Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36552 del 25/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 25/11/2021, (ud. 09/02/2021, dep. 25/11/2021), n.36552

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. PERRINO Angel – Maria –

Dott. NONNO Giacomo Maria – Consigliere –

Dott. CASTORINA Rosaria Maria – rel. Consigliere –

Dott. GALATI Vincenzo – Consigliere –

Dott. CORRADINI Grazia – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 13379/2014 R.G. proposto da:

San Cristoforo s.r.l., in liquidazione rappresentata e difesa

dall’avv. Patrizia Gugliermero, elettivamente domiciliato in Roma,

via Mazzini, 27 presso lo studio dell’avv. Giovan Candido Di Gioia

per procura speciale in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Agenzia delle Entrate rappresentata e difesa ex lege dall’Avvocatura

generale dello Stato presso i cui uffici in Roma, alla via dei

Portoghesi, n. 12, è domiciliata;

– controricorrente –

E Contro

Equitalia Nord s.p.a., rappresentata e difesa dagli avv.ti Maurizio

Ometti E Giuseppe Parente, elettivamente domiciliata in Roma, via

delle Quattro Fontane, 161 presso lo studio dell’avv. Sante Ricci.

– resistente –

avverso la sentenza della Commissione tributaria regionale del

Piemonte n. 149/34/13, depositata il 15.11.2013.

Udita la relazione svolta alla udienza camerale del 9.2.2021 dal

Consigliere Rosaria Maria Castorina.

 

Fatto

OSSERVA

San Cristoforo s.r.l. in liquidazione impugnava una cartella di pagamento emessa D.P.R. n. 603 del 1972, ex art. 54 bis a seguito della liquidazione della dichiarazione Iva 2008, nella quale, nel quadro VH, veniva evidenziato un importo a debito di imposta, relativo al I trimestre, non versato.

La Commissione Tributaria provinciale di Alessandria rigettava il ricorso. Avverso la sentenza di primo grado la contribuente proponeva appello e la Commissione regionale del Piemonte lo rigettava sul presupposto della tardiva impugnazione della cartella.

Cristoforo s.r.l. in liquidazione ricorre per la cassazione della sentenza affidando il suo mezzo a tre motivi. L’Agenzia delle Entrate resiste con controricorso. Equitalia Nord s.p.a. si è costituita al solo fine della eventuale partecipazione all’udienza di discussione.

Diritto

MOTIVI DELLA DECISIONE

1.Con il primo motivo la ricorrente lamenta l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti e la violazione e falsa applicazione dell’art. 140 c.p.c., del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60 e del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26 in relazione all’art. 360 c.p.c., nn. 3 e 5.

2.Con il secondo motivo deduce la violazione e falsa applicazione degli artt. 140 e 145 c.p.c., art. 46 c.c., del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60 e della L. n. 212 del 2000, art. 6.

Lamenta che la notifica della cartella era avvenuta senza l’invio di alcuna raccomandata informativa ai sensi dell’art. 140 c.p.c. e che la notifica con il rito degli irreperibili era avvenuta nella sede legale e non presso la sede della liquidazione o presso la residenza del liquidatore.

Le censure, suscettibili di trattazione congiunta, sono fondate per i motivi che si vanno a precisare.

2.1.Emerge dalla sentenza impugnata che l’agente della riscossione aveva provveduto alla notifica diretta a mezzo del servizio postale, D.P.R. n. 602 del 1973, ex art. 26 della cartella di pagamento presso la sede legale della società. La relata di notifica evidenziava la barratura della casella “depositandolo in comune e affiggendo all’albo l’avviso di deposito dopo aver constatato l’irreperibilità del destinatario”. La CTR ha dato atto che era stato prodotto l’avviso di deposito di atti nella casa del comune e relativo attestato di deposito.

Si evince quindi che l’ufficiale postale, non avendo trovato alcuna persona idonea a ricevere il plico presso la sede della società, aveva dato atto della irreperibilità del destinatario e provveduto al deposito della raccomandata presso la casa comunale.

Al cospetto di questa procedura, la CTR ne ha affermato la ritualità in base alla considerazione che “Anche nel caso di società sottoposta a procedura di liquidazione il Fisco è tenuto a tentare, anzitutto, la notifica dell’atto tributario presso la sede sociale. Senza questo passaggio obbligato, la “consegna” della cartella di pagamento, come qualsiasi atto tributario, direttamente nell’abitazione del liquidatore “e’ da ritenersi nulla”. E tanto ha fatto, citando giurisprudenza di legittimità concernente l’art. 145 c.p.c., nel regime anteriore alle modifiche introdotte con la L. 28 dicembre 2005, n. 263, sebbene nel caso in esame sia applicabile l’art. 145 c.p.c. nel testo successivo alle modifiche in questione, trattandosi di cartella di pagamento che si assume notificata in data 13 aprile 2011.

2.2 Giova rammentare che, ai sensi dell’art. 145 c.p.c., comma 1, nella versione applicabile ratione temporis, la notificazione alle persone giuridiche si esegue nella loro sede, mediante consegna di copia dell’atto al rappresentante o alla persona incaricata di ricevere le notificazioni o, in mancanza, ad altra persona addetta alla sede stessa; allorché l’Ufficio proceda alla notifica mediante invio diretto della cartella di pagamento a mezzo posta, ai sensi del D.P.R. 29 settembre 1973, n. 602, art. 26, comma 1, si applicano le disposizioni concernenti il servizio postale ordinario, ma, ai sensi del comma 4, “nei casi previsti dall’art. 140 c.p.c., la notificazione della cartella di pagamento si effettua con le modalità stabilite dal D.P.R. 29 settembre 1973, n. 600, art. 60…”; e, in base a questa norma, “La notificazione…e’ eseguita secondo le norme stabilite dagli artt. 137 e ss. c.p.c., con le modifiche” ivi indicate.

Questa Corte ha affermato che, in tema di notificazioni ad una persona giuridica, ed alla stregua dell’art. 145 c.p.c., comma 1, nel testo dettato dalla L. n. 263 del 2005, art. 2 applicabile ratione temporis, la notifica alla persona fisica che la rappresenta può avvenire, alternativamente, con la consegna dell’atto presso la sede della società, ovvero, quando in esso ne siano specificati residenza, domicilio e dimora abituale, con le modalità prescritte dagli artt. 138,139 e 141 c.p.c., dovendo altresì ritenersi possibile, in assenza di un espresso divieto di legge, la notifica all’amministratore tramite il servizio postale ai sensi dell’art. 149 c.p.c. (Cass.13/12/2012, n. 22957) e che il vano esperimento delle forme previste dall’art. 145 c.p.c., commi 1 e 2, consente l’utilizzazione di quella prevista dall’art. 140 c.p.c., purché la notifica sia fatta alla persona fisica che rappresenta l’ente e non già all’ente in forma impersonale (Cass. n. 23511/16 in motivazione; Cass. 30/01/2017, n. 2232, Cass. 6112/2018; Cass. 33464/18 in motivazione).

Questa Corte ha pure precisato che è valida la notifica di un atto ad una persona giuridica presso la sede a mezzo del servizio postale, non essendovi alcuna previsione di legge ostativa al riguardo, purché mediante consegna a persone abilitate a ricevere il piego, mentre, in assenza di tali persone, deve escludersi la possibilità del deposito dell’atto e dei conseguenti avvisi presso l’ufficio postale; l’art. 145 c.p.c., infatti, non consente la notifica alla società con le modalità previste dalli art. 140 c.p.c., e, quindi, con gli avvisi di deposito di cui alla L. 20 novembre 1982, n. 890, art. 8 che costituiscono modalità equivalenti alla notificazione ex art. 140 c.p.c., essendo questa riservata esclusivamente al legale rappresentante (Cass. 2232/2017).

Se, come evidenziato, è possibile la notifica a mezzo del servizio postale, non essendovi alcuna previsione di legge ostativa, il procedimento non può non tener conto della specifica disciplina sopra esaminata, essendo indubitabile che il legislatore ha ritenuto maggiormente probabile che la notifica con modalità diverse dalla consegna a persona legittimata possa raggiungere lo scopo se indirizzata ad una persona fisica investita di particolari responsabilità piuttosto che in relazione ad un luogo dimostratosi scarsamente presidiato. Ne consegue che la notifica a mezzo posta alla persona giuridica può essere effettuata, se dall’atto risultino gli indicati elementi identificativi del legale rappresentante, soltanto mediante consegna a persone abilitate a ricevere il piego, mentre deve escludersi la possibilità del deposito dell’atto e dei conseguenti avvisi che costituiscono formalità equivalenti alla notificazione ex art. 140 c.p.c. (Cass. 30882/2017).

Anche di recente, difatti, questa Corte (Cass. 25137/20) ha chiarito che la disciplina dell’art. 145 c.p.c. non è modificata dalle disposizioni di cui al D.P.R. n. 600 del 1973, art. 60, comma 1, lett. da a) a f) e, in particolare, da quella di cui alla lett. c); sicché l’obbligo di notificazione degli atti tributari presso il domicilio fiscale D.P.R. n. 600 del 1973, ex art. 60, comma 1, lett. c), non esclude la possibilità, prevista dall’art. 145 c.p.c., comma 1, così come modif. dalla L. n. 263 del 2005, di eseguire la notificazione alle persone giuridiche, in via alternativa a quella nella loro sede, direttamente alla persona fisica che le rappresenta (purché ne siano indicati nell’atto la qualità, nonché la residenza, il domicilio o la dimora abituale).

2.3. Si osservi che la Corte costituzionale, nel dichiarare la conformità a Costituzione del D.P.R. n. 602 del 1973, art. 26, comma 1, con la sentenza n. 175 del 23/07/2018, ha affermato che attraverso la modalità “semplificata” di notifica delle cartelle esattoriali “l’agente per la riscossione svolge una funzione pubblicistica finalizzata al raggiungimento di questo scopo” e che proprio tale caratteristica giustifica “un regime differenziato, qual è la censurata previsione della speciale facoltà del medesimo di avvalersi della notificazione diretta delle cartelle di pagamento”. La stessa Corte, tuttavia, in considerazione delle peculiarità della norma, ha sottolineato che le disposizioni relative alla notifica diretta da parte del concessionario richiedono una rigorosa osservanza (tanto che la mancanza di effettiva conoscenza dell’atto, per causa non imputabile al destinatario, può legittimarlo a richiedere la rimessione in termini ai sensi dell’art. 153 c.p.c., comma 1).

La CTR non ha fatto corretta applicazione dei principi affermati da questa Corte e la sentenza deve essere, conseguentemente, cassata, con assorbimento della trattazione del terzo motivo con il quale si deduce l’insussistenza del presupposto impositivo, con rinvio alla CTR del Piemonte in diversa composizione che liquiderà anche le spese del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

Accoglie i primi due motivi di ricorso, assorbito il terzo; cassa la sentenza impugnata e rinvia alla CTR del Piemonte in diversa composizione anche per le spese del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 9 febbraio 2021.

Depositato in Cancelleria il 25 novembre 2021

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