Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36393 del 24/11/2021

Cassazione civile sez. trib., 24/11/2021, (ud. 24/09/2021, dep. 24/11/2021), n.36393

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE TRIBUTARIA

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. BALSAMO Milena – Presidente –

Dott. PAOLITTO Liberato – Consigliere –

Dott. FASANO Anna Maria – rel. Consigliere –

Dott. RUSSO Rita – Consigliere –

Dott. TADDEI Margherita – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 28821/2017 proposto da:

B.G., elettivamente domiciliato in Roma Piazza Cavour,

10, presso lo studio dell’avvocato Di Cesare Catia, rappresentata e

difesa dall’avvocato Reale Santo;

– ricorrente –

contro

Comune di Siracusa,

– intimato –

e contro

Agenzia Delle Entrate, in persona del Direttore pro tempore,

elettivamente domiciliata in Roma Via Dei Portoghesi 12, presso

l’Avvocatura Generale Dello Stato che la rappresenta e difende

– controricorrente –

e contro

Riscossione Sicilia Spa, in persona del legale rappresentante pro

tempore, elettivamente domiciliata in Roma Via Di Vigna Murata 1;

presso lo studio dell’avvocato Giuliano Corrado V. che la

rappresenta e difende;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 1468/2017 della COMM. TRIB. REG. SICILIA SEZ.

DIST. di SIRACUSA, depositata il 19/04/2017;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio del

24/09/2021 dal consigliere Dott. FASANO ANNA MARIA.

 

Fatto

RITENUTO

che:

B.G. impugnava il preavviso di fermo amministrativo, notificato il (OMISSIS), per l’importo iscritto a ruolo di complessivi Euro 189.981,42, e le cartelle di pagamento presupposte. Il ricorrente lamentava l’omessa notifica delle cartelle, l’intervenuta decadenza dall’azione di riscossione di cui al D.P.R. n. 602 del 1973, art. 25, la carenza di motivazione dell’atto impositivo e il decorso del termine di prescrizione dei crediti tributari.

La Commissione Tributaria Provinciale di Siracusa accoglieva il ricorso del contribuente, ritenendo fondata l’eccezione di omessa notifica delle cartelle di pagamento, in quanto l’Agente della riscossione non aveva prodotto gli originali delle relazioni di notificazione e delle relative cartelle.

Riscossione Sicilia S.p.A. proponeva appello, che veniva accolto dalla Commissione Tributaria Regionale della Sicilia, con sentenza n. 14684-17, in ragione della rituale notifica delle cartelle.

B.G. propone ricorso per cassazione, affidato a due motivi, illustrati con memorie. L’Agenzia delle entrate e Riscossione Sicilia S.p.A. si sono costituite con controricorso. Riscossione Sicilia S.p.A. ha depositato memorie.

Diritto

CONSIDERATO

che:

1. Con il primo motivo si denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 2712 e 2719 c.c. ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, con riferimento al disconoscimento della conformità agli originali delle produzioni allegate dall’Agente della Riscossione. Il ricorrente lamenta che i giudici di appello avrebbero erroneamente ritenuto provata la correttezza del procedimento notificatorio sulla base del deposito delle fotografie delle relate di notifica e dell’estratto di ruolo, mentre sia le riproduzioni fotografiche che le copie fotostatiche delle scritture avrebbero piena efficacia probatoria a condizione che colui contro il quale sono prodotte in giudizio non le contesti ed, in caso di contestazione, colui che ha prodotto la copia oggetto di opposizione potrà assolvere all’onere probatorio producendo l’originale.

2. Con il secondo motivo si denuncia omessa e insufficiente motivazione circa un fatto controverso e decisivo per il giudizio ai sensi dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, per violazione dell’art. 132 e ss. c.p.c., in quanto la sentenza impugnata non darebbe alcuna contezza del procedimento logico giuridico che ha portato al rigetto del ricorso originario del contribuente, limitandosi ad evidenziare che dall’esame degli atti si evince quanto sostenuto dall’Agente della riscossione circa la regolarità della notifica delle cartelle di pagamento. Inoltre, i giudici di appello avrebbero omesso di esaminare e pronunciarsi su tutti gli altri motivi di opposizione proposti dal contribuente, non verificando il presupposto giuridico dell’iscrizione a ruolo delle cartelle impugnate, ovvero la regolare notifica degli atti presupposti da parte degli enti impositori, omettendo di statuire sulla eccepita prescrizione dei crediti tributari e sulla decadenza dell’azione da parte dell’Agente della riscossione.

3. Per ragioni di priorità logica va esaminata la seconda parte del secondo motivo di ricorso, con cui il contribuente lamenta che il Collegio di secondo grado non avrebbe statuito e pronunciato sulla eccepita prescrizione dei crediti tributari e sulla decadenza dell’azione da parte dell’Agente della Riscossione.

a) Le critiche sono inammissibili per carenza di autosufficienza.

In tema di ricorso per cassazione, qualora siano prospettate questioni di cui non vi sia cenno nella sentenza impugnata, il ricorrente deve, a pena di inammissibilità della censura, non solo allegarne l’avvenuta loro deduzione dinanzi al giudice di merito, ma, in virtù del principio di autosufficienza, anche indicare in quale specifico atto del giudizio precedente ciò sia avvenuto, giacché i motivi di ricorso devono investire questioni già comprese nel thema decidendum del giudizio di appello, essendo preclusa alle parti, in sede di legittimità, la prospettazione di questioni o temi di contestazione nuovi, non trattati in fase di merito né rilevabili di ufficio.

b) Questa Corte ha in più occasioni affermato, con riferimento all’autosufficienza del ricorso per cassazione, che: “Il principio di autosufficienza, che impone l’indicazione espressa degli atti processuali o dei documenti sui quali il ricorso si fonda, va inteso nel senso che occorre verificare anche in quale sede processuale il documento sia prodotto, poiché indicare un documento significa necessariamente, oltre che specificare gli elementi che valgono ad individuarlo, riportarne il contenuto, dire dove nel processo esso è rintracciabile” sicché la mancata localizzazione del documento basta per la dichiarazione di inammissibilità del ricorso senza necessità di soffermarsi sull’osservanza del principio di autosufficienza dal versante ‘contenutisticò (in applicazione del predetto principio, la S.C. ha dichiarato inammissibile il ricorso con il quale era stata dedotta l’omessa pronuncia ex art. 112 c.p.c. su di una domanda asseritamente contenuta nella comparsa d’intervento, senza che, tuttavia è tale domanda, né la sentenza di primo grado fossero ‘localizzate’ all’interno degli atti del procedimento)”(Cass. n. 28184 del 2020).

In particolare, con riferimento al vizio di motivazione della sentenza impugnata: “e’ inammissibile, per violazione del criterio dell’autosufficienza, il ricorso per cassazione col quale si lamenti la mancata pronuncia del giudice di appello su uno o più motivi di gravame, se essi non siano compiutamente riportati nella loro integralità nel ricorso, si da consentire alla Corte di verificare che le questioni sottoposte non siano ‘nuove’ e di valutare la fondatezza dei motivi stessi senza dover procedere all’esame dei fascicoli di ufficio o di parte” (Cass. n. 17049 del 2015; Cass. n. 14561 del 2012).

c) In caso di deduzione del vizio per omessa pronuncia su una o più domande avanzate in secondo grado è necessaria, al fine dell’ammissibilità del ricorso per cassazione, la specifica indicazione dei motivi sottoposti al giudice del gravame sui quali egli non si sarebbe pronunciato, essendo in tal caso indispensabile la conoscenza puntuale delle censure (Cass. n. 14561 del 2012).

A tale onere processuale il ricorrente non ha ottemperato, non essendo stato indicato in ricorso con quale atto difensivo e in quale fase del giudizio di merito sono state eccepite la prescrizione dei crediti tributari e la decadenza dell’azione da parte dell’Agente della Riscossione. Va, infatti, precisato che delle suddette questioni non vi è alcun cenno nella sentenza impugnata, sicché va ribadito quanto affermato da questa Corte secondo cui: “In tema di ricorso per cassazione, qualora siano prospettate questioni di cui non vi sia cenno nella sentenza impugnata, il ricorrente deve, a pena di inammissibilità delle censure, non solo allegarne l’asserita loro deduzione dinanzi al giudice di merito ma, in virtù del principio di autosufficienza, anche indicare in quale specifico atto del giudizio precedente ciò sia avvenuto, giacché i motivi di ricorso devono investire questioni già comprese nel thema decidendum del giudizio di appello, essendo preclusa alle parti, in sede di legittimità, la proJj5etta-5zione di questioni o temi di contestazione nuovi, non trattati nella fase di merito ne rilevabili d’ufficio” (Cass. n. 20694 del 2018; Cass. n. 15430 del 2018).

4. Vanno rigettate anche le critiche proposte con la prima parte del secondo motivo e con il primo motivo di ricorso, con cui si lamenta il difetto di motivazione della sentenza impugnata, avendo il giudice del merito omesso di illustrare il procedimento logico giuridico seguito per giungere al rigetto del ricorso originario del contribuente, limitandosi ad affermare che “dall’esame degli atti si evince quanto sostenuto dall’Agente della riscossione circa la regolarità della notifica delle cartelle di pagamento in questione e sul loro contenuto anche se in fotocopia”.

Va premesso che, secondo l’indirizzo ampiamente condiviso della giurisprudenza di legittimità, la contestazione della conformità all’originale di un documento prodotto in copia non può avvenire con clausole di stile e generiche o onnicomprensive, ma va operata – a pena di inefficacia – in modo chiaro e circostanziato, attraverso l’indicazione specifica sia del documento che si intende contestare, sia degli aspetti per i quali si assume differisca dall’originale (Cass. n. 27633 del 2018; Cass. n. 16557 del 2019; Cass. n. 14279 del 2021).

Con riferimento alla denuncia di omessa produzione in giudizio di cartelle ‘in originale’, precisata con memoria ex art. 380 bis c.p.c., questa Corte ha più volte affermato che non sussiste un onere di produzione della cartella, il cui unico originale è consegnato al contribuente (Cass. n. 16121de1 2019) e comunque tali contestazioni non hanno pregio, atteso che il giudice del merito, con accertamento in fatto (insindacabile in sede di legittimità in quanto congruamente motivato e privo di vizi logici), ha chiaramente evidenziato “dall’esame degli atti si evince quanto sostenuto dall’Agente della riscossione circa la regolarità della notifica delle cartelle di pagamento in questione e sul loro contenuto, anche se in fotocopie. Ne il contribuente ha opposto specifiche e dettagliate argomentazioni su ogni cartella ritenuta non validamente notificata”.

Ne consegue che la Commissione Tributaria Regionale ha fatto buon governo dei principi espressi, rilevando come il disconoscimento delle copie fotostatiche dei documenti prodotti in giudizio, ai sensi dell’art. 2719 c.c., non è stato compiuto mediante una dichiarazione idonea ad evidenziare in modo chiaro ed univoco gli aspetti differenziali di quello prodotto rispetto all’originale (Cass. n. 16557 del 2019).

Va, inoltre, rilevato che l’Ufficio con controricorso (v. pag. 10 e ss.) ha riferito che le riproduzioni fotografiche versate in atti recavano l’attestazione di conformità all’originale effettuata da un funzionario di Riscossione Sicilia S.p.A.

5. Va, infine, dichiarata l’inammissibilità delle ulteriori censure, posto che in tema di ricorso per cassazione, ove sia denunciato il vizio di una relata di notifica, o come nella specie dell’avviso di ricevimento, il principio di autosufficienza del ricorso esige la trascrizione integrale di quest’ultima, che, se omessa, determina l’inammissibilità del motivo (Cass. n. 5185 del 2017).

E’ stato, in particolare, precisato che “ove sia contestata la rituale notifica delle cartelle di pagamento, per il rispetto del principio di autosufficienza, è necessaria la trascrizione integrale delle relate e degli atti relativi al procedimento notificatorio, al fine di consentire la verifica della fondatezza della doglianza in base alla sola lettura del ricorso, sen. za necessità di accedere a fonti esterne allo stesso. “(Cass. n. 31038 del 2018).

Nella fattispecie, l’adempimento di tale onere processuale sarebbe stato necessario, tenuto conto che si lamenta l’omessa produzione in giudizio in originale delle relate di notifica da parte del concessionario al fine di sostenere la non coincidenza della documentazione attestante la rituale notifica con l’atto che si assume notificato, eccependo il vizio di motivazione della decisione impugnata.

Ciò in ragione dell’evidente difetto di decisività e di comprensione della critica, dovendosi ribadire quanto precisato da questa Corte con ordinanza n. 1150 del 2019, secondo cui: “In tema di ricorso per cassazione, ove sia dedotto il vizio di una relata di notifica, la trascrizione integrale della medesima si rende necessaria soltanto qualora sia strettamente funzionale alla comprensione del motivo, atteso che l’adempimento dei requisiti di contenuto – forma previsti dall’art. 366 c.p.c. non è fine a se stesso, ma è strumentale al dispiegamento della funzione che è propria di detti requisiti”.

6. In definitiva, il ricorso va respinto. Le spese seguono la soccombenza e vanno liquidate come da dispositivo.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso. Condanna la parte soccombente al rimborso a favore delle parti costituite delle spese di lite che liquida per compensi in complessivi Euro 9000,00 a favore di Riscossione Sicilia S.p.A., ed Euro 8000,00 a favore di Agenzia delle Entrate, oltre Euro 200,00 per rimborsi, spese forfetarie nella misura del 15% ed accessori di legge a favore di Riscossione Sicilia S.p.A., ed eventuali spese prenotate a debito a favore dell’Agenzia delle entrate.

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza di presupposti per il versamento, da parte del ricorrente principale, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello pagato per il ricorso principale, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.

Così deciso in Roma, in Roma, nell’adunanza camerale, effettuata da remoto, il 24 settembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 24 novembre 2021

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