Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36508 del 24/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 24/11/2021, (ud. 18/05/2021, dep. 24/11/2021), n.36508

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRAZIOSI Chiara – Presidente –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

Dott. GIAIME GUIZZI Stefano – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 18031-2020 proposto da:

L.P.D., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA ELEONORA

DUSE 35, presso lo studio dell’Avvocato FRANCESCO PAPPALARDO, che lo

rappresenta e difende unitamente all’Avvocato ANDREA TREPPIEDI;

– ricorrente –

contro

CONDOMINIO DI (OMISSIS), in persona dell’amministratore pro tempore,

elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA CAVOUR presso la

CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentato e difeso

dall’Avvocato MANLIO GALLO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 581/2020 della CORTE D’APPELLO di PALERMO,

depositata il 15/04/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 18/05/2021 dal Consigliere Relatore Dott. STEFANO

GIAIME GUIZZI.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

– che L.P.D. ricorre, sulla base di due motivi, per la cassazione della sentenza n. 581/20, del 15 aprile 2020, della Corte di Appello di Palermo, che – respingendo il gravame dallo stesso esperito avverso la sentenza n. 3224/15, del 16 maggio 2015, del Tribunale di Palermo – ha confermato il rigetto della domanda risarcitoria proposta dall’odierno ricorrente, nei confronti del Condominio di vicolo Parrini n. 16, in Palermo (d’ora in poi, “Condominio”), in relazione a danni da infiltrazioni derivanti da parti comuni dell’edificio condominiale;

– che, in punto di fatto, l’odierno ricorrente, riferisce di avere subito danni alle sue proprietà individuali – anche sotto forma di perdita di canoni locatizi, per anticipato scioglimento di un contratto di locazione, relativo a taluni di detti immobili – derivanti da un fenomeno infiltrativo che traeva origine da parti comuni dell’edificio condominiale;

– che egli assume, altresì, di essere stato autorizzato dall’amministrare condominiale a provvedere alle opere urgenti a spese del Condominio;

– che, avendo, tuttavia, il predetto amministratore corrisposto – a dire del L.P. – solo un acconto della maggior somma sborsata dal danneggiato per l’eliminazione delle infiltrazioni ed il ripristino dello “status quo ante”, l’odierno ricorrente agiva in giudizio per ottenere l’affermazione della responsabilità del Condominio, ai sensi dell’art. 2051, c.c., oltre che la condanna dello stesso al completo rimborso dei costi sostenuti dall’attore per il ripristino degli immobili e, comunque, all’integrale ristoro dei danni subiti anche sotto forma di perdita di canoni locatizi;

– che la domanda era, tuttavia, integralmente rigettata dal primo giudice, decisione confermata dal giudice di appello, il quale respingeva il gravame esperito dall’attore soccombente;

– che avverso la sentenza della Corte panormita ricorre per cassazione il L.P., sulla base – come detto – di due motivi,

– che il primo motivo denuncia – ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4) – “violazione dell’art. 112 c.p.c.”, lamentando omessa pronuncia, da parte del giudice di appello, sul motivo di gravame con il quale era stata reiterata la richiesta (già respinta dal primo giudice) di restituzione della somma corrisposta per l’esecuzione delle opere dirette alla eliminazione delle cause delle infiltrazioni e al rifacimento del proprio appartamento, come documentate dalla fattura del 2 dicembre 2009 emessa dalla ditta L.P.M., esecutrice dei lavori;

– che la Corte territoriale si sarebbe limitata a pronunciare sulla domanda di risarcimento danni per anticipato scioglimento del contratto di locazione corrente con tale C.G.;

– che il secondo motivo denuncia – sempre ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4) – violazione dell’art. 132 c.p.c., comma 2, n. 4), e art. 11(1) Cost.;

– che la censura – proposta in via subordinata, per l’ipotesi in cui si ravvisasse l’esistenza di una pronuncia implicita in relazione al suddetto motivo di gravame – investe la sentenza impugnata per omessa motivazione (o motivazione meramente apparente) sul punto;

– che ha resisto all’avversaria impugnazione, con controricorso, il Condominio chiedendo dichiararsi la stessa inammissibile o comunque non fondata, sottolineando di nulla dovere in relazione alla pretesa del L.P., per non avere costui provveduto all’esecuzione dei lavori o per avervi mal provveduto;

– che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata ritualmente comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio per il 18 maggio 2021.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

– che il ricorso va accolto, in relazione al suo primo motivo;

– che detto motivo – la cui formulazione è conforme all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6), avendo il ricorrente riprodotto, nella presente impugnazione, l’atto di appello nella misura necessaria a consentire a questa Corte l’accertamento del suo contenuto (cfr. Cass. Sez. 2, sent. 20 agosto 2015, n. 17049, Rv. 636133-01) – e’, infatti, fondato;

– che il giudice di appello ha effettivamente omesso di pronunciarsi, nell’ambito dell’unitario motivo di gravame, sulla censura relativa al mancato pagamento della somma di cui alla fattura del 2 dicembre 2009, emessa dalla ditta L.P.M., per interventi sugli immobili di proprietà dell’attore, dal momento che la sentenza impugnata si è pronunciata esclusivamente sul rigetto – già disposto dal primo giudice della sola domanda risarcitoria relativa ai danni da scioglimento anticipato delle locazioni;

– che sussiste, dunque, il denunciato “error in procedendo”, se è vero che il “il vizio di omessa pronuncia, su una domanda o eccezione di merito, che integra una violazione del principio di corrispondenza tra chiesto pronunciato ex art. 112 c.p.c., ricorre quando vi sia omissione di qualsiasi decisione su di un capo di domanda, intendendosi per capo di domanda ogni richiesta delle parti diretta ad ottenere l’attuazione in concreto di una volontà di legge che garantisca un bene all’attore o al convenuto e, in genere, ogni istanza che abbia un contenuto concreto formulato in conclusione specifica, sulla quale deve essere emessa pronuncia di accoglimento o di rigetto” (cfr., da ultimo, Cass. Sez. 6-5, ord. 27 novembre 2017, n. 28308, Rv. 64642801; in senso conforme, Cass. Sez. 6-1, ord. 16 luglio 2018, n. 18797, Rv. 649791- 01).

– che il secondo motivo di ricorso – proposto, peraltro, subordinatamente al primo – resta, dunque, assorbito;

– che la sentenza impugnata va, pertanto, cassata in relazione, rinviando alla Corte di Appello di Palermo, in diversa composizione, per la decisione nel merito, in tale sede il Condominio potendo far valere le difese svolte nel presente giudizio di legittimità, ma non esaminabili da questa Corte, perché implicanti accertamenti di fatto ad essa preclusi;

– che il giudice del rinvio provvederà, inoltre, sulle spese di lite, ivi compre anche quelle del presente giudizio.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso e dichiara assorbito il secondo motivo, cassando in relazione la sentenza impugnata, rinviando alla Corte di Appello di Palermo, in diversa composizione, per la decisione nel merito oltre che sulle spese anche del presente giudizio.

Depositato in Cancelleria il 24 novembre 2021

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