Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36495 del 24/11/2021

Cassazione civile sez. III, 24/11/2021, (ud. 15/06/2021, dep. 24/11/2021), n.36495

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. FRASCA Raffaele – Presidente –

Dott. SESTINI Danilo – Consigliere –

Dott. SCARANO Luigi Alessandro – Consigliere –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. PORRECA Paolo – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

SENTENZA

sul ricorso 5162-2019 proposto da:

ITALFONDIARIO SPA, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MANLIO

TORQUATO 10, presso lo studio dell’avvocato MARIA SCOPELLITI,

rappresentato e difeso dall’avvocato DOMENICO CARUSO;

– ricorrente –

contro

M.D., D.V., elettivamente domiciliati in

ROMA, PIAZZA PIO XI 62, presso lo studio dell’avvocato FRANCESCA DE

VECCHIS, rappresentati e difesi dall’avvocato NICOLA VENTURA;

– controricorrenti –

avverso l’ordinanza del TRIBUNALE di TRANI, depositata il 19/12/2018;

udita la relazione della causa svolta nella pubblica udienza del

15/06/2021 dal Consigliere Dott. PAOLO PORRECA.

 

Fatto

CONSIDERATO

Che:

Italfondiario, s.p.a., ricorre per cassazione, sulla base di due motivi, corredati da memoria, avverso l’ordinanza di rigetto adottata dal Tribunale di Trani sul reclamo avverso l’omologa dell’accordo di cui alla L. n. 3 del 2012, art. 12 pronunciata in esito alla proposta del piano avanzata, quali consumatori sovraindebitati, da M.D. e D.V.;

Italfondiario esponeva che:

– era procuratrice di Intesa Sanpaolo s.p.a., che era subentrata nei crediti vantati, nei confronti dei menzionati debitori, dal Banco di Napoli s.p.a., incorporato per fusione;

– il piano, nonostante l’opposizione della deducente, quale principale creditrice, era stato omologato in violazione dei criteri legali di meritevolezza e convenienza, secondo quanto dedotto con il richiamato reclamo;

sul rientro previsto in undici anni era infatti stata inoltre applicata, riguardo all’istituto di credito, una falcidia del 35%, neppure correttamente calcolata sul residuo del ricavato dall’espropriazione immobiliare promossa in ragione del mutuo contratto da M., assieme alla sorella A., per l’acquisto di un cespite strumentale all’azienda di quest’ultima, nonostante la già intervenuta contrazione di un altro mutuo fondiario per acquisto prima casa, con accollo di quello assunto con il Banco di Napoli dall’allora costruttore;

resistono con controricorso M.D. e D.V.; il Pubblico Ministero ha rassegnato conclusioni scritte;

la trattazione in pubblica udienza è avvenuta ai sensi del D.L. n. 137 del 2020, art. 23, comma 8-bis, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 176 del 2020.

Diritto

RILEVATO

Che:

con il primo motivo di ricorso si prospetta la violazione e falsa applicazione della L. n. 3 del 2012, art. 12-bis, commi 3 e 4, poiché il Tribunale avrebbe omesso di vagliare il motivo di reclamo, tenuto conto che:

il Tomaificio A., azienda dalla quale D. era stato licenziato, svolgeva attività nell’immobile acquistato da M.D., moglie del primo, e M.S., sorella di quest’ultima;

era legittimo ritenere che D., in ragione del rapporto di parentela, fosse a conoscenza della crisi finanziaria in cui versava l’azienda, che non poteva essersi verificata improvvisamente e che aveva portato al licenziamento;

il mutuo delle sorelle M. era stato contratto il 31 marzo 2007, mentre l’accollo del mutuo per l’appartamento di residenza era dell’8 gennaio 2008, sicché, in poco meno di un anno, erano stati assunti debiti per 143.500,00 Euro il primo e 173.000,00 il secondo, che si aggiungevano al finanziamento chirografario contratto, per 35.000,00, con altro creditore prima dei mutui, essendo evidente che la crisi finanziaria era stata consapevolmente e colposamente determinata, con conseguente carenza del requisito di meritevolezza previsto per l’omologa del piano di rientro a stralcio;

con il secondo motivo si prospetta la violazione e falsa applicazione della L. n. 3 del 2012, art. 12-bis, comma 3 e art. 7 poiché il Tribunale avrebbe errato mancando di considerare che:

– nell’attestazione L. n. 3 del 2012, ex art. 9, comma 3-bis, era riportato che i debitori avevano affermato la totale preclusione alla vendita dell’immobile nel quadro della procedura;

– l’immobile era stato indicato come di valore di poco superiore ai 150.000,00 Euro, pur ritenendo eccessivo quello indicato dal consulente del giudice dell’esecuzione, pari a oltre 223.000,00 Euro;

– in ogni caso, la volontà di non soddisfare i creditori, e locupletare attraverso la proposta poi omologata illegittimamente, era evidente;

– costituiva fatto notorio che il cespite, subendo ribassi, avrebbe suscitato l’interesse di potenziali acquirenti che, con il meccanismo della gara, avrebbero potuto determinare un realizzo maggiore, con conseguente carenza del requisito della convenienza previsto per l’omologa;

– il piano aveva una durata eccessiva e irragionevole;

M.D. era debitrice solidale con la sorella, e non al 50%, sicché la percentuale di recupero del credito non era del 65% ma inferiore al 20%;

Rilevato che:

deve dirsi preliminarmente ammissibile il ricorso ex art. 111 Cost., avverso il rigetto del reclamo sull’omologa del piano di composizione della crisi da sovraindebitamento del consumatore;

la L. n. 3 del 2012, art. 12, comma 2, richiama, sul punto, infatti, la disciplina degli artt. 737 c.p.c. e ss., e pertanto l’art. 739 c.p.c., comma 3;

questa Corte ha già affermato, per omologhe ragioni, l’ammissibilità del ricorso per cassazione avverso il rigetto del reclamo proposto nei confronti del provvedimento con cui il Tribunale abbia respinto l’istanza di omologazione del piano proposto dal consumatore nell’ambito della procedura di composizione della crisi da sovraindebitamento, in quanto provvedimento dotato del requisito della definitività – non essendo revocabile in dubbio che lo stesso sia non altrimenti impugnabile – e di quello della decisorietà (cfr. Cass., 23/02/2018, n. 4451, Cass., 10/04/2019, n. 10095);

nel residuo merito cassatorio vale quanto segue;

il ricorso è complessivamente inammissibile, per violazione dell’art. 366 c.p.c., nn. sia 3 che 6;

il gravame non chiarisce in quali termini e con quali specifiche ragioni sarebbe stata dedotta, nel reclamo, l’assenza di meritevolezza e di convenienza del piano, di cui discute sia riferendo la vicenda sia articolando i motivi;

né vengono sintetizzate idoneamente e compiutamente le ragioni decisorie del provvedimento gravato, eccetto che per l’assenza di ipotesi liquidatorie dei beni più fruttuose di quanto proposto con il piano (in riferimento al requisito del c.d. “cram down” stabilito dalla L. n. 3 del 2012, art. 12, comma 2, secondo periodo);

si tratta, logicamente, di un fatto processuale essenziale perché rende possibile valutare la novità – e quindi inammissibilità – o meno delle questioni dedotte con il ricorso per cassazione;

a quanto sopra si correla la reiterata violazione dell’art. 366 c.p.c., n. 6, che connota i due connessi motivi di ricorso;

non è dato sapere quando, in quale specifico atto processuale, e dove collocato nel fascicolo all’attenzione di questa Corte, siano state dedotte le circostanze storiche esposte nella prima censura;

di queste circostanze i motivi, per come formulati, chiedono peraltro una rilettura in fatto che sarebbe stata come tale ulteriormente inammissibile, ferma rimanendo che l’impossibilità di comprendere esattamente il percorso decisorio del Tribunale secondo quanto sopra anticipato evidenziando la violazione dell’art. 366 c.p.c., n. 3;

la seconda censura, poi, reitera le medesime violazioni, adducendo fatti di cui non è dato sapere il modo e tempo della deduzione nella fase di merito, e richiamando atti processuali (l’attestazione peritale sottesa all’omologa e la consulenza tecnica officiosa in sede esecutiva) di cui si sconosce la collocazione e pure il compiuto tenore;

ne deriva l’anticipata inammissibilità;

spese secondo soccombenza.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna parte ricorrente alla rifusione delle spese processuali dei controricorrenti liquidate in 7.300,00, oltre a 200,00 Euro per esborsi, 15% di spese forfettarie e accessori legali.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, la Corte dà atto che il tenore del dispositivo è tale da giustificare il pagamento, nella misura dovuta, da parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello eventualmente dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, il 15 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 24 novembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA