Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36472 del 24/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 24/11/2021, (ud. 06/07/2021, dep. 24/11/2021), n.36472

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – rel. Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

Dott. BOGHETICH Elena – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 14381-2020 proposto da:

INPS – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

legale rappresentante pro tempore, in proprio e quale procuratore

speciale della SOCIETA’ DI CARTOLAZZAZIONE DEI CREDITI INPS (SCCI)

SPA, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29,

presso l’AVVOCATURA CENTRALE DELL’STITUTO, rappresentato e difeso

dagli avvocati LELIO MARITATO, ANTONIETTA CORETTI, CARLA D’ALOISIO,

EMANUELE DE ROSE, ANTONINO SGROI;

– ricorrente –

contro

P.P.O., elettivamente domiciliato in ROMA, VIA SILVIO

PELLICO 44, presso lo studio dell’avvocato GIOVANNI AGOSTINI, che lo

rappresenta e difende unitamente all’avvocato MICHELE FUNGHINI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 30/2020 della CORTE D’APPELLO di TORINO,

depositata il 22/01/2020;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata del 06/07/2021 dal Consigliere Relatore Dott. GUGLIELMO

CINQUE.

 

Fatto

RILEVATO

che:

1. Con la sentenza n. 30 del 2020 la Corte di appello di Torino ha rigettato il gravame proposto dall’INPS, in proprio e quale mandatario della SCCI spa, avverso la pronuncia n. 58/2019 del Tribunale di Cuneo con la quale era stato annullato l’avviso di addebito, n. 33720180001138091000, relativo a P.P.O. cui era stato ingiunto il pagamento di Euro 34.713,29 per contributi previdenziali IVS dovuti alla Gestione Commercianti per gli anni 2012 e 2013.

2. I giudici di seconde cure hanno rilevato, per quello che interessa in questa sede, che correttamente era stato ritenuto dal Tribunale che il lavoratore autonomo, iscritto alla gestione previdenziale in quanto svolgente una attività lavorativa per la quale sussistevano i requisiti per il sorgere della tutela previdenziale obbligatoria, non doveva includere nella base imponibile, sulla quale calcolare i contributi, i redditi di capitale quali quelli derivanti dalla mera partecipazione a società di capitali senza prestazione di attività lavorativa.

3. Avverso la decisione di secondo grado ha proposto ricorso per cassazione l’INPS affidato ad un solo motivo cui ha resistito con controricorso P.P.O..

4. La proposta del relatore è stata comunicata alle parti, unitamente al decreto di fissazione dell’udienza, ai sensi dell’art. 380 bis c.p.c..

5. P.P.O. ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con l’unico articolato motivo il ricorrente denuncia la violazione e falsa applicazione della L. n. 438 del 1992, art. 3 bis, di conversione con modificazioni del D.L. n. 384 del 1992 e in connessione con la L. n. 233 del 190, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, per non avere ritenuto la Corte territoriale che, ai fini di parametrare l’obbligo contributivo, si dovesse tenere conto di tutti i redditi percepiti nel corso dell’anno di riferimento e non solo di quelli connessi allo svolgimento d attività lavorativa.

2. Il motivo è inammissibile ex art. 360 bis n. 1 c.p.c..

3. La gravata sentenza è conforme al consolidato, univoco e chiaro orientamento di legittimità (per tutte, Cass. n. 21540 del 2019), cui si intende dare seguito, secondo cui il lavoratore autonomo, iscritto alla gestione previdenziale in quanto svolgente un’attività lavorativa per la quale sussistono i requisiti per il sorgere della tutela previdenziale obbligatoria, deve includere nella base imponibile sulla quale calcolare i contributi la totalità dei redditi d’impresa così come definita dalla disciplina fiscale, vale a dire quelli che derivano dall’esercizio di attività imprenditoriale (D.P.R. n. 917 del 1986, art. 55), restando esclusi i redditi di capitale, quali quelli derivanti dalla mera partecipazione a società di capitali, senza prestazione di attività lavorativa (D.P.R. n. 917 del 1986, art. 44, lett. e).

4. Alla stregua di quanto esposto il ricorso deve essere dichiarato inammissibile.

5. Alla declaratoria di inammissibilità segue la condanna di parte ricorrente al pagamento delle spese del presente giudizio di legittimità che si liquidano come da dispositivo.

6. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo risultante dalla L. 24.12.2012 n. 228, deve provvedersi, ricorrendone i presupposti processuali, sempre come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte dichiara inammissibile il ricorso. Condanna il ricorrente al pagamento, in favore del controricorrente, delle spese del presente giudizio di legittimità che liquida in Euro 4.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi liquidati in Euro 200,00 ed agli accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso, a norma del stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, nell’Adunanza camerale, il 6 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 24 novembre 2021

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