Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36693 del 25/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 25/11/2021, (ud. 08/07/2021, dep. 25/11/2021), n.36693

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. SCARPA Antonio – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 33630-2019 proposto da:

EREDI B. DI G.A. S.N.C., in persona del legale

rappresentante pro tempore, rappresentata e difesa dall’avv. MAURO

ROSSI e domiciliata presso la cancelleria della Corte di Cassazione;

– ricorrente –

contro

N.C.;

– intimato –

avverso la sentenza n. 2406/2018 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA,

depositata il 01/10/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio del

08/07/2021 dal Consigliere Dott. OLIVA STEFANO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con atto di citazione notificato il 18.7.2008 N.C. proponeva opposizione al decreto ingiuntivo n. 303/2008, emesso dal Tribunale di Modena, sezione distaccata di Carpi, in favore di B. F.lli di B.E. & C. S.n.c., in virtù del quale era stato ingiunto all’opponente il pagamento della somma di Euro 29.154,76 a fronte del mancato pagamento dell’ultimo stato di avanzamento lavori relativo ad un appalto intercorso tra le parti. L’opponente contestava in particolare il mancato svolgimento dell’appalto a regola d’arte, l’esistenza di vizi gravi nell’opera realizzata, e formulava in via riconvenzionale domanda di risoluzione del contratto per fatto e colpa dell’appaltatore.

Nella resistenza di quest’ultimo il Tribunale, con sentenza n. 4040/2012, accoglieva in parte l’opposizione, revocava il decreto opposto, rigettava sia la domanda di pagamento proposta dall’opposto che quella di risoluzione proposta dall’opponente e compensava le spese di lite.

Interponeva appello avverso detta decisione l’originaria società ingiungente e la Corte di Appello di Bologna, con la sentenza impugnata, n. 2406/2018, emessa nella resistenza dell’appellato N., rigettava l’impugnazione, condannando l’appellante alle spese del grado.

Propone ricorso per la cassazione di detta decisione Eredi B. di G.A. S.n.c., già B. F.lli di B. Enrico & C. S.n.c., affidandosi a tre motivi.

N.C., intimato, non ha svolto attività difensiva nel presente giudizio di legittimità.

La parte ricorrente ha depositato memoria in prossimità dell’adunanza camerale.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il Relatore ha avanzato la seguente proposta ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c.: “PROPOSTA DI DEFINIZIONE EX ART. 380-BIS C.P.C.

ACCOGLIMENTO del primo e secondo motivo di ricorso e assorbimento del terzo.

B. Snc otteneva dal Tribunale di Modena, sezione distaccata di Carpi, decreto ingiuntivo per il saldo del corrispettivo dovutogli a fronte dell’ultimo S.A.L. relativo all’appalto stipulato tra le parti il 22.11.2005 ed avente ad oggetto opere eseguite in un immobile di proprietà del N.. Quest’ultimo proponeva opposizione avverso detto decreto invocando difformità e vizi, in particolare (per quanto qui ancora rileva) in relazione alla quota del piano terreno ed alle altezze degli altri piani, e formulava domanda di risoluzione del contratto e risarcimento del danno. La società opposta, costituendosi nel giudizio di opposizione, eccepiva la tardività della denuncia e deduceva che era stato lo stesso committente a ordinare la variazione delle quote ed altezze interne dei piani dello stabile, per potervi installare un impianto di riscaldamento a pavimento. Con sentenza n. 4040/2012 il Tribunale accoglieva l’opposizione, revocava il decreto ingiuntivo, rigettava la domanda risarcitoria dell’opponente e compensava le spese di lite. L’appello, proposto da B. Snc, veniva rigettato dalla Corte di Appello di Bologna con la sentenza impugnata, con condanna dell’appellante alle spese del secondo grado.

Propone ricorso per la cassazione di detta decisione Eredi B. Snc affidandosi a tre motivi, con il primo dei quali lamenta la mancata considerazione, da parte della Corte territoriale, del fatto che lo stesso committente aveva dichiarato, nei propri scritti difensivi in prime cure (memorie ex art. 183 c.p.c., comma 6) di aver eseguito i pagamenti dei vari S.A.L. all’appaltatore soltanto perché questi proseguisse i lavori di ripristino delle opere mal eseguite, in tal modo riconoscendo di avere contezza dei vizi ben prima della consegna dell’opera. Con 17 secondo motivo, invece, il ricorrente lamenta la mancata considerazione, da parte della Corte bolognese, del fatto che i testi escussi in prime cure avevano confermato che era stato il N. ad ordinare la modifica delle quote e delle altezze dei vari piani per poter installare un impianto di riscaldamento a pavimento, nonché della circostanza che il contratto di appalto prevedesse espressamente, all’art. 7, l’immediata vincolatività, per l’appaltatore, delle modifiche richiesta dal committente.

Le prime due censure, meritevoli di esame congiunto, sono fondate.

La prima, in quanto la Corte di Appello ha limitato la propria motivazione alla sola considerazione circa l’inverosimiglianza della deduzione secondo cui il committente avrebbe eseguito i pagamenti al solo fine di consentire la prosecuzione dei lavori di ripristino e correzione dei vizi dell’opera, senza considerare il contenuto degli scritti difensivi del committente, espressamente indicati dall’appaltatore sia nell’atto di appello che nel motivo di ricorso in Cassazione, ai fini dell’eccepita tardività della denunzia dei vizi di cui si tratta.

La seconda, in quanto la Corte territoriale, nell’affermare l’insufficienza delle testimonianze escusse in prime cure ai fini della prova del fatto che l’appaltatore avrebbe agito come nudus minister, non indica il contenuto delle deposizioni, neppure per riassunto, né considera la valenza della clausola di cui all’art. 7 del contratto di appalto. La motivazione, nel suo complesso, pecca dunque di concretezza e si risolve in una serie di asserzioni astratte, sganciate dal fatto concreto. Per affermare che l’appaltatore non avrebbe dimostrato di aver agito quale nudus minister, infatti, la Corte emiliana avrebbe dovuto esaminare gli elementi valorizzati dall’appellante e comunque acquisiti agli atti del giudizio, indicando le ragioni per le quali li aveva ritenuti inidonei ai fini della prova della predetta qualità. Analogamente, per poter escludere la tardività della denuncia dei vizi, eccepita dall’appaltatore appellante, occorreva tener conto delle risultanze degli atti di parte del N. indicati dall’appellante ed esplicitare i motivi della loro ritenuta inidoneità ai fini della prova della consapevolezza del committente, già nel corso del rapporto, dell’esistenza dei vizi poi dallo stesso denunciati solo dopo la consegna dell’opera. Nel caso concreto manca, nella motivazione della Corte di Appello, qualsiasi riferimento effettivo, tanto ai riscontri documentali relativi alla specifica vicenda negoziale, quanto alle risultanze istruttorie acquisite agli atti del giudizio di merito ed al contenuto degli atti depositati nel corso dello stesso, e dunque il percorso motivazionale del giudice di secondo grado, pur corretto in termini teorici, finisce per essere meramente apparente, perché sganciato dalla vicenda concreta.

Il terzo motivo, con il quale il ricorrente si duole del fatto che la Corte territoriale avrebbe erroneamente ritenuto non contestato il quantum indicato dal Tribunale per l’eliminazione dei vizi dell’opera, in presenza di un motivo di appello che investiva l’an di detto debito, è assorbito dall’accoglimento delle prime due censure”.

Il Collegio condivide la proposta del Relatore.

I primi due motivi di ricorso, pertanto, devono essere accolti, con assorbimento del terzo. La sentenza impugnata va di conseguenza cassata, in relazione alle censure accolte, e la causa rinviata alla Corte di Appello di Bologna, in differente composizione, anche per le spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte Suprema di Cassazione accoglie il primo e secondo motivo di ricorso, dichiara assorbito il terzo, cassa la decisione impugnata in relazione alle censure accolte e rinvia la causa, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla Corte di Appello di Bologna, in differente composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio della Sesta-2 Sezione Civile, il 8 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 novembre 2021

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