Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36504 del 24/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 24/11/2021, (ud. 18/05/2021, dep. 24/11/2021), n.36504

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. GRAZIOSI Chiara – Presidente –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

Dott. GUIZZI Stefano Giaime – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 16858-2020 proposto da:

C.C.C., elettivamente domiciliato in ROMA, P.LE

GREGORIO VII, 16, presso lo studio dell’Avvocato GIOVANNI MARCHESE,

che lo rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

SPORT NEL MONDO SRL, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA OSLAVIA 12, presso

lo studio dell’Avvocato GERARDO ROMANO CESAREO, rappresentata e

difesa dall’Avvocato MARCO COZZI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4249/2019 della CORTE D’APPELLO di MILANO,

depositata il 22/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 18/05/2021 dal Consigliere Relatore Dott. STEFANO

GIAIME GUIZZI.

 

Fatto

RITENUTO IN FATTO

– che C.C.C. ricorre, sulla base di due motivi, per la cassazione della sentenza n. 4508/19, del 22 ottobre 2019, della Corte di Appello di Milano, che – respingendo il gravame dallo stesso esperito avverso la sentenza n. 5234/18, dell’11 maggio 2018, del Tribunale di Milano – ha confermato il rigetto della domanda di risarcimento danni proposta dall’odierno ricorrente nei confronti della società Lo sport nel mondo S.r.l., in relazione ad un infortunio occorsogli, il 30 settembre 2016, in occasione di una partita di calcetto;

– che, in punto di fatto, il C. deduce di aver convenuto in giudizio – sul presupposto di essersi infortunato durante una partita di calcetto tra amici, in ragione di una pozzanghera presente sull’erba sintetica del campo di gioco, “non opportunamente segnalata e non visibile” – la società titolare del centro sportivo, peraltro erroneamente identificata nella (inesistente) Accademia del Tennis;

– che intervenuta volontariamente in giudizio la società Lo sport nel mondo, in persona del suo rappresentante legale (il quale aveva ricevuto personalmente la notificazione della citazione), all’esito del giudizio di primo grado, l’adito giudicante – inquadrata la domanda nella previsione di cui all’art. 2051 c.c. – la respingeva, in difetto di prova “in ordine al fatto storico avvenuto ed al rapporto di causa-effetto” tra evento dannoso e “res”;

– che esperito gravame dall’attore soccombente, il giudice di appello lo respingeva;

– che avverso la sentenza della Corte ambrosiana ricorre per cassazione il C., sulla base – come detto – di due motivi,

– che il primo motivo denuncia – in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3) – violazione e/o falsa applicazione degli artt. 115,116 e 244 c.p.c. e dell’art. 24 Cost.;

– che il secondo motivo denuncia – in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5) – violazione e/o falsa applicazione degli artt. 115 e 116 c.p.c. in combinato disposto con l’art. 2700 c.c.;

– che i motivi – illustrati unitariamente – censurano la sentenza impugnata nella parte in cui ha ritenuto che il sinistro occorso ad esso C. non fosse stato sorretto da idonea prova;

– che, per contro, il certificato medico dell’Ospedale di Garbagnate milanese del 30 settembre 2016 – atto pubblico facente piena prova fino a querela di falso – indica come causale del trauma riscontrato (lesione del tendine d’achille) un incidente sportivo, sicché le sue risultanze si porrebbero, secondo il ricorrente, come del tutto compatibili con quanto dedotto da esso danneggiato e comproverebbero, in assenza di specifica contestazione avversaria, come il danno sia avvenuto presso il centro sportivo;

– che incomprensibile, inoltre, sarebbe la scelta del Tribunale -confermata dal giudice di appello – di escludere lo svolgimento della consulenza tecnica d’ufficio e l’assunzione della richiesta prova testimoniale, che avrebbero permesso in particolare di accertare la presenza di un’infiltrazione d’acqua causata dal deterioramento della copertura sovrastante il terreno di gioco e della pozzanghera creatasi su quest’ultimo;

– che tale scelta di estromettere una (duplice) “prova di tale portata” avrebbe richiesto, secondo il ricorrente, un’adeguata motivazione, nella specie mancante, donde la violazione dell’art. 116 c.p.c. e del diritto di difesa dell’odierno ricorrente;

– che, d’altra parte, la società Lo Sport nel mondo non avrebbe mai negato l’esistenza del sinistro, donde la dedotta violazione del principio di non contestazione, di cui all’art. 115 c.p.c., comma 2;

– che ha resisto all’avversaria impugnazione, con controricorso, la società Lo sport nel mondo, chiedendo dichiararsi la stessa inammissibile o comunque non fondata;

– che la proposta del relatore, ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., è stata ritualmente comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza in camera di consiglio per il 18 maggio 2021;

– che il ricorrente ha depositato memoria, insistendo nelle proprie argomentazioni.

Diritto

CONSIDERATO IN DIRITTO

– che il ricorso è inammissibile, in ognuna delle censure in cui si articolano i suoi due motivi, non risultando – secondo questo collegio – superati, dalla memoria depositata dalla ricorrente, i rilievi espressi nella proposta del consigliere relatore;

– che non può addebitarsi alla sentenza impugnata – censura sviluppata, in particolare, con il secondo motivo di ricorso, che deduce violazione dell’art. 2700 c.c. – di aver ignorato che il certificato medico in atti indicava come causale del trauma riscontrato a carico del C. “incidente sportivo”, giacché, se la lesione del tendine di achille “e’ compatibile con la caduta durante una partita di calcetto” (come afferma il ricorrente), l’attestazione della sua ricorrenza, da parte dei sanitari, in sé nulla dice sulla eziologia di quel trauma e, in particolare, sulla sua riconducibilità alle condizioni del campo di gioco, ed anzi, ancor prima, alla partita di calcetto al quale il ricorrente assume di aver preso parte;

– che la censura, inoltre, non considera che “le certificazioni rilasciate dai sanitari di una struttura pubblica ospedaliera sono assistite da fede privilegiata quanto alla loro provenienza dal pubblico ufficiale che lo ha formato, alle dichiarazioni rese al medesimo, e agli altri fatti da questi compiuti o che questi attesti avvenuti in sua presenza” (cfr., tra le altre, Cass. Sez. 3, sent. 24 settembre 2015, n. 18868, Rv. 63696901), sicché, pure per esse, come per ogni atto pubblico, tale piena efficacia probatoria, fino a querela di falso, “non si estende al contenuto sostanziale delle dichiarazioni rese dalle parti o da terzi, la cui verità ed esattezza può essere contestata con tutti i mezzi di prova consentiti dalla legge” (così già Cass. Sez. 3, sent. 17 febbraio 1962, n. 326, Rv. 250505-01; per applicazioni recenti si vedano Cass. Sez. 6-1, ord. 25 luglio 2019, n. 20214, Rv. 654964-01; Cass. Sez. 2, ord. 29 settembre 2017, n. 22903, Rv. 645568-01);

– che inammissibile è pure la censura che investe la decisione di non dare corso alle prove testimoniali che avrebbero permesso di riscontrare, secondo il ricorrente, l’esistenza del nesso causale tra “res” e danno, giacché tale censura non si confronta con l’effettiva “ratio decidends” della sentenza impugnata;

– che la Corte milanese, infatti, ha ritenuto inammissibile la prova per testi in quanto non riproposta in sede di precisazione delle conclusioni (con ciò conformandosi a quanto affermato da questo giudice di legittimità; cfr. Cass. Sez. 3, ord. 13 settembre 2019, n. 22883, Rv. 655094-01), affermazione, questa, che il ricorrente non si è fatto carico di confutare;

– che deve, pertanto, darsi seguito al principio secondo cui la “proposizione, con il ricorso per cassazione, di censure prive di specifiche attinenze al “decani” della sentenza impugnata è assimilabile alla mancata enunciazione dei motivi richiesti dall’art. 366 c.p.c., n. 4), con conseguente inammissibilità del ricorso”, sul punto, “rilevabile anche d’ufficio” (cfr. Cass. Sez. 6-1, ord. 7 settembre 2017, n. 20910, Rv. 645744-01, in senso conforme, Cass. Sez. 6-3, ord. 3 luglio 2020, n. 13735, Rv. 658411-01);

– che inammissibile e’, infine, anche la censura di violazione del principio di non contestazione, innanzitutto perché essa non rispetta la previsione di cui all’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 6);

– che, difatti, il ricorrente – nell’odierno atto di impugnazione -non ha provveduto ad “indicare specificamente il contenuto della comparsa di risposta avversaria e degli ulteriori atti difensivi, evidenziando in modo puntuale la genericità o l’eventuale totale assenza di contestazioni sul punto” (cfr. Cass. Sez. 6-3, ord. 22 maggio 2017, n. 12840, Rv. 644383-01), ciò che rende inammissibile la censura di violazione dell’art. 115 c.p.c.;

– che, d’altra parte, il difetto di autosufficienza – sul punto – del ricorso del C. non può essere superato dall’avvenuta riproduzione del contenuto degli scritti defensionali della società Lo sport nel mondo, operata dall’odierno ricorrente nella memoria ex art. 380 c.p.c., comma 2, non potendo essa avere funzione sanante di eventuali vizi del ricorso (cfr. da ultimo, Cass. Sez. 2, ord. 28 novembre 2018, n. 30760, Rv. 651598-01);

– che, inoltre, inammissibile è pure la pretesa del C. di attribuire rilievo alla mancata contestazione delle risultanze del certificato medico in atti (ritenendo che lo stesso “in assenza di specifica contestazione” comprovi “che il danno sia avvenuto presso il centro sportivo”);

– che, infatti, “l’onere di contestazione riguarda le allegazioni delle parti e non i documenti prodotti, né la loro valenza probatoria la cui valutazione, in relazione ai fatti contestati, è riservata al giudice” (Cass. Sez. 3, sent. 5 marzo 2020, n. 6172, Rv. 657154-01), sicché “il principio di non contestazione di cui all’art. 115 c.p.c. ha per oggetto fatti storici sottesi a domande ed eccezioni e non può riguardare le conclusioni ricostruttive desumibili dalla valutazione di documenti” (Cass. Sez. 3, sent. 21 giugno 2016, n. 12748, Rv. 640254-01; Cass. Sez. 6-3, ord. 11 febbraio 2020, n. 3306, Rv. 657014-01);

– che il ricorso va dichiarato, pertanto, inammissibile;

– che le spese seguono la soccombenza e sono liquidate come da dispositivo;

– che in ragione della declaratoria di inammissibilità del ricorso va dato atto – ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 – della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, se dovuto, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso, condannando C.C.C. a rifondere le spese del presente giudizio alla società Lo sport nel mondo S.r.l., liquidandole in Euro 3.000,00, più Euro 200,00 per esborsi, nonché 15% per spese generali oltre accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1-quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, la Corte dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte del ricorrente, se dovuto, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis.

Depositato in Cancelleria il 24 novembre 2021

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