Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36634 del 25/11/2021

Cassazione civile sez. III, 25/11/2021, (ud. 11/03/2021, dep. 25/11/2021), n.36634

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele Gaetano Antonio – Presidente –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – rel. Consigliere –

Dott. SCRIMA Antonietta – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – Consigliere –

Dott. MOSCARINI Anna – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14858/2019 proposto da:

M.F., M.G., elettivamente domiciliati in ROMA,

PIAZZA DEL FANTE 10, presso lo studio dell’avvocato FILIPPO DE

JORIO, che li rappresenta e difende unitamente agli avvocati ROBERTO

CARFAGNO, GIOVANNI FRANCESCO PISONI;

– ricorrenti –

e contro

C.L., ASSICURATRICE MILANESE SPA;

– intimati –

nonché da:

C.L., C.L.;

– ricorrenti incidentali –

e contro

M.G., ASSICURATRICE MILANESE SPA, M.F.;

– intimati –

avverso la sentenza n. 302/2019 della CORTE D’APPELLO di GENOVA,

depositata il 28/2/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio

dell’11/3/2021 dal Consigliere Dott. LUIGI ALESSANDRO SCARANO.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 28/2/2019 la Corte d’Appello di Genova, in parziale accoglimento del gravame interposto dai sigg. M.G. e F. e in conseguente parziale riforma della pronunzia Trib. Imperia 18/9/2014, ha rideterminato in diminuzione la somma liquidata dal giudice di prime cure in favore del primo a titolo di risarcimento dei danni patrimoniali e non patrimoniali subiti in conseguenza dell’inadempimento da parte del sig. C.L. del mandato professionale di avvocato nella causa pendente avanti al Tribunale di Palermo, avente ad oggetto il conseguimento del risarcimento dei danni subiti dai suindicati M. in conseguenza del decesso della congiunta sig. D.C.F. (rispettivamente moglie e madre) all’esito di sinistro stradale.

Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito i M. propongono ora ricorso per cassazione, affidato a 2 motivi, illustrati da memoria.

Resistono con separati controricorsi la società Assicuratrice Milanese s.p.a. e il C., che spiega altresì ricorso incidentale sulla base di 3 motivi.

Gli altri intimati non hanno svolto attività difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il 1 motivo i ricorrenti in via principale denunziano “violazione e comunque falsa applicazione” degli artt. 2043,2059 c.c., artt. 2,29 e 30 Cost., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Si dolgono che la corte di merito abbia contraddittoriamente negato il risarcimento del danno catastrofale per mancata produzione della cartella clinica da parte del difensore avv. C., il che “diventa un’aggravante della sua responsabilità, poiché il documento esiste, e al momento della proposizione della causa civile non poteva che essere nelle mani dell’avv. C..

Con il 2 motivo denunziano “omesso esame” di fatto decisivo per il giudizio, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Si dolgono che la corte di merito non abbia valutato la prodotta cartella clinica.

Il ricorso è sotto plurimi profili inammissibile.

Va anzitutto osservato che esso è formulato in violazione del requisito della sommaria esposizione dei fatti a pena di inammissibilità prescritto all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 3.

Trattasi di specifico requisito di contenuto-forma del ricorso, in base al quale l’esposizione deve garantire una chiara e completa cognizione del fatto sostanziale che ha originato la controversia e del fatto processuale, senza la necessità di ricorrere ad altre fonti o atti, compresa la stessa sentenza impugnata (v. Cass., Sez. Un., n. 11653 del 2006), volta a consentire la conoscenza chiara e completa dei fatti – sostanziali e o processuali- di causa che permetta di bene intendere il significato e la portata delle censure rivolte al provvedimento impugnato (v. Cass., Sez. Un., n. 2602 del 2003).

A tale stregua è pertanto necessario che il ricorso per cassazione contenga, sia pure in modo non analitico o particolareggiato, l’indicazione sommaria delle reciproche pretese delle parti, con i presupposti di fatto e le ragioni di diritto che le hanno giustificate, delle eccezioni, delle difese e delle deduzioni di ciascuna parte in relazione alla posizione avversaria, dello svolgersi della vicenda processuale nelle sue articolazioni, e, dunque, delle argomentazioni essenziali, in fatto e in diritto, su cui si è fondata la sentenza di primo grado, delle difese svolte dalle parti in appello, ed in fine del tenore della sentenza impugnata.

Orbene, nella specie i ricorrenti si limitano invero a riferire la vicenda penale costituente l’antefatto della causa patrocinata dall’odierno controricorrente nella sua qualità di avvocato, in termini invero non esaustivi fino a tre quarti della pagina 6 del ricorso, omettendo quindi di fornire una chiara indicazione del tenore della domanda rivolta al giudice di 1 grado, non risultando invero nemmeno indicata l’epoca di proposizione della domanda giudiziale; quali siano state le difese svolte dal convenuto; come si è sviluppato il processo; le ragioni della decisione; i motivi di appello e chi lo propose; le difese svolte dalla parte appellata.

Va per altro verso posto in rilievo, con particolare riferimento al 1 motivo, che non risulta invero censurata la ratio decidendi dell’impugnata sentenza relativa alla tardività della produzione della cartella clinica che avrebbe dovuto evidenziare l’esistenza fra l’evento e il decesso di uno stato della de cuius di coscienza dell’approssimarsi dell’esito finale, avvenuta soltanto in grado appello, in violazione dell’art. 345 c.p.c., la doglianza sostanziandosi nella censura mossa alla pretesa affermazione che la mancanza di produzione della cartella nel giudizio in cui il patrocinio venne prestato non avrebbe integrato inadempimento al rapporto di prestazione d’opera, dall’impugnata sentenza invero non recata.

A tale stregua la censura dei ricorrenti non si correla invero alla motivazione dell’impugnata sentenza, al pari di quella integrante il 2 motivo con il quale viene denunziata l’omesso esame della cartella senza invero in alcun modo argomentare in ordine all’art. 345 c.p.c..

Tali motivi risultano pertanto inidonei allo scopo (cfr. Cass., Sez. Un., n. 7074 del 2017).

All’inammissibilità del ricorso principale consegue l’insufficienza del ricorso incidentale tardivo, a norma dell’art. 334 c.p.c., comma 2;

Le spese, liquidate come in dispositivo in favore di ciascuno dei controricorrenti società Assicuratrice Milanese s.p.a. e C., seguono la soccombenza, che è riferibile ai ricorrenti principali.

Non è viceversa a farsi luogo a pronunzia in ordine alle spese del giudizio di cassazione in favore degli altri intimati, non avendo i medesimi svolto attività difensiva.

PQM

La Corte dichiara il ricorso principale inammissibile ed inefficacie l’incidentale. Condanna i ricorrenti principali al pagamento, in solido, delle spese del giudizio di revocazione, che liquida in complessivi Euro 4.200,00, di cui Euro 4.000,00 per onorari, oltre a spese generali ed accessori come per legge, in favore di ciascuno dei controricorrenti società Assicuratrice Milanese s.p.a. e C..

Di sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti principali dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello eventualmente dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 11 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 novembre 2021

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