Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36382 del 24/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 24/11/2021, (ud. 08/06/2021, dep. 24/11/2021), n.36382

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE L

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. DORONZO Adriana – Presidente –

Dott. PATTI Adriano Piergiovanni – Consigliere –

Dott. CINQUE Guglielmo – Consigliere –

Dott. CALAFIORE Daniela – rel. Consigliere –

Dott. LEO Giuseppina – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 1813-2020 proposto da:

C.S., elettivamente domiciliata in ROMA, PIAZZA CAVOUR,

presso la CANCELLERIA della CORTE di CASSAZIONE, rappresentata e

difesa dall’avvocato GIOVANNI RUSSO;

– ricorrente –

contro

INPS, – ISTITUTO NAZIONALE DELLA PREVIDENZA SOCIALE, in persona del

legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliato in

ROMA, VIA CESARE BECCARIA 29, presso l’AVVOCATURA CENTRALE

DELL’ISTITUTO, rappresentato e difeso dagli avvocati MANUELA MASSA,

CLEMENTINA PULLI, PATRIZIA CIACCI;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 3296/2019 del TRIBUNALE di FOGGIA, depositata

il 02/07/2019;

udita la relazione della causa svolta nella camera di consiglio non

partecipata dell’08/06/2021 dal Consigliere Relatore Dott. DANIELA

CALAFIORE.

 

Fatto

RILEVATO

che:

con sentenza n. 3296/2019, il Tribunale di Foggia ha rigettato il ricorso proposto da C.S. ai sensi dell’art. 445 bis c.p.c., comma 6, con il quale la stessa, dopo aver dichiarato di contestare l’accertamento tecnico che non aveva riconosciuto i requisiti sanitari necessari per ottenere l’indennità di accompagnamento, aveva chiesto che il giudice dichiarasse la sussistenza del requisito necessario ad ottenere l’assegno di invalidità civile;

ad avviso del Tribunale, la domanda andava rigettata perché l’a.t.p.o non era stato preceduto da apposita idonea domanda amministrativa riferita alla prestazione dell’assegno di invalidità civile, né era stato formulato il relativo quesito al c.t.u.;

avverso tale sentenza ricorre per cassazione C.S. sulla base di un motivo relativo alla violazione e falsa applicazione dell’art. 112 c.p.c. e dell’art. 149 disp. att. c.p.c. in connessione alla L. n. 118 del 1971, artt. 12 e 13 ed alla L. n. 18 del 1980, art. 1 cui è seguito il deposito di memoria;

resiste l’INPS con controricorso;

la proposta del relatore, unitamente al decreto di fissazione dell’adunanza camerale non partecipata, è stata comunicata alle parti.

Diritto

CONSIDERATO

che:

con l’unico motivo di ricorso, la ricorrente si duole che il Tribunale non abbia accolto la richiesta di accertamento della sussistenza del 75% di invalidità al fine di ottenere l’assegno di invalidità civile, posto che il giudizio per accertamento tecnico preventivo obbligatorio era stato proposto a seguito dell’avvenuto riconoscimento, in sede amministrativa, della totale inabilità e che nelle more di tale procedimento si era modificata la propria condizione reddituale in maniera da integrare il requisito richiesto per fruire dell’assegno di cui alla L. n. 118 del 1971, art. 13;

il motivo è infondato;

In primo luogo, va rilevata l’intrinseca illogicità della denuncia di omessa pronuncia (con affermata violazione dell’art. 112 c.p.c.) in quanto, come dà atto la stessa ricorrente, la sentenza impugnata ha espressamente esaminato la pretesa di utilizzare l’accertamento tecnico espletato al fine di affermare il presupposto per l’indennità di accompagnamento in vista dell’ottenimento dell’assegno di invalidità civile e tale richiesta ha rigettato;

il motivo di ricorso per cassazione, infatti, denuncia l’erroneità di tale decisione per cui è illogico dedurre al contempo l’omessa pronuncia sulla medesima questione;

quanto, poi, al concorrente profilo denunciato relativo alla legittimità della pronuncia di rigetto del ricorso, va osservato che la stessa ricorrente non nega che in sede di richiesta di a.t.p.o. ex art. 445 bis c.p.c. non si era fatto cenno alla prestazione dell’assegno di invalidità civile, ma si pretende di fondare la critica alla decisione impugnata facendo ricorso ai principi espressi da questa Corte di legittimità in materia di continenza tra domanda di pensione di inabilità civile e di assegno richiamando all’uopo quanto affermato da Cassazione n. 24958 del 2017;

il richiamo non è pertinente in quanto la pronuncia citata non ha ritenuto che nella domanda di accertamento dei requisiti sanitari relativi all’indennità di accompagnamento sia inevitabilmente contenuta quella relativa al riconoscimento dei requisiti sanitari per l’assegno di invalidità civile, ma ha richiamato altre decisioni (Cass. ord., n. 3027 del 17/02/2016, n. 20257 del 07/10/2016) le quali hanno affermato che, per stabilire se il giudice investito della domanda di pensione, anche in mancanza di espressa richiesta dell’interessato, possa riconoscere al richiedente l’assegno di invalidità (in quanto implicitamente compreso nella più ampia domanda di pensione), occorre verificare se nella fattispecie concreta ricorrano i peculiari requisiti socioeconomici richiesti dalla legge per l’assegno, in relazione alla cui sussistenza non si sia formato un giudicato implicito;

in particolare, in materia di pensione d’ inabilità o di assegno d’invalidità, rispettivamente previsti, a favore degli invalidi civili (totali o parziali) dalla L. 30 marzo 1971, n. 118, artt. 12 e 13, il cosiddetto requisito economico e, per l’assegno, il requisito dell’incollocazione (e, a far data dall’entrata in vigore della L. n. 247 del 2007, il requisito del mancato svolgimento di attività lavorativa) integrano elementi costitutivi della domanda, sicché la deduzione e la prova del loro possesso costituiscono onere del ricorrente;

e’, quindi, evidente come tale pronuncia non giovi affatto alla tesi sostenuta dalla ricorrente che, per di più, tenta di accreditare l’esistenza della continenza facendo riferimento a fatti esterni al procedimento in oggetto e relativi ad una affermata modifica delle proprie condizioni reddituali intervenuta successivamente alla proposizione del procedimento di accertamento tecnico preventivo obbligatorio che, come è noto, riguarda esclusivamente l’accertamento del requisito sanitario;

questa Corte di legittimità, da ultimo con Cass. nn. 20417/2020, 26270/2020, 19267/ 2019, ha infatti precisato che con la novella del 2011 il legislatore, intervenendo anche sulla materia regolata dall’art. 147 disp. att. c.p.c., ha introdotto, limitatamente al procedimento per a.t.p.o., un accertamento giudiziale delle condizioni sanitarie, strumentale e preordinato all’adozione del provvedimento amministrativo dell’ente previdenziale di attribuzione di una prestazione, previdenziale o assistenziale, che dev’essere indicata nel ricorso e non può ritenersi ammissibile la richiesta di un accertamento sanitario genericamente individuato;

tale indicazione è funzionale alla indagine sull’interesse ad agire in via di accertamento tecnico preventivo obbligatorio essendo ormai consolidato il principio secondo il quale l’ammissibilità dell’accertamento tecnico preventivo ex art. 445 bis c.p.c. presuppone, come proiezione dell’interesse ad agire ai sensi dell’art. 100 c.p.c., che l’accertamento medico-legale, richiesto in vista di una prestazione previdenziale o assistenziale, risponda ad una concreta utilità per il ricorrente la quale potrebbe difettare ove siano manifestamente carenti, con valutazione “prima facie”, altri presupposti della predetta prestazione -, al fine di evitare il rischio della proliferazione smodata del contenzioso sull’accertamento del requisito sanitario (vd. da ultimo Cass. nn. 14629 del 2021; 2587 del 2020);

pertanto, è decisamente da escludersi l’ammissibilità della domanda di accertamento del requisito sanitario necessario al riconoscimento dell’assegno di invalidità civile, essendo stato chiesto ai sensi dell’art. 445 bis c.p.c. il riconoscimento del solo requisito necessario ad ottenere l’indennità di accompagnamento;

il ricorso va, dunque, rigettato;

nulla va disposto sulle spese avendo la ricorrente rilasciato la dichiarazione di esonero prescritta dall’art. 152 disp. att. c.p.c..

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso;

Ai sensi del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13, comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento da parte della ricorrente dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso a norma dell’art. 13, comma 1 bis, del citato D.P.R. ove dovuto.

Così deciso in Roma, il 8 giugno 2021.

Depositato in Cancelleria il 24 novembre 2021

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