Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36415 del 24/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 24/11/2021, (ud. 07/10/2021, dep. 24/11/2021), n.36415

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CAPRIOLI Maura – rel. Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 11426-2020 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI, 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

M.V., elettivamente domiciliato in ROMA, PIAZZA MINCIO,

N. 2, presso lo studio dell’avvocato SALVATORE TAVERNA, che lo

rappresenta e difende unitamente agli avvocati ANNA STEFANINI,

ALESSANDRO PAINO;

controricorrente –

avverso la sentenza n. 2799/14/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DELLA SICILIA, depositata il 09/05/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 07/10/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MAURA

CAPRIOLI.

 

Fatto

Ritenuto che:

Nei confronti di M.V. veniva emesso relativamente all’anno d’imposta 2002 avviso di accertamento sulla base di p.v.c..

Secondo il p.v.c. il contribuente aveva acquistato da ditta di paese comunitario bestiame mediante la fittizia interposizione della ditta CO.BE.VI., e successivamente di S.V., così creando un credito d’imposta ai fini dell’IVA e dei costi deducibili in sede di imposte dirette. Il ricorso, proposto dal contribuente venne accolto dalla CTP.

L’appello dell’Ufficio veniva rigettato dalla Commissione Tributaria Regionale della Sicilia la quale aveva escluso con riferimento al caso di specie la valenza sul piano fiscale delle risultanze del p.v.c. ove si consideri, fra l’altro, che i verificatori non avevano riscontrato alcuna irregolarità nelle scritture contabili obbligatorie né in ordine all’acquisto degli animali vivi né ancora in ordine alla contabilizzazione delle relative fatture.

Onere dell’Ufficio era dimostrare se vi fossero stati vantaggi fiscali, come ad esempio la restituzione da parte del cedente cartolare dell’IVA assolta sugli acquisti, o se vi fossero state anomalie nella tenuta dei conti in relazione ai pagamenti delle fatture (i pagamenti effettuati mediante bonifici bancari dimostravano la genuinità dell’operazione sottostante).

Non era pertanto ravvisabile alcuna prova dell’utilizzo di fatture relative ad operazioni soggettivamente inesistenti.

L’Agenzia delle Entrate proponeva ricorso sulla base di quattro motivi cui resisteva il contribuente con controricorso illustrato da memoria.

Con sentenza n. 5917/2017 la Corte accoglieva il ricorso rilevando il carattere deficitario della motivazione con riguardo ad alcuni elementi non adeguatamente spiegati.

Osservava infatti che non era stato espressamente confutato il fatto che la documentazione sanitaria relativa all’importazione dei capi di bestiame era stata rinvenuta presso il cliente finale e non presso l’importatore e che la certificazione sanitaria relativa all’importazione di bovini attestava quale destinatario il contribuente e non la ditta S. non comprendendosi se le circostanze ” dell’appartenenza al contribuente della firma del destinatario nei CMR intestati alla ditta S. e la mancanza di fatture per spese di trasporto o documenti di trasporto circa il passaggio dalla ditta S. al contribuente fossero state valutate nel corso del procedimento decisionale.

Infine compatibile con il quadro valutato dal giudice di merito è la circostanza dell’ammontare del debito per IVA della ditta CO.BE.VI. (superiore a Lire 4.500.000.000).

Riassunto ritualmente il giudizio dal contribuente e costituitosi il contraddittorio con l’Agenzia delle Entrate con sentenza n. 2799/2019 la CTR della Sicilia accoglieva l’appello ed annullava l’avviso di accertamento ritenendo che in merito all’inesistenza delle operazioni non era stata fornita dall’Ufficio alcuna prova né sulla fittizietà del fornitore né sulla consapevolezza del destinatario dell’evasione dell’imposta.

L’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo cui resiste con controricorso il contribuente.

Diritto

Considerato che:

Si denuncia la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 546 del 1992, art. 36, e dell’art. 132 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 4, per avere la CTR omesso di indicare nella sentenza gli elementi da cui ha tratto il proprio convincimento.

Il motivo è fondato.

La CTR ritiene che l’Ufficio non abbia dato prova né della natura fittizia del fornitore né sulla consapevolezza del destinatario dell’evasione d’imposta.

Ebbene, nella descritta situazione manca qualsiasi indicazione della ragione giuridica o fattuale che ha determinato l’annullamento dell’avviso di accertamento (n. 14762/2019; Cass. n. 7402/2017), sicché la sentenza, là dove ha adottato questa generica tecnica motivazionale, risulta pure sostanzialmente inesistente.

La CTR si è limitata infatti ad una apodittica affermazione omettendo di indicare le fonti probatorie dalle quali origina il convincimento e di svolgere il dovuto apprezzamento in ordine alla inidoneità degli elementi probatori offerti a superare i criteri astratti posti a base dell’accertamento che aveva tratto origine dal processo verbale di constatazione.

Con ciò confermando l’apoditticità della motivazione che non ha dato conto né delle evidenze documentali presenti in atti, né del possibile utilizzo delle presunzioni che potevano indurre a superare o meno la valutazione indicata dall’ufficio.

Dimenticando i giudici di rinvio che “in tema di valutazione delle prove ed in particolare di quelle documentali, il giudice di merito è tenuto a dare conto, in modo comprensibile e coerente rispetto alle evidenze processuali, del percorso logico compiuto al fine di accogliere o rigettare la domanda proposta, dovendosi ritenere viziata per apparenza la motivazione meramente assertiva o riferita solo complessivamente alle produzioni in atti.” (Cass. SS.UU. n. 22232 del 2016; n. 26538 del 2017; Cass. n. 9105 del 2017; Cass. n. 16247/2018).

La sentenza, pertanto, deve essere cassata con rinvio alla CTR della Sicilia che, in diversa composizione, dovrà riesaminare la controversia.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la decisione impugnata e rinvia alla CTR della Sicilia in diversa composizione e per la liquidazione delle spese di legittimità.

Così deciso in Roma, il 7 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 24 novembre 2021

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