Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3667 del 14/02/2018


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Civile Ord. Sez. 6 Num. 3667 Anno 2018
Presidente: CRISTIANO MAGDA
Relatore: CRISTIANO MAGDA

ORDINANZA
sul ricorso 15267-2016 proposto da:
ZZE,DINE ABDERRHAMANE, elettivamente domiciliato in ROMA, largo ECUADOR 6, presso
lo studio dell’avvocato NICOLA MASSAFRA che lo rappresenta e difende per mandato in calce al
ricorso;

– ricorrente- contro
MINISTERO DELL’INTERNO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,
presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende ope

– controricorrente avverso l’ordinanza del GIUDICE di PACE di BOLOGNA, depositata il 12/04/201

(2-C- .

t) 2 5 Ké

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non partecipata del 14/12/2017 dal
presidente, d.ssa MAGDA CRISTIANO.

Data pubblicazione: 14/02/2018

RILEVATO CHE:
Azeddine Abderhamanne, cittadino marocchino, ha impugnato con ricorso per cassazione affidato a
due motivi l’ordinanza 12.4.016 del Giudice di Pace di Bologna, che ha respinto la sua opposizione al
decreto di espulsione notificatogli per essere egli privo di permesso di soggiorno.
Il Ministero dell’Interno ha resistito con controricorso.
Le parti hanno ricevuto tempestiva notificazione della proposta di definizione e del decreto di cui
all’art. 380 bis c.p.c..

RITENUTO CHE:
Il ricorrente con entrambi i motivi, che denunciano, rispettivamente, violazione dell’art. 19 comma lett. C) “LUTA n. 268/98 e vizio di motivazione, lamenta che il G.d.P. abbia qualificato “mera
coabitazione” la sua comprovata convivenza con la famiglia d’origine, che risiede da tempo in Italia
(tanto che egli ha trascorso la propria giovinezza nel nostro paese), dalla quale era stato costretto ad
allontanarsi nel 2009, a seguito dell’esecuzione di un precedente decreto di espulsione, e presso cui è
ritornato nel settembre 2015, dopo aver appreso che la madre era gravemente malata. Deduce, in
particolare, che il giudicante non avrebbe tenuto conto della dichiarazione sottoscritta dalla sorella, nata
in Italia e cittadina italiana, che ha confermato il rapporto di convivenza, attestando inoltre che
contribuisce al suo mantenimento insieme alla madre.
I motivi, esaminabili congiuntamente, sono inammissibili, ai sensi dell’art. 366 I comma nn. 4 e 6
c.p.c. in quanto si risolvono nella generica contestazione dell’accertamento compiuto dal G.d.P., che ha
escluso che l’Abderrhamane avesse fornito prova della sua convivenza con cittadini italiani, e si
fondano su un documento (la dichiarazione asseritamente sottoscritta dalla sorella del ricorrente) che
non è stato specificamente allegato al ricorso e di cui non risulta indicata l’esatta collocazione
processuale all’interno del fascicolo di parte o di quello d’ufficio.
,e spese del giudizio seguono la soccombenza e si liquidano in dispositivo.

I ,a Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali,
che liquida in €.; 2000, oltre quelle prenotate a debito.
Roma, 14 dicembre 2017

Il Pr

e est.

Il ricorrente ha depositato memoria.

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