Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36527 del 24/11/2021

Cassazione civile sez. I, 24/11/2021, (ud. 30/09/2021, dep. 24/11/2021), n.36527

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CAMPANILE Pietro – Presidente –

Dott. VALITUTTI Antonio – rel. Consigliere –

Dott. PARISE Clotilde – Consigliere –

Dott. TRICOMI Irene – Consigliere –

Dott. PAZZI Alberto – Consigliere –

Dott. CARADONNA Lunella – Consigliere –

Dott. FICHERA Giuseppe – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

Sul ricorso 28830/2020 proposto da:

O.J. L., domiciliato in Roma, Piazza Cavour, presso la

Cancelleria Civile della Corte di Cassazione, rappresentato e difeso

dall’avvocato Angelo Russo del Foro di Reggio Emilia;

– ricorrente –

contro

Ministero dell’interno;

– intimato –

avverso la sentenza n. 1009/2020 della CORTE D’APPELLO di BOLOGNA;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

29/09/2021 dal Pres. VALITUTTI ANTONIO.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Con ricorso al Tribunale di Bologna, O.J. L., cittadino della Nigeria, chiedeva il riconoscimento della protezione internazionale, denegatagli dalla competente Commissione territoriale. Con ordinanza depositata il 3 dicembre 2018, l’adito Tribunale rigettava il ricorso.

2. Con sentenza n. 1009/2020, depositata il 15 aprile 2020, la Corte d’appello di Bologna escludeva la sussistenza dei presupposti per il riconoscimento al medesimo dello status di rifugiato, della protezione sussidiaria e della protezione umanitaria, reputando non attendibili – e comunque inidonee a fondare una domanda di protezione internazionale – le dichiarazioni del richiedente, circa le ragioni che l’avevano indotto ad abbandonare il suo Paese, ritenendo non sussistente, nella zona di provenienza dell’istante, una situazione di violenza indiscriminata, derivante da conflitto armato interno o internazionale, e rilevando che non erano state allegate dal medesimo specifiche ragioni di vulnerabilità, ai finì della protezione umanitaria.

3. Per la cassazione di tale sentenza ha, quindi, proposto ricorso O.J. L. nei confronti dei Ministero dell’interno, affidato ad un solo motivo. L’intimato non ha svolto attività difensiva, non essendosi ritualmente costituito mediante controricorso.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Con l’unico motivo di ricorso, O.J. L. denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 25 del 2008, art. 8 e del D.Lgs. n. 351 del 2007, art. 14, lett. c), in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3.

1.1. Lamenta il ricorrente che la Corte d’appello – nel confermare la relativa statuizione del Tribunale – non abbia– ritenuto credibile la narrazione dei fatti fornita dal richiedente, avrebbe escluso qualsiasi forma di integrazione del medesimo in Italia, anche in relazione alla protezione umanitaria, e non avrebbe fatto riferimento alla situazione di emergenza sanitaria derivante dal Covid, diffuso nel Paese di provenienza del richiedente.

1.2. Il ricorso è inammissibile.

1.2.1. La valutazione in ordine alla credibilità del racconto del cittadino straniero costituisce, invero, un apprezzamento di fatto rimesso al giudice del merito – e censurabile solo nei limiti di cui al novellato art. 360 c.p.c., n. 5 – il quale deve valutare se le dichiarazioni del ricorrente siano coerenti e plausibili, del D.Lgs. n. 251 del 2007, ex art. 3, comma 5, lett. c) (Cass., 05/02/2019, n. 3340; Cass., 07/08/2019, n. 21142; Cass., 19/06/2020, n. 11925; Cass., 02/07/2020, n. 123578), escludendosi, in mancanza, la necessità e la possibilità stessa per il giudice di merito – laddove non vengano dedotti fatti attendibili e concreti, idonei a consentire un approfondimento ufficioso – di operare ulteriori accertamenti (Cass., 27/06/2018, n. 16925; Cass., 12/11/2018, n. 28862).

1.2.2. Nel caso concreto, la Corte d’appello ha motivato circa le ragioni che la hanno indotta a ritenere non credibili le dichiarazioni dell’istante, in quanto del tutto vaghe e generiche, perfino in relazione alla sua identità personale. La mancanza di credibilità esclude in radice la possibilità di riconoscere al richiedente sia lo status di rifugiato che la protezione sussidiaria, ai sensi del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. a) e b).

1.2.3. Per quanto concerne, poi, l’emergenza Covid, il ricorso sul punto è del tutto generico e difetta di autosufficienza, non avendo il ricorrente, ex art. 360 c.p.c., n. 6, indicato in quale atto del giudizio dio appello, ed in quali termini, abbia sottoposto al giudice di appello la questione relativa a tale emergenza sanitaria, che assume non essere stata presa in esame dalla Corte d’appello.

1.2.4. Quanto, infine, alla protezione umanitaria, il giudice di appello esclusa una situazione di grave violazione dei diritti umani nella regione di provenienza dell’istante – ha rilevato che, nella specie, non sussiste, e non è stata neppure allegata, una situazione di effettiva, stabile, e significativa integrazione del richiedente in Rafia, rilevante ai fini della concessione della forma di protezione in esame (Cass. Sez. U., nn. 29459, 29460, 29461/2019; Cass. Sez. U., 09/09/2021, n. 24413).

2. Per tutte le ragioni esposte, il ricorso deve essere, pertanto, dichiarato inammissibile, senza alcuna statuizione sulle spese, attesa la mancata costituzione dell’intimato.

P.Q.M.

Dichiara inammissibile il ricorso. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, il 30 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 24 novembre 2021

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