Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36583 del 25/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 25/11/2021, (ud. 30/09/2021, dep. 25/11/2021), n.36583

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FUOCHI TINARELLI Giuseppe – Presidente –

Dott. CATALLOZZI Paolo – rel. Consigliere –

Dott. TRISCARI Giancarlo – Consigliere –

Dott. PUTATURO DONATI VISCIDO DI NOCERA M.G. – Consigliere –

Dott. ANTEZZA Fabio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 13690/2016 R.G. proposto da:

Agenzia delle Entrate, in persona del Direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato, presso

la quale è domiciliata in Roma, via dei Portoghesi, 12;

– ricorrente –

contro

I.C.A.S. Industria Canavesana Attrezzature Speciali s.p.a., in

persona del legale rappresentante pro tempore;

– intimato –

avverso la decisione della Commissione tributaria centrale, sezione

di Torino, n. 1077/13, depositata l’11 aprile 2013.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 30 settembre

dal Consigliere Paolo Catallozzi.

 

Fatto

RILEVATO

che:

– l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione avverso la decisione della Commissione tributaria centrale, sezione di Torino, depositata l’11 aprile 2013, che, in accoglimento dell’appello della I.C.A.S. Industria Canavesana Attrezzature Speciali s.p.a., ha annullato l’avviso di irrogazione sanzioni notificatole per indebita detrazione di un credito i.v.a., riconoscendo il diritto della contribuente alla detrazione dell’imposta;

– dall’esame della decisione impugnata si evince che il disconoscimento del diritto alla detrazione del credito di imposta era motivato con il fatto che tale credito spettava alla GE.MEC. Gestione Meccaniche s.p.a., controllata fino al 31 dicembre 1983, e che non trovava applicazione il regime fiscale dell’i.v.a. di gruppo;

– il ricorso è affidato ad un unico motivo;

– la I.C.A.S. Industria Canavesana Attrezzature Speciali s.p.a. non spiega alcuna attività difensiva.

Diritto

CONSIDERATO

che:

– occorre preliminarmente disporre la revoca dell’ordinanza, resa da questa Sezione in data 25 febbraio 2021, con cui è stata ordinata la rinnovazione della notifica del ricorso in ragione del fatto che l’originaria notifica era stata effettuata alla parte personalmente e non al suo procuratore;

– infatti, dall’esame degli atti di causa si evince che la società contribuente non era assistita in giudizio da alcun difensore, per cui correttamente la ricorrente aveva provveduto alla notifica del ricorso per cassazione alla parte personalmente;

– ciò posto, con l’unico motivo di ricorso l’Agenzia deduce la violazione e falsa applicazione del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, artt. 30 e 73, del D.M. Finanze 19 dicembre 1979, artt. 1,2,3,4,5 e 6, e dell’art. 2697 c.c., per aver la decisione impugnata ritenuto applicabile il regime dell’i.v.a. di gruppo benché, quanto al periodo di imposta in esame, la contribuente, società controllante, non avesse presentato la dichiarazione dell’intendimento di volersene avvalere;

– il motivo è fondato;

– il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 73, u.c., nella formulazione vigente ratione temporis, stabilisce che “il Ministro delle finanze può disporre con propri decreti, stabilendo le relative modalità, che le dichiarazioni delle società controllate siano presentate dall’ente o società controllante all’ufficio del proprio domicilio fiscale e che i versamenti di cui agli artt. 27, 30 e 33, siano fatti all’ufficio stesso per l’ammontare complessivamente dovuto dall’ente o società controllante e dalle società controllate, al netto delle eccedenze detraibili”;

– tale disposizione prevede (e regola nelle sue linee essenziali) l’istituzione di un particolare meccanismo di assolvimento dell’i.v.a., peraltro facoltativo, comportante la perdita da parte delle società controllate della disponibilità dei rispettivi saldi i.v.a. e il trasferimento dei relativi crediti e debiti d’imposta alla società controllante, così da consentire a quest’ultima di compensare, con operazione algebrica, i saldi a credito o a debito risultanti dalle liquidazioni periodiche e dalle dichiarazioni annuali proprie e delle società partecipate e di restare, conseguentemente, l’unico soggetto legittimato al versamento ovvero ad effettuare la scelta annuale tra il rimborso o l’accredito nell’anno successivo dell’eccedenza detraibile del gruppo (così, Cass., Sez. Un., 2 febbraio 2016, n. 1915);

– il D.M. Finanze 13 dicembre 1979, art. 3, emanato in attuazione del richiamato art. 73, nella formulazione applicabile al caso in esame, prevede, al comma 1, che “l’ente o società controllante deve dichiarare entro il 5 marzo all’ufficio dell’imposta sul valore aggiunto competente in relazione al proprio domicilio fiscale e a quelli competenti per le società controllate che intende avvalersi della facoltà prevista dal presente decreto” (ossia, della facoltà di optare per il regime della liquidazione dell’i.v.a. di gruppo), aggiungendo, all’ultimo comma, che tale dichiarazione ha effetto per l’anno in cui è presentata;

– da riferito quadro normativo si evince che, venendo in rilievo una procedura che semplifica gli obblighi di dichiarazione e di versamento del tributo, in quanto consente compensazioni infragruppo altrimenti escluse, è necessario, ai fini dell’adesione al relativo regime, che il contribuente manifesti espressamente di volersene avvalere con espressa dichiarazione di volontà, senza che possa darsi l’equipollenza di alcun comportamento concludente (cfr. Cass., ord., 11 febbraio 2020, n. 3252; Cass. 29 luglio 2009, n. 17576);

– orbene, la Commissione centrale, nel riconoscere il diritto della contribuente alla detrazione del credito i.v.a. vantato dalla società controllata, pur in assenza, per il periodo di imposta di riferimento, della presentazione della dichiarazione di volersi avvalere del regime della liquidazione dell’i.v.a. di gruppo – peraltro, alla luce delle deduzioni della ricorrente, impossibilitata a cagione della cessazione del gruppo -, non ha fatto corretta applicazione del richiamato principio di diritto;

– la decisione impugnata va, dunque, cassata in relazione al motivo accolto, e, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatti, questa Corte può decidere nel merito, respingendo l’originario ricorso;

– appare opportuno disporre l’integrale compensazione tra le parti delle spese dei gradi del giudizio di merito, mentre quelle relative al presente giudizio di legittimità seguono il criterio della soccombenza e si liquidano come in dispositivo.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito, rigetta l’originario ricorso; compensa integralmente tra le parti le spese dei giudizi di merito e condanna la contribuente alla rifusione delle spese del giudizio di legittimità, che si liquidano in complessivi Euro 4.100,00, oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 30 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 novembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA