Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36722 del 25/11/2021

Cassazione civile sez. III, 25/11/2021, (ud. 25/06/2021, dep. 25/11/2021), n.36722

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. FIECCONI Francesca – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16897-2019 proposto da:

COMUNE di JENNE, in persona del sindaco pro-tempore, rappresentato e

difeso dall’avvocato EDOARDO POLACCO, ed elettivamente domiciliato

presso lo studio del medesimo in ROMA, VIA LAGRANGE 1, pec:

avvedoardopolacco.puntopec.it;

– ricorrente –

contro

P.T., P.D., P.M., PA.MA.,

P.G., P.F., P.R., rappresentati e difesi

dall’avvocato DONATELLA MARIA CECCARELLI, ed elettivamente

domiciliati presso il suo studio in Fiuggi, Pec:

avvdonatellamaria.ceccarelli.pecavvocatifrosinone.it;

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 1575/2019 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 06/03/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

25/06/2021 dal Consigliere Dott. ANNA MOSCARINI.

 

Fatto

RITENUTO

che:

1. Pa.Ma., P.D., P.F., P.G., P.M., P.R., P.T., quali eredi di S.R., convennero davanti al Tribunale di Tivoli il Comune di Jenne per sentirne pronunciare la responsabilità ai sensi dell’art. 2051 c.c. per non aver adottato tutte le misure idonee ad evitare la caduta della loro congiunta in un dirupo prospiciente un ristorante, sito nel territorio del comune, caduta dalla quale erano conseguite gravi lesioni ed il successivo decesso della S..

Il Comune di Jenne, costituendosi in giudizio, eccepì il proprio difetto di legittimazione passiva chiedendo l’ammissione di una CTU che accertasse la responsabilità dell’Ente Parco dei Monti Simbruini e, nel merito, chiese di accertare il fortuito costituito dall’imprudente comportamento della vittima avventuratasi in un territorio boschivo senza adottare precauzioni.

2. Il Tribunale di Tivoli, con sentenza n. 959 del 2013, accolse la domanda condannando il comune convenuto a pagare la somma di Euro 50.000 in favore di ciascuno degli eredi, oltre interessi, rivalutazione e spese.

3. La Corte d’Appello di Roma, con sentenza n. 1575 del 6/3/2019, ha rigettato l’appello del comune. Per quanto ancora qui di interesse la Corte territoriale ha valorizzato le prove testimoniali che avevano confermato l’instabilità del terreno del piazzale in cui era avvenuto l’incidente, la mancanza di segnalazione di pericolo, l’assenza di barriere di protezione, la prova dell’evento dannoso e del nesso causale, la mancanza di prova positiva del caso fortuito.

4. Avverso la sentenza il Comune di Jenne ha proposto ricorso per cassazione sulla base di quattro motivi. Hanno resistito i P. con controricorso.

5. Il ricorso è stato assegnato alla trattazione in adunanza camerale ai sensi dell’art. 380bis 1.c.p.c. in vista della quale il Comune ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo si deduce violazione e falsa applicazione dell’art. 2051 c.c. con riguardo all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, carenza della motivazione (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) e violazione dell’art. 132 c.p.c., artt. 24 e 111 Cost. Il Comune ricorrente assume che la impugnata sentenza abbia erroneamente applicato l’art. 2051 c.c. ritenendo la sussistenza degli obblighi del custode senza tenere conto della specificità dell’accaduto e senza sentirsi onerata di una motivazione adeguata al minimo costituzionale.

1.1 Il motivo è inammissibile quanto alle prime due censure delle tre che dichiara di voler enunciare nella intestazione.

Quanto a quella di violazione dell’art. 2051 c.c. ed a quella di omesso esame ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 5, l’illustrazione non contiene alcuna attività assertiva idonea ad evidenziarle.

Essa svolge soltanto la censura di motivazione apparente, che inerendo all’art. 360 c.p.c., n. 4 esorbita dalla norma sulla c.d. doppia conforme che precluderebbe l’ammissibilità del motivo. Il ricorrente impugna il seguente passaggio motivazionale: “non è sufficiente, quanto al caso fortuito la mera affermazione secondo cui la vastità del territorio boschivo del Comune di Jenne rende l’evento ascrivibile nella fattispecie del caso fortuito…..l’estensione territoriale e l’ubicazione del luogo in cui l’evento mortale è avvenuto non integrano per ciò solo il caso fortuito”.

La censura e’, in ogni caso, infondata. Il ricorrente non spiega in che termini l’apparenza di motivazione -addebitata alle richiamate tre righe di essa che vengono evocate e riportate – sia qualificabile come tale in relazione a deduzioni

da esso ricorrente svolte. E’ chiaro infatti che la censura di apparenza di motivazione avrebbe supposto che il ricorrente indicasse in modo specifico come l’affermazione riferita dalla corte si collocasse con riferimento al suo appello. Sarebbe stata necessaria una puntuale indicazione del contenuto dell’appello sul punto. In mancanza di tale dimostrazione la censura di apparenza di motivazione resta indimostrata perché non è dato constare su che cosa la corte capitolina avrebbe dovuto motivare.

2. Con il secondo motivo di ricorso si deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 2051 c.c., art. 2697 c.c., art. 116 c.p.c., art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4 (con riguardo all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5).

2.1 Le plurime censure mosse alla impugnata sentenza restano, per lo più, priv di adeguata illustrazione e motivazione.

Innanzitutto il motivo non argomenta la violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4 ma si risolve solo in una doglianza sulla valutazione della quaestio facti inidonea ad essere ricondotta al paradigma dell’art. 360 c.p.c., n. 5. Solo all’esito di tale inammissibile postulata rivalutazione si argomenta la censura di violazione dell’art. 2051 c.c.

La violazione dell’art. 116 c.p.c. non è dedotta secondo i criteri indicati da Cass. n. 11892 del 2016, seguiti da Cass., sez. Un., n. 16598 del 2016, in motivazione non massimata, nonché da consolidata giurisprudenza, fra cui Cass., S.U., n. 20867 del 2020. E’ noto infatti che nel vigore del nuovo art. 360 c.p.c., n. 5 la riconducibilità del cattivo esercizio del prudente apprezzamento della prova ai sensi dell’art. 116 c.p.c. deve ora decisamente escludersi essendo denunciabile solo l’omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che abbia costituito oggetto di discussione tra le parti ed abbia carattere decisivo. La critica all’esercizio concreto del potere di cui all’art. 116 c.p.c. si potrebbe collocare quale parte di un ragionamento più ampio che giustifichi in termini di necessarietà logica una ricostruzione della quaestio facti sulla base del materiale probatorio diversa da quella operata dal giudice del merito e per tale ragione evidenzi che egli ha mal sussunto la vicenda sotto la norma che ha applicato, perché tale norma non sarebbe stata applicabile. Ma nulla di tutto ciò viene argomentato dal ricorrente di guisa che la censura – formalmente formulata ai sensi dell’art. 116 c.p.c. -non è idonea a scalfire il dictum dell’impugnata sentenza.

Quanto alla censura di violazione dell’art. 2697 c.c. la stessa non è dedotta secondo “, criteri indicati, sempre in motivazione non massimata, da Cass. Sez. Un., n. 16598 cit. e ribaditi, ex multis, da Cass. (ord.) n. 26769 del 2018.

3. Con il terzo motivo di ricorso – violazione e falsa applicazione dell’art. 2043 c.c., art. 2697 c.c.art. 116 c.p.c., art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, art. 61,191 c.p.c.artt. 24 e 11 Cost. (con riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5) il ricorrente solleva un’ulteriore censura di tipo motivazionale sulla pretesa mancanza di prova circa l’afferenza del luogo di cui è causa alla competenza del Comune di Jenne.

3.1 Il motivo è inammissibile perché non illustra le pretese violazioni enunciate nel motivo. Quanto alle pretese violazioni degli art. 2697 c.c. e dell’art. 116 c.p.c. le censure non sono svolte in modo conforme alle prescrizioni indicate dalla giurisprudenza di questa Corte, quali evidenziate in ordine ai motivi che precedono. Quanto alla violazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 la stessa – lungi dal prospettare un vizio in iure – consiste in una richiesta rivalutazione della quaestio facti, ed è come tale inammissibile. La censura ai sensi dell’art. 132 c.p.c., n. 4 neppure è argomentata.

4. Con il quarto motivo di ricorso si deduce la violazione e/o falsa applicazione degli artt. 2051 c.c. (art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5) carenza di motivazione (art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) violazione dell’art. 132 c.p.c.D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36artt. 24 e 11 Cost. La censura, in sostanza, aggredisce il capo di sentenza ché ha negato l’ammissione di una CTU ritenendola uno strumento non dirimente ai fini della controversia.

Il motivo è inammissibile. L’inciso finale che viene censurato suppone quanto la corte ha osservato prima e dunque la censura di carenza di motivazione – l’unica adeguata a quanto si illustra nel motivo, peraltro essenzialmente sulla finalizzazione della c.t.u.- è priva di pregio.

5. Conclusivamente il ricorso va rigettato ed il Comune ricorrente condannato a pagare, in favore della parte resistente, le spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo.

Si dà altresì atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, del cd. “raddoppio” del contributo unificato, se dovuto.

PQM

La Corte rigetta il ricorso e condanna il Comune ricorrente a pagare, in favore della parte resistente, le spese del giudizio di cassazione, liquidate in Euro 4.000 (oltre Euro 200 per esborsi), più accessori di legge e spese generali al 15%. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sezione Terza Civile, il 25 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 novembre 2021

 

 

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