Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36411 del 24/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 24/11/2021, (ud. 24/06/2021, dep. 24/11/2021), n.36411

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. BERTUZZI Mario – rel. Consigliere –

Dott. GRASSO Giuseppe – Consigliere –

Dott. TEDESCO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 17121-2020 proposto da:

G.M., M.E., domiciliati presso la

cancelleria della CORTE DI CASSAZIONE, PIAZZA CAVOUR, ROMA,

rappresentati e difesi dagli avvocati FRANCESCO D’ANGELO, PIERO

GAETANI;

– ricorrenti –

contro

CONDOMINIO di VIA (OMISSIS), in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliato in ROMA, VIA GIOVANNI ANTONELLI

9, presso lo studio dell’avvocato MAURIZIO MAZZI, rappresentato e

difeso dall’avvocato DELIA SERRAPEDE;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 9377/2019 del TRIBUNALE di NAPOLI, depositata

il 22/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio non

partecipata del 24/06/2021 dal Consigliere Relatore Dott. MARIO

BERTUZZI.

 

Fatto

RILEVATO

che:

G.M. e M.E. hanno proposto ricorso per la cassazione della sentenza indicata in epigrafe che, in accoglimento parziale del loro appello, aveva revocato il decreto ingiuntivo che intimava loro di pagare al condominio di via (OMISSIS) la somma di Euro 1.537,12 a titolo di oneri condominiali e li condannava, tenuto conto dei versamenti da loro fatti, al pagamento della minor somma di Euro 487,23;

il condominio di via (OMISSIS) non ha svolto attività difensiva;

i ricorrenti hanno depositato memoria.

Diritto

CONSIDERATO

che:

l’unico motivo di ricorso denunzia violazione e falsa applicazione di legge, ai sensi dell’art. 360 c.p.c., n. 3, censurando la sentenza impugnata per non avere considerato i pagamenti eseguiti dagli opponenti in data precedente alla Delib. dell’assemblea condominiale 25 febbraio 2015, posta a base del ricorso per ingiunzione, tenuto conto che essa era meramente ripetitiva e riepilogativa di precedenti delibere, e per avere omesso altresì di valutare l’estratto contabile rilasciato dall’amministratore il 16.5.2017, nel quale non comparivano più “totalitariamente” gli importi oggetto dell’ingiunzione opposta;

il motivo è inammissibile per l’omessa indicazione delle norme di legge che si assumono violate, nonché perché investe la mancata valutazione da parte del Tribunale del contenuto di documenti (la Delib. condominiale 22 febbraio 2015, e l’estratto conto dell’amministratore di condominio del 16.5.2017), che nemmeno riproduce al fine di dimostrarne la rilevanza e decisività, così sollecitando questa Corte ad un sindacato non già sull’applicazione di norme di diritto, bensì sull’apprezzamento da parte del giudice di merito delle prove, non proponibile in sede di giudizio di legittimità;

questa Corte ha affermato che l’onere di specificità dei motivi, sancito dall’art. 366 c.p.c., comma 1, n. 4), impone al ricorrente che denunci il vizio di cui all’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3), a pena di inammissibilità della censura, di indicare le norme di legge di cui intende lamentare la violazione, di esaminarne il contenuto precettivo e di raffrontarlo con le affermazioni in diritto contenute nella sentenza impugnata, che è tenuto espressamente a richiamare, al fine di dimostrare che queste ultime contrastano col precetto normativo, non potendosi demandare alla Corte il compito di individuare – con una ricerca esplorativa ufficiosa, che trascende le sue funzioni – la norma violata o i punti della sentenza che si pongono in contrasto con essa (Cass. S.U. n. 23745 del 2020);

gli argomenti di confutazione svolti dai ricorrenti in memoria appaiono smentititi dall’orientamento sopra indicato, non tenendo conto che il ricorso per cassazione è un’impugnazione a carattere limitato;

le spese del giudizio, liquidate in dispositivo, seguono la soccombenza;

deve darsi atto che sussistono i presupposti per il versamento, da parte dei ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso ei ricorrenti, a norma del D.P.R. n. 115 del 2002, dell’art. 13, comma 1 bis, comma 1 quater.

PQM

La Corte dichiara inammissibile il ricorso.

Condanna i ricorrenti in solido al pagamento delle spese del giudizio, che liquida in Euro 2.200,00, di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre accessori di legge e spese generali.

Dà atto che sussistono i presupposti per il versamento, da parte dei

ricorrenti, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio, il 24 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 24 novembre 2021

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