Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36647 del 25/11/2021

Cassazione civile sez. III, 25/11/2021, (ud. 06/05/2021, dep. 25/11/2021), n.36647

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Presidente –

Dott. SCRIMA Antonietta – rel. Consigliere –

Dott. CRICENTI Giuseppe – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – Consigliere –

Dott. GUIZZI Stefano Giaime – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18473/2019 proposto da:

F.F., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GIOVANNI

BETTOLO, 6, presso lo studio dell’avvocato FABRIZIO CASTELLANO, che

lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

P.A., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PO 72, presso

lo studio dell’avvocato GIUSEPPE STANCO, che lo rappresenta e

difende;

– controricorrente –

cntro

P.R., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PO 72, presso

lo studio dell’avvocato GIUSEPPE STANCO, che lo rappresenta e

difende;

– controricorrente

e contro

GENERALI ITALIA SPA, già INA Assitalia Spa, conferitaria del ramo di

azienda assicurativo Direzione per Italia di Assicurazioni Generali

Spa, quale incorporante di Alleanza Toro Spa;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 7774/2018 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 06/12/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

6/05/2021 dal Consigliere Dott. ANTONIETTA SCRIMA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Il Tribunale di Tivoli – Sezione distaccata di Castelnuovo di Porto, con sentenza n. 226/2012 – pronunciando sul ricorso proposto da F.F. nei confronti di P.R. e A. nonché della Toro assicurazioni S.p.a. e volto alla condanna dei resistenti (tutti costituiti) al risarcimento dei danni riportati dal F. nel sinistro stradale avvenuto il (OMISSIS) tra il motoveicolo Yamaha S FY, di proprietà e condotto dal F., e la Fiat Uno tg. (OMISSIS), di proprietà di P.R., condotta da P.A. ed assicurata dalla predetta società – reputò che entrambi i conducenti fossero da ritenere responsabili dell’occorso ma che non fosse possibile determinare la rispettiva quota di incidenza della colpa e che, pertanto, occorresse far ricorso alla presunzione di pari responsabilità prevista dall’art. 2054 c.c., comma 2; dichiarò, quindi, che il sinistro si era verificato per colpa e fatti concorrenti, in misura paritaria, dei conducenti dei veicoli coinvolti, per l’effetto condannò, in solido tra loro, P.A. e R. e la Toro Assicurazioni S.p.a., a pagare, a titolo di risarcimento danni, la somma di Euro 101.452,82, oltre interessi come precisato nel dispositivo di quella sentenza, in favore del F.; rigettò le domande proposte dai P. nei confronti della Toro Assicurazioni S.p.a.; condannò in solido i resistenti alle spese di lite in favore del ricorrente e pose a carico dei resistenti, in solido tra loro, anche le spese di c.t.u..

Avverso tale decisione F.F. propose appello, cui resistettero gli appellati.

La Corte di appello di Roma, con sentenza n. 7774/2018, pubblicata il 6 dicembre 2018, rigettò l’appello e, per l’effetto, confermò la sentenza impugnata e condannò l’appellante alle spese di quel grado.

Avverso la sentenza della Corte di merito F.F. ha proposto ricorso per cassazione, basato su quattro motivi e illustrato da memoria.

Hanno resistito, con distinti controricorsi, Generali Italia S.p.a., già INA Assitalia S.p.a., conferitaria del ramo di azienda assicurativo Direzione per l’Italia di Assicurazioni Generali S.p.a., quale incorporante l’Alleanza Toro S.p.a., nonché P.A. e P.R.. Questi ultimi due hanno depositato anche memorie.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo, lamentando “violazione e/o falsa applicazione degli artt. 1227,2043 e 2054 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”, il ricorrente sostiene che la Corte di merito, dopo aver valutato la condotta delle parti “negli aspetti incidenti sulla produzione degli eventi”, erroneamente ha ritenuto doversi applicare l’art. 2054 c.c., comma 2.

In particolare, ad avviso del ricorrente, la Corte di merito avrebbe fatto malgoverno delle categorie giuridiche che presiedono all’applicazione della citata norma, in quanto, da una parte, il F. non avrebbe dovuto essere onerato di fornire la prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno e, dall’altro, la condotta di guida del ricorrente non escluderebbe, contrariamente a quanto ritenuto dalla Corte territoriale, che il sinistro abbia avuto causa unicamente nel fatto del resistente, in mancanza di una verifica controfattuale idonea a confermare tale valutazione. Ed invero, la Corte di merito, rilevata la gravità dell’infrazione compiuta dal P., avrebbe negato che il comportamento di questi fosse stata causa assorbente del danno, sul presupposto che il motociclo condotto dal F. stesse viaggiando ad una velocità sostenuta; anche a fronte dei rilievi dell’appellante in merito all’incidenza esclusiva della condotta del P. nella causazione del sinistro in parola, la Corte di merito, ritenendo in astratto di poter superare la presunzione di corresponsabilità mediante la prova della riferibilità dell’incidente unicamente al conducente antagonista, avrebbe dovuto verificare, con un giudizio controfattuale, se e in quali termini una graduazione della velocità del motociclo avrebbe impedito l’evento, onde far corretta applicazione dell’art. 2054 c.c., comma 2.

Inoltre, osserva il ricorrente che la necessità della prova liberatoria sostenuta dalla Corte di merito concernerebbe la fattispecie di cui dell’art. 2054 c.c., comma 1 e non quella del comma 2 della medesimo articolo, relativa allo scontro tra i veicoli; in quest’ultimo caso, infatti, la presunzione di legge si riferirebbe alla misura del concorso alla produzione del danno da parte dei partecipanti allo scontro e non richiederebbe la particolare prova liberatoria prevista dal comma 1; sarebbe, quindi, sufficiente che il danneggiato dimostri che il danno ricade interamente nella sfera di responsabilità del danneggiante, ovvero che il fatto dannoso non si sarebbe prodotto ove questi avesse tenuto una condotta improntata al rispetto delle norme che regolano la circolazione stradale.

2. Con il secondo motivo, deducendo “Violazione e/o falsa applicazione dell’art. 2054 c.c., comma 2, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3 “, il ricorrente, in via subordinata, deduce la violazione dell’art. 2054 c.c., comma 2, sul rilievo che la relativa presunzione avrebbe natura sussidiaria e che la Corte di merito, nella specie, avrebbe confermato la pronuncia del Tribunale, che aveva applicato la regola del concorso in mancanza di prova liberatoria, mentre la presunzione di cui dell’art. 2054 c.c., comma 2, opererebbe solo quando è impossibile determinare la concreta misura delle rispettive responsabilità. Lamenta che il mancato superamento della prova liberatoria non consentirebbe, di per sé, di azionare la presunzione di pari responsabilità, a meno che il giudice non si trovi nell’impossibilità oggettiva di definire la misura del reciproco apporto causale dei conducenti nella produzione del danno, laddove di tale ultima evenienza non vi sarebbe traccia nella sentenza impugnata, che, anzi, collegherebbe la presunzione evocata alle carenze allegatorie del ricorrente relativamente alla prova liberatoria. La completezza dell’istruzione probatoria sarebbe da solo idonea ad escludere il ricorso al meccanismo di cui dell’art. 2054 c.c., comma 2. Avendo la Corte di merito ricostruito la dinamica del sinistro sulla base degli esiti della c.t.u. e delle prove testimoniali ed avendola sintetizzata nel corpo della sentenza, con l’indicazione specifica degli addebiti elevati a carico dei conducenti, essa avrebbe dovuto avere una precisa contezza anche del segmento di responsabilità ascrivibile a ciascuno di essi. Pertanto, il quadro probatorio, per come interpretato dalla Corte di merito, avrebbe consentito di accertare, se del caso, in quale misura la condotta dei due conducenti avesse cagionato l’evento dannoso, sicché sarebbe stato precluso il ricorso alla presunzione di pari responsabilità e quella Corte avrebbe dovuto rimodulare gli equilibri di responsabilità accertati dal Tribunale.

3. Con il terzo motivo il F. denuncia “Nullità della sentenza per omessa pronuncia ex art. 112 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, avuto riguardo al primo motivo dedotto dal ricorrente nell’atto di appello”, sostenendo che la Corte di merito, in relazione all’errore materiale commesso dal primo giudice e denunciato dall’appellante, si sarebbe limitata solo ad affermare che il Tribunale avrebbe correttamente applicato le tabelle milanesi sul danno biologico, così incorrendo nella dedotta omissione.

4. Con il quarto motivo, lamentando “Omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti (rappresentato dalle risultanze della ctu), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 e violazione e/o falsa applicazione degli artt. 1223,1226,2043,2056 e 2059 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”, il ricorrente sostiene che la Corte di merito, nella liquidazione del risarcimento, limitandosi a ratificare sul punto l’operato del Tribunale, avrebbe totalmente pretermesso i riscontri peritali relativi alla cosiddetta lesione da cenestesi lavorativa e alla incidenza dell’invalidità sulla psiche del F., al contempo violando il principio desumibile dal combinato disposto degli articoli indicati nella rubrica del mezzo all’esame, per il quale tutti i danni occorsi al danneggiato devono essere integralmente risarciti.

5. I motivi proposti che, essendo strettamente connessi, possono essere esaminati congiuntamente, vanno accolti per quanto di ragione in relazione alla denunciata violazione dell’art. 2054 c.c., mentre resta assorbito l’esame di ogni altra questione pure proposta con gli stessi.

5.1. Secondo il consolidato orientamento della giurisprudenza di legittimità, in tema di scontro tra veicoli, la presunzione di eguale concorso di colpa stabilita dall’art. 2054 c.c., comma 2, ha funzione sussidiaria, operando soltanto nel caso in cui le risultanze probatorie non consentano di accertare in modo concreto in quale misura la condotta dei due conducenti abbia cagionato l’evento dannoso e di attribuire le effettive responsabilità del sinistro (Cass., ord., 4/04/2019, n. 9353; Cass., ord., 16/09/2013, n. 21130; Cass., 12/6/2012, n. 9258; Cass., 5/12/2011, n. 26004; Cass., 19/5/2006, n. 11762; Cass., 9/3/2004, n. 4755); ove il giudice abbia accertato la colpa di uno dei conducenti, non può, per ciò solo, ritenere superata la presunzione posta a carico anche dell’altro dall’art. 2054 c.c., comma 1, ma è tenuto ad verificare in concreto se quest’ultimo abbia o meno tenuto una condotta di guida corretta (Cass. 4/11/2014, n. 23431), potendo l’eventuale inosservanza, da parte di questi, delle norme sulla circolazione stradale e dei normali precetti di prudenza comportare l’affermazione di una colpa concorrente (Cass., ord., 16/09/2013, n. 21130; Cass. 12/06/2012, n. 9528 già cit.).

Inoltre, questa Corte ha pure precisato che la prova liberatoria di cui all’art. 2054 c.c., comma 1, non è richiesta in caso di scontro di veicoli nel qual caso ciascun conducente non deve provare di aver fatto tutto il possibile per evitare il danno bensì la colpa o il concorso di colpa dell’altro (Cass. 20/07/2004, n. 13445; Cass., 5/12/2011, n. 26004) e, comunque, la norma non può trovare applicazione quando vi sia stato un accertamento in concreto delle rispettive responsabilità per il quale risulti che l’incidente si è verificato per esclusiva colpa di uno dei conducenti e, per contro, che nessuna colpa è ravvisabile nel comportamento dell’altro (Cass. 19/12/2008, n. 29883). Peraltro, in tema di scontro tra veicoli, l’accertamento in concreto della colpa di uno dei conducenti, di norma (e salvo ipotesi particolari: v. Cass. 3/08/2005, n. 16244), non comporta di per sé il superamento della presunzione di colpa concorrente dell’altro, all’uopo occorrendo che quest’ultimo fornisca la prova liberatoria, con la dimostrazione di essersi uniformato alle norme sulla circolazione e a quelle di comune prudenza (Cass. 10/08/2004, n. 15434). Tuttavia, una volta che, valutando le condotte di guida di entrambi i conducenti coinvolti nello scontro, sia stato possibile ricostruire la dinamica del sinistro ed accertare la misura delle rispettive responsabilità, non vi è più spazio per la presunzione di concorso di colpa dell’art. 2054 c.c., comma 2, che ha carattere sussidiario (v., tra le tante, Cass. 9/3/2004, n. 4755; Cass. 24/01/2006, n. 1317) ed è logicamente e giuridicamente incompatibile con una qualsiasi concreta ricostruzione delle modalità del sinistro – da parte del giudice – e con l’attribuzione, a ciascuno dei conducenti, di uno specifico contributo causale (cfr. Cass. n. 456/05).

Anche di recente, con l’ordinanza n. 7061 del 12/03/2020 questa Corte ha ribadito che la presunzione di pari responsabilità sancita dall’art. 2054 c.c., comma 2, ha carattere sussidiario ed opera non solo quando non sia possibile stabilire il grado di colpa dei due conducenti, ma anche qualora non siano accertabili le cause e le modalità del sinistro.

La Corte di appello nel caso all’esame non si è attenuta ai principi di diritto ed agli orientamenti giurisprudenziali sopra richiamati.

Infatti, pur accertando in concreto le modalità del sinistro e pur ravvisando la gravità dell’infrazione compiuta dal conducente dell’autovettura, che il motoveicolo aveva tenuto una velocità sostenuta e non adeguata alle circostanze di tempo e di luogo nonché l’inadeguatezza delle manovre di emergenza poste in essere dal conducente del ciclomotore (come pure evidenziato dal ricorrente, v. p. 12-13 del ricorso), quella Corte ha applicato la presunzione di pari corresponsabilità di cui all’art. 2054 c.c., comma 2.

6. Il ricorso deve essere, pertanto, accolto per quanto di ragione e nei termini e limiti sopra precisati. La sentenza impugnata va cassata in relazione alle censure accolte, assorbiti ogni altra questione e diverso profilo, e la causa va rinviata, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla Corte di appello di Roma, in diversa composizione.

7. Stante l’accoglimento del ricorso, va dato atto della insussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello eventualmente dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

P.Q.M.

La Corte accoglie per quanto di ragione il ricorso, nei sensi di cui in motivazione. Cassa in relazione alle censure accolte la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per le spese del presente giudizio di legittimità, alla Corte di appello di Roma, in diversa composizione.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 6 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 novembre 2021

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