Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36537 del 24/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 24/11/2021, (ud. 29/09/2021, dep. 24/11/2021), n.36537

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. ESPOSITO Lucia – Consigliere –

Dott. PONTERIO Carla – rel. Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 3335/2020 proposto da:

B.A., domiciliato in ROMA PIAZZA CAVOUR, presso LA

CANCELLERIA DELLA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE, rappresentato e

difeso dall’avvocato ANTONIO FRATERNALE;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, COMMISSIONE TERRITORIALE PER IL

RICONOSCIMENTO DELLA PROTEZIONE INTERNAZIONALE DI ANCONA;

– intimato –

avverso il decreto n. cronologico 15712/2019 del TRIBUNALE DI ANCONA

depositato il 22/12/2019 R.G.N. 1352/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

29/09/2021 dal Consigliere Dott. CARLA PONTERIO.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Il Tribunale di Ancona ha respinto il ricorso proposto da B.A., cittadino pakistano, avverso il provvedimento della Commissione Territoriale che aveva negato il riconoscimento della protezione internazionale e umanitaria.

2. Il richiedente aveva dichiarato di provenire da (OMISSIS), di essere di etnia “(OMISSIS)”, e di aver lasciato il proprio Paese, nel maggio 2016, a causa di problemi con i familiari di una persona uccisa dallo zio nel (OMISSIS). I parenti della persona uccisa lo avevano aggredito per vendetta.

3. Il Tribunale ha giudicato non attendibili le dichiarazioni del ricorrente e assenti i presupposti per lo status di rifugiato e per la protezione sussidiaria di cui del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b). Ha escluso i presupposti della protezione sussidiaria di cui dell’art. 14 cit., lett. c), sia sul rilievo della inesistenza di una condizione di violenza indiscriminata, specie nella regione del Punjab di provenienza del richiedente, sia per la presenza delle autorità statali nell’attività di contrasto ai fenomeni terroristici e di violenza, come desumibile dalle fonti specificamente citate. Ha infine escluso i requisiti per la protezione umanitaria ritenendo insufficiente a tal fine lo svolgimento dell’attività lavorativa, pure documentata.

4. Avverso la sentenza il richiedente ha proposto ricorso per cassazione affidato a tre motivi.

5. Il Ministero dell’Interno si è costituito al solo fine dell’eventuale partecipazione all’udienza di discussione.

Diritto

CONSIDERATO

che:

6. Col primo motivo si deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 5, violazione dell’art. 132, comma 2, n. 4 c.p.c., per avere il tribunale omesso ogni riferimento specifico alla vicenda personale narrata dal ricorrente in relazione alla domanda di protezione sussidiaria, rigettata sulla base di generiche informazioni sulla situazione interna del Pakistan senza considerazione completa delle prove disponibili (omettendo di valutare esaurientemente i documenti, tradotti in italiano ed asseverati, in particolare denunce penali prodotte dal ricorrente) e senza corretto esercizio dei poteri ufficiosi di cooperazione internazionale.

7. Col secondo motivo si deduce, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3, 4 e 5, violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4, per avere il tribunale, in relazione alla domanda di protezione umanitaria, omesso di operare una valutazione comparativa della situazione soggettiva e oggettiva del richiedente con riferimento al Paese di origine in raffronto alla situazione di integrazione raggiunta nel Paese di accoglienza, limitandosi a generiche asserzioni.

8. Col terzo motivo è dedotta la violazione o falsa interpretazione del D.L. n. 13 del 2017, artt. 1 e 2 e dell’art. 276 c.p.c., perché l’udienza in cui sono state rassegnate le conclusioni si è svolta innanzi ad un G.O.T. (Giudice onorario di Tribunale), non facente parte della Sezione Specializzata e del collegio giudicante.

9. Giova premettere che, in base ad un principio generale, la delibazione della sentenza civile, ancorché risultante dal dispositivo compilato inerente la medesima – salvo il caso eccezionale che del dispositivo stesso il legislatore preveda una immediata rilevanza, esterna, con conseguente sua idoneità a determinare la cristallizzazione della decisione adottata – non esclude il potere-dovere del giudice di tenere conto di rilevanti sopravvenienze intervenute ne periodo successivo ad essa ed anteriore alla pubblicazione, e di provvedere, ove occorra, coerentemente con esse (per tutte Cass. n. 4466/1992).

10. Ciò posto, in via preliminare, deve essere rilevato che la procura rilasciata dal richiedente al difensore, apposta su foglio separato e materialmente congiunto all’atto, è priva della certificazione della data di rilascio, ai sensi del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 13, così da non consentire la verifica del suo conferimento in epoca successiva alla comunicazione del decreto impugnato;

11. le Sezioni unite di questa Corte hanno recentemente affermato che l’art. 35 bis, comma 13 citato, nella parte in cui prevede che “la procura alle liti per la proposizione del ricorso per cassazione deve essere conferita, a pena di inammissibilità del ricorso, in data successiva alla comunicazione del decreto impugnato” e che “a tal fine il difensore certifica la data del rilascio in suo favore della procura medesima”, richiede, quale elemento di specialità rispetto alle ordinarie ipotesi di rilascio della procura speciale, regolate dagli artt. 83 e 365 c.p.c., il requisito della posteriorità della data rispetto alla comunicazione del provvedimento impugnato: appunto prevedendo una speciale ipotesi di inammissibilità del ricorso nel caso di mancata certificazione della data di rilascio della procura in suo favore da parte del difensore, integrante ipotesi di nullità per il suo invalido conferimento (Cass. SU 1 giugno 2021, n. 15177);

12. con ordinanza interlocutoria 23 giugno 2021, n. 17970, questa Corte ha rimesso alla Corte costituzionale, ritenendone la rilevanza e la non manifesta infondatezza, la questione di legittimità costituzionale del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 35 bis, comma 13, per contrarietà agli artt. 3,10,24,111 Cost.; per contrasto con l’art. 117 Cost., in relazione alla direttiva 2013/32/UE con riferimento all’art. 28 e art. 46, p. 11 e con l’art. 47 della Carta dei diritti UE, art. 18 e art. 19, p.2 della medesima Carta, artt. 6, 7, 13 e 14 della CEDU;

13. l’esame dei motivi del ricorso esclude la rilevanza a fini decisori della questione di legittimità costituzionale sollevata (il primo motivo appare ictu oculi inammissibile sia per la sua genericità e intrinseca contraddittorietà, poiché non solo enuncia carenze informative per nulla circostanziate, ma altresì lamenta l’adesione acritica alle COI senza neppure allegare che esistano diverse e più aggiornate fonti qualificate da cui sia possibile trarre informazioni di contenuto diverso da quello riportato diffusamente nel decreto impugnato; parimenti inammissibile appare ictu oculi il secondo motivo atteso che la motivazione del decreto soddisfa il cd. “minimo costituzionale” e le critiche sollecitano una diversa valutazione rispetto a quella compiuta dai giudici di merito; infine, le censure proposte con il terzo motivo non sono conformi alla giurisprudenza di questa Corte, v. Cass. SU n. 5425/21), sicché ben può essere dichiarata l’inammissibilità del ricorso per nullità della procura, senza attendere la pronuncia della Corte costituzionale;

14. in conclusione, va dichiarata l’inammissibilità del ricorso senza assunzione di un provvedimento sulle spese del giudizio, non avendo il Ministero vittorioso svolto attività difensive;

15. infine, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto, con la precisazione che esso va posto a carico del ricorrente dandosi seguito alla citata sentenza delle Sezioni Unite nella quale sul punto è stato affermato il seguente principio di diritto: “il versamento dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato previsto dal D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, in caso di declaratoria di inammissibilità del ricorso per cassazione conseguente alla mancata presenza, all’interno della procura speciale, della data o della certificazione del difensore della sua posteriorità rispetto alla comunicazione del provvedimento impugnato, va posto a carico della parte ricorrente e non del difensore, risultando la procura affetta da nullità e non da inesistenza”.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso; nulla per le spese del presente giudizio di cassazione.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, si dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 29 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 24 novembre 2021

 

 

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