISSIS)), poi denominata (OMISSIS) ed in seguito dichiarata fallita, in quanto strumentale ad opporre alla massa dei creditori il credito per t.f.r.;

2. per la cassazione della decisione ha proposto ricorso C.S. sulla base di quattro motivi; gli intimati Coger s.r.l. (p. Iva (OMISSIS)) Fallimento (OMISSIS) s.r.l. in liquidazione non hanno svolto attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. con il primo motivo di ricorso parte ricorrente deduce violazione e/o falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c. e dell’art. 118 disp. att. c.p.c. con riferimento alla violazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. e dell’art. 24 Cost. con riferimento alla connessa violazione dell’art. 2112 c.c.; in particolare deduce astrattezza della motivazione nella parte in cui ha ritenuto i capitoli di prova articolati inidonei a sorreggere la dimostrazione della non pertinenza delle affermazioni del ricorso delle erroneità delle emergenze documentali e delle condotte processuali all’accertamento della titolarità del rapporto di lavoro in capo alla Coger s.r.l. (p. IVA (OMISSIS));

2. con il secondo motivo di ricorso deduce nullità della sentenza e del procedimento per violazione e/o falsa applicazione degli artt. 421 e 437 c.p.c. nonché violazione e/o falsa applicazione degli artt. 24 e 111 Cost. con conseguente e connessa violazione e falsa applicazione dell’art. 2112 c.c.; censura la mancata attivazione dei poteri istruttori di ufficio al fine di integrare eventuali carenze istruttorie e la mancata concessione di un termine per integrare le circostanze capitolate ritenute inidonee;

3. con il terzo motivo di ricorso deduce nullità della sentenza e del procedimento per violazione dell’art. 112 c.p.c. e per conseguente violazione e/o falsa applicazione dell’art. 132 c.p.c. e dell’art. 118 disp. Att. Cod. proc. civ. con riferimento alla violazione dell’art. 414 e 437 c.p.c. con conseguente violazione e falsa applicazione dell’art. 2112 c.c.; censura, in sintesi, la sentenza impugnata per avere ritenuto infondata la domanda di accertamento della titolarità del rapporto in capo Coger s.r.l. (p. IVA (OMISSIS)) in quanto smentita dalle stesse allegazioni formulate in ricorso circa la titolarità del rapporto di lavoro; evidenzia che in ricorso si era limitato a descrivere una mera situazione formale e che la richiesta formulata al Tribunale fallimentare di insinuazione al passivo della (OMISSIS) non aveva rilievo al fine del trasferimento della titolarità dell’azienda;

4. con il quarto motivo di ricorso deduce nullità della sentenza per violazione e/o falsa applicazione dell’art. 24 Cost. e degli artt. 112, 414 e 437 c.p.c., dell’art. 1362 c.c. e ss., dell’art. 409 c.p.c. e della L.Fall., art. 24, censurando la sentenza impugnata per avere omesso di pronunziare sulla domanda di accertamento della titolarità del rapporto in capo a (OMISSIS); sostiene che in assenza di domanda di condanna nell’originario ricorso la Corte di merito non poteva affermare la competenza del tribunale fallimentare e ritenere pertanto la domanda improponibile dinanzi al giudice del lavoro;

5. i primi tre motivi di ricorso, esaminati congiuntamente per connessione, sono infondati;

5.1. preliminarmente, in relazione alla dedotta violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 1, n. 4, denunziata in tutti i motivi in esame, è opportuno chiarire che la motivazione meramente apparente – che la giurisprudenza parifica, quanto alle conseguenze giuridiche, alla motivazione in tutto o in parte mancante – sussiste allorquando,, pur non mancando un testo della motivazione in senso materiale, lo stesso non contenga una effettiva esposizione delle ragioni alla base della decisione, nel senso che le argomentazioni sviluppate non consentono di ricostruire il percorso logico -giuridico alla base del decisum. E stato, in particolare, precisato che la motivazione è solo apparente, e la sentenza è nulla perché affetta da error in procedendo, quando, benché graficamente esistente, non renda, tuttavia, percepibile il fondamento della decisione, perché recante argomentazioni obbiettivamente inidonee a far conoscere il ragionamento seguito dal giudice per la formazione del proprio convincimento, non potendosi lasciare all’interprete il compito di integrarla con le più varie, ipotetiche congetture (Cass. Sez. Un. 22232/2016), oppure allorquando il giudice di merito ometta ivi di indicare gli elementi da cui ha tratto il proprio convincimento ovvero li indichi senza un’approfondita loro disamina logica e giuridica, rendendo, in tal modo, impossibile ogni controllo sull’esattezza e sulla logicità del suo ragionamento (Cass. n. 9105/2017) oppure, ancora, nell’ipotesi in cui le argomentazioni siano svolte in modo talmente contraddittorio da non permettere di individuarla, cioè di riconoscerla come giustificazione del decisum (Cass. n. 20112/2009);

5.2. è stato inoltre puntualizzato che a fronte di una sentenza che manchi di indicare le fonti probatorie di un determinato accertamento, il ricorrente per cassazione non può limitarsi a lamentare il vizio di omessa motivazione, giacché altrimenti la censura postulerebbe la caducazione della decisione non per una concreta lesione sofferta dalla parte stessa, bensì solo per ragioni formali, ma ha l’onere di denunciare in maniera specifica che, contrariamente a quanto asserito dal giudice, nell’ambito degli elementi probatori non ne esistono di idonei a giustificare il convincimento espresso (Cass. n. 1593/2017);

5.3. in applicazione dei principi richiamati deve escludersi che il giudice di merito sia incorso nel vizio denunziato posto che le ragioni alla base del rigetto della domanda di accertamento della titolarità del rapporto di lavoro in capo Coger s.r.l. (p. IVA (OMISSIS)), sono chiaramente percepibili e risiedono nel fatto che le allegazioni formulate nella originaria domanda, corroborate da riscontri documentali e dalla stessa condotta del ricorrente, il quale era intervenuto nel fallimento della società (OMISSIS) con istanza di insinuazione al passivo, confliggevano con la domanda di accertamento della titolarità del rapporto in capo Coger s.r.l. (p. Iva (OMISSIS)), e che i mezzi di prova articolati non erano idonei a provare il contrario;

5.4. tanto premesso, la valutazione di inidoneità delle circostanze capitolate (evocate mediante richiamo ai corrispondenti paragrafi della parte espositiva del ricorso di primo grado) a sorreggere l’assunto della titolarità del rapporto di lavoro in capo Coger s.r.l (p. IVA (OMISSIS)) risulta coerente con la ricostruzione dell’originario ricorso come contenente allegazioni rappresentative di una situazione in contrasto con l’accertamento richiesto in via principale;

5.5. essa non risulta inficiata dalle deduzioni del ricorrente; per consolidato orientamento di questa Corte, infatti, l’interpretazione della domanda giudiziale costituisce operazione riservata al giudice del merito, il cui giudizio, risolvendosi in un accertamento di fatto, non è censurabile in sede di legittimità quando sia motivato in maniera congrua ed adeguata avuto riguardo all’intero contesto dell’atto e senza che ne risulti alterato il senso letterale, tenuto conto, in tale operazione, della formulazione testuale dell’atto nonché del contenuto sostanziale della pretesa in relazione alle finalità che la parte intende perseguire, elemento rispetto al quale non assume valore condizionante la formula adottata dalla parte medesima (Cass. n. 22893/2008, Cass. n. 17947/2006, Cass. n. 16596/2005, Cass. n. 12259/2002);

5.6. nello specifico alcuna incongruità o illogicità è dato rinvenire nella ricostruzione del contenuto dell’atto introduttivo da parte del giudice di appello in quanto le allegazioni formulate nel ricorso di primo grado (ed in particolare le circostanze esposte ai punti, 7, 8, 12, 13 e 14, trascritte a pagg. 10 e 11 del ricorso per cassazione) sono rappresentative del persistere, anche dopo la scissione posta in essere da Coger s.r.l. (p. IVA (OMISSIS)), del rapporto di lavoro in capo alla (OMISSIS) anziché alla società risultante dalla scissione, vale a dire alla Coger s.r.l. (p. IVA (OMISSIS));

5.7. la censura che denunzia il mancato esercizio dei poteri istruttori da parte del giudice di merito è inammissibile in quanto non articolata in conformità all’insegnamento di questa Corte secondo il quale nel rito del lavoro, il ricorrente che denunci in cassazione il mancato esercizio dei poteri istruttori di ufficio nel giudizio di merito, deve riportare in ricorso gli atti processuali dai quali emerge l’esistenza di una “pista probatoria” qualificata, ossia l’esistenza di fatti o mezzi di prova, idonei a sorreggere le sue ragioni con carattere di decisività, rispetto ai quali avrebbe potuto e dovuto esplicarsi l’officiosa attività di integrazione istruttoria demandata al giudice di merito, ed allegare, altresì, di avere espressamente e specificamente richiesto tale intervento nel predetto giudizio (v. tra le altre, Cass. 22628/2019), oneri che non sono stati assolti dall’odierno ricorrente;

6. il quarto motivo di ricorso è inammissibile per difetto di specificità non avendo parte ricorrente proceduto alla trascrizione delle parti del ricorso di primo grado destinate, in tesi, ad escludere il carattere meramente strumentale alla partecipazione alla procedura fallimentare dell’accertamento richiesto;

6.1. la sentenza risulta pertanto sul punto conforme al consolidato orientamento di questa Corte secondo il quale le domande proposte dal lavoratore, una volta intervenuto il fallimento del datore di lavoro, per veder riconoscere il proprio credito, devono essere introdotte nelle forme dell’insinuazione nello stato passivo non dinanzi al giudice del lavoro, bensì dinanzi al Tribunale fallimentare, il cui accertamento è l’unico titolo idoneo per l’ammissione allo stato passivo e per il riconoscimento di eventuali diritti di prelazione (Cass. n. 21204/2017, Cass. n. 19248/2007);

7. al rigetto del ricorso non consegue la liquidazione delle spese di lite; in mancanza di attività difensiva della parte rimasta intimata.

8. sussistono i presupposti processuali per l’applicabilità del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17 (Cass. Sez. Un. 23535/2019, in motivazione).

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, il 30 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 novembre 2021

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