Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36613 del 25/11/2021

Cassazione civile sez. II, 25/11/2021, (ud. 28/05/2021, dep. 25/11/2021), n.36613

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BELLINI Ubaldo – Presidente –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

Dott. ABETE Luigi – rel. Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

Dott. VARRONE Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 21966/2016 R.G. proposto da:

N.P., c.f. (OMISSIS), elettivamente domiciliato in Roma, alla

via Val di Lanzo, n. 79, presso lo studio dell’avvocato Giuseppe

Iacono Quarantino, che disgiuntamente e congiuntamente all’avvocato

Maurizio Balloi, lo rappresenta e difende in virtù di procura

speciale a margine del ricorso;

– ricorrente –

e

N.S. COSTRUZIONI s.r.l.,- p.i.v.a. (OMISSIS) – (già “Enne Esse

Costruzioni di N.P. & C.” s.a.s.), in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in Roma, alla

via Val di Lanzo, n. 79, presso lo studio dell’avvocato Giuseppe

Iacono Quarantino che disgiuntamente e congiuntamente all’avvocato

Maurizio Balloi la rappresenta e difende in virtù di procura

speciale a margine del ricorso;

– ricorrente incidentale –

contro

C.L., c.f. (OMISSIS), rappresentato e difeso in virtù di

procure speciali su fogli allegati in calce ai controricorsi

dall’avvocato Mario Napoleone, ed elettivamente domiciliato in Roma,

alla via Carlo Conti Fiorini, n. 113, presso lo studio dell’avvocato

Elena De Cesare.

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 302/2016 della Corte d’Appello di Cagliari;

udita la relazione nella Camera di consiglio del 28 maggio 2021 del

consigliere Dott. Luigi Abete.

 

Fatto

MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO

1. Con ricorso ex art. 633 c.p.c. la “Enne Esse Costruzioni di N.P. & C.” s.a.s. adiva il Tribunale di Cagliari.

Esponeva che C.L. le aveva affidato in appalto, con accordi risalenti al settembre del 2001, i lavori di edificazione di un fabbricato destinato a civile abitazione in territorio del Comune di Cagliari; che il committente non aveva provveduto a corrispondere il saldo del corrispettivo, pari ad Euro 34.012,84.

Chiedeva che se ne ingiungesse il pagamento, con interessi e spese.

2. Con decreto n. 1892/2003 il tribunale pronunciava l’ingiunzione.

3. Con citazione ritualmente notificata C.L. proponeva opposizione. Instava per la revoca dell’ingiunzione e, in riconvenzionale, ai sensi dell’art. 1668 c.c., in dipendenza dei vizi delle opere, per la riduzione del prezzo e per la condanna dell’opposta al risarcimento del danno.

4. Resisteva la “Enne Esse Costruzioni” s.a.s..

5. Con separato atto N.P. in proprio e la “Enne Esse Costruzioni di N.P. & C.” s.a.s. citavano a comparire dinanzi al Tribunale di Cagliari C.L..

Chiedevano condannare il convenuto al pagamento del corrispettivo, non ricompreso nell’ammontare azionato in via monitoria, per l’esecuzione di prestazioni d’opera materiale ed intellettuale.

6. Resisteva C.L..

Deduceva, tra l’altro, che aveva avuto rapporti con N.P. esclusivamente in qualità di legale rappresentante della società appaltatrice.

Instava per il rigetto dell’avversa domanda; chiedeva in riconvenzionale condannare la “Enne Esse Costruzioni” alla restituzione della differenza tra quanto – Euro 145.886,81 – versato ed il minor importo dovuto e da accertarsi in corso di causa.

7. Disposta la riunione dei giudizi, espletata la consulenza tecnica, con sentenza n. 427/2013 il Tribunale di Cagliari revocava l’ingiunzione, determinava in Euro 10.398,04 la somma dovuta dalla “Enne Esse Costruzioni” a C.L., condannava C.L. a pagare alla “Enne Esse Costruzioni” la somma di Euro 8.760,00, oltre accessori, determinava, all’esito della compensazione delle opposte pretese, in Euro 1.638,04 il residuo a favore del committente ed a carico della società appaltatrice, condannava C.L. a pagare a N.P., per l’attività professionale da costui svolta, la somma di Euro 6.859,05, oltre accessori.

8. Proponeva appello C.L..

Resistevano N.P. e la “Enne Esse Costruzioni” s.a.s..

9. Con sentenza n. 302/2016 la Corte d’Appello di Cagliari determinava in Euro 145.886,81 la somma nel complesso versata da C.L. alla “Enne Esse Costruzioni”, rigettava le pretese azionate da N.P. finalizzate al pagamento del corrispettivo per le attività professionali asseritamente eseguite, rigettava le pretese azionate dalla “Enne Esse Costruzioni” per il pagamento di prestazioni non ricomprese nella fattura n. (OMISSIS); quantificava in Euro 156.288,56 il prezzo dell’appalto; condannava la “Enne Esse Costruzioni” a pagare a C.L. la residua somma di Euro 19.961,92, così ottenuta all’esito della compensazione del credito residuo di Euro 10.401,75 dell’appaltatrice e del credito di Euro 30.093,67 del committente, pari al costo necessario per l’eliminazione dei vizi delle opere.

10. Avverso tale sentenza ha proposto ricorso N.P.; ne ha chiesto in base a due motivi la cassazione con ogni conseguente statuizione.

Avverso tale sentenza ha proposto separato ricorso la “N.S. Costruzioni” s.r.l. (già “Enne Esse Costruzioni di N.P. & C.” s.a.s.); ne ha chiesto in base a due motivi la cassazione con ogni conseguente statuizione.

C.L. ha depositato distinti controricorsi; ha chiesto rigettarsi gli avversi ricorsi con il favore delle spese.

11. N.P. e la “N.S. Costruzioni” s.r.l. hanno depositato memoria.

12. N.P. e la “N.S. Costruzioni” s.r.l. hanno in memoria (cfr. pag. 5) eccepito che C.L. ha rilasciato la procura alle liti al proprio difensore su foglio allegato in calce al controricorso avverso il ricorso della “N.S. Costruzioni” in data 3.11.2016 ovvero in epoca antecedente alla notifica – avvenuta in data 4.11.2016 – del medesimo ricorso della “N.S. Costruzioni”.

Hanno ossia, in tal guisa, eccepito il difetto della procura alle liti.

13. L’eccezione non merita seguito.

Si rimarca che il ricorso di N.P. è stato comunque notificato sia a C.L. sia alla “N.S. Costruzioni” s.r.l. antecedentemente, ossia in data 29.9.2016.

Si rimarca al contempo che la procura alle liti su foglio allegato in calce al controricorso avverso il ricorso della “N.S. Costruzioni” reca comunque esplicito e puntuale riferimento alla sentenza n. 302/2016 della Corte d’Appello di Cagliari ed è antecedente alla notifica del controricorso (datato 10.12.2016) di C.L. nei confronti della “N.S. Costruzioni”.

14. Con il primo motivo il ricorrente N.P. denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione degli artt. 24 e 101 Cost. e dell’art. 101 c.p.c..

Deduce che la Corte di Cagliari ha dichiarato la nullità del contratto d’opera intellettuale siglato con C.L. e tuttavia non ha provveduto previamente all’instaurazione sul punto il contraddittorio.

Deduce che, se la corte di merito avesse provocato previamente il contraddittorio, avrebbe avuto la possibilità di dimostrare alla stregua della documentazione allegata che ha atteso alla progettazione di un immobile non già con struttura in cemento armato ma con muri portanti.

15. Il primo motivo del ricorso di N.P. va respinto.

16. La corte distrettuale ha accolto con una duplice “ratio decidendi” il motivo d’appello con cui C.L. aveva censurato il primo dictum nella parte in cui il tribunale aveva “ritenuto provate le prestazioni professionali svolte in proprio da N.P.” (così sentenza d’appello, pag. 16).

Per un verso, la Corte di Cagliari ha assunto che il primo giudice era incorso in errore allorché aveva “demandato al consulente tecnico d’ufficio il compito di verificare l’asserito svolgimento dell’attività professionale da parte del N., così ingiustificatamente sollevando la parte dall’onere probatorio sulla stessa incombente” (così sentenza d’appello, pag. 17).

Per altro verso, la Corte di Cagliari ha soggiunto che, “anche laddove il N. avesse fornito adeguata prova in merito all’incarico professionale di cui si discute, esso sarebbe affetto da nullità; infatti del R.D. n. 274 del 1929, art. 16, limita espressamente le competenze dei geometri alla progettazione, direzione e vigilanza di modeste costruzioni civili (…)” (così sentenza d’appello, pag. 18).

17. In questi termini N.P. non ha motivo alcuno di dolersi perché la corte territoriale ha – assume – dichiarato “a sorpresa” la nullità del contratto d’opera intellettuale.

Invero, seppur si riconoscesse il buon fondamento di siffatta ragione di doglianza, nondimeno la prima “ratio”, siccome inesorabilmente destinata – alla stregua dei rilievi di cui si dirà – a rimaner impregiudicata, è in ogni caso idonea a “sostenere” la decisione impugnata (qualora la decisione di merito si fondi su di una pluralità di ragioni, tra loro distinte e autonome, singolarmente idonee a sorreggerla sul piano logico e giuridico, la ritenuta infondatezza delle censure mosse ad una delle “rationes decidendi” rende inammissibili, per sopravvenuto difetto di interesse, le censure relative alle altre ragioni esplicitamente fatte oggetto di doglianza, in quanto queste ultime non potrebbero comunque condurre, stante l’intervenuta definitività delle altre, alla cassazione della decisione stessa: cfr. Cass. 14.2.2012, n. 2108).

18. I rilievi teste’ riferiti non escludono, ben vero, che la questione della nullità del contratto d’opera intellettuale era stata da C.L. espressamente eccepita con l’atto d’appello (cfr. sentenza d’appello, pagg. 16 – 17; cfr. controricorso (contro N.), pag. 7).

Tant’e’ che la corte territoriale ha delibato preventivamente il profilo della ritualità della medesima eccezione, reputandola esplicitamente ammissibile (così superando la mancata accettazione al riguardo del contraddittorio da parte di N.P.: in proposito cfr. memoria, pag. 3) ancor prima che fondata nel merito (cfr. sentenza appello, pag. 17).

19. Con il secondo motivo il ricorrente N.P. denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, l’omesso esame di atti e documenti decisivi.

Deduce che la corte cagliaritana ha omesso l’esame della documentazione allegata, da cui si evince che ha atteso alla progettazione di un immobile non già con struttura in cemento armato ma in muratura portante.

Deduce che tale documentazione non è stata ex adverso contestata.

Deduce dunque che ha errato la corte sarda a dichiarare la nullità del contratto d’opera professionale per violazione del R.D. n. 274 del 1929, art. 16.

Deduce ulteriormente che, alla stregua della documentazione prodotta, ha dato prova altresì di aver ricevuto l’incarico di dirigere i lavori e di sovraintendere alla sicurezza del cantiere.

Deduce dunque che anche per tali incarichi ha diritto al compenso.

20. Il secondo motivo del ricorso di N.P. del pari va respinto.

21. Evidentemente i rilievi dapprima svolti ai fini della reiezione del primo motivo esplicano valenza pur con riferimento alle ragioni di doglianza veicolate dal motivo in disamina, con le quali analogamente si censura la circostanza per cui la corte di seconde cure sarebbe irritualmente “andata per la terza via” in punto di nullità del contratto d’opera intellettuale (cfr. ricorso di N.P., pag. 15).

22. In ogni caso la corte d’appello, allorché ha accolto – si è anticipato, con una duplice “ratio decidendi” – il motivo di gravame con cui C.L. aveva censurato il primo dictum nella parte in cui il tribunale aveva “ritenuto provate le prestazioni professionali svolte in proprio da N.P.” (così sentenza d’appello, pag. 16), ha sostanzialmente, pur evidenziando l’esorbitanza del riscontro operato dal c.t.u., dato seguito alla prospettazione dell’appellante principale, che aveva addotto l’incompletezza della documentazione, “in ogni caso non sottoscritta e, quindi, del tutto irrilevante ai fini probatori” (così sentenza d’appello, pag. 16).

23. In pari tempo il ricorrente, N.P., censura, con il secondo mezzo, l’asserita omessa ed erronea valutazione delle risultanze documentali (“tutta documentazione dalla quale si evince, senza ombra di dubbio, che il progetto che occupa è stato disegnato dal Geom. N.P. (…)”: così ricorso di N.P., pag. 14; “la semplice lettura e disamina di questi documenti dimostra, ancora una volta senza dubbio alcuno, la sussistenza degli incarichi conferiti al Geom. N.P. da parte di C.L. per la progettazione, per la direzione dei lavori e per la sicurezza del cantiere”: così ricorso di N.P., pag. 18; “sia la documentazione a firma del Geom. N., che l’opera finita, provano in modo evidente che questo ricorrente aveva svolto su mandato di C.L. tutte le prestazioni professionali de quibus”: così memoria, pag. 5).

E tuttavia il cattivo esercizio del potere di apprezzamento delle prove non legali da parte del giudice di merito non dà luogo ad alcun vizio denunciabile con il ricorso per cassazione, non essendo inquadrabile nel paradigma dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, né in quello del precedente n. 4, disposizione che – per il tramite dell’art. 132 c.p.c., n. 4 – dà rilievo unicamente all’anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante (cfr. Cass. 10.6.2016, n. 11892; Cass. (ord.) 26.9.2018, n. 23153).

24. Con il primo motivo la ricorrente “N.S. Costruzioni” s.r.l. denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 4, la violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., la nullità della sentenza impugnata.

Deduce che C.L. giammai ha chiesto in primo grado che si accertasse che avesse pagato, oltre alla somma di Euro 135.557,67, anche la somma di Lire 20.000.000 in data 30.7.2001.

Deduce segnatamente che nell’opposizione all’ingiunzione di pagamento C.L. aveva sì addotto che non era stata conteggiata la somma di Lire 20.000.000 versata a mezzo assegno bancario in data (OMISSIS) e tuttavia non aveva formulato alcuna domanda in merito.

25. Il primo motivo del ricorso della “N.S.” va respinto.

26. Devesi dar atto, così come d’altronde riconosce – lo si è premesso – la stessa ricorrente, che con l’atto di opposizione al decreto monitorio era stata espressamente prospettata la questione del mancato conteggio dell’ulteriore pagamento di Lire 20.000.000.

Devesi ritenere, di conseguenza, che la domanda di accertamento dell’avvenuto versamento della somma di Lire 20.000.000 fosse logicamente e giuridicamente ricompresa nella richiesta di revoca del decreto ingiuntivo n. 1892/2003 (cfr. in tal senso controricorso (contro “N.S. Costruzioni”), pag. 7).

Difatti, la richiesta di revoca e/o di annullamento e/o di declaratoria di inefficacia dell’ingiunzione, siccome, appunto, ancorata pur al riscontro dell’avvenuto pagamento di lire 20.000.000, non poteva e non può che significare domanda di accertamento dell’insussistenza del credito di cui all’opposto decreto pur in dipendenza del pagamento dell’importo di Lire 20.000.000 a mezzo assegno bancario n. (OMISSIS) tratto sulla Banca di Sassari in data (OMISSIS).

In questi termini per nulla si giustifica la denuncia di violazione dell’art. 112 c.p.c., per nulla si giustifica l’assunto della ricorrente secondo cui la decisione impugnata è stata, in parte qua, resa extra petitum (cfr. ricorso “N.S. Costruzioni”, pag. 11).

27. Con il secondo motivo la ricorrente “N.S. Costruzioni” s.r.l. denuncia ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, la violazione e falsa applicazione degli artt. 1193,1194 e 2697 c.c. e degli artt. 115 e 116 c.p.c.; ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5 la motivazione perplessa; l’omesso esame di documenti di causa oggetto di discussione tra le parti.

Deduce che, allorché ha determinato in Euro 145.886,81 l’importo complessivo delle somme versate da C.L., la corte sarda ha errato a computare, in aggiunta all’ammontare di Euro 135.557,67, l’ammontare di Euro 10.329,14, pari a Lire 20.000.000, viepiù che si tratta di un importo versato antecedentemente all’inizio dei lavori.

Deduce che viceversa l’ammontare di Euro 10.329,14 è ricompreso nella somma di Euro 135.557,67.

28. Il secondo motivo del ricorso di “N.S.” del pari va respinto.

29. Si premette che il mezzo in disamina si qualifica esclusivamente in relazione alla previsione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5.

Invero, la ricorrente “N.S.”, con il motivo de quo, censura il giudizio “di fatto” cui la corte d’appello (cfr. sentenza d’appello, pagg. 13 – 15) ha atteso ai fini della quantificazione delle somme complessivamente versate da C.L. (“al contrario di come l’ha pensata, la Corte sarda (…) ha travisato atti (…)”: così ricorso “N.S.”, pag. 14; “questa quietanza, però, va coordinata, in primis, col fatto che né il committente né l’appaltatore hanno calendato in causa le date dei pagamenti ricevuti o effettuati in acconto sul pattuito prezzo”: così ricorso “N.S.”, pag. 13). Del resto, è propriamente il motivo di ricorso ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, che concerne l’accertamento e la valutazione dei fatti rilevanti ai fini della decisione della controversia (cfr. Cass. sez. un. 25.11.2008, n. 28054).

30. Su tale scorta si rimarca quanto segue.

In primo luogo, il motivo in esame veicola censure del tutto generiche, prive della imprescindibile specificità.

In secondo luogo – ed in ogni caso – nel solco, dunque, dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nessuna forma di “anomalia motivazionale” rilevante alla luce della pronuncia n. 8053 del 7.4.2014 delle sezioni unite di questa Corte – e tra le quali di certo non è annoverabile il semplice difetto di sufficienza della motivazione – si scorge nell’impianto motivazionale dell’impugnato dictum.

31. D’altronde la s.r.l. ricorrente si duole per l’asserita erronea valutazione delle risultanze di causa (“il ragionamento fatto dalla Corte d’Appello è palesemente errato in diritto, anche perché smentito dagli atti di causa e dalle difese assunte dalle parti nei giudizi di merito”: così ricorso della “N.S.”, pag. 12).

Cosicché analogamente soccorrono gli insegnamenti di questa Corte dapprima menzionati (il riferimento è a Cass. 10.6.2016, n. 11892, ed a Cass. (ord.) 26.9.2018, n. 23153).

32. D’altro canto, l’iter motivazionale che sorregge il dictum del secondo giudice risulta in toto ineccepibile sul piano della correttezza giuridica.

Al riguardo si rimarca dapprima che la corte di merito ha dato atto che “il versamento di venti milioni di Lire era ed è fatto incontroverso tra le parti che dissentono tra loro soltanto in merito alla sua imputabilità alla somma di 135.557,67 Euro, pacificamente corrisposta dal C.” (così sentenza d’appello, pag. 14).

Al riguardo si rimarca dipoi che questa Corte spiega che il creditore che agisce per il pagamento di un suo credito è tenuto unicamente a fornire la prova del rapporto o del titolo dal quale deriva il suo diritto e non anche a provare il mancato pagamento, poiché il pagamento integra un fatto estintivo, la cui prova incombe al debitore che l’eccepisca; ne consegue che soltanto di fronte alla comprovata esistenza di un pagamento avente efficacia estintiva (cioè puntualmente eseguito con riferimento ad un determinato credito) – è il caso di specie – l’onere della prova viene nuovamente a gravare sul creditore, il quale controdeduca che il pagamento deve imputarsi ad un credito diverso o più antico (cfr. Cass. (ord.) 16.7.2019, n. 19039; Cass. (ord. 6.11.2017, n. 26275).

33. In dipendenza del rigetto del ricorso il ricorrente N.P. va condannato a rimborsare al controricorrente, C.L., le spese del giudizio di legittimità; la liquidazione segue come da dispositivo.

In dipendenza del rigetto del ricorso la ricorrente “N.S. Costruzioni” s.r.l. va condannata a rimborsare al controricorrente, C.L., le spese del giudizio di legittimità; la liquidazione segue come da dispositivo.

34. Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, N.P., di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso ai sensi dell’art. 13, comma 1 bis, D.P.R. cit., se dovuto.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della “N.S. Costruzioni” s.r.l., di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso ai sensi dell’art. 13, comma 1 bis, D.P.R. cit., se dovuto.

PQM

La Corte così provvede:

rigetta il ricorso proposto da N.P.;

rigetta il ricorso incidentale proposto dalla “N.S. Costruzioni” s.r.l.;

condanna il ricorrente, N.P., a rimborsare al controricorrente, C.L., le spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano in complessivi Euro 2.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso forfetario delle spese generali nella misura del 15%, i.v.a. e cassa come per legge;

condanna la ricorrente, “N.S. Costruzioni” s.r.l., a rimborsare al controricorrente, C.L., le spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano in complessivi Euro 2.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso forfetario delle spese generali nella misura del 15%, i.v.a. e cassa come per legge;

ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, N.P., di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso ai sensi dell’art. 13, comma 1 bis, D.P.R. cit., se dovuto;

ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, “N.S. Costruzioni” s.r.l., di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso ai sensi dell’art. 13, comma 1 bis, D.P.R. cit., se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Seconda Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 28 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 novembre 2021

 

 

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