Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36557 del 25/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 25/11/2021, (ud. 27/04/2021, dep. 25/11/2021), n.36557

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PERRINO Angel – Maria –

Dott. CATALLOZZI Paolo – Consigliere –

Dott. GORI Pierpaolo – Consigliere –

Dott. GALATI Vincenzo – rel. Consigliere –

Dott. NOVIK Adet Toni – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 3581 del ruolo generale dell’anno 2013

proposto da:

INCOFINSCO s.r.l., in persona del legale rappresentante pro tempore,

rappresentata e difesa, giusta procura speciale a margine del

ricorso, dall’Avv. Alberto Maria Gaffuri e dall’Avv. Gabriele

Pafundi preso lo studio del quale in Roma, Viale Giulio Cesare, n.

14 è elettivamente domiciliata;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate, in persona del direttore pro tempore,

rappresentata e difesa dall’Avvocatura generale dello Stato, presso

gli uffici della quale in Roma, alla via dei Portoghesi, n. 12, si

domicilia;

– controricorrente –

Avverso la sentenza n. 86/25/2012 della Commissione tributaria

regionale del Veneto depositata il 12.6.2012;

udita nella camera di consiglio del 27.4.2021 la relazione svolta dal

consigliere Vincenzo Galati.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con la sentenza in epigrafe la Commissione tributaria regionale del Veneto ha dichiarato “inammissibile l’appello” avverso la sentenza della Commissione tributaria provinciale di Rovigo n. 68/02/10 “in quanto proposto da soggetto non legittimato ad impugnare il silenzio rifiuto, opposto dall’Amministrazione Finanziaria all’istanza di rimborso IVA 2001 a suo tempo presentata da Cremarredamenti srl”.

La controversia trae origine dal ricorso proposto dalla contribuente davanti alla CTP di Rovigo a seguito del silenzio rifiuto dell’Amministrazione sulla richiesta di rimborso di un credito IVA oggetto di cessione da parte della Cremarredamenti s.r.l..

Alla richiesta l’Amministrazione ha opposto alcuni crediti maturati verso la cessionaria divenuti definitivi prima del perfezionamento della cessione del credito e, pertanto, opponibili alla Incofinsco s.r.l.. La CTP ha respinto il ricorso e la CTR, in motivazione, ha ritenuto di condividere quanto deciso in primo grado in punto di anteriorità di diversi debiti erariali della cedente rispetto alla notifica della cessione del credito effettuata in data 5.9.2003 al concessionario GERICO e quindi perfezionatisi solo in tale epoca.

Ha sostanzialmente affermato l’opponibilità dei crediti vantati dell’Amministrazione nei confronti della Cremarredamenti alla cessionaria Incofinsco evidenziando quanto previsto dalla disciplina del codice civile in tema di validità ed efficacia della cessione del credito.

2. Avverso la sentenza ha proposto ricorso per cassazione la Incofinsco s.r.l. affidandolo a cinque motivi.

Ha resistito l’Agenzia delle Entrate.

La contribuente ha depositato memorie.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo viene dedotta “violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. e del principio della corrispondenza tra le richieste delle parti e la decisione del giudice, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4”.

In particolare, si lamenta la mancata pronuncia della CTR sulla spettanza del rimborso e l’avere il giudice di merito ritenuto la ricorrente priva della legittimazione non solo ad interloquire sulla definizione per intervenuto condono di una parte delle pretese tributarie verso la Cremarredamenti s.r.l., ma anche a contestare l’illegittimità del silenzio rifiuto rispetto alla richiesta di rimborso del credito IVA acquistato.

Proprio l’intervenuta cessione del credito legittimava la ricorrente ad interloquire sul rifiuto dell’Amministrazione di contestare il diniego del rimborso.

2. Con il secondo motivo viene dedotta “violazione e falsa è applicazione degli artt. 1260,1263 e 1264 c.c., D.L. n. 70 del 1988, art. 5, comma 4 ter, e delle regole generali sulla cessione dei crediti, in riferimento alla carenza della legittimazione della ricorrente in merito alla possibilità di discutere della validità del condono concluso dalla Cremarredamenti ai sensi della L. n. 289 del 2002, art. 16 e di contestare l’illegittimità del silenzio rifiuto di rimborsare il credito IVA acquistato dalla Cremarredamenti medesima, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”.

Dai principi generali in materia di cessione del credito si ricava che la cessionaria è ampiamente abilitata a contraddire in punto di accertamento della efficacia della domanda di condono presentata a norma della L. n. 289 del 2002, art. 16 e di qualsiasi altro evento che possa ritenersi idoneo ad estinguere il credito ceduto.

La cessione abilitava, infatti, la Incofinsco a contraddire in punto di efficacia estintiva e/o novativa del condono e, quindi, di idoneità di quest’ultimo ad essere validamente opposto al credito ceduto.

3. Il terzo motivo contiene la deduzione della “violazione e falsa applicazione della L. n. 289 del 2002, art. 16,artt. 1260,1263 e 1264 c.c., del D.L. n. 70 del 1988, art. 5, comma 4 ter, e delle regole generali sulla cessione dei crediti, nonché della L. n. 212 del 2000, art. 10 in riferimento alla sostenuta trasformazione in atto definitivo del provvedimento di contestazione di sanzioni notificato alla Cremarredamenti e alla sua ritenuta opponibilità alla Incofinsco, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”.

Operando una lettura unitaria e coordinata delle sentenze di primo e secondo grado, la ricorrente contesta le singole argomentazioni utilizzate dai giudicanti per ritenere sorti i crediti vantati dall’Amministrazione nei confronti della Cremarredamenti in epoca anteriore alla cessione della quale si controverte.

Con riferimento all’avviso di contestazione relativo all’anno di imposta 1999 evidenzia che lo stesso era stato “eliminato” per effetto dell’adesione della Cremarredamenti alla definizione agevolata ai sensi della L. n. 289 del 2002, art. 16 dovendosi prescindere, stando al contenuto della norma ora citata, dal versamento delle rate successive alla prima il cui pagamento determina il perfezionamento del condono.

Semmai, secondo quanto già dedotto con l’atto di appello, l’Amministrazione avrebbe potuto eccepire in compensazione la minore somma risultante dall’applicazione del condono, previa detrazione delle rate pagate.

La ricorrente ritiene irrilevante la circostanza che il giudizio relativo alla contestazione per la quale è stata presentata istanza di condono non si sia concluso con la declaratoria di cessazione della materia del contendere, ma si sia estinto per mancata riassunzione (decisione ritenuta “sbagliata” e frutto di un “comportamento illegittimo dell’Ufficio”).

4. Il quarto motivo contiene la deduzione del vizio di “violazione e falsa applicazione degli artt. 1260,1263 e 1264 c.c., del D.L. n. 70 del 1988, art. 5, comma 4 ter, e delle regole generali sulla cessione dei crediti, nonché del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 38-bis in riferimento alla sostenuta opponibilità a Incofinsco del controcredito dell’Amministrazione di Euro 87.870,89, derivante dalla definizione automatica per gli anni pregressi compiuta ai sensi della L. n. 289 del 2002, art. 9 da Cremarredamenti, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3”.

Ulteriori ragioni di credito opposte dall’Amministrazione trovano origine nelle rate non pagate dalla Cremarredamenti per l’adesione al condono “tombale” di cui alla L. n. 289 del 2002, art. 9 in relazione agli anni dal 1998 al 2001 (domanda presentata il 14.6.2003).

Anche in questo caso le concordi sentenze dei giudici di merito hanno ritenuto che, essendo sorto il credito in epoca precedente al perfezionamento della cessione (notificata all’Agenzia delle Entrate in data 8.5.2003 ed alla concessionaria il 5.9.2003), lo stesso fosse opponibile alla cessionaria.

Per stabilire l’anteriorità del credito rispetto alla cessione occorreva avere riguardo all’iscrizione a ruolo ed alla notifica della cartella relativa ai crediti oggetto di condono e non alla domanda di definizione agevolata.

Inoltre, sarebbe stato necessario fare riferimento alla data di notifica della cessione all’Agenzia e non anche al concessionario, essendo la prima il debitore ceduto e non il secondo che è soggetto estraneo al rapporto fiscale.

Nel caso di specie, per come segnalato nell’atto di appello, la domanda di condono era stata presentata in epoca successiva alla notifica della cessione all’Agenzia delle Entrate.

5. Con il quinto motivo viene dedotta “contraddittoria ed insufficiente motivazione in riferimento alla dichiarata inammissibilità dell’appello ed opponibilità alla ricorrente dei presunti crediti dell’Amministrazione verso la Cremarredamenti, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5”.

La sentenza presenta una insanabile incoerenza tra la parte dispositiva che contiene una statuizione di inammissibilità e quella motiva che, peraltro, ha trascurato di considerare le censure mosse dalla ricorrente in ordine alla estinzione del giudizio in materia di condono ed alla mancata pronuncia di cessazione della materia del contendere.

La CTR ha altresì errato nel riferimento alla posizione del creditore sulla scorta dell’art. 1260 c.c. avendo reso, in tal modo, ulteriormente oscuro il ragionamento al quale ha ancorato il giudizio conclusivo.

6. Il primo ed il quinto motivo, riguardando entrambi vizi procedurali riflettentisi anche sulla motivazione della sentenza, sono infondati.

Il primo motivo è formulato in termini ai limiti dell’ammissibilità sostanziandosi in una mescolanza di argomentazioni relative al vizio processuale dell’omessa pronuncia ed alla contestazione dell’interpretazione dei fatti e delle norme giuridiche poste a fondamento della domanda originaria della ricorrente.

In ogni caso, non è dato riscontrare il lamentato vizio costituito dalla omessa pronuncia sul merito della questione controversa atteso che, operando una lettura congiunta del dispositivo e della motivazione della sentenza, è possibile desumere che la CTR ha ritenuto l’infondatezza nel merito della pretesa al rimborso del credito IVA acquistato dalla società ricorrente.

Il nucleo della motivazione è da rinvenirsi, infatti, nella spiegazione relativa alla anteriorità del controcredito oggetto dell’atto di contestazione vantato dall’Amministrazione rispetto alla cessione e alla definizione di esso (recte, alla sua definitività).

Sulla necessità di interpretare la statuizione contenuta in sentenza alla luce della lettura combinata del dispositivo e della motivazione, si riscontra un orientamento assolutamente uniforme della giurisprudenza di legittimità fra cui Cass. sez. 6-3, n. 19252 del 19/07/2018, Rv. 650243-01 e numerose conformi precedenti.

Da ciò discende l’infondatezza anche del quinto motivo con il quale si denuncia l’incoerenza del dispositivo rispetto alla motivazione che vanno letti unitariamente.

La sentenza della CTR contiene, peraltro, un preliminare richiamo a quella della CTP riportata in ampi stralci nel ricorso della contribuente che ha, dunque, potuto ben comprendere la ratio della decisione impugnata anche attraverso il richiamo alla conforme decisione di primo grado.

7. Il secondo ed il terzo motivo possono essere esaminati congiuntamente.

Essi riguardano il controcredito vantato dall’Amministrazione a titolo di contestazione delle sanzioni per Euro 289.115,15 notificato in data 10.4.2002.

In base alla ricostruzione fattuale delle sentenze di merito, non contestate dal ricorso, emerge l’anteriorità della contestazione rispetto alla cessione del credito fiscale dalla Cremarredamenti alla Incofinsco, cessione che risale al 31.3.2003 la cui notifica all’Agenzia delle Entrate (oltre che al concessionario della riscossione) è avvenuta, quindi, successivamente.

Pertanto, in base alla regola generale di cui all’art. 1264 c.c., il credito vantato dall’Amministrazione era certamente opponibile alla ricorrente.

L’ulteriore deduzione difensiva, ribadita anche in sede di legittimità, riguarda l’avvenuta definizione, attraverso la procedura del condono ai sensi della L. n. 289 del 2002, art. 16 della lite fiscale avente ad oggetto le sanzioni da parte della società cedente Cremarredamenti e, dunque, l’inesistenza totale o parziale del controcredito opposto in compensazione dall’Amministrazione rispetto alla domanda di rimborso presentata dalla Incofinsco in ragione del credito acquistato dalla prima società.

Tale argomentazione, data la fattispecie concreta, è irrilevante ai fini della decisione in quanto non è stata contestata la statuizione di consolidamento dell’avviso.

Vero è che il mancato pagamento della sola prima rata comporta la sostituzione dell’obbligazione originaria con quella da condono recuperabile attraverso l’iscrizione a ruolo a titolo definitivo dell’importo dovuto.

In tal senso va inteso il principio di diritto affermato da Cass. sez. 5, n. 24144 del 13 ottobre 2017 con la quale è stato sostenuto che “in tema di condono fiscale, ai sensi della L. n. 289 del 2002, art. 16 nel caso in cui il contribuente si avvalga della facoltà, prevista dal comma 2 di detta disposizione, di versare ratealmente l’importo dovuto, soltanto l’omesso versamento della prima rata comporta l’inefficacia dell’istanza di condono, con la conseguente perdita della possibilità di avvalersi della definizione agevolata, mentre in caso di mancato versamento delle rate successive, si procede ad iscrizione a ruolo (a titolo definitivo) dell’importo dovuto, ai sensi del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 14, con addebito di una sanzione amministrativa pari al 30 per cento delle somme non versate, ridotta alla metà in caso di versamento eseguito entro i trenta giorni successivi alla scadenza della rata, oltre agli interessi legali”.

Nel caso in esame, anche se l’obbligazione da condono si è comunque sostituita a quella originaria per effetto del pagamento della prima rata, vi è che la lite si è estinta per omessa riassunzione.

Sul punto la CTP (confermata dalla CTR) ha affermato che “l’avviso si è consolidato” e la CTR ribadisce che la vicenda ha trovato definizione per effetto dell’estinzione del procedimento RGA 262/2002.

Tale statuizione, coerente con la giurisprudenza di legitimità sugli effetti dell’omessa riassunzione) è conforme alla costante giurisprudenza di legittimità (fra le molte, Cass. sez. 6-5, n. 23922 del 23 novembre 2016) e non ha formato oggetto di adeguata impugnazione.

A pag. 31 del ricorso, infatti, si assume che l’atto di contestazione è stato rimosso per effetto dell’adesione al condono, ma non viene proposta impugnazione avverso la statuizione di “consolidamento” (o “definizione”).

Non solo, anche la ricostruzione dei fa è perplessa, poiché, per un verso, l’interruzione della procedura di condono è stata giustificata, peraltro, dalla ricorrente (cfr. pag. 26 del ricorso) con l’intervenuto fallimento della cedente; ma per altro verso, secondo la stessa ricostruzione della parte (pagg. 30 e 31 del ricorso) il fallimento è stato chiuso in epoca precedente all’interruzione del giudizio e alla data dell’insolvenza (2005) “la società era estinta da anni”.

8. Il quarto motivo basato sulla inopponibilità dell’ulteriore credito opposto in compensazione dall’Amministrazione corrispondente alle rate non pagate da Cremarredamenti per l’adesione al condono tombale L. n. 289 del 2002, ex art. 9 e’, anch’esso, infondato per più ragioni.

In primo luogo, non sono conferenti le deduzioni di parte ricorrente in punto di inopponibilità del credito da parte dell’Amministrazione per essere stata presentata l’istanza di condono in epoca successiva alla notifica della cessione del credito all’Agenzia delle Entrate ed in data antecedente alla notifica al cessionario (notifica irrilevante, secondo la ricorrente).

Invero, il credito dell’Amministrazione è sorto verso la Cremarredamenti per effetto delle inadempienze fiscali relative agli anni dal 1998 al 2001 (epoche ampiamente precedenti alla cessione del credito) rispetto alla quale il condono costituisce una modalità di definizione agevolata all’esito della volontaria adesione del contribuente.

Ne deriva che la data rilevante ai fini dell’opponibilità in compensazione, nel caso di specie, è quella della insorgenza dell’obbligazione tributaria originaria, non anche quella della presentazione della domanda di condono.

A ciò si aggiunga che la Inconfinsco non ha dimostrato, per come era suo onere, (cfr., fra le altre, Cass. sez. 5, n. 31491 del 03/12/2019, Rv. 656105-01) l’esito di tutta la procedura di condono, né il preciso oggetto della medesima procedura.

Inoltre si rileva che la modalità definitoria del condono tombale, e quindi agevolato, relativamente ai crediti IVA, è incompatibile con il diritto unionale.

Costituisce arresto pacifico quello secondo cui “in tema di condono fiscale, va disapplicato – perché in contrasto con la sentenza 17 luglio 2008, causa C-132/06 della Corte di Giustizia, avuto riguardo agli artt. 2 e 22 della cd. Sesta Direttiva IVA e 10 Trattato CE – la L. n. 289 del 2002, art. 9 nella parte in cui consente al contribuente, che abbia omesso di presentare le dichiarazioni IVA negli esercizi d’imposta coinvolti dal condono, di fruire per questa imposta della definizione agevolata; in caso contrario, infatti, si realizzerebbe la quasi-esenzione fiscale, che la Corte di Giustizia ha stigmatizzato proprio a causa dell’omessa presentazione delle dichiarazioni IVA, in quanto l’accesso alla definizione agevolata non consentirebbe la reale emersione dell’evasione, risolvendosi in una definitiva rinuncia all’accertamento ed alla riscossione dell’imposta” (Cass. sez. 5, n. 2915 del 07/02/2013, Rv. 625270-01, conforme Cass. sez. 5, n. 11589 del 04/05/2021).

Anche il motivo in esame è quindi infondato.

9. Il ricorso deve essere conclusivamente rigettato.

La regolamentazione delle spese segue la soccombenza.

La notifica dell’impugnazione è avvenuta il 24.1.2013 e da ciò consegue che non è dovuto il raddoppio del contributo unificato.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali sostenute dalla controricorrente che liquida in complessivi Euro 7.800,00 oltre spese prenotate a debito.

Così deciso in Roma, il 27 aprile 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 novembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA