Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36669 del 25/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 25/11/2021, (ud. 16/09/2021, dep. 25/11/2021), n.36669

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCOTTI Umberto Luigi Cesare Giuseppe – Presidente –

Dott. DI MARZIO Paolo – Consigliere –

Dott. MARULLI Marco – rel. Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – Consigliere –

Dott. AMATORE Roberto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 9965-2020 proposto da:

Y.B., elettivamente domiciliato in ROMA, VIALE ANGELICO 38,

presso lo studio dell’avvocato MARCO LANZILAO, che lo rappresenta e

difende;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO

– intimato –

contro

COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE IN

IERNAZIONALE DI ROMA;

– intimata –

avverso la sentenza n. 590/2020 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 27/01/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 16/09/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MARCO

MARULLI.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1. Con il ricorso in atti si impugna l’epigrafata sentenza con la quale la Corte d’Appello di Roma, attinta dal ricorrente ai sensi del D.Lgs. 1 settembre 2011, n. 150, art. 19, e dell’art. 702-quater c.p.c., ha confermato il diniego pronunciato in primo grado della protezione umanitaria e se ne chiede la cassazione sul rilievo 1) della violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, artt. 2, 3, 4,5,6 e 14, e del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 8, nonché per difetto di motivazione e travisamento dei fatti avendo il decidente denegato l’accesso alla misura reclamata senza esaminare la situazione del paese di provenienza del ricorrente sotto il profilo socio-economico, della condizione attuale del ricorrente, delle condizioni cui andrebbe incontro in caso di rimpatrio e della comparazione tra la condizione attuale e quella successiva al suo rientro; 2) della mancata concessione dell’invocata misura quantunque ne sussistessero i presupposti e omettendo l’applicazione dell’art. 10 Cost., la valutazione delle fonti informative relative alla situazione economica del paese di provenienza e l’esame delle condizioni personali del ricorrente giustificative della misura.

Non ha svolto attività difensiva il Ministero intimato non essendosi il medesimo costituito con controricorso ex art. 370 c.p.c. ma solo a mezzo di “atto di costituzione” ai fini della partecipazione all’udienza pubblica inidoneo allo scopo.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

2. Entrambi i motivi, esaminabili congiuntamente in quanto riflettenti il medesimo tema decisionale, sono inammissibili.

La Corte d’Appello, rigettando il gravame, si è data cura, dopo aver preso atto, attraverso la consultazione delle fonti informative internazionali, dei positivi sviluppi in corso nella situazione politica interna al paese di provenienza, di motivare il proprio negativo responso osservando, alla luce dei dati fattuali afferenti alla persona del ricorrente, segnalanti che “nessun lavoro o altra forma di integrazione egli ha nel frattempo intrapreso in Italia”, che “difetta, quindi, al fine del riconoscimento della protezione umanitaria, una stabile integrazione dell’appellante nel territorio nazionale, mediante rapporti lavorativi, familiari o sociali, tali da garantire effettivamente all’appellante una condizione sociale e personale migliorativa di quella cui potrebbe aspirare nel paese di origine”.

La trascritta motivazione soddisfa il parametro interpretativo enunciato in materia da questa Corte, posto che essa, mettendo a confronto la condizione del ricorrente nel nostro paese con quella che in cui il ricorrente potrebbe trovarsi in caso di rimpatrio nel paese di provenienza, si muove correttamente nel solco di quella valutazione comparativa intesa a verificare se, in difetto di una condizione di vulnerabilità altrimenti ravvisabile, il rimpatrio possa determinare in capo all’asilante la privazione della titolarità e dell’esercizio dei diritti umani, al di sotto del nucleo ineliminabile costitutivo dello statuto della dignità personale, di guisa che le istanze declinate nel motivo, in disparte da ulteriori ragioni di inammissibilità argomentabili in relazione allo statuto di censurabilità per cassazione dell’errore di diritto e ai limiti del sindacato di legittimità sulla motivazione, incarnano la mera perorazione ad una rivalutazione del sottostante quadro fattuale della vicenda che non è compito di questa Corte.

3. Il ricorso va dunque dichiarato inammissibile.

4. Nulla spese in difetto di costituzione avversaria. Doppio contributo ove dovuto.

P.Q.M.

Dichiara il ricorso inammissibile.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, dichiara la sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, ove dovuto, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della VI-I sezione civile, il 16 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 novembre 2021

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