Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36494 del 24/11/2021

Cassazione civile sez. III, 24/11/2021, (ud. 25/05/2021, dep. 24/11/2021), n.36494

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. PELLECCHIA Antonella – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 31614-2019 proposto da:

M.M., domiciliato ex lege in Roma, presso la cancelleria

della Corte di Cassazione rappresentato e difeso dall’avvocato

ENRICO VILLANOVA;

– ricorrenti –

nonché contro

MINISTERO DELL’INTERNO, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI 12, presso l’AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che lo

rappresenta e difende;

– resistenti –

avverso il decreto del TRIBUNALE di VENEZIA, depositata il

18/09/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

25/05/2021 dal Consigliere Dott. ANTONELLA PELLECCHIA.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. M.M., cittadino (OMISSIS), chiese alla competente commissione territoriale il riconoscimento della protezione internazionale, di cui al D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 4:

(a) in via principale, il riconoscimento dello status di rifugiato, D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex art. 7 e ss.;

(b) in via subordinata, il riconoscimento della “protezione sussidiaria” di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14;

(c) in via ulteriormente subordinata, la concessione del permesso di soggiorno per motivi umanitari, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, ex art. 5, comma 6, (nel testo applicabile ratione temporis).

A fondamento dell’istanza dedusse di essere fuggito dal proprio paese a seguito dell’uccisione dei suoi familiari ad opera di alcuni oppositori del cult cui apparteneva il fratello maggiore. Temendo per la sua vita decise di abbandonare la (OMISSIS) e giunse in Italia dopo aver trascorso alcuni mesi in Libia.

La Commissione territoriale rigettò l’istanza.

2. Avverso tale provvedimento M.M. propose ricorso dinanzi il Tribunale di Venezia domandando esclusivamente il riconoscimento della protezione sussidiaria e del permesso di soggiorno per motivi umanitari. 11 Tribunale con decreto n. 7579/2019 del 18 settembre 2019 ha rigettato il reclamo ed in particolare ha ritenuto:

a) non attendibile il racconto del richiedente asilo in quanto generico e non circostanziato anche con riferimento all’appartenenza del fratello al cult non essendo il medesimo né studente universitario né ex studente;

b) infondata la domanda di protezione sussidiaria, in mancanza sia di elementi da cui desumere la sussistenza di una grave ed individuale minaccia nei confronti del richiedente in caso di rimpatrio, sia di un conflitto armato nella zona di provenienza. Il giudice del Tribunale richiama le fonti ufficiali che, con riguardo alla (OMISSIS), distinguono tra le condizioni socio-politiche nei diversi paesi ed inseriscono il (OMISSIS) tra gli stati in cui non è presente una situazione di conflitto armato generalizzato ed il livello di violenza indiscriminata è talmente basso dal non costituire alcun rischio per i civili di essere sottoposti a violenza;

d) infondata la domanda di protezione umanitaria, non essendo rinvenibili condizioni di particolare vulnerabilità alla luce della inattendibilità del racconto fornito dal richiedente asilo. Il Tribunale ha altresì ritenuto che la documentazione prodotta, attestante lo svolgimento di corsi di formazione e di volontariato, era insufficiente a dimostrare un livello di integrazione nel territorio italiano tenuto conto altresì dell’assenza di prova circa lo svolgimento di attività lavorativa stabile e con retribuzione adeguata;

3.- Avverso il decreto, M.M. ricorre per cassazione proponendo quattro motivi di ricorso.

Il Ministero dell’Interno non ha notificato tempestivo controricorso, ma ha depositato solo atto di costituzione per l’eventuale partecipazione alla pubblica udienza.

Diritto

CONSIDERATO

che:

4. Con i primi due motivi il ricorrente propone due questioni preliminari: la prima relativa alla manifesta illegittimità del D.L. 4 ottobre 2018, n. 113 per contrasto con l’art. 77 Cost. in quanto mancherebbero i presupposti della straordinaria necessità ed urgenza per adottare il decreto-legge; la seconda sulla manifesta illegittimità costituzionale del D.L. 4 ottobre 2018, n. 113, art. 1, per contrasto con l’art. 10 Cost., comma 2 e art. 117 Cost., comma 1, in quanto l’abrogazione del pet nesso per motivi umanitari si porrebbe in contrasto con l’art. 10 Cost., comma 2 e art. 117 Cost., comma 1.

Le questioni preliminari avanzate dal ricorrente non sono rilevanti e quindi inammissibili, in quanto la disciplina prevista dal D.L. n. 113 del 2018, convertito nella L. n. 132 del 2018, non è applicabile al caso di specie. Invero, come affermato dalle Sezioni Unite di questa Corte, con sentenza del 13/11/2019, n. 29459, in tema di successione di leggi nel tempo in materia di protezione umanitaria, il diritto alla protezione, espressione di quello costituzionale di asilo, sorge al momento dell’ingresso in Italia in condizioni di vulnerabilità per rischio di compromissione dei diritti umani fondamentali e la domanda volta a ottenere il relativo permesso attrae il regime normativo applicabile. Di conseguenza, il c.d. Decreto Sicurezza n. 113 del 2018 non è applicabile retroattivamente alle domande già pendenti, da scrutinare sulla base della normativa esistente al momento della loro presentazione.

4.1. Con il terzo motivo il ricorrente lamenta violazione e/o falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360, n. 3 in relazione all’art. 111 Cost.

Il Tribunale non avrebbe rispettato il principio del contraddittorio in quanto, pur avendo disposto l’udienza di comparizione della parti ai sensi del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 35 bis, in tale sede si sarebbe limitato a chiedere al richiedente asilo la conferma delle dichiarazioni rese dinanzi alla Commissione Territoriale senza avanzare ulteriori domande a chiarimento dei fatti narrati.

Il motivo è inammissibile in quanto apodittico.

11 ricorrente propone un motivo generico, poco specifico, non rispettoso del principio di autosufficienza e specificità proprio del ricorso in Cassazione. Lamenta che il giudice del merito in sede di udienza di comparizione avrebbe svolto un esame puramente formale, senza particolari approfondenti, senza chiarire quali sarebbero state le domande ulteriori che il giudice avrebbe dovuto compiere, limitandosi a lamentarne la formalità. Ciò rende impossibile uno scrutinio effettivo della questione da parte del giudice di legittimità. A tal proposito si ricorda che, secondo costante orientamento di questa Corte, nei giudizi in materia di protezione internazionale il giudice, in assenza della videoregistrazione del colloquio svoltosi dinnanzi alla Commissione territoriale, ha l’obbligo di fissare l’udienza di comparizione, ma non anche quello di disporre l’audizione del richiedente, a meno che: a) nel ricorso vengano dedotti fatti nuovi a sostegno della domanda; b) il giudice ritenga necessaria l’acquisizione di chiarimenti in ordine alle incongruenze o alle contraddizioni rilevate nelle dichiarazioni del richiedente; c) quest’ultimo nel ricorso non ne faccia istanza, precisando gli aspetti in ordine ai quali intende fornire i predetti chiarimenti, e sempre che la domanda non venga ritenuta manifestamente infondata o inammissibile (Cassazione civile sez. 17/11/2020, n. 26124).

4.2 Con il quarto motivo il ricorrente lamenta violazione c/o falsa applicazione di norme di diritto ex art. 360 c.p.c., n. 3 in relazione all’art. 14 let c) e all’art. 3 del D.lgs. 251 del 2007 nonché al D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 8.

Sostiene il ricorrente che il Tribunale avrebbe errato nell’escludere i presupposti per il riconoscimento della protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. c) in quanto non avrebbe posto a fondamento della sua determinazione l’inesistenza di un conflitto armato generalizzato bensì la mancata prospettazione di tale pericolo in sede di audizione.

Il motivo è infondato.

Come si evince alle pag. 9-10 del decreto del Tribunale, la valutazione circa la sussistenza dei presupposti D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, ex art. 14, lett. c) ha correttamente avuto ad oggetto l’esistenza di un conflitto armato generalizzato nel paese d’origine: “pur non trattandosi del motivo per cui il ricorrente ha allegato di temere di rientrare nel paese d’origine, essa non può dirsi sussistente nel caso di specie in quanto l’esistenza di una violenza indiscriminata legata a conflitti armati, come correttamente evidenziato dalla Commissione non è ravvisabile nell'(OMISSIS)”.

Inoltre il Tribunale, in conformità ai più recenti orientamenti di questa Corte, ha adeguatamente adempiuto al suo dovere di cooperazione istruttoria, acquisendo informazioni sulla base di fonti ufficiali ed aggiornate (rapporto EASO febbraio 2019).

5. Infine, poiché il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è dichiarato inammissibile, sussistono i presupposti processuali tanto limitandosi la declaratoria di questa Corte: Cass. Sez. U. 20/02/2020, n. 4315) per dare atto – ai sensi della L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, che ha aggiunto il comma 1-quater al testo unico di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13 (e mancando la possibilità di valutazioni discrezionali: tra le prime: Cass. 14/03/2014, n. 5955; tra le innumerevoli altre successive: Cass. Sez. U. 27/11/2015, n. 24245) – della sussistenza dell’obbligo di versamento, in capo a parte ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per la stessa impugnazione.

P.Q.M.

la Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma del citato art. 13, comma 1 bis.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza Civile della Corte suprema di Cassazione, il 25 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 24 novembre 2021

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