Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36493 del 24/11/2021

Cassazione civile sez. III, 24/11/2021, (ud. 25/05/2021, dep. 24/11/2021), n.36493

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TERZA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRAVAGLINO Giacomo – Presidente –

Dott. DI FLORIO Antonella – Consigliere –

Dott. VINCENTI Enzo – rel. Consigliere –

Dott. ROSSETTI Marco – Consigliere –

Dott. DELL’UTRI Marco – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 30999/2019 proposto da:

O.M.C., (alias A.M.C.),

elettivamente domiciliato in ROMA, VIA PIETRO BORSIERI 12, presso lo

studio dell’avvocato ANGELO AVERNI, rappresentato e difeso

dall’avvocato ANTONIOVITO ALTAMURA;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELL’INTERNO, domiciliato ex lege in Roma via dei

portoghesi 12 c/o Avv. Gen. dello Stato che lo rappresenta e

difende;

-resistente –

avverso il decreto del TRIBUNALE di LECCE, depositato il 13/09/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

25/05/2021 dal Consigliere Dott. ENZO VINCENTI.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. – Con ricorso affidato a due motivi, O.M.C. (alias A.M.C.), cittadino della (OMISSIS), ha impugnato il decreto emesso dal Tribunale di Lecce, comunicato il 16 settembre 2019, di rigetto del ricorso proposto avverso la decisione della competente Commissione territoriale, la quale a sua volta aveva respinto la domanda di riconoscimento dello status di rifugiato, nonché, in via gradata, della protezione sussidiaria e di quella umanitaria.

2. – Per quanto ancora rileva in questa sede, il Tribunale osservava che: a) il racconto del richiedente (aver lasciato la (OMISSIS) per timore di essere ucciso dal gruppo di religione (OMISSIS), cui appartenevano anche i suoi familiari, a motivo della sua fede religiosa e del suo ruolo di (OMISSIS)) evidenziava fatti riconducibili a ritorsione sorretta da motivi di natura individuale e non di contrasto tra gruppi religiosi (essendo il gruppo (OMISSIS) minoritario rispetto a quelli dominanti, (OMISSIS)); b) non sussistevano, quindi, i presupposti per il riconoscimento dello status di rifugiato, né per la protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. a) e b); c) non sussistevano i presupposti per riconoscere la protezione sussidiaria di cui alla lett. c) del citato art. 14, non ravvisandosi nella zona di provenienza del richiedente ((OMISSIS), Stato di nascita; (OMISSIS), Stato di ultima residenza), in base alle COI utilizzate (HRW 2019, AI 2018, EASO novembre 2018), una condizione di violenza generalizzata in situazione di conflitto armato; d) non sussistevano i presupposti per il riconoscimento della protezione umanitaria in quanto non emergenti elementi comprovanti l’esigenza di rimanere in Italia “a tutela di uno stabile inserimento sociale-lavorativo già costruito negli anni, avendo lasciato in (OMISSIS) tutte la sua famiglia (moglie e quattro figli), né essendo ravvisabile una situazione di vulnerabilità in caso di rimpatrio, anche in riferimento alle condizioni di salute, non presentando patologie in corso e non necessitando di cure gli esiti di una frattura al calcagno di cui a certificati medici risalenti al (OMISSIS).

3. – Il Ministero dell’interno non ha svolto attività difensiva, depositando unicamente “atto di costituzione” al fine della partecipazione a eventuale udienza di discussione.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

1. – Con il primo mezzo è denunciata, ai sensi dell’art. 360, comma 1, n. 3, violazione e falsa applicazione del D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, artt. 8 e 35 bis, D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, artt. 3,5,7 e 14, per non aver il Tribunale riconosciuto la protezione sussidiaria in quanto: a) si è limitato a ritenere, con motivazione apparente, la scarsa credibilità delle circostanze narrate e, comunque, la loro irrilevanza, non potendosi invece ritenere fatti di natura meramente privata le minacce di gruppo religioso, senza approfondire se le autorità (OMISSIS) siano in grado di offrire adeguata protezione da minaccia di danno grave ai sensi del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. b); b) si è affidato a fonti informative “senza migliore specificazione” per escludere la forma di protezione di cui alla lett. c) del citato art. 14.

1.1. – Il motivo è fondato per quanto di ragione.

1.1.1. – Sono inammissibili, anzitutto, le doglianze che denunciano l’adozione di motivazione apparente sulla “scarsa credibilità” di esso richiedente, in quanto non colgono la ratio decidendi del decreto impugnato, la quale non ha affatto ritenuto scarsamente credibili le dichiarazioni dell’ O., ma concernenti fatti non riconducibili ai presupposti della protezione internazionale.

Sono, altresì, inammissibili le censure che attengono al mancato riconoscimento della protezione sussidiaria di cui alla lett. c) del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, giacché si risolvono in una mera critica dell’apprezzamento di fatto riservato al giudice del merito, peraltro da questi svolto in base a COI espressamente indicate, senza che il ricorrente evidenzi l’esistenza di altre e più aggiornate fonti informative.

1.1.2. – Sono fondate le doglianze che investono il mancato riconoscimento della protezione sussidiaria di cui al D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 14, lett. b).

Il Tribunale, come detto, non ha ritenuto inattendibile il racconto del richiedente, bensì evidenziante fatti non sussumibili nella fattispecie di protezione sussidiaria di cui alla citata lett. c), giacché “riconducibili nell’ambito della ritorsione sorretta da motivi di natura individuale e non di contrasto tra gruppi religiosi”. Tale decisione è però errata, giacché il diritto alla protezione sussidiaria non può essere escluso dalla circostanza che, anche in riferimento alla libertà religiosa dello straniero, agenti del danno grave per il cittadino straniero siano soggetti privati (nella specie, gruppo religioso pagano, denominato (OMISSIS)) qualora nel Paese d’origine non vi sia un’autorità statale in grado di fornirgli adeguata ed effettiva tutela, con conseguente dovere del giudice di effettuare una verifica officiosa sull’attuale situazione di quel Paese e, quindi, sull’eventuale inutilità di una richiesta di protezione alle autorità locali (Cass. n. 13959/2020; in termini analoghi: Cass. n. 3758/2018, Cass. n. 26823/2019, Cass. n. 28349/2020, Cass. n. 28779/2020). E della effettuazione di questa verifica specificamente orientata non vi è alcuna traccia nel decreto impugnato.

2. – Il secondo motivo di ricorso – che denuncia la violazione del D.Lgs. 19 novembre 2007, n. 251, art. 3, D.Lgs. 25 gennaio 2008, n. 25, art. 32, D.Lgs. 25 luglio 1998, n. 286, art. 5, comma 6, e del D.Lgs. n. 142 del 2015, art. 17 per la mancata concessione della protezione umanitaria – è assorbito dall’accoglimento del primo mezzo, dovendosi rammentare, comunque, che in tema di protezione umanitaria rilevano i principi enunciati da Cass., S.U., n. 29459/2019 e ribaditi, più di recente, da Cass. n. 3320/2021 (pp. 10/11).

3. – Va, dunque, accolto il primo motivo solo per quanto di ragione nei termini innanzi precisati – e dichiarato assorbito il secondo motivo, con conseguente cassazione del decreto impugnato in relazione ai motivi accolti e rinvio della causa al Tribunale di Lecce, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

PQM

accoglie il primo motivo di ricorso per quanto di ragione e dichiara assorbito il secondo motivo;

cassa il decreto impugnato in relazione al motivo accolto e rinvia la causa al Tribunale di Lecce, in diversa composizione, anche per le spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Terza civile della Corte suprema di Cassazione, il 25 maggio 2021.

Depositato in Cancelleria il 24 novembre 2021

 

 

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