Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3666 del 13/02/2020

Cassazione civile sez. VI, 13/02/2020, (ud. 12/12/2019, dep. 13/02/2020), n.3666

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 1

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCALDAFERRI Andrea – Presidente –

Dott. SAMBITO Maria Giovanna C. – rel. Consigliere –

Dott. ACIERNO Maria – Consigliere –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. NAZZICONE Loredana – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 26520-2018 proposto da:

S.F., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA XX SETTEMBRE

3, presso lo studio dell’avvocato MICHELE SANDULLI, rappresentata e

difesa dall’avvocato ANTONIO LONARDO;

– ricorrente –

contro

P.N., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PIETRO PAOLO

RUBENS 31, presso lo studio dell’avvocato STEFANO PESCATORE, che lo

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 526/2018 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 05/02/2018;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 12/12/2019 dal Consigliere Relatore Dott. MARIA

GIOVANNA C. SAMBITO.

Fatto

FATTI DI CAUSA

La Corte d’Appello di Napoli, con sentenza n. 526 del 5.2.2018, e per quanto qui interessa, in accoglimento del gravame interposto da P.N. ha escluso il diritto all’assegno divorzile di S.F., ritenuta economicamente autosufficiente e la ha onerata di pagare la quota del 50% delle rate di mutuo, quale modalità di adempimento del suo obbligo di contribuire al mantenimento dei figli.

S.F. ricorre per la cassazione della sentenza con due mezzi, con cui, rispettivamente, deduce: violazione e falsa applicazione della L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6, in riferimento al mancato riconoscimento dell’assegno divorzile, e violazione e falsa applicazione degli artt. 155 e 156 c.c., in riferimento alle modalità di contribuzione in favore delle figlie.

P.N. resiste con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. L’eccezione di tardività del ricorso è infondata: sia l’assegno divorzile che la determinazione del contributo al mantenimento dei figli da parte dei genitori non hanno assolutamente natura alimentare (artt. 433 e ss. c.c.) nè sono ad essa assimilabili, sicchè per tali controversie è applicabile la disciplina sulla sospensione dei termini processuali nel periodo feriale.

2. Il primo motivo è fondato: la valutazione negativa circa la controversa spettanza dell’assegno divorzile è stata assunta dalla Corte territoriale in base al criterio dell’autosufficienza economica, indicato, quale parametro del relativo riconoscimento, da questa Corte con la sentenza n. 11504 del 2017, decisione che, come non ha mancato di evidenziare la ricorrente, è stata superata dalle Sezioni Unite di questa Corte, che, con sentenza n. 18287 del 2018 e nell’ambito di una riconsiderazione dell’intera materia, hanno ritenuto che l’accertamento relativo all’inadeguatezza dei mezzi, o all’incapacità di procurarseli per ragioni oggettive del coniuge richiedente, sia da riconnettere alle caratteristiche ed alla ripartizione dei ruoli durante lo svolgimento della vita matrimoniale e da ricondurre a determinazioni comuni, in relazione alla durata del matrimonio ed all’età di detta parte, affermando i seguenti principi di diritto, così riportati nelle massime ufficiali:

a) all’assegno divorzile in favore dell’ex coniuge deve attribuirsi, oltre alla natura assistenziale, anche natura perequativo-compensativa, che discende direttamente dalla declinazione del principio costituzionale di solidarietà, e conduce al riconoscimento di un contributo volto a consentire al coniuge richiedente non il conseguimento dell’autosufficienza economica sulla base di un parametro astratto, bensì il raggiungimento in concreto di un livello reddituale adeguato al contributo fornito nella realizzazione della vita familiare, in particolare tenendo conto delle aspettative professionali sacrificate;

b) la funzione equilibratrice del reddito degli ex coniugi, anch’essa assegnata dal legislatore all’assegno divorzile, non è finalizzata alla ricostituzione del tenore di vita endoconiugale, ma al riconoscimento del ruolo e del contributo fornito dall’ex coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale degli ex coniugi;

c) il riconoscimento dell’assegno di divorzio in favore dell’ex coniuge, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, ai sensi della L. n. 898 del 1970, art. 5, comma 6, richiede l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi dell’ex coniuge istante, e dell’impossibilità di procurarseli per ragioni oggettive, applicandosi i criteri equiordinati di cui alla prima parte della norma, i quali costituiscono il parametro cui occorre attenersi per decidere sia sulla attribuzione sia sulla quantificazione dell’assegno. Il giudizio dovrà essere espresso, in particolare, alla luce di una valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare ed alla formazione del patrimonio comune, nonchè di quello personale di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alla durata del matrimonio ed all’età dell’avente diritto.

3. La sentenza va, in conclusione, cassata, con assorbimento del secondo motivo, tenuto conto della generale rivalutazione dell’assetto economico delle parti che dovrà esser compiuta dal giudice del rinvio, che si indica nella Corte d’Appello di Napoli, in diversa composizione, alla quale va demandato, anche, di provvedere in ordine alle spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

accoglie il primo motivo, assorbito il secondo, cassa e rinvia, anche per le spese, alla Corte d’Appello di Napoli in diversa composizione. Dispone che in caso di diffusione del presente del presente provvedimento siano omesse le generalità e gli altri dati identificativi.

Così deciso in Roma, il 12 dicembre 2019.

Depositato in Cancelleria il 13 febbraio 2020

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