Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36354 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. lav., 23/11/2021, (ud. 27/10/2021, dep. 23/11/2021), n.36354

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE LAVORO

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. MANNA Antonio – Presidente –

Dott. NEGRI DELLA TORRE Paolo – Consigliere –

Dott. DI PAOLANTONIO Annalisa – Consigliere –

Dott. MAROTTA Caterina – Consigliere –

Dott. BELLE’ Roberto – rel. Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 22969/2016 R.G. proposto da:

MINISTERO ISTRUZIONE UNIVERSITA’ RICERCA, rappresentato e difeso

dall’Avv. AVVOCATURA GENERALE DELLO STATO, domiciliata presso i

propri uffici in Roma, via dei Portoghesi 12;

– ricorrente –

contro

N.P., rappresentato e difeso dagli Avv. NICOLA ZAMPIERI, e

WALTER MICELI, con domicilio eletto in Roma, via Ottaviano 9, presso

lo studio dell’Avv. SALVATORE RUSSO;

– controricorrente –

avverso la sentenza n. 282/2016 della Corte d’Appello di Palermo,

depositata il 29.3.2016, N. R.G. 771/2014.

Udita la relazione svolta nella Camera di consiglio del 27.10.2021

dal Consigliere Dott. Roberto Belle’.

 

Fatto

RILEVATO

Che:

1. la Corte d’Appello di Palermo, riformando la sentenza del Tribunale della stessa sede, ha accolto la domanda proposta da N.P. nei confronti del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca ed ha riconosciuto il diritto del predetto all’attribuzione, nell’ambito delle graduatorie ad esaurimento per il 2009/2011 e, poi del 2011/2014, del punteggio per il servizio militare di leva prestato dopo il conseguimento del titolo di studio valido per l’accesso all’insegnamento;

la Corte territoriale argomentava sulla base della previsione di cui al D.Lgs. n. 297 del 1994, art. 485, comma 7, ritenendo che essa prevedesse il periodo del servizio militare quale servizio utile ad ogni fine in ambito scolastico;

2. il Ministero ha proposto ricorso per cassazione con un motivo, resistito da controricorso del N., che ha poi depositato anche memoria.

Diritto

CONSIDERATO

Che:

1. l’unico motivo del ricorso denuncia (art. 360 c.p.c., n. 3) la violazione e falsa applicazione del D.Lgs. n. 207 del 1994, art. 485, comma 7, D.M. n. 44 del 2011, art. 2, comma 6 e dell’art. 2050 codice dell’Ordinamento Militare (di seguito COM);

con esso si afferma che il D.Lgs. n. 297 del 1994, art. 485, comma 7, su cui aveva fatto leva la Corte d’Appello, non poteva riguardare le graduatorie ad esaurimento, in quanto tale norma concerneva, come reso palese dal contesto entro cui essa si inseriva, la ricostruzione della carriera dopo l’immissione in ruolo e non le graduatorie di accesso alle supplenze o ai ruoli;

la disciplina andava invece tratta, secondo il Ministero, dal D.P.R. n. 417 del 1974, art. 84, secondo cui il servizio di leva poteva essere valutato solo se prestato in costanza di servizio di insegnamento, anche non di ruolo e dalla L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 607, che, nel rimettere ad atti regolamentari la disciplina dei titoli riguardanti le graduatorie scolastiche, aveva legittimato i successivi DD.MM., con i quali si era ripetutamente stabilito che il servizio militare rilevasse solo se prestato in costanza di insegnamento;

2. il motivo è infondato;

3. con la L. n. 958 del 1986, art. 22, fu modificato del D.P.R. n. 237 del 1964, art. 77, sulla “Leva e reclutamento obbligatorio nell’Esercito, nella Marina e nell’Aeronautica”, prevedendosi che “i periodi di effettivo servizio militare di leva, di richiamo alle armi, di ferma volontaria e di rafferma, prestati presso le Forze armate e nell’Arma dei carabinieri, sono valutati nei pubblici concorsi con lo stesso punteggio che le commissioni esaminatrici attribuiscono per i servizi prestati negli impieghi civili presso enti pubblici”;

questa S.C., decidendo con riferimento alla disciplina del successivo art. 2050 COM (Cass. 2 marzo 2020, n. 5679), ha già precisato ed è qui condiviso che le graduatorie ad esaurimento, per quanto non qualificabili come concorsi a fini del riparto della giurisdizione (Cass. 8 febbraio 2011, n. 3032), sono selezioni lato sensu concorsuali, in quanto aperte ad una pluralità di candidati in competizione tra loro e finalizzate all’attribuzione di un posto di lavoro, a tempo determinato o indeterminato e dunque non si sottraggono ad una interpretazione quanto meno estensiva della disciplina generale a tal fine dettata dalla legge;

l’art. 22, comma 7, peraltro non entrava in contraddizione con le norme del D.Lgs. n. 297 del 1994, sicché esso, ai sensi dell’art. 676 del medesimo D.Lgs., è coesistito con esse;

né vale il richiamo del Ministero al D.P.R. n. 417 del 1974, art. 84, in quanto tale norma riguardava un diverso fenomeno, ovverosia il riconoscimento del servizio militare ai fini della ricostruzione della carriera dopo l’immissione in ruolo ed essa è stata come tale assorbita nella previsione, di più ampia portata, di cui al sopravvenuto D.Lgs. n. 297 del 1994, art. 485, comma 7;

neppure può ritenersi che la tabella in allegato al D.L. n. 97 del 2004, quale modificata con la legge di conversione 143/2004, non prevedendo quale titolo il servizio militare, ne escludesse la considerazione, stante appunto la normativa generale dell’art. 77, comma 7 cit. che, anche per il principio costituzionale in cui essa si radica e di cui si dirà di seguito, continuava a prevedere il computo di quei periodi come di servizio effettivo ai fini delle selezioni, non escluse quelle scolastiche;

così come non utile è il disposto della L. n. 296 del 2006, art. 1, comma 607, norma la quale, rinviando alla normativa secondaria per la revisione dei titoli utili alle graduatorie permanenti, poi ad esaurimento, certamente non ha manifestato alcuna deroga alla predetta regola previgente, di rango primario;

ne deriva che, fino al momento della sua abrogazione ad opera del COM, l’art. 77, comma 7, cit. già imponeva di considerare il periodo di servizio militare quale servizio effettivo per i fini di cui alle graduatorie per le supplenze ed è dunque illegittima e da disapplicare la limitazione imposta al servizio reso in costanza di assunzione dal D.M. n. 42 del 2009;

4. tenuto conto che il ricorso riguardava anche le successive graduatorie del 2011/2014, si richiama altresì quanto già ritenuto (Cass. 5679/2020 cit.) in senso del tutto analogo rispetto al sistema successivo all’introduzione del COM, che all’art. 2050 (D.Lgs. n. 66 del 2000), riguardante la “valutazione del servizio militare come titolo nei concorsi pubblici” stabilisce parimenti, al comma 1, che “i periodi di effettivo servizio militare, prestati presso le Forze armate sono valutati nei pubblici concorsi con lo stesso punteggio che le commissioni esaminatrici attribuiscono per i servizi prestati negli impieghi civili presso enti pubblici” e, al comma 2, che “ai fini dell’ammissibilità e della valutazione dei titoli nei concorsi banditi dalle pubbliche amministrazioni è da considerarsi a tutti gli effetti il periodo di tempo trascorso come militare di leva o richiamato, in pendenza di rapporto di lavoro”;

si è quindi ritenuto che, in una lettura integrata dei primi due commi dell’art. 2050, il comma 2, non si ponga in contrapposizione al comma 1, limitandone la portata, ma ne costituisca specificazione, nel senso che anche i servizi di leva svolti in pendenza di un rapporto di lavoro sono valutabili a fini concorsuali;

una contrapposizione tra quei due commi sarebbe infatti testualmente illogica (non comprendendosi per quale ragione il comma 1 si esprimerebbe con un principio di ampia portata, se poi comma 2 ne svuotasse significativamente il contenuto) e in contrasto con la razionalità che è intrinseca nella previsione, coerente altresì con il principio di cui all’art. 52 Cost., comma 2, per cui chi sia chiamato ad un servizio (obbligatorio) nell’interesse della nazione non deve essere parimenti costretto a tollerare la perdita dell’utile valutazione di esso a fini concorsuali o selettivi;

si devono disapplicare, perché illegittime, le previsioni di rango regolamentare, quale il D.M. n. 44 del 2011, art. 2, comma 6, che, regolando le graduatorie ad esaurimento delle rispettive annate, dispongono diversamente, consentendo la valutazione del solo servizio reso in costanza di rapporto di lavoro, rispetto alle graduatorie ad esaurimento (in tal senso, rispetto all’analoga previsione del D.M. n. 42 del 2009, v. Consiglio di Stato, sez. VI, 18 settembre 2015, n. 4343);

lungo questa linea interpretativa, l’art. 2050, si pone dunque in continuità con l’art. 77, comma 7 cit. e si coordina con il D.Lgs. n. 297 del 1994, art. 485, comma 7, relativo alla valutazione nella scuola dei servizi prestati, anche precedentemente all’assunzione di ruolo, ai fini della carriera, secondo cui “il periodo di servizio militare di leva o per richiamo e il servizio civile sostitutivo di quello di leva è valido a tutti gli effetti”;

5. in definitiva, attraverso la combinazione delle diverse norme, il sistema generale va riconnesso al sistema scolastico, secondo un principio di fondo, ispirato alla previsione di cui all’art. 52 Cost., comma 2, comune al regime anteriore al COM ed a quello successivo ad esso, tale per cui, appunto, il servizio di leva obbligatorio e il servizio civile (ad esso equiparato: L. n. 230 del 1998, art. 6 e, poi, D.Lgs. n. 66 del 2010, art. 2103) sono sempre utilmente valutabili, ai fini sia della carriera (D.Lgs. n. 297 del 1994, art. 485, comma 7) sia dell’accesso ai ruoli (art. 2050, comma 1 cit. e, prima, D.P.R. n. 237 del 1964, art. 77, comma 7, quale introdotto dall’art. 22 L. 958/1986), in ogni settore ed anche se prestati in costanza di rapporto di lavoro (art. 2050, comma 2 cit.) e ciò in misura non inferiore, rispetto ai pubblici concorsi o selezioni, a quanto previsto per i servizi prestati negli impieghi civili presso enti pubblici, dovendosi disapplicare in quanto illegittime le discipline secondarie, tra cui il D.M. n. 42 del 2009 ed il D.M. n. 44 del 2011, che nel tempo hanno diversamente disposto;

6. il ricorso va quindi disatteso e le spese restano regolate secondo

soccombenza.

P.Q.M.

La Corte rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento in favore della controparte delle spese del giudizio di legittimità, che liquida in Euro 4.000,00 per compensi ed Euro 200,00 per esborsi, oltre spese generali 15% ed accessori di legge, con distrazione in favore dei difensori antistatari.

Così deciso in Roma, nell’adunanza camerale, il 27 ottobre 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

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