Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36707 del 25/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 25/11/2021, (ud. 28/04/2021, dep. 25/11/2021), n.36707

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Presidente –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

Dott. SPENA Francesca – Consigliere –

Dott. DE MARINIS Nicola – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 10365-2015 proposto da:

MINISTERO DELL’ECONOMIA E DELLE FINANZE, in persona del Ministro pro

tempore, in persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

ex lege in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI n. 12;

– ricorrente –

contro

A.G., + ALTRI OMESSI, tutti elettivamente domiciliati

in ROMA, VIA DOMENICO JACHINO 10, presso lo studio dell’avvocato

ANTONIO SBARDELLA, rappresentati e difesi dagli avvocati LUCIO

GIACOMARDO, MAURIZIO RUSSO;

– controricorrenti –

nonché contro

L.P.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 306/2015 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 04/02/2015 R.G.N. 5356/2010;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

28/04/2021 dal Consigliere Dott. NICOLA DE MARINIS.

 

Fatto

RILEVATO

che con sentenza del 4 febbraio 2015, la Corte d’Appello di Napoli, in riforma della decisione resa dal Tribunale di Napoli, accoglieva la domanda proposta da A.G. e altri 41 nei confronti del Ministero dell’Economia e delle Finanze presso il quale erano stati trasferiti provenienti dall’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato, avente ad oggetto la condanna al pagamento in favore degli istanti del compenso per la produttività collettiva dalla data della prima collocazione nonché l’accertamento del diritto a godere del trattamento economico maturato presso l’amministrazione di provenienza come rideterminato all’esito del giudizio, in caso di esercizio dell’opzione di assegnazione ai ruoli degli enti in cui prestano attualmente servizio, salvo il trattamento di maggior favore riconosciuto ad essi da tali enti in relazione al nuovo inquadramento e/o alla progressione economica;

che la decisione della Corte territoriale discende dall’aver questa ritenuto fondata la pretesa a veder ricompreso nel trattamento accessorio complessivo in godimento presso l’amministrazione di provenienza irrilevante ai fini della determinazione dell’eventuale differenza in valore monetario rispetto a quello spettante presso l’amministrazione di destinazione da riportare in un assegno ad personam, l’importo del compenso per la produttività collettiva, per non essere, alla luce della relativa disciplina collettiva, la predetta voce retributiva qualificabile come emolumento meramente eventuale ed ipotetico, legato al raggiungimento di obiettivi non meglio precisati dalla contrattazione integrativa, quando, viceversa, la contrattazione decentrata mostra chiaramente di considerarla destinata alla remunerazione della prestazione lavorativa in sé e per sé considerata;

che per la cassazione di tale decisione ricorre il Ministero, affidando l’impugnazione a due motivi, cui resistono, con controricorso, tutti gli originari istanti, ad eccezione di R.R., deceduta cui sono subentrati gli eredi costituitisi con il controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

che, con il primo motivo, il Ministero ricorrente, nel denunciare la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 31, art. 2112 c.c., artt. 52 e 57 CCNL per le Aziende Autonome del 1996 e 60 del successivo rinnovo del 2000, lamenta la non conformità a diritto del pronunciamento della Corte territoriale risultando il compenso per la produttività collettiva nell’originaria disciplina collettiva non aver carattere fisso ed invariabile ma essere, al contrario, correlato” a fattori variabili e successivamente, una volta incluso nel fondo generale per l’erogazione del trattamento accessorio, rispondere non diversamente dagli altri analoghi compensi alla finalità di incentivare la produttività collettiva per il miglioramento dei servizi o di premiare il merito e l’impegno individuale in modo selettivo;

che, con il secondo motivo, denunciando la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 31, art. 2112 c.c., il Ministero ricorrente imputa alla Corte territoriale l’error in iudicando dato dall’aver riconosciuto a ciascun istante importi predeterminati anziché rideterminare l’assegno ad personam con l’inclusione del compenso per la produttività collettiva, sulla base del percepito nell’anno precedente al passaggio presso la nuova amministrazione e sviluppare in tal modo temporalmente e quantitativamente, in rapporto agli aumenti stipendiali verificatisi nel frattempo, un unico assegno personale;

che il primo motivo merita accoglimento alla stregua dell’orientamento accolto in decisioni di questa Corte successive a quella richiamata nell’impugnata sentenza, orientamento cui questo Collegio, in considerazione delle argomentate critiche sviluppate relativamente al precedente indirizzo in particolare nella sentenza n. 17686/2018, poi ribadita dalla n. 33146/2019, intende dare continuità, per il quale la disciplina dettata dalla contrattazione collettiva del comparto Aziende e Amministrazioni Autonome dello Stato, nel correlare il “compenso per la produttività collettiva” ai miglioramenti per l’efficacia ed efficienza dei servizi ed alla verifica del raggiungimento degli obiettivi, attestati in modo inconfutabile che detto compenso, pur previsto nell’ambito del trattamento economico accessorio, non ha carattere fisso né continuativo, ma, di contro, eventuale e subordinato al verificarsi di precise condizioni ed al rispetto dei parametri indicati dalla contrattazione collettiva, derivandone la non computabilità del medesimo ai fini dell’attribuzione dell’assegno ad personam e ciò a prescindere dalla circostanza che detto compenso sia stato di fatto erogato anche in assenza della verifica del raggiungimento dei predetti obiettivi;

che, accolto, pertanto, il primo motivo, restando assorbito il secondo, la sentenza impugnata va cassata e la causa, non necessitando di ulteriori accertamenti in fatto, decisa nel merito con il rigetto della domanda di cui al ricorso introduttivo e la compensazione tra le parti delle spese dell’intero processo.

PQM

La Corte accoglie il primo motivo, assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta la domanda di cui al ricorso introduttivo e compensa tra le parti le spese dell’intero processo.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 28 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 novembre 2021

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA