Sentenza Sentenza Cassazione Civile n. 36342 del 23/11/2021

Cassazione civile sez. VI, 23/11/2021, (ud. 12/11/2021, dep. 23/11/2021), n.36342

LA CORTE SUPREMA DI CASSAZIONE

SEZIONE SESTA CIVILE

SOTTOSEZIONE 2

Composta dagli Ill.mi Sigg.ri Magistrati:

Dott. LOMBARDO Luigi Giovanni – Presidente –

Dott. BERTUZZI Mario – Consigliere –

Dott. FORTUNATO Giuseppe – rel. Consigliere –

Dott. CRISCUOLO Mauro – Consigliere –

Dott. OLIVA Stefano – Consigliere –

ha pronunciato la seguente:

ORDINANZA

sul ricorso iscritto al n. 31053/2020 R.G., proposto da:

T.M., rappresentato e difeso dagli avv.ti Fradeani

Francesco e Attanasio Alessandro, con domicilio in Ancona, Piazza

Don Minzoni n. 4;

– ricorrente –

contro

PREFETTURA DI ANCONA – UFFICIO TERRITORIALE DEL GOVERNO, in persona

del Prefetto p.t.. MINISTERO DELL’INTERNO, in persona del Ministro

p.t.;

– intimati –

avverso la sentenza del tribunale di Ancona n. 1262/2020, depositata

in data 20.10.2020.

Udita la relazione svolta nella camera di consiglio del giorno

12.11.2021 dal Consigliere Fortunato Giuseppe.

 

Fatto

RAGIONI IN FATTO IN DIRITTO DELLA DECISIONE

1. T.M. ha proposto opposizione avverso il decreto n. 16299/2017, con cui la Prefettura di Ancona gli aveva sospeso la patente di guida per la durata di mesi otto e gg. 14.

L’opponente era stato sorpreso alla guida in stato di ebbrezza ed era stato sottoposto a procedimento penale, conclusosi con la declaratoria di estinzione del reato per prescrizione. Nell’immediatezza del fatto, la Prefettura aveva adottato – con decreto n. 33573/2010 – una prima sospensione urgente della patente ai sensi del dell’art. 223 C.d.S., comma 1, annullata dal giudice di pace con sentenza n. 282/2010, passata in giudicato. Nell’impugnare il successivo decreto di sospensione, il Tittarelli ha sostenuto che il decreto n. 16299/2017 era privo di motivazione e richiamava illegittimamente – specie riguardo alla durata della sospensione – il precedente decreto prefettizio già annullato in sede giudiziale.

Si è costituita la Prefettura, instando per la conferma del provvedimento.

Il giudizio di primo grado si è concluso con l’annullamento del decreto, ma su impugnazione della Prefettura, il tribunale ha integralmente riformato la decisione.

Ha osservato il giudice d’appello che il provvedimento non era volto a dare un’impropria esecuzione alla sospensione cautelare già disposta in data 17.06.2010, ma ad applicare la diversa sanzione accessoria disciplinata dall’art. 224 C.d.S., comma 3, e che inoltre l’amministrazione aveva correttamente tenuto conto del primo provvedimento al solo fine di detrarre dalla durata della sanzione accessoria il periodo in cui, seppure a mero titolo cautelare, il Tittarelli era già stato privato della patente di guida.

La cassazione della sentenza è chiesta da T.M. con ricorso in 2 motivi.

La Prefettura di Ancona e il Ministero dell’Interno non hanno svolto difese.

Su proposta del relatore, secondo cui il ricorso, in quanto manifestamente inammissibile, poteva esser definito ai sensi dell’art. 380-bis c.p.c., in relazione all’art. 375 c.p.c., comma 1, n. 5, il Presidente ha fissato l’adunanza in camera di consiglio.

2. Il primo motivo deduce la violazione dell’art. 2909 c.c. e art. 324 c.p.c. lamentando che la Prefettura – nel richiamare il decreto di sospensione cautelare della patente adottato nel 2010 – l’abbia ritenuto ancora efficace, benché definitivamente annullato, mentre avrebbe dovuto procedere ad una nuova quantificazione del periodo di sospensione, esplicitando le ragioni delle decisioni adottate, nel rispetto del precedente giudicato.

Il motivo è inammissibile ai sensi dell’art. 380-bis n. 1 c.p.c..

La pronuncia è conforme al costante orientamento di questa Corte secondo cui occorre distinguere tra le sanzioni accessorie alla commissione di un fatto punito dal codice della strada, dalla misura disposta dal prefetto ai sensi dell’art. 223 C.d.S., comma 1.

Quest’ultima è provvedimento di natura cautelare che ha carattere necessariamente preventivo rispetto all’accertamento dell’illecito penale, strumentalmente e teleologicamente teso a tutelare con immediatezza l’incolumità e l’ordine pubblico, impedendo che il conducente continui nell’esercizio di un’attività intrinsecamente rischiosa (cfr., Corte Cost. 344/2004; Cass. s.u. 13226/2007; Cass. 7731/2009; Cass. 21447/2010; Cass. 24111/2014; Cass. 25870/2016).

La successiva sospensione della patente è invece sanzione accessoria alla commissione di un violazione del codice della strada punita come reato.

Recita l’art. 224 C.d.S., comma 3, che la declaratoria di estinzione del reato per morte dell’imputato importa l’estinzione della sanzione amministrativa accessoria. Nel caso di estinzione del reato per altra causa, il prefetto procede all’accertamento della sussistenza delle condizioni di legge per l’applicazione della sanzione amministrativa accessoria e procede ai sensi degli artt. 218 e 219 C.d.S., nelle parti compatibili.

L’estinzione della pena successiva alla sentenza irrevocabile di condanna non ha effetto sulla applicazione della sanzione amministrativa accessoria.

La misura impugnata risulta appunto adottata sulla base della rilevata sussistenza della violazione – neppure posta in discussione con il ricorso – e inoltre l’amministrazione ha preso in considerazione il precedente decreto, già annullato dal giudice di pace, solo per detrarre il periodo di sospensione già scontato dalla durata complessiva della sanzione accessoria irrogata ex post.

L’annullamento del primo provvedimento non aveva – quindi alcun rilievo sulla validità di quello impugnato e – data la diversità di presupposti delle due misure – l’adozione della seconda sospensione appare correttamente effetto di una autonoma valutazione circa la sussistenza della violazione contestata.

Le argomentazioni formulate in ricorso non superano tale dato di fatto, né consentono di modificarne l’inquadramento giuridico e anzi – l’asserita impossibilità di considerare il primo periodo di sospensione in quanto oggetto del provvedimento annullato sebbene la parte avesse già in parte scontato la misura – si tradurrebbe in un pregiudizio per lo stesso ricorrente, sicché questi non ha neppure interesse a dolersene.

3. Il secondo motivo denuncia la violazione dell’art. 112 c.p.c., per aver la pronuncia dichiarato la tardività della eccezione di nullità del provvedimento per vizio di motivazione in ordine alla quantificazione della sanzione accessoria, eccezione che era rilevabile d’ufficio e che, comunque, era stata solo specificata all’udienza di precisazione delle conclusioni – avendo il ricorrente già eccepito nell’atto di opposizione la nullità del provvedimento per violazione di legge.

Il motivo è inammissibile.

La denunciata omissione di pronuncia è insussistente poiché come ammette lo stesso ricorrente – l’eccezione di nullità è stata ritenuta tardiva ed è stata – perciò- definita con pronuncia in rito.

L’aver denunciato nell’atto di opposizione la generica contrarietà del provvedimento alle previsioni di legge non era sufficiente a sollevare il vizio di motivazione e anche l’eventuale specificazione del motivo andava effettuata nel rispetto delle preclusioni processuali, ossia – al più tardi – all’udienza di cui all’art. 420 c.p.c..

Anche sotto tale profilo la pronuncia è conforme al costante indirizzo di legittimità secondo cui i motivi di nullità del provvedimento vanno espressamente dedotti nell’atto di opposizione, potendosi rilevare d’ufficio solo l’inesistenza del provvedimento o l’incompetenza assoluta del giudice (Cass. 27909/2018; Cass. 232/2016 ed altre). L’omessa motivazione sulla durata della sospensione costituiva – quindi – una censura nuova, formulata tardivamente, non potendo ritenersi implicita nella generica contestazione della contrarietà a legge del provvedimento adottato e non essendo neppure rilevabile d’ufficio, non dando luogo alla radicale invalidità del provvedimento sanzionatorio.

Il ricorso è quindi inammissibile.

Nulla sulle spese, non avendo la Prefettura svolto difese.

Si dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

P.Q.M.

dichiara inammissibile il ricorso.

Dà atto, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1-quater, della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.

Depositato in Cancelleria il 23 novembre 2021

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