Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36533 del 24/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 24/11/2021, (ud. 12/10/2021, dep. 24/11/2021), n.36533

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 19667-2020 proposto da:

K.E., K.W., K.S., C.A., quest’ultima in

proprio e nell’interesse del figlio minore sul quale esercita la

responsabilità genitoriale, K.W., tutti eredi del sig.

K.A., domiciliati in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentati e difesi dagli

avvocati BERNARDO PIETRO GIUSEPPE, GIGLIO LEONARDO;

– ricorrenti –

contro

SIEM – SCAVI IMPIANTI ELETTRICI E MANUTENZIONI SRL, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in

ROMA, VIA GIUSEPPE FERRARI 35, presso lo studio dell’avvocato

VINCENTI MARCO, che la rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 144/2020 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 17/03/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 12/10/2021 dal Consigliere Relatore Dott. ELENA

BOGHETICH.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. Con sentenza n. 144 depositata il 17.3.2020 la Corte di appello di Palermo ha dichiarato inammissibile il ricorso in appello di K.E., K.W. e C.A. (quest’ultima in proprio e nella qualità di genitore esercente la potestà sui figli minori K.S. e K.W.), nella qualità di eredi di K.A. il quale aveva proposto, nei confronti della società S.I.E.M. s.r.l., domanda di risarcimento del danno biologico differenziale conseguito all’infortunio subito il 16.5.2011 quando, in esecuzione della proprie mansioni di operaio addetto alla manutenzione di linee elettrica, era caduto al suolo da un’altezza di circa dieci metri.

2. La Corte territoriale ha rilevato che il giudice di primo grado non aveva adottato alcuna statuizione in ordine alla sussistenza di una responsabilità del datore di lavoro nella causazione dell’evento per mancata adozione delle misure di sicurezza (avendo, diversamente, deciso la causa, secondo la “ragione più liquida”, ossia sulla base della mancata allegazione e mancata richiesta di prova del divario tra liquidazione del danno biologico ottenuto dall’Inail e somma richiesta al datore di lavoro nonché sulla carenza di legittimazione passiva della società convenuta rispetto all’Inail); gli aventi causa del lavoratore deceduto, in sede di appello, non avevano censurato l’omessa pronuncia né riproposto, ex art. 346 c.p.c., il profilo dell’accertamento della responsabilità del datore di lavoro, avendo concentrato i motivi di appello sulla sussistenza di un danno biologico differenziale, con conseguente configurazione di una situazione assimilabile al difetto di uno specifico motivo di gravame.

3. Contro la sentenza, le ricorrenti indicate in epigrafe hanno proposto ricorso per cassazione, sulla base di due motivi; la società ha resistito con controricorso.

4. La proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio non partecipata.

In prossimità dell’adunanza, il controricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. Con il primo motivo di ricorso si deduce “omessa pronuncia del giudice a quo, mancato esame della questione di merito afferente il comportamento inadempiente all’obbligazione di sicurezza derivante dall’art. 2087 c.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4”, avendo, la Corte territoriale, omesso una pronuncia sulla questione di merito risultante dai fatti processuali riportati nel ricorso introduttivo, nei verbali e atti di causa del giudizio di primo grado, avendo, i ricorrenti-appellanti, adempiuto all’onere imposto dall’art. 346 c.p.c. riproponendo con l’atto di appello tutte le domande formulate in primo grado e, dunque, anche quella relativa all’accertamento della responsabilità civile contrattuale in capo al datore di lavoro come emerge dal conclusum dell’atto di appello. Gli appellanti non avevano articolato alcuno specifico motivo in ordine all’inadempimento datoriale in quanto la sentenza di primo grado non aveva espresso nessuna statuizione negativa e dovendo ritenersi che aveva implicitamente (non avendo ritenuto di espletare attività istruttoria) aderito alla prospettazione attorea.

2. Con il secondo motivo si denunzia violazione degli artt. 112 e 115 c.p.c. in relazione agli artt. 1218 e 2697 c.c., ex art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4 in quanto le evidenze processuali della fase di merito avrebbero imposto di affermare l’inadempimento contrattuale datoriale al debito di sicurezza nei confronti del lavoratore e di pervenire all’accoglimento della domanda e avendo, la Corte territoriale, omesso di pronunziarsi nel merito dell’intera domanda proposta con il ricorso introduttivo del giudizio. Invero, la violazione dell’obbligo di sicurezza da parte del proposto alla sicurezza V.B. emerge dal P.O.S. depositato in atti e dalle dichiarazioni contenute nei verbali SIT rese da P.S. il 17.5.2011 e la Corte territoriale era in grado di ritenere provato il fatto costituente l’inadempimento.

3. I motivi, che possono essere trattati congiuntamente in quanto strettamente connessi, sono manifestamente fondati.

Seppur l’appellante ha impugnato la sentenza di primo grado concentrandosi sulla quantificazione del danno, ha chiesto, nelle conclusioni, di “ritenere e dichiarare” la società “responsabile civile del danno non patrimoniale patito dal sig. K.A., dante causa delle odierne appellanti, per i fatti tutti specificati nel ricorso introduttivo del giudizio di primo grado”. Le conclusioni dell’appello e il richiamo, nel corpo dell’atto di gravame, dei profili di responsabilità civile attribuiti alla condotta inadempiente del datore di lavoro…” (riprodotto a pag. 15 del ricorso per cassazione) consentivano l’identificazione esatta dei limiti del “devolutum” e, quindi, consentivano di ritenere insita nel motivo (di appello) di modifica della pronuncia concernente la quantificazione del danno anche il suo presupposto logico-giuridico, ossia il fatto costitutivo della domanda consistente nella responsabilità del datore di lavoro.

Inoltre, l’accertamento della responsabilità del datore di lavoro (per eventuale omissione dei sistemi di sicurezza e protezione del lavoratore) costitutiva una questione non semplicemente in rapporto con quella espressamente formulata nel motivo di appello (e concernente la quantificazione del danno biologico), bensì ne rappresentava l’antecedente logico-giuridico e doveva pertanto ritenersi in essa implicitamente implicata; il giudice aveva il dovere di esaminarla (e ciò diversamente dalle ipotesi in cui l’appellante abbia proposto il gravame esclusivamente nei confronti di questioni che siano accessorie ed eventuali, le quali – in caso di mancata specifica impugnazione – debbono ritenersi rinunziate: cfr. per tali casi Cass. n. 13780 del 2017, Cass. n. 25933 del 2018).

Questa Corte, inoltre, coerentemente a quanto statuito ha altresì affermato che, nel rito del lavoro, l’appellante che impugna “in toto” la sentenza di primo grado, insistendo per l’accoglimento delle domande, non ha l’onere di reiterare le istanze istruttorie pertinenti a dette domande, ritualmente proposte in primo grado, in quanto detta riproposizione è insita nella istanza di accoglimento delle domande, mentre la parte appellata, vittoriosa in primo grado, non riproponendo alcuna richiesta di riesame della sentenza, ad essa favorevole, deve manifestare in maniera univoca la volontà di devolvere al giudice del gravame anche il riesame delle proprie richieste istruttorie sulle quali il primo giudice non si è pronunciato, richiamando specificamente le difese di primo grado, in guisa da far ritenere in modo inequivocabile di aver riproposto l’istanza di ammissione della prova (Cass. n. 11703 del 2019).

7. In conclusione, il ricorso va accolto, la sentenza impugnata va cassata, con rinvio alla Corte di appello di Palermo, in diversa composizione, che statuirà altresì sulle spese di lite del presente giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia alla Corte di appello di Palermo, in diversa composizione, che provvederà, altresì, alla statuizione sulle spese di lite del presente giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sesta Sezione civile della Corte di cassazione, il 12 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 24 novembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA