Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36607 del 25/11/2021

Cassazione civile sez. II, 25/11/2021, (ud. 23/02/2021, dep. 25/11/2021), n.36607

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SECONDA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Felice – Presidente –

Dott. GORJAN Sergio – rel. Consigliere –

Dott. FALASCHI Milena – Consigliere –

Dott. CASADONTE Annamaria – Consigliere –

Dott. BESSO MARCHEIS Chiara – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 25119/2019 proposto da:

F.K., rappresentato e difeso dall’avv. LORENZO MINACAPILLI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, (OMISSIS), IN PERSONA DEL MINISTRO PRO

TREMPORE, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo rappresenta e

difende;

– controricorrente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di PALERMO, depositata il

18/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

23/02/2021 dal Consigliere Dott. SERGIO GORJAN.

 

Fatto

CONSIDERATO IN FATTO

F.K. – cittadino della Costa d’Avorio – ebbe a proporre ricorso avverso la decisione della Commissione Territoriale per il riconoscimento della Protezione Internazionale di Trapani, che aveva rigettato la sua istanza di ottenimento della protezione in relazione a tutti gli istituti previsti.

Riferiva il richiedente asilo di aver dovuto lasciare il suo Paese in relazione, una volta morti i genitori quando lui ancora in giovane età, a dissapori insorti con i fratelli poiché questi lo maltrattavano e sfruttavano economicamente il suo lavoro.

Il Tribunale di Palermo adito ebbe a rigettare il ricorso poiché non appariva dal racconto reso dal richiedente asilo alcuna azione persecutoria ovvero prospettarsi, in caso di rimpatrio, alcun grave danno, mentre alcun argomento specifico era stato proposto a sostegno della domanda di protezione umanitaria né concorrente alcuna condizione di vulnerabilità.

Il richiedente asilo ha interposto ricorso per cassazione avverso il decreto reso dal Collegio panormita articolando tre motivi.

Il Ministero degli Interni, ritualmente evocato, s’e’ costituito con controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

Il ricorso proposto dal F. appare privo di fondamento e va rigettato.

Con il primo mezzo d’impugnazione il ricorrente denunzia violazione del disposto D.Lgs. n. 251 del 2007, ex artt. 3 e 5, poiché il Tribunale non ebbe a ritenere credibile il suo racconto in contrasto con i dettami legislativi al riguardo, senza nemmeno acquisire le necessarie informazioni circa l’intervento delle Autorità a difesa dei propri cittadini in caso di persecuzione di natura privata.

Il motivo di impugnazione appare inammissibile poiché prescinde dalla effettiva ratio sottesa alla ragione di rigetto da parte del Tribunale della sua domanda di protezione sussidiaria D.Lgs. n. 251 del 2007, ex lett. b).

Difatti il Collegio panormita non argomenta sulla scorta della non credibilità del racconto, reso dal F. a giustificazione della sua decisione di espatriare, poiché reputa che quanto narrato, comunque, non lumeggia né persecuzione – al riguardo il ricorrente espressamente ebbe a rinunziare alla correlata domanda di protezione – né pericolo di grave danno in caso di rimpatrio, poiché la ragione alla base dell’espatrio ritenuta correlata a questione di natura familiare.

Ed invero il ricorrente al riguardo non formula alcuna specifica contestazione lumeggiando, oltre ai dissapori con i germani, in quale modo le tensioni inter familiari, se ancora esistenti, configurerebbero pericolo di grave danno per i suoi diritti fondamentali.

Con il secondo mezzo d’impugnazione il F. lamenta violazione della norma D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 2 e art. 14, lett. c), posto che erroneamente il Collegio panormita ha escluso che, attualmente, in Costa d’Avorio sia in essere una situazione sociopolitica connotata da violenza diffusa, mentre in effetti – secondo la sua prospettazione – vi sono in atto gravi scontri tra le diverse fazioni politiche e, comunque, detto concetto non deve intendersi solamente nella riduttiva accezione collegata ad esistenza di guerra civile.

La censura appare generica posto che viene apoditticamente tratteggiata una situazione di scontri violenti tra opposte fazioni con rinvio alle informazioni desunte da rapporti redatti da Organismi internazionali, che però – significativamente – non vengono specificatamente indicati.

Inoltre il ricorrente propugna accezione del concetto di violenza diffusa in aperta dissonanza con l’insegnamento reso al riguardo dalla Corte Europea, benché detto Organo sia istituzionalmente deputato a chiarire il significato della disciplina portata nei Regolamenti U.E..

Viceversa il Tribunale siciliano ha esaminato la situazione socio-politica, attualmente esistente in Costa d’Avorio, alla luce delle informazioni desunte da rapporti redatti da autorevoli Organizzazioni internazionali puntualmente indicati, precisando che la stagione di scontri fra le diverse fazioni politiche risulta superata ed anzi come il Paese è interessato da una sensibile ripresa economica e di pacificazione sociale.

Dunque la statuizione che, attualmente in Costa d’Avorio non sussiste una situazione socio-politica connotata da violenza diffusa, non solo risulta fondata su precise ed affidabili informazioni assunte, ma pure in conformità con l’insegnamento al riguardo reso dalla Corte Europea, per cui la doglianza mossa si limita esclusivamente a chiedere a questa Corte di legittimità una valutazione circa il merito della questione.

Con la terza doglianza il F. deduce violazione delle norme ex art. 113 c.p.c., comma 1 – pronunzia secondo diritto -, D.P.R. n. 286 del 1998, artt. 5 e 19, D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 32, comma 3 ed D.L. n. 113 del 2018, poiché il Tribunale ha pure rigettato la sua domanda di godere della protezione umanitaria sulla scorta della nuova normativa ex D.L. n. 113 del 2018, non applicabile nella specie.

In particolare poi il ricorrente sottolinea le condizioni personali, anche di vissuto, fondanti vulnerabilità quali la sua età, l’assenza di sostegni familiari in Patria, le torture subite in Libia, le condizioni del servizio Giustizia, di violazione dei diritti umani e la non adeguata garanzia circa il diritto all’alimentazione ed alla salute esistenti in Patria.

L’argomento critico svolto non ha fondamento posto che se è vero – probabilmente seguendo le indicazioni presenti nel ricorso in opposizione come ricordato nel ricorso – che il Tribunale panormita ha fatto cenno alla richiesta fondata sui “casi speciali” – formulazione introdotta con L. n. 132 del 2018, non applicabile alla specie ratione temporis -, tuttavia ha esaminato la questione sottopostagli alla luce della disciplina previgente, stante gli inequivoci richiami ad arresti di legittimità afferenti detta disciplina ed il riferimento alle indicazioni della Commissione Nazionale per il diritto d’asilo formulate nel 2015.

Difatti il Tribunale ha, dapprima, rilevato come in dipendenza del suo narrato il F. non era espatriato perché soggetto a procedimento penale alcuno, né a espiazione di pena in carcere – dunque irrilevante appare il cenno alla valutazione del sistema giustizia e la situazione carceraria -, quindi ha escluso che la situazione socio-politica attuale della Costa d’Avorio sia tale da comportare un pericolo per i suoi cittadini in generale, anzi ha sottolineato – senza che sul punto il ricorrente sostenesse le sue avverse asserzioni con preciso riferimento a qualche fonte internazionale autorevole – come la situazione si sia normalizzata e che il Paese gode al momento di un buon andamento economico – da cui la natura meramente apodittica del richiamo ai problemi economici e di violenza politica reiterati anche in questo morivo di impugnazione sempre senza alcun riferimento a fonte specifica -.

Il Tribunale, poi, ha escluso che il F. sia affetto da una qualche patologia accertata e rilevato come oramai il ricorrente sia maggiorenne sicché non rappresentava elemento rilevante l’appoggio familiare.

La questione afferente le torture subite in Libia negli anni di – asserita permanenza risultano novità di questo giudizio di legittimità posto che il ricorrente non precisa come e quando la questione in detti specifici termini aver subito torture – fu sottoposta al Tribunale e nemmeno quali postumi psicosomatici siano residuati da detta esperienza, di conseguenza la censura appare priva di specificità.

Al rigetto del ricorso non consegue la condanna alla rifusione delle spese di lite verso l’Amministrazione poiché il controricorso privo dei requisiti propri di detto atto processuale.

Concorrono le condizioni di legge perché il ricorrente versi l’ulteriore contributo unificato, ove dovuto.

P.Q.M.

Rigetta il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso a norma D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nell’adunanza di Camera di consiglio, il 23 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 novembre 2021

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