Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36629 del 25/11/2021

Cassazione civile sez. III, 25/11/2021, (ud. 02/03/2021, dep. 25/11/2021), n.36629

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele Gaetano Antonio – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – rel. Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. FIECCONI Francesca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 31907/2018 proposto da:

MILANOAGENDE SRL, elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA ADRIANA,

4, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO ANGELINI, che la

rappresenta e difende unitamente all’avvocato UMBERTO BUIANI;

– ricorrente –

contro

UNICREDIT CREDIT MANAGEMENT BANK SPA, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIALE AMERICA 93, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCA

CRIVELLARI, che la rappresenta e difende unitamente all’avvocato

ROBERTO BETTIN;

– controricorrente –

e contro

MILANOAGENDE SAS IN LIQUIDAZIONE;

– intimata –

avverso la sentenza n. 1451/2018 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 1/8/2018;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

2/3/2021 dal Consigliere Dott. LUIGI ALESSANDRO SCARANO.

 

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Con sentenza del 1/8/2018 la Corte d’Appello di Torino, quale giudice del rinvio disposto da Cass. n. 22913 del 2016, ha respinto il gravame interposto dalle società Milanoagende s.r.l. e Milanoagende s.a.s. in relazione alla pronunzia Trib. Mondovì 13/9/2010, di accoglimento della domanda nei loro confronti originariamente proposta dalla società Unicredit s.p.a. (quale incorporante la società Capitalia s.p.a., a sua volta mandataria della società Banca di Roma s.p.a. allora Unicredit Banca di Roma s.p.a.) di declaratoria di inefficacia nei suoi confronti ex art. 2901 c.c. dell’atto di compravendita a rogito notaio C.M. avente ad oggetto “vari immobili siti in (OMISSIS)”.

Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito la società Milanoagende s.r.l. s.p.a. propone ora ricorso per cassazione, affidato a 6 motivi, illustrati da memoria.

Resiste con controricorso la società DoBank s.p.a. – mandataria della società Unicredit Credit Management Bank s.p.a., che ha presentato anche memoria.

L’altra intimata non ha svolto attività difensiva.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

Con il 1 motivo la ricorrente denunzia “violazione e falsa applicazione” degli artt. 383,384,392 c.p.c., art. 25 Cost., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Si duole che nel disporre il rinvio all’esito della cassazione della sentenza App. Torino 30/7/2013 la S.C. abbia erroneamente disposto il rinvio ad altra Sezione della Corte di merito, anziché alla stessa sezione che aveva emesso l’impugnata sentenza, erroneamente ritenendo trattarsi altresì di “rinvio improprio o restitutorio per essersi concluso l’appello senza una pronuncia nel merito della controversia”.

Con il 2 e il 4 motivo denunzia “violazione e falsa applicazione” degli artt. 1306,2901,2909 c.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Si duole che la corte di merito non abbia accolto la sollevata eccezione di giudicato esterno per essere stata la legittimazione dell’odierna controricorrente esclusa in un “procedimento “gemello”” conclusosi con la pronunzia Cass. n. 943 del 2017.

Lamenta essersi dalla corte di merito erroneamente “ritenuto che fosse la convenuta di primo grado a dover dare la prova della mancanza di titolarità del credito”, e che “la titolarità del credito fosse stata ceduta all’attrice atteso che non sarebbe stato provato in causa che tale credito sarebbe stato in sofferenza (e dunque escluso dalla cessione dei crediti in blocco prevista)”, laddove era controparte “che aveva l’onere di provare la propria legittimazione attiva”.

Con il 3 motivo denunzia “omesso esame” di fatto decisivo della controversia, in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Si duole che la corte di merito abbia omesso di considerare che controparte “non ha prodotto alcuna prova certa che attesti la titolarità del credito in capo alla mandante Banca di Roma spa”.

Con il 5 e il 6 motivo denunzia “violazione e falsa applicazione” degli artt. 75,163,164 c.p.c., in riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

Si duole che la corte di merito non abbia considerato che “dalla lettura degli atti di primo grado si evince che controparte non ha mai indicato l’organo e la persona fisica attraverso il quale Capitalia ha agito”.

Lamenta che “Capitalia non aveva ricevuto dalla mandante il potere di esperire azione revocatoria”.

I motivi, che possono congiuntamente esaminarsi in quanto connessi, sono in parte inammissibili e in parte infondati.

Va anzitutto posto in rilievo, con particolare riferimento al 1 motivo di ricorso, che la ricorrente inammissibilmente censura in realtà la pronunzia Cass. n. 22916 del 2016 che ha disposto il rinvio, atteso che il giudice individuato dalla S.C. e avanti al quale la medesima ha disposto il rinvio è tenuto a decidere attenendosi al contenuto e alla ragione del rinvio, sia esso come nella specie restitutorio o prosecutorio.

Senza sottacersi che l’operato rinvio ad altra sezione della Corte d’Appello di Torino integra correttamente il rinvio “ad altro giudice di grado pari a quello che ha pronunciato la sentenza cassata” ex art. 383 c.p.c., comma 1, che ben può essere da questa Corte indicato in una diversa corte d’appello ovvero nella specie nella stessa Corte ma comunque in “diversa composizione”, e pertanto ad altra sezione di tale giudice o anche alla stessa sezione, purché il Collegio risulti composto da giudici diversi da quelli che hanno emesso il provvedimento oggetto di cassazione (cfr, Cass., 29/1/2021, n. 2114; Cass., 31/5/2012, n. 8723, ove si pone in rilievo che il principio dell’alterità del giudice di rinvio, sancito dall’art. 383 c.p.c., è rispettato sia quando, dopo la cassazione la causa venga rinviata ad altro ufficio giudiziario, sia quando il rinvio avvenga allo stesso ufficio in diversa composizione, ovvero ad altro giudice monocratico dello stesso ufficio, purché non sussista identità personale tra il giudice del rinvio e quello che pronunziò la sentenza cassata, essendo pertanto onere della parte che, ricorrendo per cassazione avverso la sentenza pronunciata in sede di rinvio, ne invochi la nullità per violazione dell’art. 383 c.p.c., allegare e provare che la pronuncia di rinvio sia stata decisa dalle stesse persone fisiche che pronunciarono la sentenza cassata con rinvio; Cass., Sez. Un., 15/10/1999, n. 731). Quanto alla censura per cui il giudice di rinvio avrebbe debordato dai limiti del giudizio di rinvio se ne deve rilevare la pretestuosità: il giudice di rinvio doveva esaminare i motivi di appello dato che la sentenza cassata aveva ritenuto l’appello inammissibile.

Quanto agli altri motivi, va posto in rilievo che risultano tutti formulati in violazione in violazione dell’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, atteso che la ricorrente non riporta debitamente nel ricorso i richiamati atti e documenti del giudizio di merito (in particolare, l'”atto di citazione notificato in data 26 marzo 2007″, l'”atto di compravendita stipulato in data 26/03/2002 a rogito Notaio C.M.”, il “finanziamento, a titolo di mutuo”, la “fideiussione bancaria”, la “sentenza in data 21 giugno 2002″ del Tribunale di Mondovì, l'”atto di citazione avversario”, alla espletata CTU, la “sentenza n. 343/10, emessa in data 13/09-16/09/2010″ del Tribunale di Mondovì, all'”atto di appello del 18.03.11”, la “citazione in riassunzione ex art. 392 c.p.c.”, la propria “comparsa di costituzione e risposta”, la “domanda revocatoria ordinaria di una compravendita compiuta da alcuni fideiubenti”, le “fideiussioni solidali date a latere del contratto”, la “cessione dei crediti in blocco”, la “situazione di difficoltà di Milanostampa spa”, le “istruzioni dettate dalla Banca d’Italia al paragrafo 5 della sez. 1, cap. II della Circolare n. 139/1991″, l'”art. 5 del contratto di finanziamento (doc. 2 Capitalia)”, all'”allegato C della Delib. 14 maggio 2002 (doc. 13 Capitalia)”, gli “atti di primo grado”), limitandosi a meramente richiamarli, senza invero debitamente – per la parte d’interesse in questa sede – riprodurli nel ricorso, né fornire puntuali indicazioni necessarie ai fini della relativa individuazione con riferimento alla sequenza dello svolgimento del processo inerente alla documentazione, come pervenuta presso la Corte Suprema di Cassazione, al fine di renderne possibile l’esame (v. Cass., 16/3/2012, n. 4220), con precisazione (anche) dell’esatta collocazione nel fascicolo d’ufficio o in quello di parte, e se essi siano stati rispettivamente acquisiti o prodotti (anche) in sede di giudizio di legittimità (v. Cass., 23/3/2010, n. 6937; Cass., 12/6/2008, n. 15808; Cass., 25/5/2007, n. 12239, e, da ultimo, Cass., 6/11/2012, n. 19157), la mancanza anche di una sola di tali indicazioni rendendo il ricorso inammissibile (cfr. Cass., Sez. Un., 27/12/2019, n. 34469; Cass., Sez. Un., 19/4/2016, n. 7701).

Non sono infatti sufficienti affermazioni – come nel caso – apodittiche, non seguite da alcuna dimostrazione.

A tale stregua, l’accertamento in fatto e la decisione dalla corte di merito adottata e nell’impugnata decisione rimangono invero dall’odierno ricorrente non idoneamente censurati.

E’ al riguardo appena il caso di osservare che i requisiti di formazione del ricorso per cassazione ex art. 366 c.p.c., vanno indefettibilmente osservati, a pena di inammissibilità del medesimo, rilevando ai fini della giuridica esistenza e conseguente ammissibilità del ricorso, assumendo pregiudiziale e prodromica rilevanza ai fini del vaglio della relativa fondatezza nel merito, che in loro difetto rimane invero al giudice imprescindibilmente precluso (cfr. Cass., 6/7/2015, n. 13827; Cass., 18/3/2015, n. 5424; Cass., 12/11/2014, n. 24135; Cass., 18/10/2014, n. 21519; Cass., 30/9/2014, n. 20594; Cass., 5 19/6/2014, n. 13984; Cass., 20/1/2014, n. 987; Cass., 28/5/2013, n. 13190; Cass., 20/3/2013, n. 6990; Cass., 20/7/2012, n. 12664; Cass., 23/7/2009, n. 17253; Cass., 19/4/2006, n. 9076; Cass., 23/1/2006, n. 1221).

Come questa Corte ha già avuto più volte modo di affermare, vanno osservati anche in ipotesi di non contestazione ad opera della controparte (quando cioè si reputi che una data circostanza debba ritenersi sottratta al thema decidendum in quanto non contestata: cfr. Cass., 6/7/2015, n. 13827; Cass., 18/3/2015, n. 5424; Cass., 12/11/2014, n. 24135; Cass., 18/10/2014, n. 21519; Cass., 30/9/2014, n. 20594; Cass., 19/6/2014, n. 13984; Cass., 20/1/2014, n. 987; Cass., 28/5/2013, n. 13190; Cass., 20/3/2013, n. 6990; Cass., 20/7/2012, n. 12664; Cass., 23/7/2009, n. 17253; Cass., 19/4/2006, n. 9076; Cass., 23/1/2006, n. 1221), ovvero allorquando la S.C. è (pure) “giudice del fatto” (v. Cass., 23/1/2006, n. 1221, e, conformemente, Cass., 13/3/2007, n. 5836; Cass., 17/1/2012, n. 539, Cass., 20/7/2012, n. 12664, nonché, più recentemente, Cass., 24/3/2016, n. 5934, Cass., 17/2/2017, n. 4288; Cass., 28/7/2017, n. 18855; e, da ultimo, Cass., 16/3/2021, n. 7278), giacché come questa Corte ha già avuto più volte modo di precisare (cfr., con particolare riferimento all’ipotesi del giudizio di rinvio, Cass., 11/3/2021, n. 6832; Cass., 20/4/2020, n. 7958; Cass., 26/9/2017, n. 22333; relativamente al giudizio di revocazione ex art. 391 bis c.p.c., Cass., 28/7/2017, n. 1885; in ordine all’error in procedendo ex art. 112 c.p.c., cfr. Cass., Sez. Un., 14/5/2010, n. 11730; Cass., 17/1/2007, n. 8978), in tali ipotesi preliminare ad ogni altra questione si prospetta invero pur sempre l’ammissibilità del motivo in relazione ai termini in cui è stato esposto, con la conseguenza che solo quando questa sia stata accertata diviene possibile esaminarne la fondatezza, sicché esclusivamente nell’ambito di tale valutazione la Corte Suprema di Cassazione può e deve procedere direttamente all’esame ed all’interpretazione degli atti processuali. Essi rilevano infatti ai fini della giuridica esistenza e conseguente ammissibilità del ricorso, assumendo pregiudiziale e prodromica rilevanza ai fini del vaglio della relativa fondatezza nel merito, che in loro difetto rimane invero al giudice imprescindibilmente precluso (cfr. Cass., 6/7/2015, n. 13827; Cass., 18/3/2015, n. 5424; Cass., 12/11/2014, n. 24135; Cass., 18/10/2014, n. 21519; Cass., 30/9/2014, n. 20594; Cass., 5 19/6/2014, n. 13984; Cass., 20/1/2014, n. 987; Cass., 28/5/2013, n. 13190; Cass., 20/3/2013, n. 6990; Cass., 20/7/2012, n. 12664; Cass., 23/7/2009, n. 17253; Cass., 19/4/2006, n. 9076; Cass., 23/1/2006, n. 1221).

Va per altro verso posto in rilievo come al di là della formale intestazione dei motivi la ricorrente deduca in realtà doglianze (anche) di vizi di motivazione al di là dei limiti consentiti dalla vigente formulazione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 (v. Cass., Sez. Un., 7/4/2014, n. 8053), nel caso ratione temporis applicabile, sostanziantesi nel mero omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che sia stato oggetto di discussione tra le parti, dovendo riguardare un fatto inteso nella sua accezione storico-fenomenica, e non anche come nella specie la contraddittorietà o l’illogicità della motivazione ovvero l’omessa e a fortiori l’erronea valutazione di determinate emergenze probatorie (cfr. Cass., Sez. Un., 7/4/2014, n. 8053, e, conformemente, Cass., 29/9/2016, n. 19312).

Avuto specificamente riguardo al 2 motivo va ulteriormente osservato che il rigetto dell’eccezione di giudicato esterno, “sulla base della sentenza della Corte di Cassazione 17 gennaio 2017, n. 943”, sollevata dall’odierna ricorrente e allora appellante, argomentando dal rilievo che “tale sentenza è stata pronunciata in un giudizio diverso, con altre parti – essenzialmente persone fisiche (cioè i sigg.ri M.A., + ALTRI OMESSI, oltre alla società Milanoagende srl, che ha partecipato solo alla fase di legittimità di quel giudizio nella sua qualità di incorporante la società N. Immobiliare srl) – e quindi privo di incidenza in questo processo”, rimane invero non idoneamente censurato dall’odierna ricorrente, la deduzione che la sig. M.R. è la sua legale rappresentante e che nell’altro giudizio fosse convenuta (anche) la socia accomandataria sig. No.Lu. certamente non vale ad infirmare il dirimente rilievo contenuto nell’impugnata sentenza in ordine alla mancanza di identità dei soggetti nei due giudizi (cfr., da ultimo, Cass., 7/6/2021, n. 15817; Cass., 25/6/2018, n. 16688; Cass., 24/3/2014, n. 6830).

Va posto in rilievo, ancora, anche con riferimento 3 motivo, che non risultando, in violazione – come detto – del requisito a pena di inammissibilità richiesto all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6, dalla ricorrente debitamente indicato quando e dove abbia invocato l’applicazione dell’art. 1306 c.c. (secondo cui la sentenza favorevole ad uno dei condebitori in solido può essere “opposta” al creditore dagli altri condebitori, rimasti estranei al giudizio -salvo che non sia fondata su ragioni personali al condebitore, parte nel giudizio: v. Cass., 12/10/2005, n. 19850; Cass., 24/1/2001, n. 998; Cass., Sez. Un., 22/6/1991, n. 7053), come eccepito dalla controricorrente nei propri scritti difensivi essa prospetta invero inammissibili profili di novità, risultando per la prima volta dedotta in sede di legittimità.

Quanto al 4, al 5 e al 6 motivo va ulteriormente sottolineato come non risulti dall’odierna ricorrente invero nemmeno individuata la parte della motivazione che intende rispettivamente censurare.

Emerge a tale stregua invero con tutta evidenza come l’odierna ricorrente inammissibilmente richieda in realtà una rivalutazione del merito della vicenda comportante accertamenti di fatto invero preclusi a questa Corte di legittimità, nonché una rivalutazione delle emergenze probatorie, laddove solamente al giudice di merito spetta individuare le fonti del proprio convincimento e a tale fine valutare le prove, controllarne la attendibilità e la concludenza, scegliere tra le risultanze istruttorie quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione, dare prevalenza all’uno o all’altro mezzo di prova, non potendo in sede di legittimità riesaminare il merito dell’intera vicenda processuale, atteso il fermo principio di questa Corte secondo cui il giudizio di legittimità non è un giudizio di merito di terzo grado nel quale possano sottoporsi alla attenzione dei giudici della Corte Suprema di Cassazione elementi di fatto già considerati dai giudici del merito, al fine di pervenire ad un diverso apprezzamento dei medesimi.

Per tale via in realtà sollecita, cercando di superare i limiti istituzionali del giudizio di legittimità, un nuovo giudizio di merito, in contrasto con il fermo principio di questa Corte secondo cui il giudizio di legittimità non è un giudizio di merito di terzo grado nel quale possano sottoporsi all’attenzione dei giudici della Corte Suprema di Cassazione elementi di fatto già considerati dai giudici del merito, al fine di pervenire ad un diverso apprezzamento dei medesimi (cfr. Cass., 14/3/2006, n. 5443).

Le spese del giudizio di cassazione, liquidate come in dispositivo in favore della controricorrente società Unicredit Credit Management Bank s.p.a..

Non è viceversa a farsi luogo a pronunzia in ordine alle delle spese del giudizio di cassazione in favore dell’altra intimata, non avendo la medesima svolto attività difensiva.

PQM

La Corte rigetta il ricorso. Condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione, che liquida in complessivi Euro 8.200,00, di cui Euro 8.000,00 per onorari, oltre a spese generali ed accessori come per legge, in favore della controricorrente società Unicredit Credit Management Bank s.p.a..

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, come modif. dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello eventualmente dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 2 marzo 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 novembre 2021

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