Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36631 del 25/11/2021

Cassazione civile sez. III, 25/11/2021, (ud. 02/03/2021, dep. 25/11/2021), n.36631

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele Gaetano Antonio – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – rel. Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. FIECCONI Francesca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14621/2019 proposto da:

JACOBUS SRL, elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE ALESSANDRINO,

304/B (TEL 348.2286469 FAX 0575.351547), presso lo studio

dell’avvocato LUIGI MARIA SANGUINETI, che la rappresenta e difende

unitamente all’avvocato CLAUDIO PELLEGRINI;

– ricorrente –

contro

FRUSCIO SRL;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1877/2018 della CORTE D’APPELLO di BRESCIA,

depositata il 6/12/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

2/3/2021 dal Consigliere Dott. LUIGI ALESSANDRO SCARANO.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 6/12/2018 per quanto ancora d’interesse – la Corte d’Appello di Brescia, in accoglimento del gravame interposto dalla società Fruscio s.r.l. e in conseguente parziale riforma della pronunzia Trib. Brescia n. 2558 del 2014, ha parzialmente accolto la domanda dalla medesima in via riconvenzionale proposta nei confronti della società Jacobus s.r.l. di pagamento della penale contrattualmente prevista all’esito dell’anticipato recesso di quest’ultima dal contratto di franchising tra di esse intercorso.

Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito la società Jacobus s.r.l. propone ora ricorso per cassazione, affidato a 3 motivi.

L’intimata non ha svolto attività difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il 1 motivo la ricorrente denunzia violazione degli artt. 112,161 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4.

Con il 2 motivo denunzia “violazione e falsa applicazione” degli artt. 161,345 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4.

Si duole abbia pronunziato extra petita, su domanda da controparte non proposta e semmai dedotta tardivamente solo “nelle conclusioni rassegnate… in modo labile ed improbabile”, sicché “la penale di recesso è chiaramente una domanda nuova”.

Con il 3 motivo denunzia “violazione e falsa applicazione” dell’art. 116 c.p.c., artt. 1322,1362,1373,1382,1383 c.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Si duole che la corte di merito non abbia considerato che “al momento non era intervenuto nessun recesso anticipato e quindi era inoperante la clausola penale di risoluzione anticipata”.

I motivi, che possono congiuntamente esaminarsi in quanto connessi, sono inammissibili.

Va anzitutto posto in rilievo che in violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, la ricorrente non riporta debitamente nel ricorso i richiamati atti e documenti del giudizio di merito (in particolare, l’atto di citazione “avanti il tribunale di Brescia”, il “contratto di affiliazione c.d. Franchising sottoscritto in data 2 settembre 2008”, la comparsa di costituzione e risposta della società Fruscio s.r.l., la sentenza del giudice di prime cure, l’atto di appello, la “clausola penale di risoluzione anticipata”), limitandosi a meramente richiamarli, senza invero debitamente – per la parte d’interesse in questa sede – riprodurli nel ricorso, ovvero laddove in tutto o in parte riprodotti senza fornire puntuali indicazioni necessarie ai fini della relativa individuazione con riferimento alla sequenza dello svolgimento del processo inerente alla documentazione, come pervenuta presso la Corte Suprema di Cassazione, al fine di renderne possibile l’esame (v. Cass., 16/3/2012, n. 4220), con precisazione (anche) dell’esatta collocazione nel fascicolo d’ufficio o in quello di parte, e se essi siano stati rispettivamente acquisiti o prodotti (anche) in sede di giudizio di legittimità (v. Cass., 23/3/2010, n. 6937; Cass., 12/6/2008, n. 15808; Cass., 25/5/2007, n. 12239, e, da ultimo, Cass., 6/11/2012, n. 19157), la mancanza anche di una sola di tali indicazioni rendendo il ricorso inammissibile (cfr. Cass., Sez. Un., 27/12/2019, n. 34469; Cass., Sez. Un., 19/4/2016, n. 7701).

Non sono infatti sufficienti affermazioni – come nel caso – apodittiche, non seguite da alcuna dimostrazione.

A tale stregua, l’accertamento in fatto e la decisione dalla corte di merito adottata e nell’impugnata decisione rimangono invero dall’odierno ricorrente non idoneamente censurati.

E’ al riguardo appena il caso di osservare che i requisiti di formazione del ricorso per cassazione ex art. 366 c.p.c., vanno indefettibilmente osservati, a pena di inammissibilità del medesimo, anche in ipotesi di non contestazione ad opera della controparte (quando cioè si reputi che una data circostanza debba ritenersi sottratta al thema decidendum in quanto non contestata: cfr. Cass., 6/7/2015, n. 13827; Cass., 18/3/2015, n. 5424; Cass., 12/11/2014, n. 24135; Cass., 18/10/2014, n. 21519; Cass., 30/9/2014, n. 20594; Cass., 19/6/2014, n. 13984; Cass., 20/1/2014, n. 987; Cass., 28/5/2013, n. 13190; Cass., 20/3/2013, n. 6990; Cass., 20/7/2012, n. 12664; Cass., 23/7/2009, n. 17253; Cass., 19/4/2006, n. 9076; Cass., 23/1/2006, n. 1221), ovvero allorquando la S.C. è (pure) “giudice del fatto” (v. Cass., 23/1/2006, n. 1221, e, conformemente, Cass., 13/3/2007, n. 5836; Cass., 17/1/2012, n. 539, Cass., 20/7/2012, n. 12664, nonché, più recentemente, Cass., 24/3/2016, n. 5934, Cass., 17/2/2017, n. 4288; Cass., 28/7/2017, n. 18855; e, da ultimo, Cass., 16/3/2021, n. 7278), giacché come questa Corte ha già avuto più volte modo di precisare (cfr., con particolare riferimento all’ipotesi dell’error in procedendo ex art. 112 c.p.c., cfr. Cass., Sez. Un., 14/5/2010, n. 11730; Cass., 17/1/2007, n. 8978; in ordine del giudizio di rinvio, Cass., 11/3/2021, n. 6832; Cass., 20/4/2020, n. 7958; Cass., 26/9/2017, n. 22333; relativamente al giudizio di revocazione ex art. 391 bis c.p.c., Cass., 28/7/2017, n. 1885), in tali ipotesi preliminare ad ogni altra questione si prospetta invero pur sempre l’ammissibilità del motivo in relazione ai termini in cui è stato esposto, con la conseguenza che solo quando questa sia stata accertata diviene possibile esaminarne la fondatezza, sicché esclusivamente nell’ambito di tale valutazione la Corte Suprema di Cassazione può e deve procedere direttamente all’esame ed all’interpretazione degli atti processuali. Essi rilevano infatti ai fini della giuridica esistenza e conseguente ammissibilità del ricorso, assumendo pregiudiziale e prodromica rilevanza ai fini del vaglio della relativa fondatezza nel merito, che in loro difetto rimane invero al giudice imprescindibilmente precluso (cfr. Cass., 6/7/2015, n. 13827; Cass., 18/3/2015, n. 5424; Cass., 12/11/2014, n. 24135; Cass., 18/10/2014, n. 21519; Cass., 30/9/2014, n. 20594; Cass., 5 19/6/2014, n. 13984; Cass., 20/1/2014, n. 987; Cass., 28/5/2013, n. 13190; Cass., 20/3/2013, n. 6990; Cass., 20/7/2012, n. 12664; Cass., 23/7/2009, n. 17253; Cass., 19/4/2006, n. 9076; Cass., 23/1/2006, n. 1221).

Orbene, in violazione del requisito ex art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, nella specie l’odierna ricorrente si limita invero a riportare nel ricorso il mero “petitum in primo grado della Fruscio s.r.l.” e il “petitum” di controparte in sede di gravame, omettendo di riportare altresì la parte argomentativa (causa petendi) di tali atti, a tale stregua le doglianze formulate nei primi 2 motivi di ricorso risultando pertanto dalla medesima inammissibilmente formulate in termini inidonei a fondare sia il dedotto assunto secondo cui “a ben vedere la Fruscio srl non ha proposto nessuna domanda riconvenzionale in senso stretto”, che quello – che la fondatezza del primo logicamente presuppone – in base al quale “anche se nelle conclusioni rassegnate sia in modo labile ed improbabile possa essere ravvisabile la richiesta di condanna della Jacobus a pagare alla Fruscio srl la penale di recesso è chiaramente una domanda nuova mai proposta in primo grado come emerge dalle conclusioni della comparsa di costituzione e risposta”.

Con particolare riferimento al 3 motivo, va per altro verso posto in rilievo come la ricorrente deduca in realtà doglianze (anche) di vizi di motivazione al di là dei limiti consentiti dalla vigente formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (v. Cass., Sez. Un., 7/4/2014, n. 8053), nel caso ratione temporis applicabile, sostanziantesi nel mero omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che sia stato oggetto di discussione tra le parti, dovendo riguardare un fatto inteso nella sua accezione storico-fenomenica, e non anche come nella specie la contraddittorietà o l’illogicità della motivazione ovvero l’omessa e a fortiori l’erronea valutazione di determinate emergenze probatorie (cfr. Cass., Sez. Un., 7/4/2014, n. 8053, e, conformemente, Cass., 29/9/2016, n. 19312).

Quanto a quest’ultimo profilo va ulteriormente osservato che la doglianza dell’odierna ricorrente formulata risulta invero disattendere il principio affermato da questa Corte in materia di ricorso per cassazione secondo cui per dedurre la violazione dell’art. 115 c.p.c., occorre denunciare che il giudice, in contraddizione espressa o implicita con la prescrizione della norma, abbia posto a fondamento della decisione prove non introdotte dalle parti, ma disposte di sua iniziativa fuori dei poteri officiosi riconosciutigli (salvo il dovere di considerare i fatti non contestati e la possibilità di ricorrere al notorio) mentre è inammissibile la diversa doglianza che, nel valutare le prove proposte dalle parti, abbia attribuito maggior forza di convincimento ad alcune piuttosto che ad altre, essendo tale attività valutativa consentita dall’art. 116 c.p.c. (v. Cass., Sez. Un., 30/9/2020, n. 20867; Cass., Sez. Un., 5/8/2016, n. 16598; Cass., 10/6/2016, n. 11892).

Emerge dunque evidente come l’odierna ricorrente inammissibilmente prospetti in realtà una rivalutazione del merito della vicenda comportante accertamenti di fatto invero preclusi a questa Corte di legittimità, nonché una rivalutazione delle emergenze probatorie, laddove solamente al giudice di merito spetta individuare le fonti del proprio convincimento e a tale fine valutare le prove, controllarne la attendibilità e la concludenza, scegliere tra le risultanze istruttorie quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione, dare prevalenza all’uno o all’altro mezzo di prova, non potendo in sede di legittimità riesaminare il merito dell’intera vicenda processuale, atteso il fermo principio di questa Corte secondo cui il giudizio di legittimità non è un giudizio di merito di terzo grado nel quale possano sottoporsi alla attenzione dei giudici della Corte Suprema di Cassazione elementi di fatto già considerati dai giudici del merito, al fine di pervenire ad un diverso apprezzamento dei medesimi.

Per tale via in realtà sollecita, cercando di superare i limiti istituzionali del giudizio di legittimità, un nuovo giudizio di merito, in contrasto con il fermo principio di questa Corte secondo cui il giudizio di legittimità non è un giudizio di merito di terzo grado nel quale possano sottoporsi all’attenzione dei giudici della Corte Suprema di Cassazione elementi di fatto già considerati dai giudici del merito, al fine di pervenire ad un diverso apprezzamento dei medesimi (cfr. Cass., 14/3/2006, n. 5443).

Non è a farsi luogo a pronunzia in ordine alle spese del giudizio di cassazione, non avendo l’intimata svolto attività difensiva.

P.Q.M.

La Corte dichiara il ricorso inammissibile.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, come modif. dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello eventualmente dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 2 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 novembre 2021

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