Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36346 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. I, 23/11/2021, (ud. 16/11/2021, dep. 23/11/2021), n.36346

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE PRIMA CIVILE

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. CRISTIANO Magda – Presidente –

Dott. FERRO Massimo – Consigliere –

Dott. FALABELLA Massimo – Consigliere –

Dott. CAMPESE Eduardo – rel. Consigliere –

Dott. SOLAINI Luca – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso n. 12489/2015 r.g. proposto da:

ASSISTEDIL ANCONA, Ente di Gestione degli Istituti Contrattuali di

Assistenza ai Lavoratori dell’Edilizia (già Cassa e Scuola Edile)

della Provincia di Ancona, con sede (OMISSIS), in persona del suo

Presidente pro tempore, ing. B.L., rappresentato e

difeso, giusta procura speciale appostaa margine del ricorso,

dall’Avvocato Giovanni Tricarico, presso il cui studio elettivamente

in Roma, alla Via di Val Cannuta n. 50.

– ricorrente –

contro

IMPRESA S.P.A. IN AMMINISTRAZIONE STRAORDINARIA, con sede in

(OMISSIS), in persona del commissario straordinario Prof.ssa

S.D., rappresentata e difesa, giusta procura speciale appostain

calce al controricorso, dall’Avvocato Prof. Vincenzo Donativi,

presso il cui studio elettivamente in Roma, alla via Jacopo da Ponte

n. 49.

– controricorrente –

avverso il decreto del TRIBUNALE DI ROMA depositato il 13/03/2015;

udita la relazione della causa svolta nella Camera di consiglio del

16/11/2021 dal Consigliere Dott. Eduardo Campese.

 

Fatto

FATTI DI CAUSA

1. ASSISTEDIL ANCONA, Ente di Gestione degli Istituti Contrattuali di Assistenza ai Lavoratori dell’Edilizia di Ancona (d’ora in avanti, breviter, ASSISTEDIL), chiese di essere ammessa al passivo della Impresa s.p.a. in amministrazione straordinaria, in via privilegiata ex art. 2751 bis c.c., n. 1, per il complessivo importo di Euro 187.941.62, di cui Euro 135.715,00 per residuo debito (omessi versamenti di contributi dovuti a fronte delle denunce nominative, inviate per via telematica) della stessa Impresa s.p.a. al 30 giugno 2013 ed Euro 52.226,62 per residuo debito di suoi subappaltatori.

1.1. Il giudice delegato, all’esito della verifica, ammise al passivo della procedura concorsuale anzidetta: i) il credito di Euro 64.868,02, in privilegio ex art. 2751 bis c.c., n. 1, per quote accantonamenti retribuivi ed anzianità professionale non corrisposte; ii) il credito di Euro 49.516,98, in chirografo, per contributi, indennità ed altre somme relative allo stesso periodo. Escluse, invece, i restanti importi in accoglimento delle conclusioni della procedura.

2. ASSISTEDIL propose opposizione, rivendicando l’ammissione di Euro 105.225,59 in via privilegiata, di cui Euro 82.912,00 per accantonamenti, Euro 13.806,02 per anzianità professionale edile ed Euro 8.507,57 per la cd. indennità cassa edile, contestando anche l’esclusione dei crediti nei confronti delle ditte subappaltatrici, ma l’adito Tribunale di Roma, con decreto del 4 febbraio/13 marzo 2015, reso nel contraddittorio con l’Impresa s.p.a. in amministrazione straordinaria, la respinse.

2.1. Per quanto qui di residuo interesse, quel giudice osservò che, “quanto al credito relativo agli accantonamenti e alle voci riguardanti la cassa edile e l’anzianità professionale, l’opponente si richiama all’attestazione della stessa Cassa Edile – Assistedil di (OMISSIS), che, da un lato, non è opponibile alla procedura per mancanza di data certa, e, dall’altro lato, non può essere presa in considerazione perché non individua i criteri di determinazione dei richiamati importi”.

3. Contro il decreto ASSISTEDIL ha proposto ricorso per cassazione, affidandosi a tre motivi, ulteriormente illustrati da memoria ex art. 380-bis.1 c.p.c.. Ha resistito, con controricorso, la Impresa s.p.a. in amministrazione straordinaria.

Diritto

RAGIONI DELLA DECISIONE

1. Il primo motivo di ricorso denuncia “Omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti e, cioè, la provenienza delle denunce mensili di impiego di manodopera da noi prodotte per documentare il maggior credito richiesto per accantonamenti e indennità professionale edile”. Si assume che le prodotte denunce mensili di impiego di manodopera (da cui era possibile ricavare sia il nome di chi le invia, sia il cantiere ove le maestranze sono state impiegate, sia, infine, gli importi dovuti per accantonamenti ed altre indennità in proporzione alle ore lavorate) provenivano dalla impresa in bonis, sicché erroneamente il tribunale ne aveva omesso l’esame.

1.1. Questa doglianza è fondata, atteso che, da un lato, come chiaramente emerge dal tenore letterale del passo motivazionale del decreto oggi impugnato riportato nel p. 2.1. dei “Fatti di causa”, il tribunale non risulta avere minimamente esaminato le denunce di impiego di manodopera ivi prodotte dall’opponente (di cui oggi l’odierna ricorrente indica, benché sommariamente, il relativo contenuto e la loro localizzazione all’interno del fascicolo di merito); dall’altro, come ripetutamente chiarito dalla giurisprudenza di legittimità, può essere denunciato il vizio di motivazione in relazione alla mancata ammissione o valutazione di una prova nel caso in cui essa abbia determinato l’omissione di motivazione su un punto decisivo della controversia e la prova non ammessa, ovvero non esaminata, sia idonea a dimostrare circostanze tali da invalidare,con un giudizio di certezza e non di mera probabilità, l’efficacia delle altre risultanze istruttorie che hanno determinato il convincimento del giudice di merito, di modo che la ratio decidendi venga a trovarsi priva di fondamento (cfr., ex aliis, Cass. n. 16214 del 2019; Cass. n. 5654 del 2017).

1.2. Nella specie, il giudice circondariale ha del tutto omesso di spiegare per quali ragioni le denunce di impiego di manodopera suddette (rectius: le circostanze fattuali – ragionevolmente decisive in rapporto alla tipologia di credito invocato dall’opponente – da esse ricavabili: il nome di chi le invia; il cantiere ove le maestranze sono state impiegate; gli importi dovuti per accantonamenti ed altre indennità in proporzione alle ore lavorate), peraltro provenienti dalla impresa in bonis e non da Assistedil, potessero essere concretamente inidonee a supportare la maggiore pretesa creditoria dell’odierna ricorrente.

1.2.1. Escludere, dunque, il credito di quest’ultima esclusivamente sulla base della mancanza di data certa e della carenza di criteri di determinazione degli importi ivi richiamati delle sole “attestazioni” della stessa Assistedil, senza indicare perché l’ulteriore prova documentale da quest’ultima offerta non potesse sopperirvi, non è ammissibile, contrastando con i principi del giusto processo e del diritto alla prova che ne costituisce una delle scansioni necessarie ed ineludibili.

2. Il secondo motivo di ricorso, rubricato “Violazione dell’art. 116 c.p.c. e vizio del procedimento di cui al R.D. n. 267 del 1942, art. 99, per mancato esame e decisione sull’ammissibilità delle prove nonostante la riserva di provvedere in tal senso”, e volto a contestare al tribunale la mancata ammissione delle prove orali (per interpello e testi) nonché di una c.t.u. dirette a dimostrare l’avvenuto invio ad ASSISTEDIL, da parte della Impresa s.p.a., delle denunce di impiego di manodopera predette ed il loro effettivo contenuto, può considerarsi assorbito.

3. Il terzo motivo di ricorso, infine, rubricato “Omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti e, cioè, l’esclusione del privilegio per l’indennità di cassa edile; motivo rilevante anche sotto il profilo della violazione di legge ed in particolare dell’art. 112 c.p.c. e art. 2751 bis c.c., n. 1”, ascrive al tribunale di non aver assolutamente trattato la questione della riconoscibilità del privilegio anche al credito per contributo cassa edile, ammesso solo in via chirografaria.

3.1. La censura motivazionale ivi dedotta è inammissibile, posto che l’ambito operativo dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 5, nel testo introdotto dal D.L. n. 83 del 2012, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 134 del 2012 (qui applicabile ratione temporis, risultando impugnato un decreto decisorio reso il 13 marzo 2015), non ricomprende l’interpretazione o l’applicazione di norme giuridiche, che ricadono, invece, nella previsione dell’art. 360 c.p.c., comma 1, n. 3, rispetto alla quale l’eventuale vizio od omissione della motivazione in diritto non ha alcuna rilevanza autonoma, potendo eventualmente, in presenza di una corretta decisione del giudice di merito della questione sottoposta al suo esame, dar luogo alla correzione della stessa ai sensi dell’art. 384 c.p.c., comma 2 (cfr., ex multis, Cass. n. 4863 del 2020; Cass. n. 15196 del 2018; Cass. n. 16640 del 2005; Cass. n. 11883 del 2003).

3.2. Per il resto la doglianza non merita accoglimento.

3.2.1. E’ insussistente il vizio di omessa pronuncia sulla richiesta del privilegio sulla somma già ammessa per la causale in questione, dovendo ritenersi che il tribunale abbia, sia pure implicitamente, pronunciato sul punto, giudicando corretta la collocazione al chirografo dell’intera somma ammessa al passivo per la medesima causale.

3.2.2. In ogni caso, la tesi della spettanza del privilegio ex art. 275 bis c.c., n. 1, per le somme dovute dal datore di lavoro alla Cassa Edile a titolo di contributi è infondata, alla stregua delle argomentazioni tutte, qui condivise, rinvenibili nella pronuncia resa da Cass. n. 20390 del 2017, a tenore della quale, “in tema di ammissione allo stato passivo fallimentare, la causa del privilegio previsto dall’art. 2751 bis c.c., n. 1, va individuata nella natura retributiva delle somme oggetto della relativa domanda, che va riconosciuta agli accantonamenti destinati al pagamento di ferie, gratifiche natalizie e festività infrasettimanali che il datore di lavoro ha l’obbligo di versare alla Cassa Edile, diversamente dai contributi dovuti dal datore di lavoro e dai lavoratori alla Cassa medesima, che sono finalizzati a dotare la Cassa di previdenza delle disponibilità economiche necessarie per il conseguimento dei propri fini istituzionali e ai quali non può dunque riconoscersi natura retributiva”.

4. In definitiva, l’odierno ricorso deve essere accolto limitatamente al suo primo motivo, assorbito il secondo e respinto il terzo. Il decreto impugnato, pertanto, deve essere cassato con rinvio della causa al Tribunale di Roma, in diversa composizione collegiale, per il corrispondente nuovo esame e la regolamentazione delle spese di questo giudizio di legittimità.

P.Q.M.

La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, ne dichiara assorbito il secondo e ne respinge il terzo.

Cassa il decreto impugnato e rinvia la causa al Tribunale di Roma, in diversa composizione collegiale, per il corrispondente nuovo esame e la regolamentazione delle spese di questo giudizio di legittimità.

Così deciso in Roma, nella Camera di consiglio della Sezione Prima Civile della Corte Suprema di Cassazione, il 16 novembre 2021.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

Sostieni LaLeggepertutti.it

La pandemia ha colpito duramente anche il settore giornalistico. La pubblicità, di cui si nutre l’informazione online, è in forte calo, con perdite di oltre il 70%. Ma, a differenza degli altri comparti, i giornali online non ricevuto alcun sostegno da parte dello Stato. Per salvare l'informazione libera e gratuita, ti chiediamo un sostegno, una piccola donazione che ci consenta di mantenere in vita il nostro giornale. Questo ci permetterà di esistere anche dopo la pandemia, per offrirti un servizio sempre aggiornato e professionale. Diventa sostenitore clicca qui

LEGGI ANCHE



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI

CERCA SENTENZA