Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36640 del 25/11/2021

Cassazione civile sez. III, 25/11/2021, (ud. 26/04/2021, dep. 25/11/2021), n.36640

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VIVALDI Roberta – Presidente –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. VALLE Cristiano – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – rel. Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al numero 13106 del ruolo generale dell’anno

2018 proposto da:

RELEASE S.p.A., (C.F.: (OMISSIS)), in persona del rappresentante per

procura B.G.L., rappresentato e difeso, giusta procura

allegata al ricorso, dagli avvocati Stefano Dalpiaz, (C.F.:

DLPSFN61L23C794B), Ruggero Camerini, (C.F.: CMRRGR66M26E625I) e

Susanna Lollini, (C.F.: LLLSNN57R66E463P);

– ricorrente –

nei confronti di:

R.F., (C.F.: (OMISSIS)), avvocato costituito personalmente e

altresì rappresentato e difeso, giusta procura in calce al

controricorso, dall’avvocato Alfonso Trapuzzano, (C.F.:

TRPLNS76T28F839H);

– controricorrente –

per la cassazione della sentenza della Corte di Appello di Firenze n.

2316/2017, pubblicata in data 20 ottobre 2017;

udita la relazione sulla causa svolta alla Camera di consiglio del 26

aprile 2021 dal Consigliere Dott. Augusto Tatangelo.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Mercantile Leasing S.p.A. (alla quale, in corso di causa, è subentrata Release S.p.A., quale titolare delle posizioni giuridiche soggettive controverse) ha ottenuto decreto ingiuntivo per il complessivo importo di Euro 1.627.622,46, nei confronti di R.F., a seguito della risoluzione per inadempimento di quest’ultimo di un contratto di leasing avente ad oggetto un’imbarcazione.

Il Tribunale di Firenze ha rigettato l’opposizione del R. ma ha, comunque, revocato il decreto ingiuntivo e condannato il debitore al pagamento della minor somma di Euro 867.662,46, oltre accessori.

La Corte di Appello di Firenze, in riforma della decisione di primo grado, ha invece accolto l’opposizione, revocando integralmente il decreto ingiuntivo opposto.

Ricorre Release S.p.A., sulla base di otto motivi.

Resiste con controricorso il R..

E’ stata disposta la trattazione in Camera di consiglio, in applicazione degli artt. 375 e 380 bis.1 c.p.c..

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. E’ pregiudiziale ed assorbente la verifica di ammissibilità del ricorso per cassazione proposto dalla Release S.p.A..

Va infatti ribadito che, in caso di proposizione del ricorso (e/o del controricorso) a mezzo di procuratore (generale o speciale), ai sensi dell’art. 77 c.p.c., la produzione del relativo documento che contenga la procura è indispensabile per la verifica del corretto conferimento dei poteri, sostanziali e processuali, al procuratore, a norma dell’art. 77 c.p.c. e, in mancanza, il ricorso (o il controricorso) è inammissibile; il vizio è sempre rilevabile di ufficio (diversamente da quanto avviene in caso di costituzione del legale rappresentante dell’ente o del soggetto al quale il potere di rappresentanza deriva direttamente dall’atto costitutivo o dallo Statuto) e non basta che colui che si qualifica come rappresentante dell’ente in forza di una procura notarile ne indichi gli estremi, in quanto, se l’atto non è stato prodotto, resta ferma l’impossibilità di verificare il potere rappresentativo del soggetto (giurisprudenza costante di questa Corte; cfr. Cass., Sez. 6 – 3, Ordinanza n. 11898 del 07/05/2019, Rv. 653802 – 01; Sez. 2, Sentenza n. 4924 del 27/02/2017, Rv. 643163 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 21803 del 28/10/2016, Rv. 642963 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 16274 del 31/07/2015, Rv. 636620 – 01; Sez. L, Sentenza n. 23786 del 21/10/2013, Rv. 628512 – 01; Sez. 1, Sentenza n. 1345 del 21/01/2013, Rv. 624765 – 01; Sez. 6 – 2, Ordinanza n. 9091 del 05/06/2012, Rv. 622651 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 13207 del 26/07/2012, non massimata; Sez. 1, Sentenza n. 22009 del 19/10/2007, Rv. 599237 – 01; Sez. 1, Sentenza n. 10122 del 02/05/2007, Rv. 597012 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 11285 del 27/05/2005, Rv. 582413 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 11188 del 26/05/2005, Rv. 582325 – 01).

Nella specie, la ricorrente Release S.p.A. risulta costituita nel presente giudizio in persona del funzionario (Responsabile Contenzioso) B.G.L., che si qualifica delegato (quindi procuratore, cioè rappresentante volontario) della stessa in virtù di atto del notaio A.S. in data 16 settembre 2016 (rep. (OMISSIS)); in tale qualità il B. ha sottoscritto il mandato difensivo agli avvocati Dalpiaz e Camerini.

L’indicato atto notarile non è stato però prodotto in giudizio.

Il ricorso è pertanto inammissibile.

2. L’inammissibilità del ricorso, per le ragioni appena esposte, ha carattere assorbente.

A soli fini di completezza espositiva è opportuno, comunque, sinteticamente illustrare le ragioni per cui l’impugnazione non avrebbe potuto in nessun caso trovare accoglimento nel merito.

2.1 Con il primo motivo del ricorso si denunzia “Violazione o falsa applicazione di norme di diritto (art. 2697 c.c., artt. 356,191 e 61 c.p.c.) riferita alla decisione della Corte territoriale di ammettere la CTU estimativa ed in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”.

La censura (con la quale si sostiene che non avrebbe potuto essere disposta una consulenza tecnica di ufficio nel giudizio di secondo grado, in mancanza di una specifica richiesta contenuta nell’atto di appello ed in presenza di adeguata istruttoria svolta in primo grado) è infondata in diritto, in quanto la consulenza tecnica di ufficio è un mezzo istruttorio che può essere disposto di ufficio e non è sindacabile la valutazione del giudice di merito sulla sua necessità.

Le altre questioni poste con il motivo di ricorso in esame riguardano poi accertamenti di fatto e valutazione delle prove. 2.2 Con il secondo motivo si denunzia “Nullità della sentenza e del procedimento in relazione all’art. 2697 c.c. e artt. 356,191,61 e art. 183 c.p.c., comma 8 ed all’art. 360 c.p.c., n. 4”. Anche questa censura (con la quale si deduce che la consulenza tecnica potrebbe essere disposta di ufficio solo con l’ordinanza di cui all’art. 183 c.p.c., comma 7 e non in sede di appello) è infondata in diritto, in quanto, ai sensi degli artt. 61 e 191 c.p.c., la consulenza tecnica di ufficio può essere disposta anche con ordinanza successiva a quella di cui all’art. 83 c.p.c. e, in proposito, non opera il divieto di cui all’art. 345 c.p.c. (cfr. Cass., Sez. 1, Ordinanza n. 15945 del 27/06/2017, Rv. 644977 – 01; Sez. 3, Sentenza n. 13343 del 06/10/2000, Rv. 540862 – 01).

Sono poi inammissibili le ulteriori censure in ordine alla paventata lesione del diritto di difesa in conseguenza dell’ammissione di ufficio della consulenza nel giudizio di secondo grado, in quanto la ricorrente non deduce neanche se e in che termini aveva eventualmente chiesto l’ammissione di altri mezzi di prova per contrastare le risultanze di tale consulenza.

2.3 Con il terzo ed il quarto motivo si denunzia “Omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5”.

Con il quinto motivo si denunzia “Violazione o falsa applicazione di norme di diritto (art. 1375 c.c.) riferita alla decisione della Corte territoriale di ritenere Release colpevole di violazione della buona fede contrattuale ed in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”.

Tutte le censure di cui ai motivi di ricorso in esame sono inammissibili, in quanto esse si risolvono, sostanzialmente, nella contestazione della valutazione delle prove operata dai giudici del merito.

2.4 Con il sesto motivo si denunzia “Violazione o falsa applicazione di norme di diritto (art. 112 c.c.) riferita alla decisione della Corte territoriale di ignorare la richiesta dell’appellante R. di risoluzione o riduzione della penale convenzionale in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”.

Secondo la società ricorrente, la corte di appello avrebbe erroneamente ritenuto che il R. avesse formulato in appello una eccezione di compensazione (tra la penale convenzionale e il valore che avrebbe potuto essere ricavato dalla vendita della barca).

La censura è in primo luogo inammissibile, in quanto, in violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, essa non è sostenuta da uno specifico richiamo del contenuto dell’appello del R., che consenta di ritenere che la corte territoriale abbia male interpretato le sue difese.

Deve aggiungersi che, dal contenuto degli atti difensivi richiamati nel ricorso, sembrerebbe che la (atecnica) “compensazione” tra la penale pretesa ed il valore del bene restituito fosse stata espressamente richiesta dal R. già con l’atto di opposizione a decreto ingiuntivo (cfr. pag. 7/8 del ricorso).

In ogni caso, la corte di appello non ha preso in esame una insussistente eccezione di compensazione in senso tecnico, ma ha accolto le doglianze del R. in ordine al valore dell’imbarcazione ed alla condotta scorretta della società di leasing, che l’aveva alienata per un importo non congruo, ritenendo quindi che – come in sostanza richiesto dall’appellante – l’importo da scomputare rispetto alle somme pretese dalla concedente non fosse quello ricavato dalla vendita del bene in concreto effettuata, ma quello superiore “ricavabile” dalla sua vendita se fosse stata effettuata in modo corretto, importo che, essendo superiore a quanto richiesto dalla società, comportava l’assorbimento di ogni altra questione sull’eventuale riduzione della penale e sul calcolo delle somme dovute a seguito della risoluzione del contratto di leasing.

2.5 Con il settimo motivo si denunzia “Omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, consistente nella dedotta eccessività della penale convenzionale (art. 1384 c.c., in collegamento all’art. 15 del contratto di leasing) che è stato oggetto di discussione tra le parti, in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 5”.

Con l’ottavo motivo si denunzia “Violazione o falsa applicazione di norme di diritto (art. c.c.) riferita alla decisione della Corte territoriale di respingere l’appello incidentale di Release in relazione all’art. 360 c.p.c., n. 3”.

Le censure avanzate con i motivi di ricorso in esame non colgono adeguatamente la effettiva ratio decidendi della pronuncia impugnata sul punto in contestazione.

La società ricorrente, in sede monitoria, aveva chiesto semplicemente l’importo dei tre quinti dei canoni contrattuali a scadere. Di conseguenza, i giudici del merito hanno correttamente ritenuto domanda nuova la sua successiva richiesta di ottenere invece come indennizzo la differenza tra il totale dei canoni insoluti e il prezzo ricavato dalla vendita del bene.

3. Il ricorso è dichiarato inammissibile.

Per le spese del giudizio di cassazione si provvede, sulla base del principio della soccombenza, come in dispositivo.

Deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali (rigetto, ovvero dichiarazione di inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione) di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17.

P.Q.M.

La Corte:

– dichiara inammissibile il ricorso;

condanna la società ricorrente a pagare le spese del giudizio di legittimità in favore del controricorrente, liquidandole in complessivi Euro 8.200,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, nonché spese generali ed accessori di legge.

Si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali (rigetto, ovvero dichiarazione di inammissibilità o improcedibilità dell’impugnazione) di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso (se dovuto e nei limiti in cui lo stesso sia dovuto), a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte di Cassazione, il 26 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 novembre 2021

 

 

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