Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36529 del 24/11/2021

Cassazione civile sez. I, 24/11/2021, (ud. 30/09/2021, dep. 24/11/2021), n.36529

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. VALITUTTI Antonio – rel. Presidente –

Dott. MARULLI Marco – Consigliere –

Dott. LAMORGESE Antonio Pietro – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 31433/2020 proposto da:

A.S., elettivamente domiciliato in Roma C.ne Clodia, 36

presso lo studio dell’avvocato Asprone Maurizio che lo rappresenta e

difende, giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’interno;

– intimato –

avverso la sentenza n. 5549/2020 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 10/11/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

30/09/2021 dal Pres. ANTONIO VALITUTTI.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con ricorso al Tribunale di Roma, A.S., cittadino della Nigeria, chiedeva il riconoscimento della protezione internazionale, denegatagli dalla competente Commissione territoriale. Con ordinanza depositata il 15 ottobre 2018, l’adito Tribunale rigettava il ricorso.

2. Con sentenza n. 5549/2020, depositata 10 novembre 2020, la Corte d’appello di Roma escludeva la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento al medesimo dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria, reputando non attendibili – e comunque inidonee a fondare una domanda di protezione internazionale – le dichiarazioni del richiedente, circa le ragioni che l’avevano indotto ad abbandonare il suo Paese, ritenendo non sussistente, nella zona di provenienza dell’istante, una situazione di violenza indiscriminata, derivante da conflitto armato interno o internazionale, e rilevando che non erano state allegate dal medesimo specifiche ragioni di vulnerabilità, ai fini della protezione umanitaria.

3. Per la cassazione di tale sentenza ha, quindi, proposto ricorso A.S. nei confronti del Ministero dell’interno, affidato a tre motivi. L’intimato non ha svolto attività difensiva.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con il primo motivo di ricorso, A.S. denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8, nonché del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 3, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

1.1. Lamenta il ricorrente che la Corte d’appello – nel confermare la relativa statuizione del Tribunale – non abbia ritenuto credibile la narrazione dei fatti fornita dal richiedente, consistiti nelle minacce di morte ricevute da oppositori politici.

1.2. Il motivo è inammissibile.

1.2.1. La valutazione in ordine alla credibilità del racconto del cittadino straniero costituisce, invero, un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito – e censurabile solo nei limiti di cui al novellato art. 360 c.p.c., n. 5 – il quale deve valutare se le dichiarazioni del ricorrente siano coerenti e plausibili, il D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma 5, lett. c) (Cass., 05/02/2019, n. 3340; Cass., 07/08/2019, n. 21142; Cass., 19/06/2020, n. 11925; Cass., 02/07/2020, n. 13578), escludendosi, in mancanza, la necessità e la possibilità stessa per il giudice di merito – laddove non vengano dedotti fatti attendibili e concreti, idonei a consentire un approfondimento ufficioso di operare ulteriori accertamenti (Cass., 27/06/2018, n. 16925; Cass., 12/11/2018, n. 28862).

1.2.2. Nel caso concreto, la Corte d’appello ha ampiamente motivato circa le ragioni che la hanno indotta a ritenere non credibili le dichiarazioni dell’istante, poiché inverosimili e non riscontrabili sulla base delle fonti internazionali. A fronte delle argomentate conclusioni cui è pervenuto il giudice di appello, il motivo si limita, per contro, ad una generica contestazione, non suffragata da elementi di prova, in ipotesi offerti al giudice di merito, oltre a quelli considerati inattendibili dall’organo giudicante.

La mancanza di credibilità esclude in radice la possibilità di riconoscere al richiedente sia lo status di rifugiato che la protezione sussidiaria, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14 lett. a) e b).

2. Con il secondo motivo di ricorso, A.S. denuncia l’omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

2.1. Si duole il ricorrente del fatto che la Corte d’appello non abbia esaminato la situazione di instabilità politico-democratica del Paese di origine.

2.2. La censura è infondata, risultando dall’impugnata sentenza che il giudice di appello ha escluso una situazione di diffusa violenza nel Paese, sulla scorta di fonti internazionali citate nel provvedimento.

3. Con il terzo motivo di ricorso, A.S. denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 286 del 1998, art. 5, comma 6, in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

3.1. Il ricorrente lamenta che la Corte territoriale non abbia inteso concedere al medesimo neppure la forma residuale di protezione costituita dalla protezione umanitaria, sebbene sussistessero, nella specie, evidenti ragioni di vulnerabilità.

3.2. Il motivo è inammissibile.

3.2.1. Va rilevato, infatti, che il giudice territoriale ha motivato il diniego di tale forma di protezione – che si applica temporalmente al caso di specie (Cass. Sez. U., nn. 29459, 29460, 29461/2019 – in considerazione del fatto che la narrazione delle vicende che avrebbero determinato l’abbandono del Paese di origine da parte del richiedente non evidenzia situazione alcuna di vulnerabilità personale, e che l’istante non ha allegato né problemi di salute, né seri profili di integrazione sociale. Del resto il mancato rilievo di una generale situazione socio-politica negativa, nella zona di provenienza tale da incidere in maniera significativa sui diritti fondamentali, correttamente ha indotto la Corte a denegare la misura in esame (cfr. Cass., 23/02/2018, n. 4455), operando una valutazione comparativa della situazione soggettiva e oggettiva del richiedente con riferimento al paese di origine, in raffronto alla situazione di integrazione – praticamente inesistente – raggiunta nel paese di accoglienza (Cass. Sez. U., nn. 29459, 29460, 29461/2019; Cass. Sez. U., 09/09/2021, n. 24413).

3.2.2. A fronte di tali motivate conclusioni del giudice di appello, il ricorrente – al di là di deduzioni di principio circa la forma di protezione in questione e della riproposizione di quanto già prospettato nella fase di merito non ha in alcun modo dedotto di avere allegato nel giudizio di primo e secondo grado – neppure sotto il profilo della eventuale integrazione nella realtà del Paese ospitante – ulteriori, specifiche, situazioni di vulnerabilità.

4. Per tutte le ragioni esposte, il ricorso deve essere, pertanto, dichiarato inammissibile, senza alcuna statuizione sulle spese, attesa la mancata costituzione dell’intimato.

PQM

Dichiara inammissibile il ricorso. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 30 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 24 novembre 2021

 

 

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA