Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36502 del 24/11/2021

Cassazione civile sez. III, 24/11/2021, (ud. 21/06/2021, dep. 24/11/2021), n.36502

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DE STEFANO Franco – Presidente –

Dott. ROSSETTI Marco – rel. Consigliere –

Dott. VALLE Cristian – Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso n. 24247/17 proposto da:

-) Agenzia delle entrate – Riscossione, in persona del legale

rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato a Roma, via

Flaminia n. 135 (c/o avv. Pierluigi Giammaria), difeso dagli

avvocati Maurizio Cimetti, e Giuseppe Parente, in virtù di procura

speciale apposta in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

-) S.M.G., elettivamente domiciliata a Roma, via Cipro n.

47, difesa dall’avvocato Flavia Ugolini, in virtù di procura

speciale apposta in margine al controricorso;

– controricorrente –

avverso la sentenza del Tribunale di Torino 13 aprile 2017 n. 2051;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

21 giugno 2021 dal Consigliere relatore Dott. Marco Rossetti;

viste le conclusioni del Pubblico Ministero, in persona del Sostituto

Procuratore Generale Dott. Cardino Alberto, che ha concluso per

l’inammissibilità del ricorso.;

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. Nel 2015 S.M.G. convenne dinanzi al Tribunale di Torino la società Equitalia Nord s.p.a. (società che in corso di causa sarà estinta ope legis D.L. 22 ottobre 2016, n. 193, ex art. 1 convertito nella L. 1 dicembre 2016, n. 225, con trasferimento delle relative funzioni all’Agenzia delle Entrate Riscossione), chiedendo ai sensi dell’art. 617 c.p.c., comma 1, dichiararsi la nullità di 31 intimazioni di pagamento notificatele il 19 marzo 2015.

A fondamento dell’opposizione dedusse di non aver mai ricevuto la notifica delle cartelle di pagamento sottese dalle suddette intimazioni.

2. Per quanto in questa sede ancora rileva, la Equitalia Nord si costituì regolarmente depositando:

a) copia degli estratti di ruolo;

b) fotocopia degli avvisi di ricevimento delle 31 cartelle esattoriali, sottoscritti dal destinatario.

S.M.G. negò che le firme in calce agli avvisi di ricevimento delle cartelle esattoriali prodotte dall’agente della riscossione fossero state da essa apposte.

Propose, di conseguenza, querela di falso avverso i suddetti documenti.

3. Il Tribunale di Torino, rilevato che l’agente della riscossione era in possesso soltanto delle fotocopie dei suddetti avvisi di ricevimento, e per sua stessa ammissione aveva smarrito gli originali, ritenne impossibile dare corso alla querela di falso.

Quindi, con sentenza 13 aprile 2017 n. 2051 accolse l’opposizione, ritenendo dimostrata l’eccezione di mancata notifica delle cartelle esattoriali.

4. La sentenza è stata impugnata per cassazione dalla Agenzia delle Entrate – Riscossione, con ricorso fondato su tre motivi.

Ha resistito S.M.G. con controricorso, completato da memoria (nella quale è contenuta la sola richiesta di distrazione delle spese).

5. La causa, già fissata per l’adunanza camerale del 23.11.2020, con ordinanza interlocutoria 31.3.2021 n. 8979 è stata rinviata alla pubblica udienza, sul presupposto del rilievo nomofilattico delle questioni poste dal ricorso, e fissata alla odierna pubblica udienza.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. E’ superfluo dare conto del contenuto dei motivi di ricorso, in quanto quest’ultimo va dichiarato inammissibile per difetto di una valida procura, come correttamente rilevato dal Procuratore Generale.

2. L’Agenzia delle Entrate – Riscossione (d’ora innanzi, per brevità, “l’ADER”) ha impugnato la sentenza del Tribunale di Torino ricorrendo al ministero degli avvocati Maurizio Cimetti e Giuseppe Parente, avvocati del libero foro.

Il ricorso è stato proposto il 13.10.2017, e la procura speciale è datata 9.10.2017.

Alla data in cui la procura venne conferita, così come alla data in cui il ricorso venne proposto, non era consentito all’ADER di avvalersi di avvocati del libero foro per proporre un ricorso per cassazione, salve le ipotesi di conflitto di interessi o indisponibilità dell’Avvocatura dello stato ad assumere il patrocinio: ipotesi che nel caso di specie non risultano né allegate, né documentate, dall’Amministrazione ricorrente.

3. La difesa in giudizio dell’ADER è infatti disciplinata dal D.L. 22 ottobre 2016, n. 193, art. 1, comma 8, (convertito dalla L. 1 dicembre 2016, n. 225).

Tale norma attribuisce all’ADER la facoltà di avvalersi di avvocati del libero foro “sulla base di specifici criteri definiti negli atti di carattere generale” ai sensi del comma 5 stesso articolo (e cioè con delibera del comitato di gestione su proposta del presidente), e comunque nel rispetto delle previsioni di cui al D.Lgs. 18 aprile 2016, n. 50, artt. 4 e 17 (e cioè con esclusione delle procedure di evidenza pubblica dettate dal codice degli appalti).

3. Nell’ambito dei suddetti “atti di carattere generale”, l’Avvocatura dello stato e l’ADER hanno stipulato il 5 luglio 2017 un Protocollo d’intesa, il cui p. 3.4.1, quarto alinea, prevede che “l’Avvocatura assume il patrocinio dell’Ente nei seguenti casi: (…) liti innanzi alla Corte di Cassazione Civile”.

Il successivo p. 7 del suddetto Protocollo, inoltre, stabilisce che l’Avvocatura dello Stato “assume il patrocinio dell’Ente nelle controversie introdotte con atti notificati a decorrere dal 1 luglio 2017, nonché per tutte le controversie innanzi al Consiglio di Stato o alla Corte di Cassazione per le quali alla data del 1 luglio 2017 non sia stato ancora conferito incarico ad avvocati del libero foro”.

4. Il quadro normativo, dunque, per quanto intricato nella struttura, è di univoca lettura, e va così ricostruito (v. anche Cass. ord. 07/06/2021, n. 15707, nello stesso senso):

a) nei giudizi dinanzi alla Corte di cassazione introdotti dopo il 1 luglio 2017 l’ADER ha l’obbligo di avvalersi del patrocinio dell’Avvocatura dello Stato;

b) può avvalersi di avvocati del libero foro in tre casi:

b1) quando esista un conflitto di interessi tra l’Avvocatura dello Stato e l’ADER;

b2) quando l’Avvocatura dello Stato si sia dichiarata indisponibile ad assumere la difesa dell’Ente;

b2) quando alla data del 1 luglio 2017 l’ADER aveva già conferito ad avvocati del libero foro l’incarico di proporre ricorso per cassazione.

5. Nel caso di specie non ricorre alcuna delle suddette circostanze, in quanto:

a) il ricorso è stato passato per la notifica il 13 ottobre 2017;

b) la procura speciale è datata 9.10.2017;

c) non risulta, né è stato mai dedotto dall’Amministrazione ricorrente, che l’Avvocatura dello Stato fosse indisponibile ad assumere l’incarico, oppure si trovasse in una situazione di conflitto di interessi.

6. Con la memoria depositata ai sensi dell’art. 378 c.p.c., l’ADER ha insistito sull’ammissibilità del proprio ricorso, deducendo e documentando che l’incarico professionale agli avvocati Maurizio Cimetti e Giuseppe Parente era stato conferito dalla competente articolazione territoriale sin dal 19.4.2017. Sicché quell’incarico, in quanto anteriore al 1 luglio 2017, consentiva ai due difensori di assumere il patrocinio dinanzi a questa Corte, alla luce del p. 7 del Protocollo sopra ricordato.

6.1. Tale deduzione non è tuttavia decisiva, per due indipendenti ragioni.

La prima ragione è che il “conferimento dell’incarico” di cui al p. 7 del suddetto Protocollo va interpretato quale sinonimo di “conferimento della procura”, e non quale sinonimo di “contratto di patrocinio”.

Infatti è solo col conferimento della procura che l’avvocato assume lo jus postulandi, e dunque non può che essere tale atto quello da cui scaturisce la potestà di proporre il ricorso per cassazione. Di conseguenza, è il conferimento della procura, e non la stipula del contratto di patrocinio, che ai sensi del p. 7 cit. doveva essere conferita prima del 1 luglio 2017, affinché il difensore dell’ADER fosse legittimato a proporre ricorso per cassazione.

6.2. La seconda e decisiva ragione è che la lettera di incarico depositata dalla ricorrente in allegato alla memoria ex art. 378 c.p.c. non contiene affatto un mandato a proporre ricorso per cassazione.

Quella lettera si apre con l’indicazione: “Oggetto: conferimento di incarico di assistenza e difesa in giudizio (Parti: S.M.G. / Equitalia Servizi di Riscossione S.p.A.) innanzi a CORTE APPELLO DI TORINO”, e prosegue dichiarando che l’Ente intende conferire ai suddetti avvocati “l’incarico professionale di assistenza, rappresentanza e difesa nella controversia di seguito indicata: S.M.G. contro Equitalia Servizi di Riscossione SpA; Autorità Giudiziaria: CORTE APPELLO”.

Ne’ può ritenersi che l’indicazione della Corte d’appello, invece che della Corte di cassazione, sia un mero lapsus calami. Sia perché quell’indicazione è ripetuta due volte; sia perché proprio la circostanza che l’ente avesse ritenuto evidentemente in un primo momento appellabile la sentenza per essa sfavorevole, giustificava il conferimento dell’incarico a due avvocati del libero foro.

Forma e contenuto di quell’atto inducono dunque a supporre che l’ADER, sull’erroneo presupposto di potere proporre un appello, invece di dovere proporre un ricorso per cassazione, si sia rivolta a due liberi professionisti invece che all’Avvocatura dello Stato.

La conseguenza è che la suddetta “lettera di incarico” non giustifica il ricorso ad avvocati del libero foro, perché non conteneva affatto un incarico a proporre un ricorso per cassazione.

7. Le spese del presente grado di giudizio vanno compensate integramente tra le parti, in considerazione della scarsa limpidezza del quadro normativo, e delle incertezze inevitabili da esso suscitate.

8. L’istanza di liquidazione dei compensi avanzata dal difensore della parte controricorrente (p. 21 del controricorso), ammessa al beneficio del patrocinio a spese dello Stato, è inammissibile.

Stabilisce, infatti, il D.Lgs. 30 maggio 2002, n. 115, art. 82, comma 2 (testo unico delle spese di giustizia) che la liquidazione dell’onorario al difensore della parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato, per l’attività svolta nel giudizio di legittimità, sia compiuta dal giudice che ha pronunciato la sentenza passata in giudicato per effetto della decisione di legittimità: e dunque, nel nostro caso, il Tribunale di Torino.

PQM

la Corte di cassazione:

(-) dichiara inammissibile il ricorso;

(-) compensa integralmente tra le parti le spese del presente giudizio di legittimità;

(-) ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella camera di consiglio della Sezione Terza civile della Corte di cassazione, il 21 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 24 novembre 2021

 

 

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