Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36538 del 24/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 24/11/2021, (ud. 29/09/2021, dep. 24/11/2021), n.36538

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – rel. Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3313/2020 proposto da:

J.B., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR, presso LA

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato LORENZO MINACAPILLI;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI CATANIA, in

persona del Ministro pro tempore, rappresentato e difeso ex lege

dall’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO presso i cui Uffici domicilia

in ROMA, alla VIA DEI PORTOGHESI n. 12;

– resistente con mandato –

avverso la sentenza n. 2135/2019 della CORTE D’APPELLO di CATANIA,

depositata il 04/10/2019 R.G.N. 1599/2017;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

29/09/2021 dal Consigliere Dott. CARLA PONTERIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. La Corte d’appello di Catania ha respinto l’appello proposto da J.B., cittadino del Gambia, avverso l’ordinanza del Tribunale che, confermando il provvedimento emesso dalla competente Commissione Territoriale, aveva negato al richiedente il riconoscimento della protezione internazionale e umanitaria.

2. Il richiedente aveva dichiarato di essere fuggito dal Gambia dopo la morte dei genitori avvenuta in carcere a causa di depressione, dopo che entrambi erano stati arrestati per essersi opposti all’espropriazione di un terreno da parte del governo; aveva aggiunto di non voler fare ritorno in Gambia per paura di essere arrestato come i genitori.

3. La Corte d’appello ha ritenuto inattendibile il racconto del richiedente e assenti i presupposti per lo status di rifugiato e per la protezione sussidiaria di cui del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b). Ai fini dell’art. 14 cit., lett. c), ha escluso l’esistenza in Gambia di una condizione di violenza generalizzata o di emergenza umanitaria, specie dopo l’elezione nel 2016 del nuovo presidente B.A.. Ha infine escluso che il rientro nel Paese d’origine esponesse il ricorrente al pericolo di privazione dei diritti fondamentali.

4. Avverso la sentenza il richiedente ha proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi.

5. Il Ministero dell’Interno si è costituito al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione.

Diritto

CONSIDERATO

che:

6. Col primo motivo si deduce violazione e/o falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., D.Lgs. n. 251 del 2007, artt. 3 e 5, assumendo che la Corte di merito non ha rispettato i canoni legali di valutazione della credibilità del richiedente.

7. Con il secondo motivo il ricorrente denuncia violazione e/o falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 2 e art. 14, lett. b) e c), per essere stato negato il riconoscimento della protezione sussidiaria.

8. Con il terzo motivo il ricorrente deduce violazione e/o falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c., D.Lgs. n. 286 del 1998, artt. 5 e 19, art. 32, per essere stato negato il riconoscimento del diritto alla protezione umanitaria.

9. I motivi di ricorso sono inammissibili.

10. Essi si caratterizzano per la genericità delle critiche, formulate unicamente attraverso il richiamo della disciplina normativa e il resoconto dei principi affermati dalla giurisprudenza, con ampi riferimenti a pronunce di merito. Il ricorrente si è limitato a riportare taluni dei principi regolanti la materia, senza, tuttavia, individuare quali siano le concrete ricadute delle dedotte violazioni di legge nella fattispecie oggetto di causa.

11. Il ricorrente censura la violazione dell’obbligo di cooperazione istruttoria e critica il rigetto della domanda di protezione umanitaria senza che vi sia in atti la minima dimostrazione dell’adempimento del proprio onere di allegazione.

12. E’ costante l’affermazione di questa Corte secondo cui, in tema di protezione internazionale, il richiedente ha l’onere di allegare in modo circostanziato i fatti costitutivi del suo diritto circa l’individualizzazione del rischio rispetto alla situazione del Paese di provenienza, atteso che l’attenuazione del principio dispositivo, in cui la cooperazione istruttoria consiste, si colloca non sul versante dell’allegazione ma esclusivamente su quello della prova. Ne consegue che solo quando il richiedente abbia adempiuto all’onere di allegazione sorge il potere-dovere del giudice di cooperazione istruttoria, che tuttavia è circoscritto alla verifica della situazione oggettiva del Paese di origine e non alle individuali condizioni del soggetto richiedente (v. Cass. n. 17185 del 2020; n. 17069 del 2018).

13. Molte delle critiche sono rivolte al controllo motivazionale e si collocano come tali all’esterno del perimetro segnato dell’art. 360 c.p.c., vigente n. 5; difatti, invece di porre in rilievo l’omesso esame di un fatto controverso e decisivo o l’assenza di giustificazione argomentativa della decisione, il ricorrente contrappone al ragionato esame della Corte il proprio avverso convincimento.

14. Parimenti infondate sono le censure in tema di protezione umanitaria mancando allegazioni di specifiche e individuali ragioni di vulnerabilità e di elementi significativi dell’integrazione socio-economica in Italia.

15. I rilievi finora svolti conducono alla declaratoria di inammissibilità del ricorso.

16. Nulla va disposto sulle spese atteso che il Ministero non ha svolto attività difensiva.

17. Si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo contributo unificato, pari a quello previsto per la proposizione dell’impugnazione, se dovuto.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Nulla in ordine alle spese del presente giudizio.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 29 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 24 novembre 2021

 

 

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