Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36450 del 24/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 24/11/2021, (ud. 15/07/2021, dep. 24/11/2021), n.36450

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. TRIA Lucia – Presidente –

Dott. BALESTRIERI Federico – Consigliere –

Dott. LORITO Matilde – Consigliere –

Dott. GARRI Fabrizia – rel. Consigliere –

Dott. PAGETTA Antonella – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 34332-2019 proposto da:

D.D., elettivamente domiciliata in ROMA, VIALE G. MAZZINI

123, presso lo studio dell’avvocato BENEDETTO SPINOSA, che la

rappresenta e difende;

– ricorrente –

contro

ALMAVIVA CONTACT S.P.A., in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI DUE MACELLI n.

66, presso lo studio dell’avvocato GIAMPIERO FALASCA, che la

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3125/2019 della CORTE D’APPELLO di ROMA,

depositata il 18/09/2019 R.G.N. 1131/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

15/07/2021 dal Consigliere Dott. FABRIZIA GARRI.

 

Fatto

RILEVATO

CHE:

1. La Corte d’appello di Roma, con sentenza n. 3125 del 2019, ha respinto il reclamo proposto da D.D. avverso la sentenza del Tribunale di Roma resa in sede di opposizione all’ordinanza di reiezione del ricorso proposto ai sensi della L. n. 92 del 2012, art. 1, comma 48, inteso ad ottenere l’accertamento dell’illegittimità del licenziamento intimato con lettera del 22.12.2016 all’esito di procedura di licenziamento collettivo, con tutte le conseguenze ripristinatorie e risarcitorie.

2. Il giudice di appello ha dato atto del fatto che il licenziamento collettivo aveva tratto origine della comunicazione di avvio della procedura di riduzione del personale del 5 ottobre 2016 nella quale, descritte le ragioni degli esuberi, concentrati presso le sedi di (OMISSIS), era stato illustrato il progetto di riorganizzazione aziendale che prevedeva la chiusura delle Unità produttive di (OMISSIS) e dell’intero sito di (OMISSIS).

2.1. La Corte di appello, in sintesi, ha escluso la violazione dei criteri di scelta di cui alla L. n. 223 del 1991, art. 5 sollevata da parte reclamante per avere l’azienda delimitato il bacino di comparazione per individuare i dipendenti da licenziare ai soli lavoratori addetti alla sede di (OMISSIS), pur sussistendo fungibilità di mansioni con altri lavoratori addetti ad altre sedi e con carattere discriminatorio della scelta in quanto indirizzata verso lavoratori con maggiore anzianità di servizio e con superminimi non riassorbibili, non riconosciuti in altri siti.

2.1.1. Ha evidenziato che, in esito all’accordo del 21 dicembre 2016, le parti avevano convenuto con quanto esposto dalla società nella lettera di avvio della procedura e più esattamente la limitazione di dichiarazione di esubero alle sole sedi interessate. Il raggiungimento dell’accordo sindacale aveva comportato, come previsto dalla L. n. 223 del 1991, art. 5 comma 1, la legittima determinazione del criterio di scelta in quello delle esigenze tecnico-produttive ed organizzative riferito alla sola platea degli addetti a tali sedi.

2.1.2. Ha inoltre ritenuto che, anche a volere escludere che l’accordo contenesse un impegno delle parti a delimitare, in tal senso la platea dei licenziandi, tale delimitazione sarebbe comunque legittima in ragione dell’ambito di ristrutturazione aziendale e delle ragioni tecnico-produttive esposte nella comunicazione iniziale.

2.2.3. Una volta identificato il contesto aziendale “in crisi” le posizioni di lavoro da includere nella scelta dovevano essere quelle ad esso relative, vagliate alla luce delle esigenze tecnico-produttive ed organizzative che, nel caso di specie, risultavano “localizzate”, così determinando platea dei licenziandi. Inoltre, la distanza tra le unità soppresse e quelle non interessate dal processo di riorganizzazione giustificava la scelta datoriale di non ovviare ai licenziamenti con il trasferimento del lavoratore ad altre unità produttive.

2.1.4. Ha ritenuto che un indice della infungibilità era rinvenibile proprio nella distanza geografica tra tali unità produttive e, nel caso di specie, nella comunicazione del 5 ottobre 2016 l’Azienda non solo aveva circoscritto il progetto di ridimensionamento e ristrutturazione alle sole unità produttive di (OMISSIS), indicando le ragioni tecnico-produttive di tale scelta (non sindacabile in giudizio), ma aveva anche analiticamente indicato le ragioni che non consentivano di estendere l’ambito della comparazione al personale con mansioni omogenee impiegato presso le unità produttive non toccate dal progetto. Tali ragioni sono state ritenute idonee a giustificare la scelta operata considerato che l’unità produttiva più vicina a (OMISSIS) era quella di (OMISSIS) distante oltre 500 Km.

2.1.5. Ha ritenuto che la comparazione con i lavoratori addetti ad altre sedi avrebbe nella sostanza comportato il trasferimento collettivo degli addetti alle (OMISSIS), con ulteriori esborsi per far fronte agli oneri economici necessari per la formazione, indispensabile per l’adibizione a nuove commesse lavorate presso tali sedi, oltre che tempi in cui la produttività dei medesimi sarebbe stata necessariamente ridotta, risultando incompatibile con la difficile situazione di crisi aziendale e con la necessità di recuperare immediatamente più elevati margini di produttività. Inoltre, l’unico trasferimento collettivo disposto, del quale è fatto riferimento nella comunicazione del 5 ottobre 2016, è quello dei lavoratori inbound adibiti alla commessa Enel già attiva su (OMISSIS) (trasferimento poi revocato grazie all’assunzione dei lavoratori da parte del nuovo appaltatore).

2.1.6. Ha accertato che la prova testimoniale aveva confermato la difficoltà di operare trasferimenti collettivi tra sedi geograficamente distanti nello specifico contesto aziendale e che l’effettività e la ragionevolezza di tali considerazioni non venivano meno in conseguenza del fatto che all’epoca dei licenziamenti erano ancora attive su (OMISSIS) varie commesse, che furono poi trasferite o concentrate in altre sedi, dovendosi considerare che una comparazione estesa a tutto il complesso aziendale non avrebbe garantito all’operatore (OMISSIS) risultato vittorioso di essere trasferito proprio nella sede in cui era trasferita o concentrata la commessa cui in precedenza era addetto.

2.1.7. Ha ritenuto che la possibilità di trasferire o concentrare le commesse ancora in atto nelle sedi da chiudere presso altre sedi era un’opzione espressamente prevista nella comunicazione di apertura della procedura, come pure l’efficientamento dell’unità produttiva di (OMISSIS), individuata come sede prioritaria. Quanto poi all’asserito carattere discriminatorio della scelta la Corte territoriale ha accertato che non era stata offerta dalla reclamante alcuna prova dei propri assunti.

2.2. Ha rigettato il secondo motivo con il quale era stata denunciata la violazione della L. n. 223 del 1991, art. 4, comma 3 in relazione alla mancata informativa, da parte datoriale, nella comunicazione di apertura della procedura del 5 ottobre 2016, della vacanza di 75 posti presso altre sedi.

2.2.1. Il giudice di appello ha accertato che al punto 5 della comunicazione, Almaviva aveva espressamente dichiarato la propria “disponibilità a valutare nel corso dell’esame congiunto l’adozione di tutte le misure organizzative (come ad esempio i trasferimenti, se compatibili con esigenze aziendali)” e che tale manifestazione di disponibilità presupporrebbe l’esistenza di posizioni lavorative presso le altre sedi non coinvolte nella procedura, posizioni che non sono state celate dalla società reclamata, ma sono state poste come oggetto dell’eventuale esame congiunto, salvo essere la loro attuazione subordinata alla compatibilità con le esigenze aziendali. Rese edotte di tali circostanze, le 00.SS, avrebbero potuto verificare la possibilità di pervenire ad una soluzione concordata idonea a ridurre il numero degli esuberi, ma non risulta in atti che la soluzione dei trasferimenti fosse mai stata presa in esame dalle 00.SS. nel corso dei numerosi incontri che seguirono.

2.2.2. Per il resto ha accertato che la comunicazione iniziale risultava rispondere alle prescrizioni e alle finalità di cui all’art. 4, comma 3 contenendo l’esposizione analitica dei motivi della crisi, dei risultati negativi registrati nell’ultimo decennio, dei motivi della revoca di una prima procedura di licenziamento, della mancata sottoscrizione dell’accordo da parte delle 00.SS. per la verifica della qualità e quantità e della produttività individuale degli operatori del call center, del mancato finanziamento dei progetti formativi da parte delle Istituzioni locali. La disponibilità espressa dall’Azienda nelle lettere di licenziamento inviate ai lavoratori in servizio presso la sede di (OMISSIS) di valutare un’eventuale richiesta di trasferimento volontario per un numero limitato (75) di posizioni lavorative presso le sedi di (OMISSIS), (OMISSIS) e (OMISSIS) – significativamente accolta soltanto da 17 lavoratori – è stata ritenuta circostanza che non smentisce o contraddice gli esuberi dichiarati, né rende la comunicazione iniziale inveritiera o lacunosa, ma rappresenta attuazione della disponibilità manifestata in quest’ultima.

2.3. Ha ritenuto insussistente la violazione della L. n. 223 del 1991, art. 4, comma 9, in merito alla comunicazione conclusiva della procedura, comprensiva solo della lista dei lavoratori licenziati della sede di (OMISSIS).

2.3.1. Ha accertato che l’ambito della platea dei licenziandi era stato circoscritto, in coerenza con la dichiarazione di apertura, a tutti i dipendenti della sede di (OMISSIS) che operavano in modalità inbound (che erano stati tutti licenziati, ad eccezione delle 19 lavoratrici in astensione per maternità).

2.3.2. Ha escluso che dovesse essere effettuata una comparazione con gli altri dipendenti delle unità della sede di (OMISSIS) mantenuti in servizio presso la Business Unit Ricerche di Mercato e presso la Direzione Centrale, che tra l’altro espletavano mansioni pacificamente non fungibili con quelle degli esodati, né con i dipendenti in servizio delle restanti unità produttive.

2.3.3. Quanto alla legittimità della mancata comparazione con i collaboratori coordinati e continuativi addetti alla struttura Business Unit della sede di (OMISSIS), deputata alle ricerche di mercato in modalità outbound, ha accertato che non era stata dimostrata la fungibilità degli operatori, né l’omogeneità del servizio reso in inbound con quello outbound.

2.3.4. Ha osservato che tale diversità era ormai riconosciuta sia dal legislatore sia dalle parti sociali come dimostrano la modifica apportata al D.Lgs. n. 276 del 2003, art. 61, comma 1 L. n. 134 del 2012, art. 24-bis, u.c. e il più recente del D.Lgs. n. 81 del 2015, art. 2, comma 2 ai quali hanno fatto seguito gli accordi collettivi richiamati negli atti delle parti.

3. Per la cassazione di tale sentenza ha proposto ricorso D.D. con cinque motivi ai quali ha opposto difese Almaviva Contact s.p.a. con controricorso.

Diritto

CONSIDERATO

CHE:

4.1. Con il primo motivo, la ricorrente deduce violazione della L. n. 223 del 1991, art. 4, commi 3 e 9 e art. 5 per avere la sentenza ritenuto legittimo che i criteri di scelta potessero essere comunicati nella dichiarazione di apertura della procedura di licenziamento collettivo e per avere ritenuto legittimo che nella dichiarazione di apertura potessero essere già individuate le persone da licenziare, atteso che le modalità di attuazione dei criteri di scelta sono diverse dall’individuazione dei criteri stessi. Deduce che è mancata, nella sentenza impugnata, l’individuazione della ratio che unifica il comma 3 dell’art. 4 con l’art. 5 della L. 223 del 1991: nell’art. 5 il richiamo alle “esigenze tecnico produttivo ed organizzative del complesso aziendale” delimita l’ambito entro il quale deve essere operata la scelta, che in linea generale investe l’intero complesso aziendale; le esigenze tecniche e produttive determinano il numero dei posti da sopprimere, ma il complesso aziendale determina l’ambito in cui operare la scelta; le cinque indicazioni che la comunicazione di apertura di cui all’art. 4, comma 3 deve contenere sono, invece, finalizzate a consentire all’interlocutore sindacale di esercitare in maniera trasparente e consapevole un effettivo controllo sulla programmata riduzione di personale, valutando anche la possibilità di misure alternative al programma di esubero.

4.2. Con il secondo motivo di ricorso è censurata la sentenza in ordine alla motivazione sulla L. n. 223 del 1991, art. 4 incompleta e contraddittoria circa i contenuti informativi della dichiarazione di apertura della procedura di mobilità, nella quale erano state omesse le informazioni su trasferimenti e strumenti di integrazione salariale, con incompleto esame altresì del reclamo sul punto. Deduce la ricorrente, in ordine alle carenze del contenuto informativo della comunicazione ex art. 4, comma 3, che la sentenza non solo aveva contraddittoriamente interpretato il contenuto della dichiarazione circa la possibilità del trasferimento (intesa al contempo come eventuale misura per evitare in tutto o in parte il licenziamento e come misura intesa a fronteggiare le conseguenze sul piano occupazionale della attuazione del programma di ristrutturazione), ma aveva totalmente omesso di rappresentare che all’inizio della procedura l’intimata non aveva dichiarato il numero dei lavoratori trasferibili e neppure aveva indicato l’entità delle unità che era comunque disposta a trasferire (successivamente risultata essere pari a 75 unità). Rappresenta la D. che, secondo la normativa direttiva CEE 98/59 è obbligo del datore di lavoro fornire ai sindacati tutti gli elementi utili per il loro coinvolgimento in politiche e rimedi volti a ridurre le ricadute negative sul piano economico sociale scaturenti dai licenziamenti ed osserva che nel caso in esame, la resistente non aveva dato conto nella trattativa dei 154 posti di lavoro su (OMISSIS); non aveva affidato a selezione la copertura dei 75 posti non in esubero; non aveva comunicato il dato alle organizzazioni sindacali, esercitando lo ius variandi solo tardivamente a procedura conclusa per i 75 lavoratori di (OMISSIS).

4.3. Con il terzo motivo di ricorso è denunciata la violazione e falsa applicazione dell’art. 4, comma 9, della L. n. 223 del 1991 e si deduce che la sentenza non avrebbe chiarito quali erano le modalità applicative del criterio selettivo in relazione alla mancata comparazione del personale delle Divisioni soppresse con il restante personale del sito di (OMISSIS) rimasto in servizio.

4.4. Con il quarto motivo di ricorso la ricorrente denuncia la violazione della L. n. 223 del 1991, art. 5, comma 1 per avere la sentenza accreditato la tesi che l’ambito aziendale interessato dalla crisi determinasse anche la platea entro la quale operare la riduzione del personale. Osserva che, anche secondo la giurisprudenza di legittimità, la locuzione “esigenze tecniche e produttive” determina il numero di posti da sopprimere, ma la successiva locuzione “del complesso aziendale” determina l’ambito entro il quale deve essere operata la scelta. Deduce che la selezione del personale può essere limitata a specifiche strutture aziendali solo quando in esse siano utilizzate professionalità infungibili rispetto alle altre e che la limitazione è illecita quando i lavoratori dell’azienda sono interscambiabili.

4.5. Con il quinto motivo di ricorso è denunciata infine la violazione e falsa applicazione dell’art. 2094 e della L. n. 276 del 2003, art. 2 degli artt. 1175 e 1375 c.c., della L. n. 300 del 1970, art. 15 la violazione e falsa applicazione della L. n. 223 del 1991, art. 4, comma 9 e art. 5, comma 1 in relazione al passaggio argomentativo con cui la sentenza impugnata aveva affermato la non omogeneità della professionalità degli operatori inbound e degli operatori outbound operanti nel sito di (OMISSIS).

5. I motivi, che vanno esaminati congiuntamente, sono infondati in continuità con numerose altre decisioni di questa Corte sulla medesima vicenda che qui si richiamano ai sensi dell’art. 118 disp. att. c.p.c. (cfr. Cass. 06/05/2021 n. 12040, 12041, 12042, 12043 e 12044, 26/05/2021 n. 14674, 14675 e 14676 e 31/05/2021 n. 15123).

5.1. Come già evidenziato in quelle decisioni, nella verifica di legittimità del licenziamento collettivo attuato da Almaviva Contact s.p.a., in esito alla comunicazione di apertura del 5 ottobre 2016, con intimazione di recesso ai singoli lavoratori delle (OMISSIS) di (OMISSIS) con lettere del 22 dicembre 2016 e decorrenza dal 30 dicembre 2016, ritenuta dalla sentenza della Corte d’appello di (OMISSIS) e variamente impugnata con plurimi motivi, giova muovere da un principio orientativo unanimemente condiviso: la cessazione dell’attività è scelta dell’imprenditore, che costituisce esercizio incensurabile della libertà di impresa garantita dall’art. 41 Cost. e la procedimentalizzazione dei licenziamenti collettivi che ne derivino, secondo le regole dettate per il collocamento dei lavoratori in mobilità dalla L. n. 223 del 1991, art. 4 applicabili per effetto dell’art. 24 stessa legge, ha la sola funzione di consentire il controllo sindacale sulla effettività di tale scelta. La previsione degli artt. 4 e 5 Legge citata di una puntuale, completa e cadenzata procedimentalizzazione del provvedimento datoriale di messa in mobilità, ha introdotto un significativo elemento innovativo consistente nel passaggio dal controllo giurisdizionale, esercitato ex post nel precedente assetto ordinamentale, ad un controllo dell’iniziativa imprenditoriale concernente il ridimensionamento dell’impresa, devoluto ex ante alle organizzazioni sindacali, destinatarie di incisivi poteri di informazione e consultazione secondo una metodica già collaudata in materia di trasferimenti di azienda. Gli spazi di controllo devoluti al giudice in sede contenziosa non riguardano gli specifici motivi di riduzione del personale, ma la correttezza procedurale dell’operazione con conseguente inammissibilità, in sede giudiziaria, di censure intese a contestare specifiche violazioni delle prescrizioni dettate dai citati artt. 4 e 5, senza che sia stata fornita la prova di maliziose elusioni dei poteri di controllo delle organizzazioni sindacali e delle procedure di mobilità al fine di operare discriminazioni tra i lavoratori, che investano l’autorità giudiziaria di un’indagine sulla presenza di “effettive” esigenze di riduzione o trasformazione dell’attività produttiva.

5.2. In adesione a tali principi la Corte di merito ha accertato che la società, dopo una prima procedura, avviata con la comunicazione del 21 marzo 2016, riguardante 2.988 lavoratori in esubero dislocati presso le sedi di (OMISSIS), (OMISSIS) e revocata per accordo con le organizzazioni sindacali il 31 maggio 2016, ha aperto la procedura in esame, a seguito di un peggioramento della crisi nei siti di (OMISSIS) e con la comunicazione del 5 ottobre 2016 ha illustrato le ragioni che rendevano necessario il licenziamento di 1.666 lavoratori delle (OMISSIS) di (OMISSIS) e di tutti gli 845 dell’unità produttiva di (OMISSIS) e dell’applicazione dei criteri di scelta, per la comparazione del personale operante con profilo equivalente, all’interno di ciascuno dei siti interessati dagli esuberi, così limitando la platea alle due divisioni (OMISSIS) e all’unità produttiva (OMISSIS) ed applicando i criteri di scelta per comparazione del personale operante con profilo equivalente all’interno di ciascuno dei siti.

5.3. Correttamente il giudice di appello ha rammentato che le ragioni tecniche, organizzative e produttive nella specie non potevano essere sindacate tanto che non erano state neppure oggetto di contestazione. 5.4. Le questioni all’attenzione di questa Corte attengono alla completezza informativa della comunicazione di apertura; alla legittimità di individuazione della platea degli esuberi limitatamente a singole unità produttive (per quel che qui interessa: le due divisioni (OMISSIS)), anziché in riferimento all’intero complesso aziendale; all’individuazione e applicazione dei criteri di scelta dei lavoratori, anche in correlazione con la fungibilità o meno delle loro mansioni.

5.5. Orbene, come accertato dalla Corte di merito, la comunicazione di apertura della procedura – con la quale l’impresa ha manifestato la volontà di esercitare la facoltà di procedere ad una riduzione del personale alle organizzazioni sindacali aziendali e alle rispettive associazioni di categoria – contiene le indicazioni prescritte dalla L. n. 223 del 1991, art. 4, comma 3 e nello specifico i motivi che determinano la situazione di eccedenza; i motivi tecnici, organizzativi e produttivi per i quali non risultino possibili rimedi alternativi ai licenziamenti; il numero, la collocazione aziendale e i profili professionali del personale eccedente e di quello abitualmente impiegato; i tempi di attuazione del programma di riduzione del personale e delle eventuali misure programmate per fronteggiare le conseguenze sul piano sociale dei licenziamenti e adempie compiutamente l’obbligo di fornire le informazioni specificate dal citato art. 4, comma 3, così da consentire all’interlocutore sindacale di esercitare in maniera trasparente e consapevole un effettivo controllo sulla programmata riduzione di personale, valutando anche la possibilità di misure alternative al programma di esubero.

5.5. Il controllo dell’iniziativa imprenditoriale concernente il ridimensionamento dell’impresa è esercitato ex ante dalle organizzazioni sindacali e la Corte ha nel merito verificato l’idoneità in concreto della comunicazione di apertura del 5 ottobre 2016 a renderle effettivamente edotte degli aspetti individuati nel citato art. 4, comma 3 ed ha escluso maliziose elusioni dei poteri di controllo delle organizzazioni sindacali. Tale accertamento non risulta censurato con indicazione dei canoni interpretativi violati, né tanto meno sono specificate le ragioni ed il modo in cui si sarebbe realizzata l’asserita violazione. Ciò che è censurato è il risultato interpretativo in sé che invece non è sindacabile in sede di legittimità. Almaviva Contact s.p.a. ha specificamente circoscritto il progetto di ristrutturazione e ridimensionamento aziendale alle unità produttive di (OMISSIS), indicando analiticamente le ragioni ostative ad un’estensione della comparazione al personale impiegato presso le unità produttive non toccate da tale progetto ((OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS), (OMISSIS)): con delimitazione pertanto della platea “al personale operante con profilo equivalente all’interno di ciascuno dei siti produttivi interessati dagli esuberi ((OMISSIS)), in ragione della chiusura totale delle (OMISSIS) (per quanto riguarda (OMISSIS)) e dell’intero sito (per quanto riguarda (OMISSIS))”. In particolare, in essa si legge che “la società ritiene incompatibile con l’attuale situazione di grave criticità aziendale l’applicazione dei criteri di scelta all’intero organico aziendale”; e ciò per “la distanza geografica di queste due unità produttive dagli altri siti aziendali”, che renderebbe “insostenibile sul piano economico, produttivo e organizzativo l’applicazione dei criteri di scelta sull’intero organico aziendale, richiedendo tempi di attuazione e delle modifiche organizzative talmente complesse da compromettere il regolare svolgimento dei servizi… finendo per aggravare ulteriormente la situazione di squilibrio strutturale in cui versa l’azienda… “; inoltre, l’impossibilità di una comparazione del personale a livello dell’intera azienda è giustificata dall’avere “ciascun sito produttivo… caratteristiche tali da rendere infungibili le risorse ivi presenti con il personale collocato presso le altre sedi, in quanto le commesse… non possono essere agevolmente spostate da un sito all’altro (e quindi da – una popolazione professionale all’altra) senza l’attuazione di interventi formativi, organizzativi e logistici incompatibili con la situazione economica in cui versa l’azienda”.

5.6. Orbene l’individuazione dei lavoratori da licenziare deve avvenire in relazione alle esigenze tecnico-produttive ed organizzative del complesso aziendale, nel rispetto dei criteri previsti da contratti collettivi o con accordi sindacali, ovvero, in mancanza, dei criteri, tra loro concorrenti, dei carichi di famiglia, di anzianità e (nuovamente) delle esigenze tecnico-produttive ed organizzative (L. n. 223 del 1991, art. 5). Ne consegue che è legittima la delimitazione della platea, qualora il progetto di ristrutturazione si riferisca in modo esclusivo ad un’unità produttiva, ben potendo le esigenze tecnico-produttive ed organizzative costituire criterio esclusivo nella determinazione della platea dei lavoratori da licenziare, purché il datore indichi nella comunicazione prevista dall’art. 4, comma 3 citato sia le ragioni che limitino i licenziamenti ai dipendenti dell’unità o settore in questione, sia le ragioni per cui non ritenga di ovviarvi con il trasferimento ad unità produttive vicine, al fine di consentire alle organizzazioni sindacali di verificare l’effettiva necessità dei programmati licenziamenti; la funzione dell’accordo sindacale di determinazione negoziale dei criteri di scelta dei lavoratori da licenziare, nella regolamentazione delegata dalla legge (come evidenziato dalla sentenza Corte Cost. 22 giugno 1994, n. 268), deve rispettare non solo il principio di non discriminazione (L. n. 300 del 1970, art. 15), ma anche il principio di razionalità, sicché i criteri concordati devono avere caratteri di obiettività e di generalità, oltre che di coerenza con il fine dell’istituto della mobilità dei lavoratori; la limitazione della platea dei lavoratori interessati è legittima qualora il progetto di ristrutturazione aziendale si riferisca in modo esclusivo ad un’unità produttiva o ad uno specifico settore dell’azienda, agli addetti ad essi sulla base soltanto di oggettive esigenze aziendali, purché siano dotati di professionalità specifiche, infungibili rispetto alle altre.

5.7. La Corte territoriale si è attenuta, con argomentazione congrua, articolata e attenta ad ogni sviluppo della fase negoziale e la sua interpretazione ne risulta insindacabile in sede di legittimità. Ha accertato che l’accordo della società datrice con le organizzazioni sindacali aveva ad oggetto la limitazione dell’applicazione dei criteri legali alle sole sedi da sopprimere di (OMISSIS) e di (OMISSIS). Ha evidenziato che i criteri di scelta definiti dalle parti con la lettera di apertura davano rilievo soltanto alle esigenze tecnico produttive ed organizzative del complesso aziendale limitando la scelta ad un solo settore o ad una sola o più sedi e non con riferimento a tutti i dipendenti in servizio nell’azienda accordando prevalenza, in conformità alla L. n. 223 del 1991, agli artt. 5 e 24 alle esigenze tecnico produttive, essendo questo il criterio più coerente con le finalità perseguite attraverso la riduzione del personale trovando tale scelta una giustificazione in fattori obiettivi, la cui esistenza è stata provata in concreto dal datore di lavoro e non è risultata sottendere intenti elusivi o ragioni discriminatorie.

5.8. La Corte territoriale si è fatta carico, inoltre, di rispondere alla doglianza di non ragionevolezza della limitazione della platea dei lavoratori da licenziare e con argomentazioni adeguate e coerenti con la fattispecie in esame e con i principi di diritto regolanti la materia, sul ravvisato presupposto della distanza geografica (oltre cinquecento chilometri) di queste due unità produttive dagli altri siti aziendali combinato con quello della infungibilità delle mansioni in adesione ai principi dettati dal giudice di legittimità al riguardo e non senza aver verificato l’effettività delle ragioni tecnico-produttive e organizzative che avevano determinato, come si è ricordato, la legittima delimitazione della platea dei lavoratori da licenziare; l’infungibilità delle mansioni; l’impossibilità di un loro agevole spostamento dall’uno all’altro sito (e quindi da una popolazione professionale all’altra), senza l’attuazione di interventi formativi, organizzativi e logistici incompatibili con la situazione economica dell’azienda peraltro tra sedi aventi regimi di orario molto diversificati. Correttamente si è ritenuto che l’esigenza formativa di ogni lavoratore comporta, da una parte, un costo indubbio per l’azienda ed induce, dall’altra, per il lavoratore l’acquisizione di un bagaglio di conoscenze e di esperienze nuovo, che ne diversifica e incrementa la professionalità, così rendendolo idoneo a mansioni che non sono più omogenee alle precedenti svolte di tal che l’equivalenza delle mansioni, tale da configurare un mero passaggio indifferenziato tra lavoratori su diverse commesse, neppure risponde a un dato di realtà e comunque costituisce accertamento in fatto, che il giudice di merito, cui è riservato in via esclusiva, ha compiuto dandone adeguato conto, in esatta applicazione dei principi di diritto enunciati: pertanto, esso è insindacabile in sede di legittimità.

5.9. Quanto all’irrilevanza dei costi aggiuntivi connessi al trasferimento del personale già assegnato alle sedi soppresse si tratta di argomento estraneo al tenore testuale della L. n. 223 del 1991, art. 5 ed inoltre nella specie, non si tratta di singoli e ben individuati trasferimenti personali, bensì di 1.666 lavoratori, e quindi di un trasferimento collettivo, il quale presuppone una procedura concordata in sede sindacale con formazione di graduatorie redatte in base a criteri predeterminati e le organizzazioni sindacali neppure si sono mostrate interessate alle misure organizzative (anche trasferimenti, se compatibili con le esigenze aziendali), per le quali la società aveva dichiarato la propria disponibilità (al punto V della comunicazione di apertura del 5 ottobre 2016), non raccolta dalle prime. L’alternativa prospettata (anche se poi non concretamente praticata dai lavoratori neppure nella limitata forma proposta dall’impresa di disponibilità, comunicata con la lettera di recesso, di revocare, in via collaborativa per ridurre sia pure minimamente l’impatto sociale, fino a settantacinque licenziamenti nei confronti dei lavoratori richiedenti per iscritto di essere trasferiti presso i siti di (OMISSIS), di (OMISSIS) o di (OMISSIS): risultati soltanto diciassette) è stata rappresentata, per l’entità della sua dimensione, fin dalla comunicazione di apertura della procedura, come insostenibile sul piano economico, produttivo e organizzativo, siccome esigente tempi di attuazione e modifiche organizzative talmente complesse da compromettere il regolare svolgimento dei servizi, con aggravamento ulteriormente della situazione di squilibrio strutturale dell’azienda. Di fronte ad una situazione, comunicata in modo esplicito ed esauriente alle organizzazioni sindacali e con le stesse negoziata, talmente grave da pregiudicare la stessa sostenibilità dell’attività d’impresa e quindi da comportarne la cessazione, qualora diversamente affrontata, risulta allora inammissibile ogni censura intesa ad investire l’autorità giudiziaria di un’indagine sulla presenza di “effettive” esigenze di riduzione o trasformazione dell’attività produttiva e di ragioni per una diversa allocazione delle commesse nell’ambito della propria organizzazione territoriale, senza che sia stata fornita la prova di una maliziosa elusione dei poteri di controllo delle organizzazioni sindacali e di un’adozione discriminatoria dei lavoratori delle procedure.

6. In conclusione risulta corretta l’individuazione ed applicazione dei criteri di scelta dei lavoratori e la limitazione alla sola platea dei lavoratori inbound delle due divisioni (OMISSIS), per accordo sindacale e comunque per ragionevole misura in riferimento alla verificata infungibilità delle mansioni svolte dai predetti e con quelle del personale inbound delle altre sedi. L’adozione, comunicata sia in sede di apertura che di chiusura della procedura di mobilità, a norma della L. n. 223 del 1991, art. 4, commi 3 e 9 di un criterio puntualmente indicato anche nelle modalità applicative, oltre che nell’individuazione dei criteri di selezione del personale, anche nella specificazione del suo concreto modo di operare, diverso da quelli legali operanti sull’intero complesso aziendale, consistente nelle esigenze tecnico-produttive e organizzative, legittimo, ancorché difforme da quelli, perché rispondente a requisiti di obiettività e razionalità. Esso ne assorbe ogni altro, posto che, per effetto della deliberata chiusura delle due divisioni (OMISSIS), tutti i lavoratori addetti ad esse sono stati licenziati, ad eccezione di quarantaquattro lavoratrici madri, per il divieto posto dal D.Lgs. n. 151 del 2001, art. 54.

7. Per le ragioni esposte il ricorso deve essere rigettato, con condanna di parte ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate nella misura indicata in dispositivo. Va poi dato atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, nel testo introdotto dalla L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, in misura pari a quello, ove dovuto, per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di legittimità, liquidate in Euro 4.000,00 per compensi e in Euro 200,00 per esborsi, oltre 15% per spese generali e accessori di legge.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Adunanza camerale, il 15 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 24 novembre 2021

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