Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36624 del 25/11/2021

Cassazione civile sez. II, 25/11/2021, (ud. 15/06/2021, dep. 25/11/2021), n.36624

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

Dott. ORILIA Lorenzo – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19877/2019 proposto da:

E.E.A., rappresentato e difeso dall’avv. MICHELE CAROTTA,

e domiciliato presso la cancelleria della Corte di Cassazione;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro pro tempore,

domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI n. 12, presso l’AVVOCATURA

GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e difende;

– resistente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di VENEZIA, depositato il

16/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

15/06/2021 dal Consigliere Dott. STEFANO OLIVA.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

Con il decreto impugnato il Tribunale di Venezia rigettava il ricorso proposto da E.E.A., avverso il provvedimento di diniego della protezione, internazionale e umanitaria, emesso dalla Commissione territoriale competente.

Propone ricorso per la cassazione di detta decisione E.E.A., affidandosi a tre motivi.

Il Ministero dell’Interno, intimato, ha depositato memoria ai fini della partecipazione all’udienza di discussione.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Con il primo motivo il ricorrente lamenta la violazione dei criteri vigenti in tema di ripartizione dell’onere della prova, perché il giudice di merito avrebbe dovuto considerare la distanza geografica e culturale tra il contesto italiano e quello del Paese di origine del richiedente.

La censura è inammissibile.

Il provvedimento impugnato evidenzia che il ricorrente aveva dichiarato di essersi allontanato dal Balgladesh, suo Paese natale, per motivi economici (cfr. pag. 5 del decreto) e, sotto tale motivo, il Tribunale ha espresso un giudizio di non idoneità della storia a giustificare il riconoscimento della protezione internazionale (cfr. ancora pagg. 5 e 6 del decreto). La doglianza non si confronta con tale ratio del rigetto della domanda di protezione, ma invoca -peraltro con argomenti generici e non direttamente relativi alla condizione soggettiva del ricorrente – una revisione del giudizio di fatto condotto dal giudice di merito, estranea alla natura ed alla finalità del giudizio di legittimità (Cass. Sez. U., Sentenza n. 24148 del 25/10/2013, Rv. 627790).

Con il secondo motivo il ricorrente si duole dell’insufficienza dei criteri interpretativi usati dal giudice di merito per valutare la sua storia personale, con riferimento al diniego tanto della tutela sussidiaria che di quella umanitaria.

Anche questo motivo, come il primo, è inammissibile perché esso non si confronta con la ratio del rigetto della domanda di protezione. Il ricorrente, infatti, si diffonde su rischi teorici che affliggerebbero il Bangladesh, generalmente inteso, ma nulla deduce sulla sua storia individuale e sulle sue motivazioni di espatrio, che erano – secondo quanto ritenuto dal giudice di merito – di natura economica.

Con il terzo motivo il ricorrente lamenta il difetto di motivazione sulla valutazione della sua storia personale.

La censura è inammissibile, perché essa non tiene conto dei limiti di deduzione del vizio di motivazione derivanti dalla disposizione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nel testo applicabile ratione temporis, a seguito dell’entrata in vigore della novella di cui al D.L. n. 83 del 2012, art. 54, convertito in L. n. 134 del 2012, secondo cui l’anomalia motivazionale deducibile in Cassazione “… si esaurisce nella mancanza assoluta di motivi sotto l’aspetto materiale e grafico, nella motivazione apparente, nel contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili e nella motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile, esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di sufficienza della motivazione” (Cass. Sez. U., Sentenza n. 8053 del 07/04/2014, Rv. 629830), con conseguente esclusione dell’ammissibilità di ogni diverso profilo di vizio della motivazione.

In definitiva, il ricorso va dichiarato inammissibile.

Nulla per le spese, in assenza di svolgimento di attività difensiva da parte del Ministero intimato nel presente giudizio di legittimità.

Stante il tenore della pronuncia, va dato atto – ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater – della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo contributo unificato, pari a quello previsto per la proposizione dell’impugnazione, se dovuto.

P.Q.M.

la Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile, il 15 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 novembre 2021

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