Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36416 del 24/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 24/11/2021, (ud. 07/10/2021, dep. 24/11/2021), n.36416

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CAPRIOLI Maura – rel. Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11501-2020 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE E DEL TERRITORIO, (OMISSIS), in persona del

Direttore pro tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI

PORTOGHESI, 12, presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la

rappresenta e difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

C. MOTOR COMPANY SRL, in persona del legale rappresentante pro

tempore, domiciliata presso la cancelleria della CORTE DI

CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA, rappresentata e difesa

dall’avvocato VINCENZO TARANTO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 441/5/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DELLA SICILIA, depositata il 28/01/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 07/10/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MAURA

CAPRIOLI.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Considerato che:

Con la sentenza in epigrafe indicata, decidendo nel giudizio di impugnazione proposto da C. Motor Company s.r.l. avverso l’avviso di accertamento di con cui era stata recuperata a tassazione componenti positivi di reddito per complessivi Euro 95.446,00, la CTR rigettava l’appello dell’amministrazione finanziaria avverso la pronuncia di primo grado che aveva parzialmente accolto il ricorso della contribuente rideterminando l’importo accertato rilevando il difetto di motivazione dell’atto per la mancata allegazione dei processi verbali di constatazione parte integrante della motivazione.

Avverso tale decisione l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione affidato a due motivi cui resiste la società contribuente con controricorso illustrato da memoria.

Con un primo motivo si deduce la violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, comma 2, nonché dell’art. 2697, in rapporto all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per avere la CTR ritenuto obbligatoria l’allegazione dei pertinenti processi verbali di allegazione.

Si sostiene che l’atto impugnato era stato legittimamente motivato per relationem con il processo verbale di constatazione del 25.11.2013, il quale era stato ritualmente notificato in data 12.3.2015.

Si sottolinea che nel predetto atto di accertamento era riprodotto il contenuto essenziale delle dichiarazioni rese dai clienti della contribuente.

Con il secondo motivo si deduce la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, nonché dell’art. 132, in rapporto all’art. 360 c.p.c., comma 1, n, 4, violazione e falsa applicazione del D.P.R. n. 600, art. 32, comma 1, n. 7, del D.P.R. n. 633 del 1972, art. 51, comma 2, n. 7, nonché dell’art. 2697, in rapporto all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per aver rilevato un metodo di contabilizzazione “ibrido” dei buono pasto che prevedeva la registrazione immediata del ricavo e quella differita dell’Iva.

Vanno preliminarmente rigettate le eccezioni del controricorrente di inammissibilità del ricorso dell’Agenzia delle entrate per mancata trasmissione del fascicolo d’ufficio e per difetto di specificità.

Sotto il primo profilo si osserva che è invero agli atti l’attestazione dell’avvenuto deposito dell’istanza ex art. 369 c.p.c..

L’eccezione di inammissibilità del ricorso per difetto di autosufficienza è pure infondata atteso che il ricorso contiene tutti gli elementi necessari a porre questa Corte in grado di avere piena cognizione della controversia.

Inoltre il motivo censura con sufficiente specificità l’affermazione della CTR secondo cui nel caso di motivazione per relationem riferita a processi verbale di constatazione è obbligatoria la loro allegazione facendo espresso richiamo a precedenti di questa Corte.

Con riguardo alla conformità della pronuncia impugnata alle decisione di questa Corte vanno ricordati gli oramai consolidati indirizzi ermeneutici espressi sul tema dal giudice della nomofilachia:- in virtù del disposto, di analogo tenore, del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 42, comma 2, e della L. n. 212 del 2000, art. 7, l’obbligo di motivazione degli atti tributari può essere assolto anche per relationem, cioè a dire mediante il riferimento ad elementi di fatto risultanti da altri atti o documenti, a condizione, però, che questi ultimi siano allegati all’atto notificato ovvero che lo stesso ne riproduca il contenuto essenziale (per tale dovendosi intendere l’insieme delle parti dell’atto o del documento necessari e sufficienti ad esplicitare le ragioni della pretesa impositiva e il soggetto destinatario di essa) o, ancora, che gli atti richiamati siano già conosciuti dal contribuente per effetto di precedente notificazione (Cass. 11/03/2020, n. 6871; Cass. 13/02/2019, n. 4176; 6871/2020; Cass. 23/02/2018, n. 43.96; Cass. 05/12/2017, n. 29002; Cass. 25/07/2012, n. 13110; Cass. 25/03/2011, n. 6914).

Si è quindi precisato, che l’obbligo motivazionale dell’accertamento deve ritenersi adempiuto tutte le volte in cui il contribuente sia stato posto in grado di conoscere la pretesa tributaria nei suoi elementi essenziali e, quindi, di contestare efficacemente l'”an” ed il “quantum” dell’imposta.

In particolare, il requisito motivazionale esige, oltre alla puntualizzazione degli estremi soggettivi ed oggettivi della posizione creditoria dedotta, soltanto l’indicazione dei fatti astrattamente giustificativi di essa, che consentano di delimitare l’ambito delle ragioni adducibili dall’ente impositore nell’eventuale successiva fase contenziosa, restando, poi, affidate al giudizio di impugnazione dell’atto le questioni riguardanti l’effettivo verificarsi dei fatti stessi e la loro idoneità a dare sostegno alla pretesa impositiva (cfr. Cass., Sez. 5, Ordinanza n. 26431 del 08/11/2017, Rv. 646218, in tema di imposta comunale sugli immobili).

Ed ancora “in tema di accertamento tributario per relationem nella disciplina anteriore alla L. n. 212 del 2000, art. 7, la legittimità dell’avviso postula la conoscenza o la conoscibilità da parte del contribuente dell’atto richiamato, purché il suo contenuto serva ad integrare la motivazione dell’atto impositivo, con esclusione quindi dei casi in cui essa sia già sufficiente e il richiamo ad altri atti abbia pertanto solo valore narrativo o il contenuto di ulteriori atti sia già riportato nell’atto noto. Ai fini dell’annullamento il contribuente deve quindi provare non solo che gli atti ai quali fa riferimento l’atto impositivo o quelli cui esso rinvia sono a lui sconosciuti, ma anche che almeno una parte del contenuto di essi sia necessaria ad integrare direttamente o indirettamente la motivazione del suddetto atto impositivo, e che quest’ultimo non la riporta, per cui non è comunque venuto a sua conoscenza”.

Ciò posto, osserva il Collegio che nella specie l’atto impositivo, riprodotto per autosufficienza nel ricorso ed allegato al ricorso riporta in maniera analitica la documentazione extracontabile (dichiarazione rese da soggetti terzi e relativo contenuto) rinvenuta in sede di verifica fiscale, e dà altresì atto dell’avvenuta notifica al contribuente del processo verbale di constatazione redatto dalla G.d.F..

A ciò aggiungasi che è insegnamento di questa Corte quello secondo cui l’obbligo di motivazione degli atti impositivi, sancito dal cd. Statuto del contribuente, art. 7, deve essere interpretato avendo riguardo ai canoni di leale collaborazione e buona fede, espressi dal successivo art. 10, la cui portata deve essere ricostruita alla luce dei principi di solidarietà economica e sociale e di ragionevolezza, rispettivamente espressi dagli artt. 2 e 3 Cost., che deve reciprocamente ispirare i rapporti fra pubblica amministrazione e cittadino anche nei rapporti tributari (Cass. 17 gennaio 2018, n. 1009), atteso che la parte del rapporto tributario, sia essa il contribuente o la pubblica amministrazione, non può lamentare violazioni formali che non abbiano inciso realmente in negativo sulla sua sfera giuridica (cfr. Cass., Sez. 5, Sentenza n. 11052 del 09/05/2018, Rv. 648361).

Nella specie, pur soprassedendo sul fatto che l’atto impositivo era comunque idoneamente motivato riportando il contenuto essenziale del processo verbale di constatazione redatto dalla G.d.F., dalla sentenza della CTR neppure emerge che il contribuente abbia prospettato le ragioni per le quali l’omessa comunicazione o allegazione all’atto impositivo di quel documento avrebbe comportato una lesione del diritto all’effettività della tutela giurisdizionale ed al giusto processo. Il secondo motivo è manifestamente inammissibile non riferendosi alla decisione impugnata ma ad altra pronuncia giaccà l’avviso qui contestato riguarda una constatazione dell’anno 2010 e non del 2009 ed è riferita a ricavi da vendita di autovetture e costi relativi a spese di manutenzione.

Diversamente il motivo fa riferimento a ricavi non dichiarati sui buoni pasti.

La sentenza in accoglimento del primo motivo va cassata e rinviata alla CTR della Sicilia, sez. distaccata di Catania, in diversa composizione, per un nuovo esame e per la liquidazione delle spese di legittimità.

PQM

La Corte accoglie il primo motivo; dichiara inammissibile il secondo cassa la decisione impugnata e rinvia alla CTR della Sicilia, sez. distaccata di Catania, in diversa composizione, per un nuovo esame e per la liquidazione delle spese di legittimità.

Così deciso in Roma, il 7 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 24 novembre 2021

 

 

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