Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36440 del 24/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 24/11/2021, (ud. 15/07/2021, dep. 24/11/2021), n.36440

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 3

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. AMENDOLA Adelaide – Presidente –

Dott. SCODITTI Enrico – Consigliere –

Dott. CIRILLO Francesco Maria – Consigliere –

Dott. IANNELLO Emilio – rel. Consigliere –

Dott. TATANGELO Augusto – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 30643/2019 R.G. proposto da:

Amarea S.r.l., rappresentata e difesa dall’Avv. Marco Tita, con

domicilio eletto in Roma, Via Gallia, n. 2, presso lo studio

dell’Avv. Laura Berti;

– ricorrente –

contro

UnipolSai Ass.ni S.p.a., rappresentata e difesa dagli Avv.ti

Francesca D’Orsi, Guglielmo Camera e Cecilia Vernetti, con domicilio

eletto presso lo studio della prima in Roma, Via C. Fracassini, n.

4;

– controricorrente –

avverso la sentenza della Corte d’appello di Catania, n. 513/2019,

depositata il 5 marzo 2019;

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 15 luglio

2021 dal Consigliere Emilio Iannello.

 

Fatto

RILEVATO

che:

Amarea S.r.l. ricorre con unico mezzo, nei confronti di UnipolSai Ass.ni S.p.a. – che resiste con controricorso -, per la cassazione della sentenza con la quale la Corte d’appello di Catania ha confermato la decisione di primo grado che ne aveva rigettato la domanda volta alla condanna della compagnia assicuratrice al pagamento di indennizzo assicurativo per il furto di un natante, ritenendo prescritto il relativo credito;

i giudici d’appello hanno infatti respinto la riproposta tesi difensiva secondo cui il termine prescrizionale doveva nella specie considerarsi sospeso fino al momento in cui il perito di fiducia della compagnia aveva depositato l’elaborato peritale relativo alla stima del danno, in assolvimento dell’incarico affidatogli dalla compagnia, e questa aveva quindi comunicato le proprie determinazioni;

secondo i giudici etnei, invero, la sospensione del termine prescrizionale opera, nella ricorrenza dei relativi presupposti, solo in ipotesi di perizia contrattuale, non configurabile nella specie trattandosi di “relazione di perizia” non nascente dalla reciproca e comune volontà di entrambe le parti di affidarsi ad un terzo per quantificare i danni, ma da incarico conferito dalla compagnia assicuratrice ad un perito di fiducia, senza nessun impegno reciproco delle parti ad accettarne gli esiti;

la corte territoriale ha inoltre escluso fosse intercorsa tra le parti alcuna trattativa, sia prima che dopo l’affidamento dell’incarico al perito fiduciario, e che al suddetto atto potesse riconoscersi l’invocato implicito riconoscimento dell’an, trattandosi “dell’esercizio di un diritto contrattualmente previsto e finalizzato ad ottenere un parere tecnico per una più efficace gestione del sinistro”;

essendo state ritenute sussistenti le condizioni per la trattazione del ricorso ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., il relatore designato ha redatto proposta, che è stata notificata alle parti unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza della Corte;

la controricorrente ha depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con l’unico motivo la ricorrente denuncia, con riferimento all’art. 360 c.p.c., comma 1, nn. 3 e 5, violazione degli artt. 113 e 115 c.p.c., dell’art. 547 c.n., e degli artt. 1375,2934,2935,2943,2944 e 2945 c.c., nonché omesso esame circa un fatto discusso e decisivo nel primo e nel secondo grado;

lamenta che, “attraverso la omessa valutazione di fatti decisivi del giudizio in esso pacificamente acquisiti”, la corte d’appello ha disatteso il principio affermato da Cass. 26/07/2017, n. 18376, in fattispecie nella quale non si verteva in tema di perizia contrattuale, secondo il quale “in tema di assicurazione contro i danni, ove l’assicuratore abbia incaricato il perito di compiere accertamenti tecnici e abbia di ciò informato l’assicurato, non rileva, ai fini della prescrizione, la circostanza che quest’ultimo non abbia compiuto atti di costituzione in mora nei confronti dell’assicuratore fino a quando non sia stato messo a conoscenza, da parte del perito o dell’assicuratore, dell’ultimazione degli accertamenti tecnici”;

evidenzia che, nella specie, della pendenza di un accertamento di natura tecnica disposto dall’assicuratore essa assicurata era stata informata, tanto da avervi preso parte in data 01/08/2011 fornendo la documentazione richiesta ed accettando la stima eseguita dallo stesso perito, con ciò manifestando la persistenza del proprio interesse al mantenimento della pretesa avanzata;

evoca i principi in tema di affidamento incolpevole, buona fede e correttezza nell’esecuzione del contratto;

la censura è fondata e merita accoglimento;

nel precedente richiamato in ricorso questa Corte, in fattispecie analoga, ha svolto i seguenti rilievi che questo Collegio pienamente condivide e intende far propri:

“deve escludersi che il conferimento al perito dell’incarico di compiere accertamenti sul danno abbia comportato, da parte dell’assicuratore, il riconoscimento del diritto dell’assicurato, atteso che l’attività del tecnico era volta non soltanto a quantificare il danno, ma anche ad accertarne la riconducibilità nell’ambito della copertura assicurativa”;

“deve egualmente escludersi che tale conferimento abbia determinato, di per sé, l’automatica interruzione della prescrizione fino al momento del completamento dell’incarico, secondo il meccanismo riconosciuto operante nel caso in cui le parti abbiano previsto lo svolgimento di una perizia contrattuale (cfr. Cass. n. 14487 del 2004 e Cass. n. 8674 del 2009); interruzione che trova giustificazione nell’esistenza di un impedimento di fonte negoziale all’esercizio del diritto fino all’esaurimento delle operazioni tecniche”;

nemmeno “può ritenersi che le missive inviate dall’assicurato al perito abbiano costituito idonei atti di costituzione in mora nei confronti dell’assicuratore, in quanto non rivolte alla parte o a un suo rappresentante legale (bensì a un mero “mandatario tecnico”, secondo la qualificazione datane dal giudice di appello)”;

fermo quanto sopra, “deve tuttavia ritenersi che la pendenza di un accertamento di natura tecnica disposto dall’assicuratore, di cui l’assicurato sia informato…, e il concomitante ripetuto interessamento dell’assicurato a conoscere gli esiti di tale accertamento, non possano risultare privi di significato, se si considera che il fatto stesso della pendenza dell’incarico determina – secondo criteri di ragionevolezza, correttezza ed economia – l’opportunità che le parti ne attendano l’esito prima di adottare ulteriori iniziative, risultando all’evidenza superflue o intempestive attività sollecitatorie o iniziative giudiziarie nei confronti dell’assicuratore fino all’esito degli accertamenti di natura tecnica che lo stesso assicuratore ha ritenuto necessari al fine di determinarsi sulle pretese dell’assicurato”;

“ciò comporta che l’assicurato non debba subire pregiudizio dall’attesa di tale esito, a condizione tuttavia che abbia dimostrato (anche a mezzo di missive indirizzate al tecnico incaricato dall’assicuratore) la persistenza del proprio interesse a far valere la pretesa, di modo che possa ritenersi che il mancato compimento di atti interruttivi nei confronti dell’assicuratore sia dipeso proprio dall’esigenza di attendere l’esito degli accertamenti demandati al perito”;

“ricorrendo tale condizione, sarebbe contrario ai più elementari criteri di ragionevolezza ritenere che la prescrizione continui a decorrere durante il tempo impiegato dall’assicuratore per determinarsi (anche tramite accertamenti di natura tecnica) in merito alla pretesa dell’assicurato che, per parte sua, sia rimasto in vigile attesa di tali determinazioni”;

“si vuol dire, in altri termini, che le comunicazioni dell’assicurato al perito incaricato dall’assicuratore, non idonee come atti di costituzione in mora, valgono senz’altro a dar conto di un persistente interesse dell’assicurato a far valere la propria pretesa e a giustificare l’interruzione del termine di prescrizione fintantoché l’assicurato non venga reso edotto (dal perito o dall’assicurazione) dell’avvenuta ultimazione dell’accertamento, così da potersi orientare sulle iniziative da assumere nei confronti dell’assicuratore e da subire gli effetti dell’eventuale successiva inerzia, anche in termini di maturazione della prescrizione”;

la corte di merito non ha valutato in rapporto a tali principi la fattispecie al suo esame, non emergendo in particolare alcun accertamento circa l’insussistenza in punto di fatto di elementi potenzialmente rilevanti, nell’uno o nell’altro senso, in detta prospettiva;

la sentenza va dunque, per tal motivo, cassata, con rinvio al giudice a quo anche per le spese.

P.Q.M.

accoglie il ricorso; cassa la sentenza in relazione; rinvia alla Corte di appello di Catania, in diversa composizione, cui demanda di provvedere anche sulle spese del giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, il 15 luglio 2021.

Depositato in Cancelleria il 24 novembre 2021

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