Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36351 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 23/11/2021, (ud. 12/11/2021, dep. 23/11/2021), n.36351

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – rel. Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso 33726-2019 proposto da:

E.F., rappresentato e difeso dall’avvocato Fabrizio

Ippolito D’Avino giusta procura in calce al ricorso;

– ricorrente –

contro

MINISTERO DELLA GIUSTIZIA;

– intimato –

avverso l’ordinanza della CORTE D’APPELLO di VENEZIA, depositata il

15/10/2019;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di Consiglio del

12/11/2021 dal Consigliere Dott. CRISCUOLO MAURO.

 

Fatto

MOTIVI IN FATTO ED IN DIRITTO DELLA DECISIONE

E.F. ha proposto ricorso articolato in tre motivi avverso l’ordinanza del 15 ottobre 2019 resa dalla Corte d’Appello di Venezia, con cui è stata rigettata l’opposizione formulata dal medesimo ricorrente contro il provvedimento che, unitamente al rigetto nel merito della domanda di protezione internazionale, aveva revocato l’ammissione a patrocinio a spese dello Stato.

La Corte d’Appello, ritenuto corretta l’individuazione del rimedio di cui al D.P.R. n. 115 del 2002, art. 170, al fine di contrastare gli effetti del provvedimento di revoca, rilevava che, come si ricavava anche dal provvedimento con il quale nel merito era stata rigettata la domanda di protezione internazionale dell’opponente, le effettive ragioni che lo avevano indotto a lasciare il paese di origine, erano di carattere esclusivamente economico, che non legittimano alcuna forma di protezione internazionale.

Inoltre, risultava che il racconto circa le violenze subite in Libia era del tutto vago, essendo poco credibile che fosse stato costretto ad imbarcarsi per l’Italia.

Ne derivava che la decisione di revoca aveva adeguatamente argomentato circa la colpa grave dell’appellante che giustificava la revoca del beneficio, il che comportava anche il rigetto dell’opposizione.

Il Ministero intimato non ha svolto difese in questa fase.

Risultano tardivamente (in data 8/11/2021) depositate memorie da parte del ricorrente, risultando quindi non utilizzabili ai fini della decisione.

Va innanzi tutto evidenziato che, atteso il chiaro inquadramento da parte del provvedimento impugnato dell’opposizione proposta nell’ambito del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 170, non ricorre alcun errore materiale suscettibile di essere emendato nell’indicazione dell’Avv. Fabrizio Ippolito D’Avino nell’epigrafe dell’ordinanza impugnata, essendo tale indicazione accompagnata dalla qualifica di difensore dell’ E., la quale consente quindi di correttamente riferire a quest’ultimo la qualità di parte sostanziale del procedimento de quo.

Il primo motivo di ricorso denuncia la nullità del provvedimento impugnato per motivazione inesistente, in quanto la sentenza che ha disatteso la domanda di protezione internazionale non specifica in dettaglio i profili della colpa grave nella quale sarebbe incorso il ricorrente.

Il secondo motivo denuncia la violazione dell’art. 112 c.p.c. nella parte in cui ha ravvisato la colpa grave del ricorrente facendola coincidere con un’ipotesi di infondatezza/inammissibilità della domanda di protezione internazionale.

Il terzo motivo denuncia la violazione del D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 136, nella parte in cui si è ravvisata una colpa grave a seguito della dedotta vaghezza del racconto circa le violenze subite in Libia ed al fatto che fosse stato costretto ad imbarcarsi per l’Italia, avendo quindi ritenuto che ricorressero le condizioni per la revoca del beneficio oggetto di causa, che la legge connette alla colpa grave, anche per un’ipotesi di colpa al più lieve.

I motivi, che possono essere congiuntamente esaminati per la loro connessione, vanno disattesi.

Occorre ricordare che a norma del D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 35 bis, comma 17, ancorché nella specie non direttamente applicabile ratione temporis, nelle controversie in materia di riconoscimento della protezione internazionale, allorché il ricorrente è ammesso al patrocinio a spese dello Stato e l’impugnazione ha ad oggetto una decisione adottata dalla Commissione territoriale ai sensi dell’art. 29 e dell’art. 32, comma 1, lett. b-bis, il giudice, quando rigetta integralmente il ricorso, indica nel decreto di pagamento adottato a norma del D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 82, le ragioni per cui non ritiene le pretese del ricorrente manifestamente infondate ai fini di cui al predetto D.P.R., art. 74, comma 2. Alla luce di tale disposizione, Cass. Sez. 6 – 1, 27/09/2019, n. 24109, ha già affermato che deve ritenersi pienamente compatibile, sul piano costituzionale, la previsione della revoca dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato a fronte della manifesta infondatezza delle domande, spettando al giudice di merito che procede stabilire motivatamente se la manifesta infondatezza vi sia oppure no. Del resto, già il D.P.R. n. 115 del 2002, art. 122, subordina l’ammissibilità dell’istanza di patrocinio alla valutazione di “non manifesta infondatezza della pretesa che si intende far valere”, mentre il medesimo D.P.R. n. 115 del 2002, art. 136, comma 2, stabilisce che il magistrato revoca l’ammissione al patrocinio provvisoriamente disposta dal consiglio dell’ordine degli avvocati, se risulta l’insussistenza dei presupposti per l’ammissione ovvero se l’interessato ha agito o resistito in giudizio con mala fede o colpa grave. In tal senso, è motivo di revoca dell’ammissione al patrocinio sia l’aver agito o resistito in giudizio con dolo o colpa grave, sia la rivalutazione giudiziale dell’iniziale giudizio prognostico sulla stessa manifesta infondatezza della pretesa (cfr. Cass. Sez. 2, 17/10/2018, n. 26060).

Questa Corte ha poi chiarito come il rigetto della domanda di protezione internazionale non implica automaticamente la revoca dell’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, la quale postula, piuttosto, comunque l’accertamento del presupposto della colpa grave nella proposizione dell’azione, valutazione diversa ed autonoma rispetto a quella afferente alla fondatezza del merito della domanda (Cass. Sez. 6 – 2, 10/04/2020, n. 7785).

Il D.Lgs. 28 gennaio 2008, n. 25, art. 35 bis, comma 17, suppone, del resto, l’esercizio di un potere distinto rispetto a quello del giudice che decide sulla domanda di protezione internazionale. Tale potere è orientato da una valutazione a sua volta diversa dalla già operata delibazione ex ante del requisito della non manifesta infondatezza (che va compiuta al momento della presentazione della domanda) e si sostanzia, appunto, nella revoca ex post dell’ammissione al beneficio quando, a seguito del giudizio, non risulti provato che la persona ammessa non abbia azionato una pretesa manifestamente infondata, del che il giudice deve dar conto necessariamente in motivazione (argomenta da Corte Cost. ord. 17 luglio 2009, n. 220). Non è dunque corretto sostenere che, nelle controversie in materia di riconoscimento della protezione internazionale, allorché il ricorrente è ammesso al patrocinio a spese dello Stato, il giudice debba motivare “solo se non revoca” il patrocinio, intendendosi altrimenti il provvedimento di ammissione automaticamente revocato per il sol fatto che il ricorso sia stato rigettato integralmente.

Tali considerazioni risultano idonee ad orientare la decisione del giudice chiamato invece a verificare la correttezza della revoca del beneficio del patrocinio, laddove, come nella fattispecie, sia già intervenuta la decisione sfavorevole nel giudizio presupposto. La Corte d’Appello di Venezia, pertanto, con motivazione adeguata, che sfugge alla dedotta censura di nullità apparendo le argomentazioni satisfattive del requisito del cd. minimo costituzionale della motivazione, ha correttamente ritenuto che non fosse possibile reputare la domanda non manifestamente infondata, e ciò alla luce dello stesso contenuto della richiesta di tutela internazionale, come poi confermato dal provvedimento di rigetto adottato dalla stessa Corte distrettuale (sentenza n. 810 del 5 marzo 2019).

A tal fine è stata valorizzata l’estrema genericità della esposizione della situazione di vulnerabilità compiuta all’interno della richiesta di protezione avanzata e l’indicazione di una situazione fattuale che esulava completamente da quelle suscettibili di favorire l’accoglimento della domanda (e ciò anche in vista della domanda di protezione fondata sul D.Lgs. n. 251 del 2007, art. 14, lett. c)), e tale apprezzamento di fatto compiuto dal giudice di merito, sulla base delle enunciazioni in fatto e in diritto della pretesa azionata e respinta, non è sindacabile in questa sede mediante censure di violazione di norme di diritto, come proposte dal ricorrente, ma come detto sostanzialmente indirizzate a contestare il diverso provvedimento di rigetto della domanda di protezione internazionale, assumendo quindi una decisione insuscettibile di censura anche a prescindere dall’applicazione del menzionato art. 35 bis, comma 17.

Il ricorso deve pertanto essere dichiarato inammissibile.

Nulla a disporre per le spese atteso il mancato svolgimento di attività difensiva da parte dell’intimato.

Poiché il ricorso è stato proposto successivamente al 30 gennaio 2013 ed è dichiarato inammissibile, sussistono le condizioni per dare atto – ai sensi della L. 24 dicembre 2012, n. 228, art. 1, comma 17 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato – Legge di stabilità 2013), che ha aggiunto il comma 1-quater del testo unico di cui al D.P.R. 30 maggio 2002, n. 115, art. 13 – della sussistenza dell’obbligo di versamento, da parte del ricorrente, dell’ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per la stessa impugnazione.

PQM

Dichiara il ricorso inammissibile;

Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1, comma 17, dichiara la sussistenza dei presupposti processuali per il versamento di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato per il ricorso principale a norma degli stessi artt. 1-bis e 13, se dovuto.

Così deciso in Roma, nella Camera di Consiglio, il 12 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

 

 

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