Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36615 del 25/11/2021

Cassazione civile sez. II, 25/11/2021, (ud. 15/06/2021, dep. 25/11/2021), n.36615

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. ORILIA Lorenzo – rel. Consigliere –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

Dott. GIANNACCARI Rossana – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24323/2016 proposto da:

I.E., I.L., elettivamente domiciliati in ROMA,

VIA SIRACUSA 16, presso lo studio dell’avvocato ARTURO BENIGNI,

rappresentati e difesi dall’avvocato ELIO ABATE, giusta procura in

calce al ricorso;

– ricorrenti –

e contro

D.B.G., elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MONTE

OPPIO 5, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCO PASCUCCI,

rappresentato e difeso dall’avvocato LUIGI ROTONDI, giusta procura a

margine del controricorso;

– controricorrente e ricorrente incidentale –

avverso la sentenza n. 4266/2015 della CORTE D’APPELLO di NAPOLI,

depositata il 03/11/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

15/06/2021 dal Consigliere Dott. LORENZO ORILIA.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

1 Con sentenza del 3.11.2015, la Corte d’Appello di Napoli, (adita da D.B.G. in contraddittorio con la vicina S.M.N.), ha annullato la sentenza n. 5427/2008 del Tribunale di Benevento e rimesso gli atti al primo giudice ai sensi dell’art. 354 c.p.c..

Per giungere a tale conclusione la Corte partenopea ha osservato:

– che il tenore dell’atto di citazione (a firma della originaria attrice S.M.N., a cui erano succeduti gli eredi I.L. ed E., ndr.) e delle difese della convenuta D.B.G. induceva a ravvisare non un conflitto tra titoli, ma sulla delimitazione dei rispettivi fondi e, quindi, a qualificare la domanda come azione di regolamento di confini con richiesta di rilascio e riduzione in pristino di porzione di fondo usurpata;

– che pertanto sussisteva il litisconsorzio necessario con tutti i comproprietari della particella (OMISSIS) posta a confine con quella dell’attrice-appellante;

– che doveva pertanto dichiararsi la nullità di tutta l’attività processuale svolta e della sentenza impugnata perché erano stati pretermessi i litisconsorti necessari.

2 Contro tale sentenza i I. (eredi della originaria attrice S.M.N.) hanno proposto ricorso per cassazione con tre motivi contrastati dalla D.B. con controricorso contenente ricorso incidentale.

Le parti hanno depositato memorie.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

1.1 Col primo motivo i ricorrenti denunziano violazione e falsa applicazione dell’art. 950 c.c. e art. 112 c.p.c., per avere la Corte d’Appello, incorrendo in ultrapetizione, inquadrato la domanda nello schema dell’azione di regolamento di confini, trattandosi invece di azione personale di restituzione di zona di terreno e riduzione in pristino.

Il motivo è infondato.

Va subito chiarito che secondo la costante giurisprudenza di questa Corte (cfr. Sez. 2 -, Ordinanza n. 25052 del 10/10/2018 Rv. 650672; Sez. 2, Sentenza n. 1260 del 10/04/1976 Rv. 379950, ma soprattutto Sez. U., Sentenza n. 7305 del 28/03/2014 in motivazione) l’azione personale di restituzione è destinata ad ottenere l’adempimento dell’obbligazione di ritrasferire un bene in precedenza volontariamente trasmesso dall’attore al convenuto, in forza di negozi giuridici (tra i quali la locazione, il comodato ed il deposito).

Nel caso di specie, manca il presupposto giuridico di una tale azione (l’inadempimento dell’obbligo di ritrasferire un bene volontariamente trasmesso in precedenza in forza di un negozio giuridico) e quindi la tesi dei ricorrenti sulla natura dell’azione promossa non è condivisibile.

Ciò chiarito, va rilevato che, sempre per giurisprudenza costante, il giudice di merito, nell’esercizio del potere di interpretazione e qualificazione della domanda, non è condizionato dalle espressioni adoperate dalla parte ma deve accertare e valutare il contenuto sostanziale della pretesa, quale desumibile non esclusivamente dal tenore letterale degli atti ma anche dalla natura delle vicende rappresentate dalla medesima parte e dalle precisazioni da essa fornite nel corso del giudizio, nonché dal provvedimento concreto richiesto, con i soli limiti della corrispondenza tra chiesto e pronunciato e del divieto di sostituire d’ufficio un’azione diversa da quella proposta. Il relativo giudizio, estrinsecandosi in valutazioni discrezionali sul merito della controversia, è sindacabile in sede di legittimità unicamente se sono stati travalicati i detti limiti o per vizio della motivazione. (Sez. 3-, Ordinanza n. 13602 del 21/05/2019 Rv. 653921; Sez. 2, Sentenza n. 8225 del 29/04/2004 Rv. 572456).

Nel caso in esame la Corte d’Appello, sulla scorta dei rispettivi atti difensivi, ha qualificato la domanda introduttiva come di regolamento di confini con richiesta di restituzione di zona usurpata, senza incorrere nel vizio dell’art. 112 c.p.c. (avendo considerato quelle che erano le richieste delle parti) e, partendo da tale qualificazione, si è limitata a fare corretta applicazione delle regole processuali in tema di litisconsorzio necessario in tale azione (cfr. Sez. 2, Sentenza n. 27041 del 03/12/2013 Rv. 628801 e più di recente, Sez. 2, Ordinanza n. 11770 del 06/05/2019 Rv. 653806).

1.2 Col secondo motivo si deduce la violazione e falsa applicazione dell’art. 2697 c.c., nonché omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia.

Il motivo è inammissibile.

La violazione del precetto di cui all’art. 2697 c.c., si configura nell’ipotesi in cui il giudice abbia attribuito l’onere della prova ad una parte diversa da quella che ne era gravata in applicazione di detta norma, non anche quando, a seguito di una incongrua valutazione delle acquisizioni istruttorie, abbia ritenuto erroneamente che la parte onerata avesse assolto tale onere, poiché in questo caso vi è un erroneo apprezzamento sull’esito della prova, sindacabile in sede di legittimità solo per il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., n. 5 (tra le varie, v. Sez. L -, Sentenza n. 17313 del 19/08/2020 Rv. 658541; Sez. 3, Sentenza n. 19064 del 05/09/2006 Rv. 592634).

Nel caso in esame si è fuori da tale previsione, essendosi la Corte d’Appello limitata ad interpretare – nel pieno esercizio delle sue prerogative – la domanda giudiziale e a trarre le conseguenze di natura processuale in tema di integrità del contraddittorio.

Quanto al dedotto vizio di motivazione (omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia), trattasi di censura ormai espunta dal novero dei motivi di ricorso per cassazione, come si desume chiaramente dall’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5).

1.3 Col terzo motivo si denunzia, infine, l’omessa, insufficiente o contraddittoria motivazione su un punto decisivo della controversia rimproverandosi alla Corte d’Appello di avere regolamentato gli effetti della decisione sulla scorta di fatti non provati (possesso da parte degli altri comproprietari) e in contrasto con quanto risulta dagli atti processuali (deposizione del tecnico di parte circa il soggetto che gli avrebbe conferito l’incarico).

Anche tale motivo è inammissibile per le considerazioni appena svolte ed alle quali si rinvia per evidenti ragioni di sintesi espositiva.

2 Passando all’esame del ricorso incidentale, il Collegio ne rileva l’inammissibilità sia per difetto di interesse (stante l’assenza di soccombenza della D.B.) sia per difetto di specificità, non essendo rispondente ai requisiti di cui all’art. 366 c.p.c., n. 4 (richiamato dall’art. 371 c.p.c., comma 2), la proposizione di un ricorso incidentale “avverso una qualche decisione diretta a superare tali eccezioni e istanze, non esaminate dalla Corte d’Appello, che le ha esaminate con l’accoglimento dell’eccezione preliminare”: cfr. pag. 19 controricorso).

In conclusione, il ricorso principale va respinto e quello incidentale va dichiarato inammissibile, con compensazione delle spese tra le parti. Sussistono i presupposti processuali per il versamento – ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, da parte dei ricorrenti principali e della ricorrente incidentale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per l’impugnazione, se dovuto.

P.Q.M.

la Corte rigetta il ricorso principale e dichiara inammissibile quello incidentale. Compensa le spese del giudizio di legittimità.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte dei ricorrenti principale e della ricorrente incidentale, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, il 15 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 novembre 2021

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