Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36614 del 25/11/2021

Cassazione civile sez. II, 25/11/2021, (ud. 08/06/2021, dep. 25/11/2021), n.36614

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GORJAN Sergio – Presidente –

Dott. BERTUZZI Mario – rel. est. Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. DONGIACOMO Giuseppe – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso proposto da:

C.A., e B.S., rappresentate e difese per

procura speciale in calce al ricorso dagli Avvocati Lanfranco

Boglietti, e Ilaria Romagnoli, elettivamente domiciliate presso lo

studio di quest’ultima in Roma, via Livio Andronico n. 24.

– ricorrenti –

contro

B.F., e Bi.Ar., rappresentati e difesi per procura

speciale in calce al controricorso dall’Avvocato Marisa Trombini,

elettivamente domiciliati presso il suo studio in Brescia, via

Romanino n. 16.

– controricorrenti –

avverso la sentenza n. 644 della Corte di appello di Brescia,

depositata il 26 maggio 2015.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA E RAGIONI DELLA DECISIONE

Con sentenza n. 644 del 26. 5. 2015 la Corte di appello di Brescia respinse il gravame proposto da C.A. e B.S., proprietari di un fondo sito in (OMISSIS), avverso la decisione di primo grado che aveva accertato il loro diritto personale, in forza dell’atto di compravendita del 1982, al passaggio sul fondo vicino corrispondente al mappale (OMISSIS), di proprietà di B.F. e Bi.Ar., e rigettato le loro domande di acquisto del diritto di passaggio per usucapione e, in via gradata, di riconoscimento di servitù coattiva o di servitù per destinazione di padre di famiglia e la domanda volta ad ottenere l’arretramento del fabbricato delle controparti per violazione della distanza legale.

Per la cassazione di questa decisione, con atto notificato il 20.6.2016, propongono ricorso C.A. e B.S., sulla base di cinque motivi.

Resistono con controricorso B.F. e Bi.Ar..

La causa è stata avviata in decisione in adunanza camerale non partecipata. Entrambe le parti hanno depositato memoria.

Il primo motivo di ricorso denunzia violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., censurando la sentenza impugnata per non essersi pronunciata sulla domanda di accertamento di acquisto per usucapione dei diritti di servitù di passaggio pedonale e carraio sul mappale n. (OMISSIS) nel tratto individuato in colore viola nella planimetria. In particolare, si assume che il giudice a quo si è limitato a riconoscere, in virtù dell’atto di compravendita del (OMISSIS), un diritto personale di passaggio su detto mappale corrispondente al percorso A, senza pronunciarsi sulla specifica domanda degli odierni ricorrenti, oggetto di puntuale motivo di appello, sulla intervenuta usucapione della servitù sul tratto di tale percorso di proprietà delle controparti. Il giudice di appello, si sostiene, dà per scontato che il passaggio sul percorso A sia stato sempre esercitato, ma non considera che il tratto finale di detto percorso, prima di riconnettersi con quello oggetto di diritto personale, interessa la propaggine (in viola nella piantina) della particella (OMISSIS), risultante ad oggi interciusa, avendo il consulente tecnico accertato l’impossibilità di utilizzare il percorso B.

Il motivo, scarsamente intellegibile, appare inammissibile per difetto specificità.

Premesso che la sentenza impugnata, confermando quella di primo grado, ha riconosciuto, sulla scorta del contratto di vendita del (OMISSIS), il diritto di natura personale delle appellanti di passare sul fondo contraddistinto dal mappale (OMISSIS) di proprietà delle controparti ” in fregio all’abitazione della parte acquirente quindi piegando verso sinistra, per accedere al proprio portico”, si assume da parte ricorrente che la Corte di appello non si sarebbe pronunciata sulla loro domanda di usucapione concernete il tratto ulteriore del percorso. In contrario si osserva che la Corte bresciana ha deciso sulla domanda di usucapione, che ha riferito al percorso denominato B, rigettandola sulla base delle deposizioni dei testi che ne avevano escluso l’utilizzo e la stessa percorribilità, come confermato anche dall’accertamento del consulente tecnico.

Ciò precisato, la parte lamenta l’omessa pronuncia sulla richiesta relativa al tratto colorato in viola, qualificandolo in via autonoma quale ultima propaggine del percorso A, ma non fornisce elementi o indicazioni utili per evidenziare che l’oggetto di tale domanda sia diverso da quello su cui la Corte di appello si è pronunciata, che vale a dire tale tratto si distingua da quello indicato nella sentenza come percorso B, tenuto conto che dalla stessa piantina riprodotta a pag. 5 del ricorso il percorso B sembra costituire la prosecuzione del percorso A. Che il percorso denominato B sia comprensivo anche del tratto di cui si discute sembra anzi ricavarsi dalla statuizione con cui la Corte territoriale ha riconosciuto l’esistenza di un diritto personale di transito sul percorso A, individuandolo come quello destinato a consentire alle parti di accedere al proprio portico ed ha rigettato la domanda di costituzione di servitù coattiva sul percorso B sulla base del presupposto della “presenza del passaggio alternativo conosciuto come A” per raggiungere l’immobile dei convenuti.

A tali rilievi merita aggiungere che l’accertamento presupposto dalla censura non può essere compiuto direttamente dalla Corte, che pure in materia di errores in procedendo ha accesso diretto agli atti del processo, in quanto la verifica richiesta non riguarda il tema se la domanda sia stata o meno proposta, quanto se il tratto di percorso su cui si lamenta l’omessa pronuncia appartenga a quello denominato percorso A, come sostenuto nel ricorso, ovvero a quello denominato percorso B nella sentenza, su cui la stessa si è pronunciata, accertamento che all’evidenza evade dall’ambito processuale per trasferirsi in quello prettamente di merito della ricostruzione dei fatti rilevanti al fini della decisione, che è precluso a questa Corte, che è giudice del diritto e non del fatto.

Il secondo motivo di ricorso denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. e degli artt. 1027, 1058, 1158 e 2697 c.c., lamentando che, nel caso in cui non fosse ravvisato il vizio di omessa pronuncia avanzato con il primo motivo, la Corte non abbia accolto la domanda delle appellanti di usucapione della servitù di passaggio esercitata sull’ultimo tratto del percorso A, colorata in viola nella piantina, nonostante abbia riconosciuto ed accertato l’esercizio di tale passaggio.

Il terzo motivo di ricorso denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. e degli artt. 1032 e 2697 c.c., censurando la decisione per avere respinto la domanda di costituzione coattiva della servitù sulla breve propaggine della part. (OMISSIS), ritenendo erroneamente insussistente l’interclusione del fondo e senza considerare che tale passaggio è necessario per raggiungere la particella (OMISSIS), di proprietà delle esponenti.

I due motivi, che possono essere trattati congiuntamente, sono inammissibili. Richiamate le considerazioni svolte nell’esame del primo motivo, le censure svolte sono inammissibili in quanto non investono, con specifiche critiche, le argomentazioni della sentenza impugnata, che ha respinto la domanda di usucapione sulla base del rilievo che i testi escussi avevano escluso che il percorso B fosse utilizzabile e che i convenuti se ne siano nel tempo serviti ed altresì la domanda di costituzione di servitù coattiva in ragione della già rilevata “presenza del passaggio alternativo conosciuto come A”.

Il quarto motivo di ricorso denunzia violazione e falsa applicazione degli artt. 873 e 2697 c.c., artt. 115 e 116 c.p.c. e degli artt. 1027, 1058, 1158 e 2697 c.c., lamentando il rigetto della domanda di arretramento del fabbricato delle controparti per il mancato rispetto della distanza legale. Il ricorso assume che tale decisione, motivata sulle risultanze della consulenza tecnica d’ufficio in ordine alla mancanza di elementi in grado di individuare la data di costruzione del fabbricato e la sua antecedenza rispetto al confine, è frutto di un errata lettura dell’elaborato tecnico, che aveva riscontrato “difformità fra il frazionamento allegato all’atto e quello corrispondente presso l’Archivio Notarile” con riguardo ad altra porzione del fondo e altro fabbricato e che la Corte di appello ha omesso di considerare le risultanze di prova, tra le quali l’atto di compravendita del (OMISSIS), da cui risultava che all’epoca non esistenza il fabbricato delle controparti, che pertanto era stato edificato in epoca posteriore al proprio. Si assume inoltre la violazione del principio dell’onere della prova, atteso che spettava alle controparti dimostrare che il proprio fabbricato era stato realizzato in epoca precedente alla confinazione.

Il quinto motivo di ricorso ripropone le censure svolte nel quarto motivo sotto il profilo della violazione e falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c..

Il quarto e quinto motivo, da trattarsi congiuntamente, sono inammissibili in quanto censurano valutazioni e apprezzamenti di fatto, sollecitando questa Corte ad una nuova valutazione della consulenza tecnica e delle risultanze istruttorie, non consentita in sede di giudizio di legittimità.

La censura di violazione della regola di distribuzione dell’onere della prova è invece infondata, atteso che, in tema di distanze fra le costruzioni, incombe a colui che chiede l’arretramento del fabbricato altrui, sul presupposto della preesistenza della propria costruzione, l’onere di provare di avere costruito per primo (Cass. n. 21173 del 2019; Cass. n. 144 del 2016).

In conclusione il ricorso è respinto.

Le spese di giudizio, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza.

Si dà atto che sussistono i presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

P.Q.M.

rigetta il ricorso e condanna i ricorrenti in solido al pagamento delle spese di giudizio, che liquida in Euro 5.700,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori di legge e spese generali.

Dà atto che sussistono i presupposti per il versamento, da parte dei

ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, il 8 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 novembre 2021

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