Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36572 del 25/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 25/11/2021, (ud. 16/09/2021, dep. 25/11/2021), n.36572

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. SORRENTINO Federico – Presidente –

Dott. NAPOLITANO Lucio – rel. Consigliere –

Dott. GIUDICEPIETRO Andreina – Consigliere –

Dott. D’ANGIOLELLA Rosita – Consigliere –

Dott. ROSSI Raffaele – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 24275/2016 proposto da:

Agenzia Delle Entrate, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma Via Dei Portoghesi 12, presso

l’Avvocatura Generale Dello Stato che la rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

S.A., elettivamente domiciliato in Roma Via L. Mancinelli

65, presso lo studio dell’avvocato Moscati Enrico che lo rappresenta

e difende unitamente all’avvocato Graziano Riccardo e Griva Alberto;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 969/2016 della COMM. TRIB. REG. PIEMONTE,

depositata il 15/07/2016;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

16/09/2021 dal consigliere Dott. NAPOLITANO LUCIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

L’Agenzia delle entrate – Direzione provinciale (OMISSIS) notificò al sig. S.A. avviso di accertamento, con il quale, in forza di accertamento sintetico, riprese a tassazione, per l’anno d’imposta 2008, le maggiori imposte ritenute dovute per IRPEF e relative addizionali, oltre sanzioni ed interessi.

Avverso detto avviso di accertamento il contribuente propose impugnazione dinanzi alla Commissione tributaria provinciale (CTP) di Torino, che accolse il ricorso.

L’Ufficio propose appello avverso la sentenza di primo grado ad esso sfavorevole.

L’adita Commissione tributaria regionale (CTR) del Piemonte, con sentenza n. 969/38/2016, depositata il 15 luglio 2016, non notificata, rigettò il gravame, confermando la decisione impugnata.

Avverso la sentenza resa dalla CTR del Piemonte, l’Agenzia delle entrate ha proposto ricorso per cassazione, affidato a due motivi, cui il contribuente resiste con controricorso.

Il controricorrente ha altresì depositato memoria, ex art. 380 bis 1 c.p.c.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo l’Agenzia delle entrate denuncia violazione e falsa applicazione del D.L. n. 78 del 2010, art. 22, in combinato disposto con il D.M. 10 settembre 1992, artt. 2 e 3, e del D.M. 24 dicembre 2012, art. 5, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nella parte in cui la sentenza impugnata, in contrasto con il dato letterale del citato D.L. n. 22 del 2010, art. 22, ratione temporis vigente, ha dichiarato l’illegittimità dell’accertamento avente ad oggetto l’annualità 2008, sulla base di parametri probatori previsti dal legislatore per le annualità successive.

2. Con il secondo motivo la ricorrente Amministrazione finanziaria denuncia violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 4 e ss, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, nella parte in cui la sentenza impugnata, avendo riconosciuto valenza probatoria a mere disponibilità finanziarie di cui non era nota né l’origine, né l’effettiva destinazione, ha violato il D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, comma 4, nella formulazione applicabile ratione temporis, e le correlative disposizioni regolamentari, che, al fine di superare la presunzione legale dettata da detta norma in tema di accertamento sintetico, impongono al contribuente l’onere di dimostrare, attraverso “idonea documentazione”, che il maggior reddito fosse costituito in tutto o in parte da redditi esenti o da redditi soggetti a ritenuta alla fonte, a titolo d’imposta.

3. Preliminarmente va esaminata l’eccezione d’inammissibilità del ricorso per cassazione, formulata da parte controricorrente, sul dedotto presupposto che il ricorso in appello proposto dall’Amministrazione finanziaria avverso la sentenza di primo grado ad essa sfavorevole fosse nullo o comunque inammissibile, come già eccepito dal contribuente nelle proprie controdeduzioni all’atto della propria costituzione nel giudizio di appello.

L’eccezione è infondata.

3.1. Quanto alla pretesa nullità del ricorso in appello, che parte controricorrente, ai fini dell’osservanza del principio di autosufficienza riferibile anche al controricorso, ha allegato in copia a detto atto, non sussiste l’eccepita nullità del ricorso in appello dell’Amministrazione finanziaria.

Invero, non vi è dubbio che le conclusioni ivi rese, del resto palesemente riportanti un errore materiale, chiedendosi, ivi, testualmente, pur nella richiesta della riforma della pronuncia di primo grado sfavorevole all’Amministrazione, confermarsi “l’integrale illegittimità dell’Accertamento n. (OMISSIS)”, debbano essere interpretate alla luce dell’intero contenuto del ricorso in appello, da cui risulta che l’originaria rettifica del reddito dichiarato dal contribuente è stata emendata con atto di autotutela parziale, in relazione alla riconosciuta non utilizzabilità dei locali siti al primo piano dell’abitazione ubicata in (OMISSIS), venendo dunque ad essere parzialmente ridotto l’originario accertamento in rettifica del reddito dichiarato dal contribuente.

3.2. Con riferimento invece all’eccezione d’inammissibilità del ricorso in appello dell’Agenzia delle entrate per difetto di specificità dei motivi, va osservato che, nel reiterare, nel resto, la richiesta di conferma dell’originario accertamento in rettifica, l’Amministrazione finanziaria abbia assolto l’onere di specificità dei motivi, secondo il disposto del D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 53, secondo quanto costantemente affermato in materia da questa Corte, per cui “(n)el processo tributario, ove l’Amministrazione finanziaria si limiti a ribadire e riproporre in appello le stesse ragioni e argomentazioni poste a sostegno della legittimità del proprio operato, come già dedotto in primo grado, in quanto considerate dalla stessa idonee a sostenere la legittimità dell’avviso di accertamento annullato, è da ritenersi assolto l’onere d’impugnazione specifica previsto dal D.Lgs. 31 dicembre 1992, n. 546, art. 53, secondo il quale il ricorso in appello deve contenere “i motivi specifici dell’impugnazione” e non già “nuovi motivi”, atteso il carattere devolutivo pieno dell’appello, che è un mezzo di impugnazione non limitato al controllo di vizi specifici della sentenza di primo grado, ma rivolto ad ottenere il riesame della causa nel merito” (cfr., tra le molte, Cass. sez. 6-5, ord. 5 ottobre 2018, n. 24641; Cass. sez. 6-5, ord. 22 marzo 2017, n. 7369; Cass. sez. 5, 29 febbraio 2012, n. 3064).

4. Venendo all’esame dei motivi di ricorso, essi possono essere trattati congiuntamente, in quanto tra loro connessi.

La decisione impugnata, dopo aver affermato l’applicabilità, nella controversia in esame, del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, quale modificato dal D.L. 31 maggio 2010, n. 78, art. 22, convertito, con modificazioni, dalla L. 30 luglio 2010, n. 122, estendendo, tra l’altro, l’ambito della prova contraria del contribuente alla possibilità di dimostrare che il finanziamento della spesa sia avvenuto “(non solo con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fronte a titolo d’imposta, ma anche) con redditi “diversi da quelli posseduti nello stesso periodo d’imposta” o, “comunque, legalmente esclusi dalla formazione della base imponibile””, ha poi ritenuto soddisfatto l’onere probatorio incombente al contribuente, affermando “provata l’esistenza di una provvista patrimoniale depositata nel conto di gestione “Risparmio Domini” utile ed idonea a giustificare il sostenimento delle spese afferenti i beni indice individuati dall’Agenzia in capo al ricorrente”.

In tal modo la decisione impugnata è incorsa in ciascuno dei due denunciati errores in iudicando.

4.1. Sotto il primo profilo, va ribadito quanto già affermato in materia da questa Corte, secondo cui ” (i)n materia di accertamento sintetico dei redditi, il D.L. n. 78 del 2010, art. 22, comma 1, conv. in L. n. 122 del 2010, ha disposto, con specifica norma di diritto transitorio, che le modifiche al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, operano in relazione agli accertamenti relativi ai redditi per i quali il termine di dichiarazione non è ancora scaduto alla data di entrata in vigore dell’art. 22 cit. e, quindi, dal periodo d’imposta 2009″ (cfr. Cass. sez. 5, ord. 7 giugno 2021, n. 15760; Cass. sez. 5, 31 gennaio 2017, n. 2474; Cass. sez. 6-5, ord. 31 maggio 2016, n. 11283; Cass. sez. 6-5, ord. 6 novembre 2015, n. 22746).

Nella fattispecie in esame l’accertamento riguarda, come si è detto, l’anno d’imposta 2008.

4.2. L’errore in cui è incorsa la CTR, nel non applicare il principio di diritto innanzi trascritto, sulla ritenuta applicabilità della nuova disciplina per l’accertamento riferito all’annualità in esame si ripercuote, inevitabilmente, anche sull’esatta determinazione dell’ambito dell’onere probatorio incombente al contribuente al fine di superare la presunzione legale relativa di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 38, che imputa, nei limiti previsti dalla norma, al contribuente, sulla base del possesso di beni- indice di capacità contributiva di cui al D.M. 10 settembre 1992, maggior reddito rispetto a quello dichiarato. D’altronde, nella parte in cui la sentenza impugnata ha ritenuto sufficiente a soddisfare detto onere probatorio la mera esistenza di provvista patrimoniale idonea a giustificare il sostenimento delle spese afferenti i beni indice individuati dall’Agenzia in capo al ricorrente, essa non risulta aver fatto corretta applicazione dell’ulteriore principio di diritto secondo cui “”(i)n tema di accertamento delle imposte sui redditi, qualora l’ufficio determini sinteticamente il reddito complessivo netto in relazione alla spesa per incrementi patrimoniali, la prova documentale contraria ammessa per il contribuente dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 38, comma 6, nella versione vigente “ratione temporis”, non riguarda la sola disponibilità di redditi esenti o di redditi soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta, ma anche l’entità di tali redditi e la durata del loro possesso, che costituiscono circostanze sintomatiche del fatto che la spesa contestata sia stata sostenuta proprio con redditi esenti o soggetti a ritenuta alla fonte a titolo d’imposta” (cfr., tra le molte, Cass. sez. 5, 26 novembre 2014, n. 25104; Cass. sez. 5, ord. 4 agosto 2020, n. 16637; Cass. sez. 5, ord. 31 marzo 2021, n. 8888)”.

5. Il ricorso è pertanto fondato in relazione a ciascuno dei motivi sui quali si articola.

Ne consegue la cassazione della sentenza impugnata, con rinvio per nuovo esame alla Commissione tributaria regionale del Piemonte, in diversa composizione, che, nell’uniformarsi ai principi di diritto sopra trascritti, provvederà anche in ordine alla disciplina delle spese del presente giudizio di legittimità.

PQM

Accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Commissione tributaria regionale del Piemonte, in diversa composizione, cui demanda anche di provvedere sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 16 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 novembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA