Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36414 del 24/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 24/11/2021, (ud. 07/10/2021, dep. 24/11/2021), n.36414

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE T

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MOCCI Mauro – Presidente –

Dott. CAPRIOLI Maura – rel. Consigliere –

Dott. LA TORRE Maria Enza – Consigliere –

Dott. DELLI PRISCOLI Lorenzo – Consigliere –

Dott. RAGONESI Vittorio – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 5116-2020 proposto da:

AGENZIA DELLE ENTRATE, (OMISSIS), in persona del Direttore pro

tempore, elettivamente domiciliata in ROMA, VIA DEI PORTOGHESI 12,

presso AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, che la rappresenta e

difende, ope legis;

– ricorrente –

contro

HIDROCHEM SRL, in persona del legale rappresentante pro tempore,

elettivamente domiciliata in ROMA, VIA MONTE ZEBIO, 28/S, presso lo

studio dell’avvocato GAETANO ALESSI, rappresentata e difesa

dall’avvocato PIETRO RABIOLO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 4592/7/2019 della COMMISSIONE TRIBUTARIA

REGIONALE DELLA SICILIA, depositata il 22/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 07/10/2021 dal Consigliere Relatore MAURA CAPRIOLI.

 

Fatto

FATTO E DIRITTO

Considerato che:

La CTR della Sicilia, con sentenza n. 4592/2019 respingeva l’appello proposto dall’Ufficio avverso la pronuncia della CTP di Caltanissetta che aveva accolto il ricorso della società Hidrochem s.r.l. avente ad oggetto un avviso di accertamento relativo ad una indebita deduzione di costi rappresentati da un fattura emessa dalla società Cooperativa A.P.C. considerata un soggetto fittizio in quanto non avente sede né magazzini o dipendenti.

Il Giudice del gravame riteneva alla stregua delle documentazione prodotta che fosse stata dimostrata l’effettività dell’operazioni cui si riferiva la fattura contestata dal pagamento reale effettuato con assegni bancari.

Avverso tale decisione l’Agenzia delle Entrate propone ricorso per cassazione affidato ad un unico motivo cui resiste la società Hidrochem s.r.l. con controricorso illustrato da memoria.

Con un unico articolato motivo il ricorrente denuncia la violazione del D.P.R. n. 600 del 1973, art. 39, in combinato disposto con il D.P.R. n. 633 del 1972, art. 54, dell’art. 109 TUIR, e degli artt. 2697, 2727 e 2729 c.c., oltre al D.P.R. n. 444 del 1997, art. 4, e all’art. 116 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, per aver ritenuto la CTR sufficiente a dimostrare l’effettività dell’operazione contestata il pagamento della fattura.

In primo luogo va rigettata l’eccezione di inammissibilità del ricorso per genericità rilevando che l’Ufficio si sarebbe limitato a denunciare una pluralità di norme senza specificare nel merito i termini della pretesa violazione con la sola eccezione di quella relativa all’onere della prova che però si risolve in una censura di merito.

In proposito, diversamente da quanto sostenuto dalla controricorrente il ricorso contiene specifiche, intellegibili ed esaurienti argomentazioni idonee a delineare la quaestio juris e a motivatamente censurare le affermazioni contenute nella sentenza impugnata in merito all’operazione collegata alla fattura contestata. L’Ufficio infatti lamenta che la decisione del giudice del gravame, in violazione delle massime di esperienza e dei principi in tema di formazione della prova presuntiva, a fronte di elementi precisi, gravi e concordanti offerti dall’Ufficio circa la inesistenza delle operazioni fatturate quali riportate nell’avviso di accertamento interamente trascritto in ossequio alla regola dell’autosufficienza abbia ritenuto sufficiente a soddisfare l’onere probatorio a carico della contribuente la mera dimostrazione dell’avvenuto pagamento.

Ciò posto il motivo è fondato.

Va ricordato che “ove la fattura costituisce in tutto o in parte mera espressione cartolare di operazioni commerciali mai poste in essere da alcuno, l’Amministrazione ha l’onere di fornire elementi probatori, anche in forma indiziaria e presuntiva (Cass. n. 21953/07, n. 9784/10, n. 9108/12, n. 15741/12, n. 23560/12; n. 27718/13, n. 20059/2014, n. 26486/14, n. 9363/15; nello stesso senso C. Giust. 6 luglio 2006, C-439/04; 21 febbraio 2006, C-255/02; 21 giugno 2012, C-80/11; 6 dicembre 2012, C-285/11; 31 novembre 2013, C-642/11), del fatto che l’operazione fatturata non è stata effettuata, dopo di che spetta al contribuente l’onere di dimostrare l’effettiva esistenza delle operazioni contestate; tale prova, tuttavia, non può consistere nella esibizione della fattura o nella dimostrazione della regolarità formale delle scritture contabili o dei mezzi di pagamento, poiché questi sono facilmente falsificabili e vengono normalmente utilizzati proprio allo scopo di far apparire reale un’operazione fittizia (Cass. n. 11624 del 2020; n. 28572 del 2017; n. 5406 del 2016, n. 28683 del 2015, n. 428 del 2015, n. 12802 del 2011, n. 15228 del 2001).

In materia di deducibilità dei costi d’impresa, la derivazione dei costi da una attività che è espressione di distrazione verso finalità ulteriori e diverse da quelle proprie dell’attività dell’impresa, come in caso di operazioni oggettivamente inesistenti per mancanza del rapporto sottostante, comporta il venir meno dell’indefettibile requisito dell’inerenza tra i costi medesimi e l’attività imprenditoriale, inerenza che è onere del contribuente provare, al pari dell’effettiva sussistenza e del preciso ammontare dei costi medesimi; tale ultima prova non può, peraltro, consistere nella esibizione della fattura, in quanto espressione cartolare di operazioni commerciali mai realizzate, né nella sola dimostrazione della regolarità formale delle scritture contabili o dei mezzi di pagamento adoperati, i quali vengono normalmente utilizzati proprio allo scopo di far apparire reale un’operazione fittizia” (Cass. Sez. 5, Sentenza n. 33915 del 19/12/2019).

Quanto al censurato malgoverno del materiale probatorio da parte del giudice di merito, è pacifico che competa alla Corte di cassazione, nell’esercizio della funzione nomofilattica, il controllo della corretta applicazione dei principi contenuti nell’art. 2729 c.c., alla fattispecie concreta, poiché se è devoluta al giudice di merito la valutazione della ricorrenza dei requisiti enucleabili dagli artt. 2727 e 2729 c.c., per valorizzare gli elementi di fatto quale fonte di presunzione, tale giudizio è soggetto al controllo di legittimità se risulti che, violando i criteri giuridici in tema di formazione della prova critica, il giudice non abbia fatto buon uso del materiale indiziario disponibile, negando o attribuendo valore a singoli elementi, senza una valutazione di sintesi (cfr. Cass., sent. n. 19352/2018; ord. n. 10973/2017, Cass., sent. n. 1715/2007); ebbene, in ordine all’utilizzo degli indizi, mentre la gravità, precisione e quando manca tale convergenza qualificante è necessario disporre di ulteriori elementi per la costituzione della prova.

La giurisprudenza di legittimità ha tracciato il corretto procedimento logico del giudice di merito nella valutazione degli indizi, affermando che la gravità, precisione e concordanza richiesti dalla legge vanno ricavati dal loro complessivo esame, in un giudizio globale e non atomistico di essi (ciascuno dei quali può essere insufficiente), ancorché preceduto dalla considerazione di ognuno per individuare quelli significativi, perché è necessaria la loro collocazione in un contesto articolato, nel quale un indizio rafforza e ad un tempo trae vigore dall’altro in vicendevole completamento (tra le più recenti cfr. Cass., sent. n. 12002/2017; Cass., ord. n. 5374/2017).

Ciò che dunque rileva, in base a deduzioni logiche di ragionevole probabilità, non necessariamente certe, è che dalla valutazione complessiva emerga la sufficienza degli indizi, o anche di un solo significativo indizio, a supportare la presunzione semplice di fondatezza della pretesa, salvo l’ampio diritto del contribuente a fornire la prova contraria (Cass. n. 19352 del 2018).

Premesso che, nella specie, viene in rilievo un’ipotesi di contestata inesistenza oggettiva delle operazioni fatturate la CTR non ha fatto corretta applicazione dei suddetti principi, in quanto, ha ritenuto assolto l’onere della prova contraria a carico della contribuente circa l’effettività delle forniture in forza di un elemento meramente formale nella disponibilità della stessa quale il pagamento reale della fattura contestata effettuato con assegni bancari, circostanza che di per sé non è esaustiva sotto il profilo della prova a carico della contribuente, ai fini della detrazione dell’IVA e/o della deduzione dei relativi costi, circa l’effettiva esecuzione delle forniture da parte della società fatturante.

La sentenza va pertanto cassata e rinviata alla CTR della Sicilia in diversa composizione per un nuovo esame.

P.Q.M.

La Corte accoglie il ricorso; cassa la decisione impugnata e rinvia alla CTR della Sicilia, in diversa composizione per un nuovo esame e per la liquidazione delle spese di legittimità.

Così deciso in Roma, il 7 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 24 novembre 2021

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