Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3671 del 17/02/2014


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Civile Sent. Sez. 1 Num. 3671 Anno 2014
Presidente: SALME’ GIUSEPPE
Relatore: MACIOCE LUIGI

SENTENZA

sul ricorso iscritto al n. 28691 del R.G. anno 2008
proposto da:
D’Apolito Ovidio anche quale erede di D’Apolito Vincenzo dom.to
in Roma via Zanardelli 16-20 presso l’Avv. Giuseppe Sparano
che lo rappresenta e difende per procura a margine del ricorso
ricorrentecontro
Balbi Lucia dom.ta in Roma via Val Senio 14 presso l’avv. Biagio
Maiolino con l’avv. Giuseppe Infante che la rappresenta e difende
per procura speciale a margine del controricorso

controricorrente

e
D’Apolito Giliberto,

dom.to in Roma via Zanardelli 16-20

presso l’avv. Giuseppe Sparano che lo rappresenta e difende per
procura speciale a margine del controricorso

controricorrente

avverso la sentenza 274 del 29.02.2008 della Corte di

02,04

Appello di Salerno ; udita la relazione della causa svolta nella p.u.
dell’08.01.2014 dal Cons. Luigi MACIOCE;presente il P.M., in
persona del Sostituto Procuratore Generale Dott. Lucio Capasso

Data pubblicazione: 17/02/2014

che ha chiesto inammissibilità o rigetto del ricorso
SVOLGIMENTO DEL PROCESSO
Lucia BALBI, sull’assunto di essere proprietaria di un immobile terraneo
in Comune di Salento avente accesso sulla strada comunale e di aver
visto dal ’95 Vincenzo e Giliberto D’Apolito occupare l’area antistante
l’accesso con propri veicoli, recintandola con paletti e catene (recinzione
rimossa a seguito di ordinanza del Sindaco del 17.8.1995), con citazione
11.10.1996 ha convenuto innanzi al Pretore di Vallo della Lucania i pre-

D’Apolito, costituitisi, eccepirono la natura privata dell’area ed il loro
possesso animo domini sin dal 1965. Il Tribunale con sentenza
16.4.2004 accolse la domanda riconoscendo alla Balbi l’accesso ed ordinando ai D’Apolito di cessare dalla sosta e dal deposito nell’area stessa.
La Corte di Appello di Salerno, adìta su impugnazione di D’Apolito Vincenzo e Giliberto ed intervenuto D’Apolito D’Ovidio, nonché costituitasi
l’appellata Balbi, con sentenza 29.2.2008 ha dichiarato inammissibile
l’intervento (per insussistenza delle condizioni autorizzatrici) e rigettato
l’appello, affermando, a tal proposito, che il Tribunale aveva ravvisato la
natura pubblica dell’area e la sua destinazione a strada a seguito di espropriazione della p.11a 422 del fol. 11, che pertanto l’eccezione di usucapione era stata rettamente ritenuta infondata dal Tribunale, che infatti
la tesi dei D’Apolito per la quale l’area aveva avuto od acquisito natura
privata era errata, posto che essa, già appartenente ai signori Scarpa-De
Marco-Lisi, era stata espropriata per realizzare la strada residenziale di
variante ed era stata quindi classificata come strada nel frazionamento
331991 del 4.8.1990, che la vicenda espropriativa non era stata neanche contestata specificamente dai D’Apolito ed era stata poi accertata,
senza che la estraneità della sede stradale dalla stessa avesse rilievo,
essa area comunque rimanendo acquisita al patrimonio dell’Ente.
Per la cassazione di tale sentenza – notificata 1’1.10.2008 – D’Apolíto
Ovidio (in proprio e quale erede di D’Apolito Vincenzo) ha proposto ricorso con due motivi il 25.11.2008, al quale si è opposta la Balbi con controricorso.

Con controricorso od atto di costituzione notificata

il

17.11.2009 D’Apolito Giliberto ha formulato osservazioni adesive al ricorso. D’Apolito Vincenzo ha depositato memoria finale.
MOTIVI DELLA DECISIONE
In via preliminare devesi constatare la irritualità della documentazione catastale depositata unitamente alla rituale memoria finale,
quand’anche detta documentazione fosse già presente in atti.
Ad avviso del Coltegio il ricorso deve essere dichiarato inammissibi2

detti chiedendo la cessazione di ogni turbativa al proprio accesso. I

le.
Va in premessa rammentato che la Corte di merito ha chiaramente
escluso che l’esproprio sia compatibile con l’usucapione, stante il diritto
del proprietario di far valere le sue ragioni nei contronti dell’espropriato
ed ha poi affermato che la esistenza di una espropriazione coinvolgente
l’area de qua (indifferente essendo che poi proprio su di essa fosse stata
o meno realizzata la sede stradale) non era stata specificamente censurata. Tale statuizione ben poteva e ben può essere contestata, così co-

Primo motivo: esso denunzia violazione di legge per non avere la
Corte territoriale considerato che, in difetto di dichiarazione di p.u.,
nessuna legittima procedura dì esproprio potevasi ritenere essere intercorsa e potevasi ritenere pertanto impeditiva della vicenda di usucapione
invocata. Il quesito di diritto pone poi il problema della possibilità di accertare che sia stata adottata una misura di esproprio senza integrazione
del contraddittorio con la P.A. Il motivo è palesemente inammissibile
perché è strutturato sulla linea dimostrativa della assenza del presupposto giuridico di una valida ed efficace espropriazione e poi, inopinatamente, viene concluso da quesito che nulla ha a che vedere con la censura che lo precede (e per la quale l’esproprio non avrebbe avuto efficacia ablatoria). Il quesito infatti, che formalmente chiede se possa consìderarsi rilevante in causa al fine di considerare avverata la espropriazione una vicenda ablativa in carenza di potere, pone in via interrogativa
la questione della inesistenza dì un potere dì accertamento incidentale
dell’espropriazione al fine di escludere l’usucapione (senza integrazione
del contraddittorio con la P.A. interessata). Ed è di tutta evidenza come
la conclusione interrogativa della impossibilità di accertare un esproprio…absente domino sia assolutamente estranea al tessuto del motivo
che precede tale conclusione, incentrato semmai sull’errore di diritto
commesso valorizzando una espropriazione invece ictu °cui/ inefficace.
Secondo motivo: esso contesta la logicità e completezza della motivazione spesa sulla effettiva natura pubblica dell’area stante la diversità
della zonetta espropriata da quella in contesa. Anche tale censura ad
avviso del Collegio è inammissibile sia per la sua evidente genericità di
riferimenti a documenti e dati del processo di merito senza collegare a
tali riscontri un richiamo a eccezioni e doglianze poste in appello sia per
l’incongruità del richiamo a documenti, addirittura, di altri giudizi, sia,
infine, perché la dovuta sintesi conclusiva è ancora una volta afferente
la carenza di integrità del contraddittorio nei confronti della P.A. e quindi
un tema che, oltre ad essere frutto di macroscopico errore (non essendo

3

me tentano dì fare ì motivi del ricorso in disamina.

configurabile nella controversia

de qua

una chiamata esplorativa

dell’espropriante), è del tutto estraneo dall’argomentare critico dispiegato nel corpo del motivo.
E di tale macroscopica incongruità – irrimediabilmente viziante la
idoneità del quesito ai fini divisati dall’art. 366 bis c.p.c. – pare essersi
avveduta la stessa parte ricorrente là dove (pag. 6 della memoria) ammette che allo stato la integrazione del contraddittorio con la P.A. sarebbe attività processuale ininfluente.
Pare infine appena il caso di ricordare che alla vicenda de qua era ed

è applicabile il requisito del quesito e di rammentare quale portata esso
dovesse e deve avere. Premesso, infatti, che nel caso che occupa il ricorso avverso sentenza del 29.02.2008 devesi ritenere soggetto al requisito in discorso, pur se esso è stato abrogato (Cass. 7119 e 20323
del 2010), va rammentato che questa Corte ha più volte ed anche di
recente ribadito (SU

7433 del 2009, 21672 del 2013 e Cass. 23675

del 2013) che in forza dell’art. 366 bis c.p.c., il quesito inerente ad una
censura in diritto – quesito chiamato alla funzione di integrare ” il
punto di congiunzione” tra la risoluzione del caso specifico e l’enunciazione del principio giuridico generale – non puo’ essere meramente
generico e teorico, ma deve essere calato nella fattispecie , per mettere la Corte in grado di poter comprendere dalla sua sola lettura,
l’errore in tesi commesso dal giudice di merito e la corretta regula juris
applicabile. E la inidoneità dei quesiti sopra richiamati appare di totale
evidenza.
Da quanto esposto consegue la declaratoria di inammissibilità del
ricorso con la conseguente condanna del ricorrente alla refusione delle
spese di giudizio della Balbi (il cui controricorso è pienamente ammissibile). Si compensano le spese con riguardo al controricorso
dell’interveniente D’Apolito Giliberto.

Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente a versare alla
contro ricorrente Lucia Balbi C 5.200 (C 200 per esborsi) oltre IVA e CPA
per spese e compensa le spese nei riguardi di D’Apolito Giliberto.
Così leciso nella c.d.c. dell’8 Gennaio 2014
Il Co s.est.

PR E MAD ICASSAZ IO N E

P.Q.M.

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