Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 3656 del 16/02/2010

Cassazione civile sez. trib., 16/02/2010, (ud. 17/12/2009, dep. 16/02/2010), n.3656

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LUPI Fernando – Presidente –

Dott. D’ALESSANDRO Paolo – Consigliere –

Dott. IACOBELLIS Marcello – Consigliere –

Dott. DI BLASI Antonino – rel. Consigliere –

Dott. VIRGILIO Biagio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

sentenza

sul ricorso proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, in persona del legale rappresentante pro

tempore, rappresentata e difesa dall’Avvocatura Generale dello Stato,

nei cui uffici, in Roma, Via dei Portoghesi, 12 è domiciliata;

– ricorrente –

contro

F.G., residente a (OMISSIS);

– intimato –

avverso la sentenza n. 25/10/2006 della Commissione Tributaria

Regionale di Milano – Sezione n. 10, in data 09/03/2006, depositata

il 06 aprile 2006.

Udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio del

17 dicembre 2009 dal Relatore Cons. Dott. Antonino Di Blasi;

Sentito il Sostituto Procuratore Generale, che ha chiesto il rigetto

del ricorso, per manifesta infondatezza.

Fatto

SVOLGIMENTO DEL PROCESSO

Il contribuente, esercente attività di agente di commercio, ricorreva avverso il silenzio rifiuto, formatosi sulla domanda volta a conseguire il rimborso dell’IRAP, relativa agli anni dal 1998 al 2000.

L’adita Commissione Tributaria Provinciale di Milano rigettava il ricorso, con decisione che, in sede di appello, veniva riformata dalla C.T.R., giusta sentenza in epigrafe indicata, la quale riteneva insussistenti i presupposti impositivi.

Con ricorso notificato il 27-07/01-08/2006, l’Agenzia delle Entrate ha chiesto la cassazione dell’impugnata decisione.

L’intimato, non ha svolto difese in questa sede.

Con istanza 27.06.2007, il Sostituto Procuratore Generale, trattandosi di imposizione relativa ad Agente di commercio, ha chiesto l’accoglimento del ricorso per manifesta fondatezza.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

La Corte:

Visto il ricorso, come sopra notificato, con cui l’Agenzia delle Entrate censura l’impugnata decisione per violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 446 del 1997, artt. 2, 3, 4 ed 8;

Viste le conclusioni scritte del Sostituto Procuratore Generale e sentita la richiesta rassegnata in udienza;

Considerato che i Giudici di appello hanno escluso l’esistenza dell’autonoma organizzazione, nella considerazione che l’attività professionale era stata svolta dal professionista, in assenza di elementi di organizzazione, rilevanti agli effetti impositivi;

Considerato che la questione posta dal ricorso in esame va risolta, richiamando il principio da ultimo affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte con la sentenza n. 12108/2009 secondo cui “a norma del combinato disposto del D.Lgs. 15 dicembre 1997, n. 446, art. 2, primo periodo, e art. 3, comma 1, lett. c), l’esercizio delle attività di Agente di Commercio, di cui alla L. n. 204 del 1985, art. 1, e di promotore finanziario di cui al D.Lgs. n. 58 del 1998, art. 31, comma 2, è escluso dall’applicazione dell’imposta regionale sulle attività produttive (IRAP) solo qualora si tratti di attività non autonomamente organizzata; il requisito dell’autonoma organizzazione, il cui accertamento spetta al giudice di merito ed è insindacabile in sede di legittimità, se congruamente motivato, ricorre quando il contribuente: a) sia sotto qualsiasi forma, il responsabile dell’organizzazione e non sia, quindi, inserito in strutture organizzative riferibili ad altrui responsabilità ed interesse; b) impieghi beni strumentali eccedenti, secondo l’id quod plerumque accidit, il minimo indispensabile per l’esercizio dell’attività in assenza di organizzazione, oppure si avvalga in modo non occasionale di lavoro altrui; Costituisce onere del contribuente che chieda il rimborso dell’imposta asseritamente non dovuta dare la prova dell’assenza delle predette condizioni”;

Considerato che la decisione impugnata appare in linea con l’affermato principio, avendo accolto la domanda, proposta dal contribuente – agente di commercio – per insussistenza degli elementi indici dell’autonoma organizzazione, dopo avere verificato che, nel caso, l’attività risultava essere stata svolta, senza collaboratori e con beni strumentali di modesto valore indispensabili per l’esercizio dell’attività;

Considerato, altresì, che le doglianze risultano formulate genericamente ed in contrasto con la citata pronuncia e con l’ormai consolidato orientamento giurisprudenziale in tema di imponibilità Irap ai redditi professionali, giacchè l’Agenzia, per un verso, non ha contestato specificamente la realtà fattuale dedotta dal contribuente e presa in considerazione dal giudice di merito (Cass. n. 1540/2007, n. 5488/2006, n. 2273/2005) e, d’altra parte, non ha criticato la ratio della decisione, limitandosi a sostenere che l’attività di agente di commercio dovrebbe considerarsi rilevante ai fini impositivi, a prescindere dalla sussistenza o meno degli elementi indice dell’autonoma organizzazione e dalla relativa consistenza senza, peraltro, indicare concreti elementi, in ipotesi idonei a sostenere una diversa decisione;

Considerato che il ricorso va, dunque, rigettato e che nulla va disposto per le spese, in assenza dei relativi presupposti.

P.Q.M.

rigetta il ricorso.

Così deciso in Roma, il 17 dicembre 2009.

Depositato in Cancelleria il 16 febbraio 2010

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